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Tullia d’Aragona – Amore ad ora ad or battendo l’ale

Amore ad ora ad or battendo l’ale
dal grave incarco leva il mio pensero,
e nel conduce per erto sentero
a gir in parte, ove uom per sè non sale.

E quivi ne l’oggetto alto e immortale
gli dimostra l’esempio vivo e vero,
onde discese il nostro spirto altero
a dover informar cosa mortale.

L’anima accesa a l’eterna vaghezza,
tutta s’accende a far novo disegno
del bel, ch’entro dipinge il divo aspetto.

Ma come poi si move il basso ingegno,
donna mia, per salire a tanta altezza,
cade lo stile, e manca l’intelletto.

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Tullia d’Aragona – Mentre le fiamme più che ‘l sol lucenti

Mentre le fiamme più che ‘l sol lucenti,
onde amor m’arde e già gran tempo m’arse,
vaghi occhi miei non vi si mostran scarse,
mandate nel mio core i raggi ardenti;

orecchi miei, mentre bramosi e intenti
notate ‘l suon, che di su in terra apparse,
e ne van le sue voci all’aura sparse,
inviate a la mente i sacri accenti;

anima mia, mentre in mortale oggetto
scorgi ch’eterno è quel che dentro avampa,
allarga il seno al sempiterno zelo:

e vi rimembri che sì chiara lampa,
sì soave tenor, spirto sì chiaro,
sono a voi scala da salire al cielo.

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Tullia d’Aragona – Signor nel cui divino alto valore

Signor nel cui divino alto valore
tanto si gloria l’una Gallia altera,
e l’altra tutta mesta e afflitta spera
por fin a l’aspro suo grave dolore,
poscia che voi tornando, il suo splendore
torna e fa bella Roma:
ecco la sparsa chioma,
ella v’accoglie lieta, e manda fore,
voci gioconde a asciuga gli occhi molli,
e Tornon grida ‘l Tebro e i sette colli.

La pace, la letizia, a la sublime
schiera de le virtù sacre, ch’a noi
spariro al partir vostro, ora con voi
riedono, e fan contesa al tornar prime
le Muse a celebrarvi in versi e in rime;
destano i chiari spirti,
ond’or s’ergano i mirti,
e i lauri spargon l’onorate cime,
e prima de l’usato il mondo infiora,
e l’aria empie d’odor Favonio e Flora.

Fra tanto almo gioir, fra tanta festa,
ch’oggi al vostro tornar si mostra e sente,
anch’io la speme, e la letizia spente
poter nudrir ne l’alma dubbia e mesta,
se mirate, Signor, quel che m’infesta
noioso e aspro duolo
che voi potete solo
ridurmi in porto da crudel tempesta,
e volgendo ver me pietoso il ciglio
trar mia vita di doglia e di periglio.

Canzon, se innanzi a lui per grazia arrivi,
che dee chiuder di Giano il tempio aperto,
benchè nulla è ‘l mio merto,
pregal, che sola non mi lasci in guerra
poi che per lui si spera pace in terra.

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Tullia d’Aragona – Almo Pastor che godi alle chiar’onde

Almo Pastor, che godi alle chiar’onde
del più bel fiume che Toscana onori,
cui s’aggiran le grazie e i santi amori,
lieti spargendo intorno fiori e fronde:

le tue virtuti a null’altro seconde,
alto soggetto a più gentil pastore,
da i colli ornati già di mille allori,
mi volser con mie gregge a le tue sponde.

E al primo mio disir, nuovo disire,
aggiunto ha dentr’al cor tua cortesia,
che in le tue piagge eterno sia ‘l mio albergo;

e vorrei bel almen farmi sentire
grata al tener della zampogna mia,
ma a dir el ver tant’alto el suon non ergo.

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Tullia d’Aragona – Signor, d’ogni valor più d’altri adorno

Signor d’ogni valor più d’altro adorno:
Duce fra tutti i Duci altero e solo:
Cosmo, di cui dall’uno all’altro polo,
e donde parte, e donde torna il giorno,

non vede pari il sol girando intorno:
me, che quanto più so v’onoro, e colo,
prendete in grado, e scemate il gran duolo
de l’altrui ingiusto oltraggio, e indegno scorno.

Nè vi dispiaccia, ch’el mio oscuro e vile
cantar, cerchi talor d’acquistar fama
a voi più ch’altro chiaro, e più gentile;

non guardate Signor, quanto lo stile
vi toglie (ohimè) ma quel che darvi brama
il cor, ch’a vostra altezza inchina umile.

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Tullia d’Aragona – Signor, pregio e onor di questa etade

Signor, pregio e onor di questa etade,
cui tutte le virtù compagne fersi,
che con tante bell’opre e sì diversi
effetti gite al ciel per mille strade:

quai fien, che possan mai tante, e si rade
doti vostre cantar prose, nè versi?
In voi solo (e son parca) può vedersi
giunta a sommo valor, somma bontade.

Voi saggio, voi clemente, voi cortese;
onde nel primo fior de’ più verd’anni
vi fu dato da Dio sì grande impero,

per ristorar tutti gli andati danni:
e, con potere eguale al bel pensero,
por sempiterno fine a tante offese.

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Tullia d’Aragona – Se gl iantichi pastor di rose e fiori

Se gli antichi pastor di rose e fiori
sparsero i tempii, e vaporar gl’altari
di maschi incensi a Vener, poichè cari
fece e dolci alle Ninfe i loro amori:

a voi, che sceso dai più nobil cori
degl’angiol sete, e ch’ai desiri miei cari
rendete i favor, quai più rari
fiori offrirò io? quai grati odori?

Veramente non tempio, altare, o dono
trovar si può di tal pregio e valore,
ch’a vostra cortesia sia merto uguale;

fuor che fia ‘l petto vostro il tempio, u’ sono
alti pensieri; e ‘l saggio vostro core
fia altar; vittima, l’alma mia immortale,

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