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Facciamo una biblioteca multimediale. Meglio.

Onde medie locali: attiva una nuova frequenza in provincia di Bari con i 1566 di Radio Amicizia

Sulla pagina Facebook associata a questo blog (lo so, dovrei animarla molto di più, da quando Zuckerberg ha tolto la possibilità di segnalare automaticamente i post attraverso il feed RSS di RP lo spazio langue parecchio) mi è appena stata notificata l’attivazione di un nuovo impianto privato in onde medie. La frequenza è di 1566 kHz e il luogo è Conversano, Bari, dove sarebbe stata accesa, con

Tratto da: Radiopassioni.it, a cura di Andrea Lawendel – Licenza Creative Commons

lun, maggio 21 2012 » Radio » No Comments

Chiavette SDR, anche per le onde corte con i converter

Continua senza sosta la sperimentazione delle famose chiavette low cost basata su tuner digitali ad alta integrazione normalmente utilizzati per produrre economici "set top box" che abilitano il computer alla ricezione della tv digitale. L’australiano Balint Seeber, autore del software che permette di "dirottare" verso i software SDR il segnale ricevuto dalle chiavette, ha pubblicato su You Tube

Tratto da: Radiopassioni.it, a cura di Andrea Lawendel – Licenza Creative Commons

lun, maggio 21 2012 » Radio » No Comments

S’i fossi foco – Bezdin Ensemble – Adina Spire

01. If I were wind I would tempest you
a. Georg Philipp Telemann, Symphony TWV 50 III (extract)
b. Antonio Vivaldi, Concert RV 377 II
c. Antonio Vivaldi, Concert RV 388 – I

02. If I were water in a canon I would drown you
a. Teleman, Sonata TWV 44,32 I
b. Johann Pachelbel, Canon in D min

03. If I were fire

a. Johann Pachelbel, Musical Delight n.4 – IV

04. If I were moon
a. Teleman, Sonata TWV 44,32 III

05. If I were sun
a. Georg Philipp Telemann, Symphony TWV 50 I

06. If I were pope
a. Georg Philipp Telemann, Gypsy Sonata in D min I

07. If I were emperor
a. Georg Philipp Telemann, Symphony TWV 50 II

08. If I were forest
a. Georg Philipp Telemann, Symphony TWV 50 III

09. I would burn the world
a. Johann Pachelbel, Musical Delight n.2 – II
b. Johann Pachelbel, Musical Delight n.4 – IV

10. If I were Antonio
a. Antonio Vivaldi, Concert RV 275 II

11. I would take the graceful girls
a. Johann Pachelbel, Musical Delight n.5 V

12. The wobbly girls I would not
a. Teleman, Concert TWV 43, A4 III

13. I would glow other than the world
a. Johann Pachelbel, Musical Delight n.2 II

14. But I am not Antonio
a. Antonio Vivaldi, Concert RV 291 II

15. Therefore drink a canon of someone else
a. Johann Pachelbel, Canon in D min

da: http://www.magnatune.com

Play all tracks as an m3u audio stream (or xspf, ogg, mp3 file)
[hifi lofi] 01-If I were wind I would tempest you (6:44)
[hifi lofi] 02-If I were water in a canon I would drown you (5:46)
[hifi lofi] 03-If I were fire (1:07)
[hifi lofi] 04-If I were moon (2:32)
[hifi lofi] 05-If I were sun (3:12)
[hifi lofi] 06-If I were pope (2:22)
[hifi lofi] 07-If I were emperor (2:30)
[hifi lofi] 08-If I were forest (2:16)
[hifi lofi] 09-I would burn the world (2:21)
[hifi lofi] 10-If I were Antonio (3:19)
[hifi lofi] 11-I would take the graceful girls (1:44)
[hifi lofi] 12-The wobbly girls I would not (2:34)
[hifi lofi] 13-I would glow other than the world (1:32)
[hifi lofi] 14-But I am not Antonio (3:04)
[hifi lofi] 15-Therefore drink a canon of somone else (3:00)

 




