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Garau, R. P. Francisco – La fe triunfante en quatro autos – Celebrados en Mallorca por el Santo Oficio de la Inquisición en que han salido ochenta y ocho reos, y de treinta y siete relajados sólo hubo tres pertinaces.

EText-No. 33227
Title: La fe triunfante en quatro autos – Celebrados en Mallorca por el Santo Oficio de la Inquisición en que han salido ochenta y ocho reos, y de treinta y siete relajados sólo hubo tres pertinaces.
Author: Garau, R. P. Francisco
Language: Spanish
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EText-No. 33227
Title: La fe triunfante en quatro autos – Celebrados en Mallorca por el Santo Oficio de la Inquisición en que han salido ochenta y ocho reos, y de treinta y siete relajados sólo hubo tres pertinaces.
Author: Garau, R. P. Francisco
Language: Spanish
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EText-No. 33227
Title: La fe triunfante en quatro autos – Celebrados en Mallorca por el Santo Oficio de la Inquisición en que han salido ochenta y ocho reos, y de treinta y siete relajados sólo hubo tres pertinaces.
Author: Garau, R. P. Francisco
Language: Spanish
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EText-No. 33227
Title: La fe triunfante en quatro autos – Celebrados en Mallorca por el Santo Oficio de la Inquisición en que han salido ochenta y ocho reos, y de treinta y siete relajados sólo hubo tres pertinaces.
Author: Garau, R. P. Francisco
Language: Spanish
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EText-No. 33227
Title: La fe triunfante en quatro autos – Celebrados en Mallorca por el Santo Oficio de la Inquisición en que han salido ochenta y ocho reos, y de treinta y siete relajados sólo hubo tres pertinaces.
Author: Garau, R. P. Francisco
Language: Spanish
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EText-No. 33227
Title: La fe triunfante en quatro autos – Celebrados en Mallorca por el Santo Oficio de la Inquisición en que han salido ochenta y ocho reos, y de treinta y siete relajados sólo hubo tres pertinaces.
Author: Garau, R. P. Francisco
Language: Spanish
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Manuel Pinheiro Chagas – Astucias de Namorada, e Um melodrama em Santo Thyrso

EText-No. 29342
Title: Astucias de Namorada, e Um melodrama em Santo Thyrso
Author: Chagas, Manuel Pinheiro, 1842-1895
Language: Portuguese
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EText-No. 29342
Title: Astucias de Namorada, e Um melodrama em Santo Thyrso
Author: Chagas, Manuel Pinheiro, 1842-1895
Language: Portuguese
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EText-No. 29342
Title: Astucias de Namorada, e Um melodrama em Santo Thyrso
Author: Chagas, Manuel Pinheiro, 1842-1895
Language: Portuguese
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EText-No. 29342
Title: Astucias de Namorada, e Um melodrama em Santo Thyrso
Author: Chagas, Manuel Pinheiro, 1842-1895
Language: Portuguese
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EText-No. 29342
Title: Astucias de Namorada, e Um melodrama em Santo Thyrso
Author: Chagas, Manuel Pinheiro, 1842-1895
Language: Portuguese
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EText-No. 29342
Title: Astucias de Namorada, e Um melodrama em Santo Thyrso
Author: Chagas, Manuel Pinheiro, 1842-1895
Language: Portuguese
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Emiliano Augusto de Bettencourt – Memoria sobre a descoberta das ilhas de Porto Santo e Madeira 1418-1419 – (Fragmento de um livro inedito)

EText-No. 31576
Title: Memoria sobre a descoberta das ilhas de Porto Santo e Madeira 1418-1419 – (Fragmento de um livro inedito)
Author: Bettencourt, Emiliano Augusto de
Language: Portuguese
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EText-No. 31576
Title: Memoria sobre a descoberta das ilhas de Porto Santo e Madeira 1418-1419 – (Fragmento de um livro inedito)
Author: Bettencourt, Emiliano Augusto de
Language: Portuguese
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EText-No. 31576
Title: Memoria sobre a descoberta das ilhas de Porto Santo e Madeira 1418-1419 – (Fragmento de um livro inedito)
Author: Bettencourt, Emiliano Augusto de
Language: Portuguese
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EText-No. 31576
Title: Memoria sobre a descoberta das ilhas de Porto Santo e Madeira 1418-1419 – (Fragmento de um livro inedito)
Author: Bettencourt, Emiliano Augusto de
Language: Portuguese
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EText-No. 31576
Title: Memoria sobre a descoberta das ilhas de Porto Santo e Madeira 1418-1419 – (Fragmento de um livro inedito)
Author: Bettencourt, Emiliano Augusto de
Language: Portuguese
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EText-No. 31576
Title: Memoria sobre a descoberta das ilhas de Porto Santo e Madeira 1418-1419 – (Fragmento de um livro inedito)
Author: Bettencourt, Emiliano Augusto de
Language: Portuguese
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Giosuè Carducci – Sabato Santo per il natalizio di M. G. – Che giovinezza nova, che lucidi giorni di gioia

