Archivi tag: nel

Conferenze tenute a Firenze nel 1896 – La vita italiana durante la Rivoluzione francese e l’Impero

EText-No. 43193
Title: Conferenze tenute a Firenze nel 1896 – La vita italiana durante la Rivoluzione francese e l’Impero
Author: Various;Verschillende
Language: Italian
Link: cache/generated/43193/pg43193.epub

EText-No. 43193
Title: Conferenze tenute a Firenze nel 1896 – La vita italiana durante la Rivoluzione francese e l’Impero
Author: Various;Verschillende
Language: Italian
Link: 4/3/1/9/43193/43193-h/43193-h.htm

EText-No. 43193
Title: Conferenze tenute a Firenze nel 1896 – La vita italiana durante la Rivoluzione francese e l’Impero
Author: Various;Verschillende
Language: Italian
Link: cache/generated/43193/pg43193.mobi

EText-No. 43193
Title: Conferenze tenute a Firenze nel 1896 – La vita italiana durante la Rivoluzione francese e l’Impero
Author: Various;Verschillende
Language: Italian
Link: 4/3/1/9/43193/43193-h.zip

EText-No. 43193
Title: Conferenze tenute a Firenze nel 1896 – La vita italiana durante la Rivoluzione francese e l’Impero
Author: Various;Verschillende
Language: Italian
Link: 4/3/1/9/43193/43193-8.zip
Link: 4/3/1/9/43193/43193-0.zip

Giovanni Sforza – Garibaldi in Toscana nel 1848

EText-No. 34066
Title: Garibaldi in toscana nel 1848
Author: Sforza, Giovanni
Language: Italian
Link: cache/generated/34066/pg34066.epub

EText-No. 34066
Title: Garibaldi in toscana nel 1848
Author: Sforza, Giovanni
Language: Italian
Link: cache/generated/34066/pg34066.html.utf8

EText-No. 34066
Title: Garibaldi in toscana nel 1848
Author: Sforza, Giovanni
Language: Italian
Link: cache/generated/34066/pg34066.mobi

EText-No. 34066
Title: Garibaldi in toscana nel 1848
Author: Sforza, Giovanni
Language: Italian
Link: cache/generated/34066/pg34066.txt.utf8

EText-No. 34066
Title: Garibaldi in toscana nel 1848
Author: Sforza, Giovanni
Language: Italian
Link: 3/4/0/6/34066/34066-8.zip

Vittoria Colonna – Quanta invidia al mio cor, felici e rare – ARGOMENTO. Invidia la sorte dei genitori di Francesco Molza, che morirono nel giorno istesso.

Quanta invidia al mio cor, felici e rare
Anime, porge il vostro ardente e forte
Nodo, che l’ultime ore a voi di morte
Fe dolci che son sempre agli altri amare!
Non furo ai bei desir le parche avare
In filar nè più lunghe nè più corte
Le vostre vite; ond’or con egual sorte
Sete vive nel ciel, nel mondo chiare.
Se ‘l fuoco sol d’amor legar può tanto
Due voglie, or quanto a voi natura e amore,
I corpi quella e questo l’alme cinse
D’immortal fiamma? Oh benedette l’ore
Del viver vostro! e più quel lume santo
Che sì bel nodo indissolubil strinse!

Lorenzo de’ Medici – Nel picciol tempio, di te sola ornato

Nel picciol tempio, di te sola ornato,
donna gentile e piú ch’altra eccellente,
o de’ moderni o dell’antica gente,
pel tuo partir poi d’ogni ben privato,
sendo da mia fortuna trasportato
per confortar l’afflitta alma dolente,
m’apparve agli occhi un raggio sílucente
che oscuro di poi parmi quel che guato.
La cagion, non potendo mirar fiso,
pensai lo splendor esser d’adamante
o d’altra petra piú lucente e bella,
per ornar posta, ornata lei da quella;
ma poi mutai pensiero, e il radiante
raggio conobbi, ch’era il tuo bel viso.

Lorenzo de’ Medici – Era nel tempo bel, quando Titano

Era nel tempo bel, quando Titano
dell’annual fatica il terzo avea
giá fatto, e co’ sua raggi un po’ pugnea
d’un tal calor, che ancor non è villano;
vedeasi verde ciascun monte e piano,
e ogni prato pe’ fiori rilucea,
ogni arbuscel sue fronde ancor tenea,
e piange Filomena e duolsi invano;
quando io, che pria temuto non avria,
se Hercole tornato fussi in vita,
fu’ preso d’un leggiadro e bello sguardo.
Facile e dolce all’entrar fu la via;
or non ha questo laberinto uscita,
e sono in loco dove sempre io ardo.

Vittoria Colonna – A Carlo V – Nel mio bel sol la vostra aquila altera

Nel mio bel sol la vostra aquila altera
Fermando gli occhi, alla più alta meta
Sarebbe giunta: chè superba e lieta
Doppiava i vanni a quell’ardente spera.
Ma or che il lume suo mirar non spera
(Che nube spessa ne lo copre e vieta);
Vedete come il desio primo acqueta;
Chè ‘l volo audace suo non è qual era.
Le vittorie, i trofei di tante imprese
Riportati con gloria a lui d’intorno,
Fan la notte fuggir che gli altri adombra,
Più s’aprì ‘l suo splendor, quando il suo giorno
Ultimo chiuse; ma lei tanto offese,
Che, spiega l’ali ben, ma poggia all’ombra.

Giovanni Pascoli – Nel parco (a Mario Racah)

Certo il signore, e la chiomata moglie,
partì pe’ campi, ché già il tordo zirla:
muto, tra un’ampia musica di foglie
(dolce sentirla

d’autunno, a tarda notte, se il libeccio
soffia con lunghi fremiti sonori),
muto è il palazzo. S’ode un cicaleccio
di tra gli allori ;

un cicaleccio donde acuti appelli
s’alzano come strilli di piviere:
il gatto è fuori: ruzzano i monelli
del giardiniere.

Torvo, aggrondato, il candido palazzo
formicolare a’ piedi suoi li mira;
e sì n’echeggia un cupo, a quel rombazzo,
battito d’ira;

ma non s’adira il giovinetto alloro,
il leccio, il pioppo tremulo ed il lento
salice: a prova corrono con loro;
cantano al vento.

Giovanni Pascoli – Nel giardino

Nel mio giardino, là nel canto oscuro
dove ora il pettirosso tintinnìa
col gelsomino rampicante al muro,
c’è la gaggìa;

e or che ottobre dentro la vermiglia
foresta il marzo rende morto al suolo,
e sembra marzo, come rassomiglia
bacca a bocciuolo,

alba a tramonto; nelle tenui trine
l’una si stringe, al roseo vespro, quando
l’altro i suoi fiori, candide stelline,
apre, alitando;

ed al sospiro dell’avemaria,
quando nel bosco dalle cime nude
il dì s’esala, il cuore in una pia
ombra si chiude;

e l’anima in quell’ombra di ricordi
apre corolle che imbocciar non vide;
e l’ombra di fior d’angelo e di fior di
spina sorride.