Si Fossi Foco by Bezdin Ensemble

lun, maggio 21 2012 » Musica classica » No Comments

HD Radio (e FM analogica) per iPhone: buona qualità ma scarso interesse

Se avete un iPhone o un iPod, viaggiate negli Stati Uniti per lavoro (o per svago) e vi piace ascoltare la radio, potrebbe essere divertente acquistare per pochi dollari su eBay un giocattolino con cui è possibile farsi un’idea di come funziona HD Radio, il sistema di radio digitale che da qualche anno Ibiquity cerca – con parziale successo – di diffondere nella piazza radiofonica USA. Si tratta

Tratto da: Radiopassioni.it, a cura di Andrea Lawendel – Licenza Creative Commons

dom, maggio 20 2012 » Radio » No Comments

Rai: cv di un certo livello

di Mariavittoria Orsolato

Quando lo scorso mese il premier ha fatto slittare le nomine Rai, per non avallare formalmente lo spoil system partitico, ha assicurato che avrebbe vagliato con attenzione tutte i curricula che gli sarebbero mano a mano pervenuti. Un’affermazione che certamente voleva rimarcare lo spirito meritocratico che anima il governo tecnico (o almeno i suoi annunci) ma che, data la palese incapacità comunicativa di Monti, si è trasformata in un vero e proprio boomerang.

Quella di Monti è stata infatti la risposta garbatamente piccata all’auto candidatura di Carlo Freccero e Michele Santoro, rispettivamente a presidente e a direttore generale di viale Mazzini, lanciata con probabile intento provocatorio dal palco del Festival Internazionale del Giornalismo. Era il 29 aprile, le nomine Rai erano in scadenza imminente e quella che è stata etichettata come la boutade della strana coppia Santoro-Freccero ha avuto senz’altro il merito di agitare un po’ le acque (torbide) della Rai e della politica, che se n’è arrogata il diritto di prelazione.

Santoro e Freccero hanno portato i loro curricula perché vengano valutati da Mario Monti e da chi dovrà occuparsi delle nomine per il nuovo consiglio d’amministrazione Rai e l’hanno fatto, spiega il conduttore di Servizio Pubblico “per affermare un principio che dovrebbe sempre valere per le cariche pubbliche”. Ovvero, la necessità di avere competenze specifiche e di renderle palesi pubblicamente, per una valutazione esclusivamente meritocratica.

Entrambi hanno lavorato all’interno del duopolio Rai-Mediaset e entrambi vantano un curriculum denso di successi televisivi, sia in termini di ascolti che di qualità dei prodotti. Certo un Santoro dg farebbe immediatamente gridare alla gestione “bolscevica” della tv pubblica ma è indubbio che la sua sarebbe una direzione generale molto migliore di quelle succedutesi negli ultimi tempi. Quanto al direttore di Rai4, prendendo a prestito le parole di Gad Lerner, “un presidente visionario, creativo e scapigliato farebbe solo bene a un’azienda che rischia di finire imbalsamata prima ancora di tirare le cuoia”. Tutto molto bello, se non stessimo parlando della tv di Stato: una televisione talmente fedele a se stessa da risultare deleteria, autolesionista al limite del masochismo.

Oltre alle candidature degli outsider Santoro e Freccero, sono arrivati anche i curricula di altri personaggi noti a viale Mazzini, primo tra tutti quello di Giovanni Minoli. L’attuale direttore di Rai Storia ed ex fedelissimo di Bettino Craxi, ha mandato il suo curriculum a Palazzo Chigi dopo aver proposto pubblicamente il sistema della trasparenza delle candidature ai vertici Rai in base alla vita professionale. Ma lo spazio appena conquistato su Rai 2 – sarà Minoli a condurre da settembre il prime-time del giovedì sera che fu di Annozero – potrebbe vanificare il suo “sforzo di rinnovamento”.

Altri nomi che circolano insistentemente per la direzione generale sono quelli di Claudio Cappon (già due volte alla guida di viale Mazzini), del manager Francesco Caio, attuale amministratore delegato di Avio – storica azienda aerospaziale – con un passato in Merloni e Olivetti e di Giancarlo Leone, responsabile della struttura Intrattenimento della Rai ed ex vicedirettore generale. Mentre per la presidenza, il più papabile al momento è Giulio Anselmi ex direttore del quotidiano torinese La Stampa. Tutti nomi graditi all’establishment.

