Archivi tag: Stato

Gaspara Stampa – Deh foss’io almen sicura che lo stato

Deh foss’io almen sicura che lo stato,
dov’or mi trovo, non mancasse presto,
perché, sì come or è lieto ed or mesto,
sarebbe il più felice che sia stato.
I’ ho Amore e ‘l mio signor a lato,
e mi consolo or con quello, or con questo;
e, sempre che di loro un m’è molesto,
ricorro a l’altro, che m’è poi pacato.
S’Amor m’assale con la gelosia,
mi volgo al viso, che ‘n sé dentro serra
virtù ch’ogni tormento scaccia via:
se ‘l mio signor mi fa con ira guerra,
viene Amor poi con l’altra compagnia,
vera umiltà ch’ogni alto sdegno atterra.

Gaspara Stampa – Chi può contar il mio felice stato

Chi può contar il mio felice stato,
l’alta mia gioia e gli alti miei diletti?
O un di que’ del ciel angeli eletti,
o altro amante che l’abbia provato.
Io mi sto sempre al mio signor a lato,
godo il lampo degli occhi e ‘l suon dei detti,
vivomi de’ divini alti concetti,
ch’escon da tanto ingegno e sì pregiato.
Io mi miro sovente il suo bel viso,
e mirando mi par veder insieme
tutta la gloria e ‘l ben del paradiso.
Quel che sol turba in parte la mia speme,
è ‘l timor che da me non sia diviso;
ché ‘l vorrei meco fin a l’ore estreme.

Antonio Gramsci – Il sostegno dello Stato

Nel bel tempo antico, quando i ricordi del Risorgimento erano ancora vivaci e la conquista della Costituzione rappresentava ancora un valore per la grande massa della popolazione italiana, si svolse una interessante polemica tra i liberali e i repubblicani sulla natura e sulla importanza del giuramento di fedeltà al re che i deputati devono prestare in Parlamento. I liberali cosí ragionavano: se i deputati rifiutano di prestare questo giuramento, se i deputati ottengono che l’istituzione del giuramento sia abolita, lo Stato stesso viene a mancare del suo principale sostegno. La Costituzione è un patto reciproco di fedeltà tra popolo e sovrano: se il popolo, attraverso le persone dei suoi rappresentanti, si sottrae all’obbligo di fedeltà, se il popolo domanda, con l’abolizione del giuramento, libertà di operare contro la Costituzione, anche il sovrano viene, di diritto, ad essere sciolto dai suoi vincoli, anche al sovrano viene riconosciuta la libertà di organizzazione e di attuare il colpo di Stato contro la Costituzione.
Il governo rappresenta il sovrano nel Parlamento nazionale, il governo è anzi responsabile per il sovrano dinanzi al Parlamento nazionale e dinanzi al popolo. Se il governo lascia impunemente violare la Costituzione, se il governo permette la formazione nel paese di bande armate, se il governo permette che associazioni private costituiscano depositi di armi e munizioni, se il governo permette che decine di migliaia di privati cittadini, armati, inquadrati militarmente, con casco e moschetto, dopo avere, indisturbati, percorso il paese, invadano la capitale e sfoggino apertamente la loro «potenza», cosa significa ciò se non questo: avere il governo, responsabile per il sovrano, violato il giuramento di fedeltà alla Costituzione? Cosa significa ciò se non che si sta preparando, da parte degli organismi statali che si raggruppano nel potere esecutivo, un colpo di Stato? Cosa significa ciò se non che in Italia viviamo già nell’ambiente da cui automaticamente deve sbocciare il colpo di Stato?
Il patto tra popolo e sovrano è dunque ormai denunziato, per volontà del potere statale che rappresenta il secondo. Automaticamente tutti i giuramenti di fedeltà sono denunziati. Cosa lega ormai gli impiegati al governo? Cosa lega ormai gli ufficiali all’autorità suprema? La popolazione deve, per la logica stessa degli avvenimenti, dividersi in due parti: favorevoli e contrari al colpo di Stato reazionario, o meglio favorevoli al colpo di Stato reazionario e favorevoli a un’insurrezione popolare capace di spezzare il colpo di Stato reazionario. La stessa Costituzione contempla l’eventualità: essa riconosce al popolo il diritto di insorgere in armi contro ogni tentativo dei poteri statali di infrangere la Costituzione stessa. Perché infatti un patto, che non può non essere bilaterale, dovrebbe rimanere valido per una parte se l’altra parte lo infrange? Perché un impiegato o un ufficiale dovrebbe mantenersi fedele a una legge che piú non esiste? Perché dovrebbe conservare i segreti di Stato e non comunicarli ai partiti rivoluzionari, se conservare questi segreti significa favorire il colpo di Stato, cioè l’abolizione anche formale delle leggi e delle libertà statutarie, mentre comunicare questi segreti ai partiti rivoluzionari significa contribuire a salvare la libertà popolare, significa certamente mantenersi fedele allo spirito del giuramento prestato?
Lo Stato borghese vive in grandissima parte sul lavoro e sull’abnegazione di migliaia di funzionari civili e militari che compiono, spesso con vera passione, il loro dovere, che hanno vivo il senso dell’onore, che hanno preso sul serio il giuramento prestato all’atto di iniziare il loro servizio. Se non esistesse questo nucleo fondamentale di persone sincere, lealmente devote al loro ufficio, lo Stato borghese crollerebbe in un istante, come un castello di carta. Sono costoro il vero, l’unico sostegno dello Stato, non certo gli altri, i concussori, i prevaricatori, i poltroni, i parassiti dello Stato. Ora: a chi giova il colpo di Stato? Esso può giovare solo appunto a questi altri, ai concussori, ai prevaricatori, ai poltroni, ai parassiti: spesso, anzi quasi sempre, il colpo di Stato non è altro che lo strumento della feccia statale per mantenere le posizioni occupate e divenute micidiali per la società; questa gente non ha scrupoli, si infischia dei giuramenti e dell’onore, essa odia tutti i lavoratori, e primi fra tutti, quelli che lavorano nei suoi stessi uffici e sono il vivente rimprovero della sua disonestà e del suo parassitismo.
Oggi la situazione storica è questa: una sola grande classe sociale è in grado di opporsi validamente ai tentativi liberticidi della reazione scatenata, la classe degli operai, il proletariato. Questa classe compie oggi la stessa funzione liberatrice che nel Risorgimento è stata propria dei liberali. Questa classe ha un suo partito, il Partito comunista, col quale devono collaborare tutti gli elementi disinteressati e sinceri dello Stato italiano, che vogliono mantenere fede al loro ufficio di custodi delle libertà popolari contro tutti gli assalti delle forze oscure del passato che non vuol morire.