Che giovinezza nova, che lucidi giorni di gioia
per la cerula effusa chiarità de l’aprile

cantano le campane con onde e volate di suoni
da la città su’ poggi lontanamente verdi!

Da i superati inferni, redimito il crin di vittoria,
candido, radïante, Cristo risorge al cielo:

svolgesi da l’inverno il novello anno, e al suo fiore
già in presagio la messe già la vendemmia ride.

Ospite nova al mondo, son oggi vent’anni, Maria,
tu t’affacciasti; e i primi tuoi vagiti Continua la lettura di Giosuè Carducci – Sabato Santo per il natalizio di M. G. – Che giovinezza nova, che lucidi giorni di gioia

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San Bernardino da Siena – La vecchia ostinata

Degli essempli io te n’ho detto per altre volte; ma io te ne vo’ dire uno che è fresco fresco, che ha pochi anni. Fu nel 1419, e seppilo da uno che fu Guardiano di Monte Sion in Jerusalem….
Oh, che giudicio di Dio fu quello! E però, donne, quello che voi non faceste l’altra volta, fatelo ora: fate che come vi partite di qui da la predica, che voi entriate in Santo Martino, entrando cosí per Torrione; e questa entrata de la chiesa sia per dimostrare che con ogni persona voi facciate pace, e apresentate e offerite questa pace nella chiesa, chi vi può entrare. E poi quando voi vi ritrovarete insieme con quelle a cui voi avete portato odio, e voi vi rapacificherete insieme, e fate che niuna ci rimanga a fare. E se voi non poteste tutte entrare dentro, passate oltre da la Piazza per segno di dare e rendare pace. E fate che voi vi riguardiate: se ci so’ di quelle che sieno gravide, non vi mettete a pericolo di farvi danno a le vostre persone né a le criature che voi avete concepute. Simile dico a voi, uomini: andate a offerire la pace a la Vergine Maria in Vescovado, acciò che ella vi conservi in pace, e guardivi da’ pericoli, e’ quali vi so’ aparechiati, avendo l’odio, nel cuore. E poi quando vi ritroverete insieme con quelli co’ quali voi avete odio, e voi vi rapacificherete. Or fate che niuna non ce ne rimanga a fare. – A casa.
Dico che nel dicianove andò una galea in Jerusalem al Santo Sipolcro di Cristo, ne la quale galea fra gli altri v’era una vechiarella di quelle maledette superbe, che come sa chi v’è stato, elli vi si sta dentro a sedere. Colei stava cosí co le gambe distese, e uno garzone pure peregrino, passando per la galea, li viene posto il piè a questa vechiarella, e fecele un poco male, e mai non poté tanto operare né pregare che ella gli perdonasse, che mai gli volesse perdonare. A la fine, quando furono giònti in Giaf, dove iscaricano i peregrini, questo garzonetto le domanda piú e piú volte perdono; ella sempre stette ostinata a non volere perdonare. Non potendo avere perdono da lei, andò, come è usanza, al luogo de’ frati, là dove tutti si debbono confessare prima che vadano vedendo quelli santi luoghi, e come so’ confessati, di subito si comunicano. Costui essendo confessato d’ogni suo peccato, e avendo detto come sciaguratamente, non avedendosene, elli aveva fatto male a questa donna e domandatole perdono piú e piú volte, e che ella non gli aveva voluto perdonare, gli fu detto che egli ritornasse a lei e domandassele perdono, prima che elli si comunicasse. E elli cosí facendo, giònto a lei, dicendole: “Madre mia, io vi prego per amore di Cristo Jesu nostro Signore, il quale volse essere crocifisso per la salute di tutti i peccatori, i quali gli hanno fatto offesa; deh, io vi prego che voi e mi perdoniate el male ch’io vi feci; fu sciaguramente, nol feci a studio; per l’amore di Dio, io ve n’adimando perdono;” infine, avendola costui molto pregato, ella non volendo udire, el cacciò via, dicendoli: “Io non ti vo’ perdonare.” A la fine non potendo costui avere niuna buona parola da lei, ritornò al confessore, dicendoli come non poteva avere niuna buona parola. Anco el confessore volse che egli ritornasse a lei la siconda volta, e che gli chiedesse perdono. E esso cosí fece. Tornato a lei dimandandole per l’amore del Nostro Signore Jesu Cristo perdono, anco il cacciò, dicendoli che mai non gli perdonarebbe. El garzone tornò la siconda volta al confessore, e disseli come ella l’aveva cacciato, come ella aveva fatto la prima volta. El frate volse che elli ritornasse a lei anco la terza volta. Come ella aveva fatto l’altre volte, cosí fece la terza, dicendo che di perdonare non ne voleva udire nulla. Onde che, ultimamente tornato al frate, e dettogli come la cosa stava, el frate gli disse: “Va’ e piglia el Santissimo Corpo di Cristo, poiché tu hai fatto quello che tu debbi dal canto tuo: va’ e comunicati e fa’ la tua divozione.” Oooh! Oh, che orribile cosa fu questa! O giudicio di Dio grande! O che cosa ne seguí elli? Che essendo costui a l’altare, come elli ebbe preso el Corpo di Cristo, cosí di subito entrò el diavolo adosso a colei. Era nel mezzo de la chiesa una citernuzza, là dove costei fu da’ diavoli gittata viva viva, e a fatiga vi potrebbe entrare una persona, tanto è poco larga! Ella non fu veduta quando vi fu gittata; ma essendo sentuto el busso grande, e non trovata costei, fu veduto apertissimamente come fu lei che fece quello busso. E come videro che costei v’era meno, cosí subito ebbero graffi, e cercare se la potessero trovare; e avendo i graffi atti a potere avere quel corpo, el trovare, e ritirarolo fuore; e pensare che veramente, el diavolo ve l’aveva gittata dentro; considerando la piccola offesa che l’era stata fatta e il modo, che fu disavedutamente, e veduto con quanta umilità el garzone l’aveva domandato perdono, e veduto dove costei andava, cioè in luogo santo e divoto, là dove el Signore del cielo e della terra volse patire tanta pena per la salute de’ peccatori che vogliono tornare a lui. E questo si dimostrò quando elli disse a l’Eterno Padre: “Pater, dimitte illis, quia nesciunt quod faciunt. Doh, Padre mio, perdona a costoro che mi crocifigono, che elli non sanno quello che si fanno.” E per certo a considerare questo essemplo ha da avere grandissima paura in colui che non vuole perdonare. E questo t’ho detto che è fresco fresco.