Anche Pierluigi Battista, editorialista del Corriere della Sera, aveva inviato la propria candidatura, una provocazione atta a esprimere un’ironica opposizione all’outsider Santoro ma ha pubblicamente desistito su Twitter non appena ha avuto notizia che un altro big della Rai si era fatto avanti. Stiamo parlando di Cino Tortorella, alias il Mago Zurlì, imprescindibile presenza dello Zecchino d’oro e alfiere della tv per ragazzi sin dal lontano 1957. Stando a quanto pubblicato sul Corriere della Sera, il famoso Mago Zurlì ha già inviato una lettera al premier Monti dove indica come collaboratore la sua famosa spalla Topo Gigio. Tortorella, classe 1927, ha assicurato infine a Monti che entrambi, mago e topo, metteranno tutta la loro esperienza al servizio della Rai a titolo completamente gratuito.

Sulla scrivania di Monti, azionista di maggioranza Rai in quanto ministro dell’Economia ad interim, sono dunque ammassati numerosi curriculum ed entro un paio di settimane i nomi dei sostituiti di Lorenza Lei e Paolo Garimberti dovranno essere decisi. Il governo ha ora la possibilità di dare prova della sua tanto sbandierata neutrale tecnicità, procedendo con metodo nuovo alla selezione degli aspiranti e soprattutto senza cedere alla tentazione di accontentarsi dello status quo, con la proroga di fatto di una dirigenza palesemente inadeguata. Ma, come dicevamo, stiamo parlando della Rai, baluardo inespugnabile della lottizzazione, anche in tempi di governi tecnici.

Tratto da: altrenotizie.org

dom, maggio 20 2012 » News » No Comments

C’é un giudice a New York

di Michele Paris

Una recente sentenza a sorpresa di un giudice federale americano ha imposto al governo di sospendere l’applicazione di una delle più discutibili misure relative alla “guerra al terrore”, approvata da Obama sul finire dello scorso anno. Ad essere stata bloccata con un’ingiunzione preliminare è la norma che assegna al presidente la facoltà di decidere la detenzione indefinita e senza processo presso l’autorità militare di chiunque sia sospettato di sostenere o di far parte di un’organizzazione terroristica, anche se arrestato sul territorio degli Stati Uniti.

Il provvedimento in questione è noto come Sezione 1021 del National Defense Authorization Act (NDAA), cioè il pacchetto da oltre 600 miliardi di dollari stanziato dal Congresso per finanziare le forze armate americane nel 2012 nel quale è appunto contenuto. Contro la Sezione 1021, lo scorso Gennaio un gruppo di giornalisti e attivisti aveva avviato un procedimento legale, nel timore che il loro lavoro potesse esporli a detenzione indefinita.

Tra di essi spiccano l’ex reporter del New York Times e premio Pulitzer, Chris Hedges, Noam Chomsky, la parlamentare islandese Birgitta Jónsdóttir, portavoce di WikiLeaks, e Daniel Ellsberg, l’ex analista dell’esercito che nel 1971 passò alla stampa i Pentagon Papers. I giornalisti coinvolti hanno lamentato la possibilità di finire sotto custodia militare indefinita nel caso, ad esempio, dovessero entrare in contatto con membri di Al-Qaeda o dei Talebani nel corso delle loro indagini.

Il punto cruciale per i denuncianti è la insufficiente chiarezza fatta dal Congresso e dalla Casa Bianca sul contenuto della legge che autorizza la detenzione indefinita per coloro che “fanno parte o sostengono in maniera sostanziale Al-Qaeda, i Talebani o altre forze associate, impegnate in ostilità con gli Stati Uniti o i loro alleati, incluso chiunque abbia commesso un atto belligerante o abbia contribuito direttamente a tali ostilità aiutando queste forze nemiche”.

Il giudice federale Katherine Forrest del distretto meridionale di New York, nominata l’anno scorso da Obama, nel corso di un’udienza nel mese di Marzo aveva chiesto all’avvocato del Dipartimento di Giustizia, Benjamin Torrance, se Hedges e gli altri accusatori, nel caso fossero entrati in contatto con Al-Qaeda o con esponenti talebani, avessero rischiato la detenzione indefinita senza processo.

