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Gaspara Stampa – Quanto è questo fatto ora aspro e selvaggio

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Quanto è questo fatto ora aspro e selvaggio
di dolce, ch’esser suole, e lieto mare!
Dopo il vostro da noi allontanare
quanta compassione a me propria aggio,
tanto ho invidia al bel colle, al pino, al faggio,
che gli fanno ombra, al fiume, che bagnare
gli suole il piede ed a me nome dare,
che godono or del vostro vivo raggio.
E, se non che egli è pur quell’il bel nido,
dove nasceste, io pregherei che fesse
il ciel lui ermo, lor secchi e quel torbo:
per questo io resto, e prego voi, o fido
del mio cor speglio, ove mi tergo e forbo,
a tornar tosto e serbar le promesse.

Pietro Aretino – Questo è un libro d’altro che Sonetti

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Questo è un libro d’altro che Sonetti,
di Capitoli, d’Egloghe o Canzone;
qui il Sannazaro o il Bembo non compone
né liquidi cristalli, né fioretti.

Qui il Bernia non ha madrigaletti,
ma vi son cazzi senza discrezione,
ecci la potta, e ‘l cul che gli ripone,
come fanno le scatole a’ confetti.

E qui son gente fottute sfottute,
e di cazzi e di potte notomie,
e nei culi molte anime perdute.

E ognun si fotte in le più leggiadre vie,
ch’a Ponte Sisto non sarian credute,
infra le puttanesche gerarchie.

Et in fin le son pazzie
a farsi schifo di sì buoni bocconi,
e chi non fotte ognun, Dio gli perdoni!

Nicoletta Bourbaki – Gruppo di ricerca sui falsi storici – Questo chi lo dice? E perché? – PDF

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Vittoria Colonna – Questo sol ch’oggi agli occhi vostri splende

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Questo sol ch’oggi agli occhi vostri splende,
Quasi d’invidia tinto e d’alto scorno
Un tempo io vidi; or di sè il mondo adorno,
Vaga la terra e ‘l ciel lucido rende,
Perchè con l’altro mio più non contende,
Ch’or lassù nel celeste suo soggiorno
D’un ardor santo e d’un perpetuo giorno,
Dal vero sol s’alluma e si raccende.
Quei raggi caldi e quella chiara luce
M’ infiammaro e invaghir sì, che la vostra
Or sento e scorgo fredda e scolorita.
Caduchi effetti poi questa produce;
Ma la mia fa beata l’alma nostra,
Che ne mostrò la via che al ciel conduce.

Vittoria Colonna – Mentre scaldò ‘l mio sol questo emispero

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Mentre scaldò ‘l mio sol questo emispero,
Qual occhio fu da troppa luce offeso,
E qual da invidia tinto, onde conteso
A lor fu sempre il puro raggio intero.
Or c’ha lasciato il mondo freddo e nero,
D’onesta voglia ogn’altro spirto acceso
L’adora, e molti han con lor danno inteso,
Che ‘l proprio error non li scoperse il vero.
La morte fama al suo valore aggiunge,
E il tempo avaro che i bei nomi asconde,
Quella dal suo velen serba e prescrive.
L’opre chiare d’altrui non ben seconde
Seguon le sue, nè mai fia chi l’arrive:
Tanto volò dal veder nostro lunge!

Gaspara Stampa – Questo aspro conte, un cor d’orsa e di tigre

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Questo aspro conte, un cor d’orsa e di tigre,
che ‘n così vago e mansueto aspetto
per forza di valor e d’intelletto
a la strada di gloria par che migre,
non so per qual cagion guasti e denigre,
col mancarmi di fé, sì degno effetto,
e l’ali di sua fama col difetto
d’infedeltà renda restive e pigre.
Almen gli foss’io presso, onde potessi
dimostrargli il suo fallo e ‘l dolor mio,
sì che fido e pietoso lo facessi!
Ma i’ son qui, Read More »

Pietro Aretino – Questo è pur un bel cazzo lungo e grosso

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Questo è pur un bel cazzo lungo e grosso.
Deh! se l’hai caro lasciamelo vedere
– Vogliam provare se potete tenere
questo cazzo in la potta, e me addosso.

– Come, s’io vo’ provar? come, s’io posso?
Piuttosto questo che mangiare o bere!
– Ma s’io v’infrango poi, stando a giacere,
farovi mal. – Tu hai ‘l pensier del Rosso,

Gettati pure in letto e nello spazzo
sopra di me, che se Marforio fosse,
o un gigante, io n’averò sollazzo,

purché mi Read More »