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San Bernardino da Siena – Il pazzo e l’ombra

Doh, dimmi: qual cosa è che gravi, piú che l’arena, o che el piombo, o che la massa del ferro? Sai che è? È l’uomo parziale.1 Questo è il piú fatuo e pazzo peccato e grave, che si possa fare: imperò che chi l’ha, mentre che egli sta in tale peccato, mai non si può salvare. O parziale, tu se’ simile a colui che ha la frenase; il quale quando l’ha, non riguarda persona: egli amazzerebbe cosí il padre e la madre, e’ fratelli, come amazzasse una bestia; e perché io il so, posso arditamente dire qui e con verità. Io so’ stato già in luogo, che li fratelli propri si so’ balestrati per amazzarsi l’uno l’altro. Voi non ve n’avedete e fate peggio che non fanno i lupi o i cani. Vuoi vedere s’io dico il vero? Tu il puoi vedere per isperienza. El cane non mangia la sua carne, né anco il lupo non mangia la sua carne, né il lione la sua; e cosí d’ogni animale. Al parziale tanto è malagevole il comportare la contraria parte, che s’el fratello o il figliuolo o il padre fusse contrario a lui, egli s’ingegnarebbe d’ucciderlo. Doh! te ne voglio dire uno esemplo, o parziale, e forse nel portarai. Egli fu uno pazzo che andava verso l’occidente, e portava una mazza in mano, e il sole gli era dietro, e egli faceva la meriggia dinanzisi. Come egli vede questa meriggia, a lui gli pare che sia un altro col bastone in mano, come aveva lui; subito gli corre adosso per dargli col suo bastone, e la meriggia correva come lui; e quando ebbe corso un pezzo, non potendolo giògnare, egli si fermò per stracchezza. E poi si rizzò un’altra volta, e pure si dà a correre per giògnare costui; infine corso un pezzo, egli giònse a una certa via, dove egli s’aveva a vòllare; e la meriggia gli veniva per lato; e venne cosí allato a uno poggetto, là dove essa meriggia veniva a èssare alta e ritta. Come costui vidde la meriggia ritta col bastone in mano, ei egli si pose ine col suo bastone, e tanto s’ameschiò con questa sua meriggia, che egli si ruppe il capo. Simile, a proposito. Cosí è fatto il guelfo e ‘l ghibellino. Pazzarone, che per tale pazzia egli rompe el capo a sé e anco a tutti e’ suoi! Che per certo s’io fussi imperadore…. Doh! Io so’ bene…., ma egli mi manca la bacchetta. Oh! Io li farei stare senza mangiare. Oh! Io li farei da questo peccato levare; che non se n’aveggono, e muoiano disperati. Doh! Non ti volere disperare: ripenteti e fa’ quello ch’io ti dico.