Isabella Morra – Fortuna che sollevi in alto stato

Fortuna che sollevi in alto stato
ogni depresso ingegno, ogni vil core,
or fai che ‘l mio in lagrime e ‘n dolore
viva piú che altro afflitto e sconsolato.
Veggio il mio Re da te vinto e prostrato
sotto la rota tua, pieno d’orrore,
lo qual, fra gli altri eroi, era il maggiore
che da Cesare in qua fusse mai stato.
Son donna, e contra de le donne dico
che tu, Fortuna, avendo il nome nostro,
ogni ben nato cor hai per nemico.
E spesso grido col mio rozo inchiostro
che chi vuole esser tuo piú caro amico
sia degli uomini orrendo e raro mostro.

Francesco Petrarca – In dubbio di mio stato, or piango or canto

In dubbio di mio stato, or piango or canto,
et temo et spero; et in sospiri e ‘n rime
sfogo il mio incarco: Amor tutte sue lime
usa sopra ‘l mio core, afflicto tanto.
Or fia già mai che quel bel viso santo
renda a quest’occhi le lor luci prime
(lasso, non so che di me stesso estime)?
o li condanni a sempiterno pianto;
et per prender il ciel, debito a lui,
non curi che si sia di loro in terra,
di ch’egli è il sole, et non veggiono altrui?
In tal paura e ‘n sí perpetua guerra
vivo ch’i’ non son piú quel che già fui,
qual chi per via dubbiosa teme et erra.

Francesco Petrarca – S’i’ fussi stato fermo a la spelunca

S’i’ fussi stato fermo a la spelunca
là dove Apollo diventò profeta,
Fiorenza avria forse oggi il suo poeta,
non pur Verona et Mantoa et Arunca;

ma perché ‘l mio terren piú non s’ingiunca
de l’humor di quel sasso, altro pianeta
conven ch’i’ segua, et del mio campo mieta
lappole et stecchi co la falce adunca.

L’oliva è secca, et è rivolta altrove
l’acqua che di Parnaso si deriva,
per cui in alcun tempo ella fioriva.

Cosí sventura over colpa mi priva
d’ogni Continua la lettura di Francesco Petrarca – S’i’ fussi stato fermo a la spelunca

Un economista eclettico – presentazione del libro a cura di Alberto Quadrio Curzio e Claudia Rotondi

Presentazione del libro a cura di Alberto Quadrio Curzio e Claudia Rotondi (Ed. Il Mulino). Gli allievi di Nino Andreatta ricordano il maestro.

www.radioradicale.it
http://creativecommons.org/licenses/by/2.5/it/