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San Bernardino da Siena – Il santo, il monachetto e l’asino

Elli fu uno santo padre, el quale essendo ben pratico delle cose del mondo, e avendo sguardato che in esso non si poteva vivare per niuno modo contra chi voleva detrarre, elli disse a uno suo monachetto: “Figliuolo, viene con meco e tolle el nostro asinello.” El monachetto, ubidiente, tolse l’asino. E mòntavi su, e ‘l fanciulletto andava dietro al santo padre a piei; e passando fra la gente, elli era in uno luogo molto fango. Uno parla e dice: “Doh! guarda colui quanta crudeltà ha a quello monacuccio, che è a piei, e lassalo andare fra tanto fango; e elli va a cavallo!” Come costui udí questa parola, subito ne scese; e come egli n’è sceso, e elli vi pose su il fanciullo; e andando poco piú oltre, elli andava toccando l’asino dietro per questo fango. E un altro dice: “Doh! guarda stranezza d’uomo che ha la bestia e è vechio e va a piei, e lassa andare a cavallo questo fanciulletto, che non si curerebbe della fadiga né del fango; credi che sia pazzia la sua? e anco potrebbero andare amenduni in su quell’asino, se volessero, e farebbero il meglio.” Viene questo santo padre e sí vi monta su anco lui. E cosí andando piú oltre, e elli fu uno che disse: “Doh! guarda coloro che hanno un asinello, e amenduni vi so’ saliti su? Credi che abbino poco caro quell’asinello, che non sarebbe gran fatto che elli si scorticasse?” Anco udendo questo il santo padre, subito ne scese, e fecene scendere ‘l fanciulletto, e vanno a piei dietro ognuno, dicendo: Arri là! E poco andaro oltre, e un altro dice: “Doh! guarda che pazzia è questa di costoro, che hanno l’asino e vanno a piei in un tanto fango!” Avendo veduto questo santo padre che in niuno modo si poteva vivare, che la gente non mormori, disse al monachetto: “Oltre; torniamo a casa.” E essendo alla cella, disse il santo padre: “Vien qua, figliuol mio; hai tu posto mente a la novella dell’asino?” Dice il monachetto: “O’ di che?” “O’ non hai tu veduto, che in ogni modo che noi siamo andati, ci è stato detto male? Se io andai a cavallo e tu a piei, elli ne fu detto male, e che, perché tu eri fanciullo, io vi dovevo pònare te. Io ne scesi e posivi te, e un altro ne disse anco male, essendo su tu, dicendo, che io ch’ero vecchio vi dovevo salire, e tu che eri giovano, andare a piei. Anco vi salimo poi amenduni, e tu sai che anco ne dissero male, e che noi savamo crudeli dello asinello per lo troppo carico. Anco poi ne scendemmo ognuno, e sai che anco ne fu detto male, che la nostra era pazzia andare a piei e avere l’asino. E però, figliolo mio, impara questo che io ti dirò: Sappi che chi sta nel mondo facendo quanto bene egli può fare, e ingegnisi di farne quanto a lui è possibile, non si può fare che non sia detto mal di lui. E però, figliol mio, fatti beffe di lui e nol curare, e non avere voglia di èssare con lui, chè in ogni modo che con lui si sta, sempre si perde, e da lui non esce se non peccato; e però fatti beffe di lui, e fa’ sempre bene, e lassa dire chi vuol dire, o male o bene che e’ dicano.

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