Il rappresentante dell’amministrazione Obama non era stato però in grado di dire se tale comportamento rientrasse nella Sezione 1021 dell’NDAA. Ancora, lo stesso giudice aveva chiesto a Torrance di definire concretamente i concetti di “forze associate” e “in maniera sostanziale”, ma anche in questo caso il legale del governo aveva sostenuto di non poter fornire “esempi specifici”.

Il giudice Forrest ha perciò alla fine stabilito che “è responsabilità del sistema giudiziario proteggere la popolazione da atti del Congresso che siano contrari ai diritti costituzionali”, in quanto la vaghezza della legge viola con ogni probabilità il Primo e il Quinto Emendamento della Costituzione americana, i quali garantiscono rispettivamente la libertà di parola e la protezione contro l’abuso dell’autorità governativa.

In aula, il legale dell’amministrazione Obama ha sostenuto che i denuncianti non avrebbero alcun fondamento legale per la loro azione contro il governo e che la Sezione 1021 conferma semplicemente i poteri attribuiti al presidente con l’Autorizzazione all’Uso della Forza Militare contro i Terroristi (AUMF), approvata all’indomani degli attentati dell’11 settembre 2001.

Diversa è stata però l’interpretazione del giudice Forrest, la quale ha ritenuto che tra l’AUMF e la Sezione 1021 dell’NDAA esistono importanti differenze, in quanto la prima era riferita esclusivamente ai responsabili dell’11 settembre, mentre la seconda non indica esplicitamente quali individui siano da considerare terroristi e perciò si applicherebbe anche a persone non coinvolte negli attentati al World Trade Center.

L’amministrazione Obama avrà ora 60 giorni per presentare appello contro la decisione del tribunale federale. Anche se quest’ultima dovesse essere confermata e la Sezione 1021 dichiarata incostituzionale, il resto della legge resterebbe comunque in vigore, così come fondamentalmente inalterata rimarrebbe la struttura pseudo-legale e anti-democratica costruita in nome della guerra al terrore.

Al momento della firma sull’NDAA il 31 dicembre scorso, Barack Obama manifestò “serie riserve” sui punti della legge relativi al trattamento dei presunti terroristi, aggiungendo che la sua amministrazione non avrebbe autorizzato detenzioni indefinite presso l’autorità militare senza processo per i cittadini americani.

Ciononostante, l’amministrazione Obama ha deciso di difendere in tribunale la Sezione 1021, sostenendo che tale misura è appunto una conferma di quanto adottato dal Congresso nel settembre 2001 e che riconosceva implicitamente la facoltà del presidente di decidere la sorte dei sospettati di terrorismo al di fuori dei normali procedimenti legali.

Sulla questione delle detenzioni indefinite si era mosso nei giorni scorsi anche il Congresso. Alla Camera dei Rappresentanti è stato infatti presentato un emendamento, presentato dai deputati Adam Smith (democratico dello stato di Washington) e Justin Amash (repubblicano del Michigan), ad un nuovo stanziamento di fondi per il Pentagono che avrebbe stabilito la non applicazione della detenzione indefinita per i sospettati di terrorismo arrestati sul suolo americano.

La modifica proposta era il risultato della collaborazione tra parlamentari progressisti e libertari vicini ai Tea Party, ma, alla luce della prevalenza dei falchi sulle questioni della sicurezza nazionale al Congresso, venerdì è stata bocciata a larga maggioranza durante il voto in aula.

Tratto da: altrenotizie.org

dom, maggio 20 2012 » News » No Comments

Brindisi: sicuri che sia mafia?

di Alessandro Iacuelli 

Adesso certamente arriverà qualcuno, probabilmente uno “storico competente”, a dire che era perfettamente prevedibile, anche se siamo rimasti tutti sgomenti, perplessi, colti di sorpresa, con la sensazione di aver preso un pugno nello stomaco. Emozioni forti, certo, accompagnate da quella solita fastidiosa abitudine dell’ostentare la morte e la violenza, attraverso sequenze evitabili di foto pubblicate in rete. Il fatto, quello saliente, è che una studentessa di 16 anni dava per scontata l’esistenza di un domani, di un futuro. Non era contemplata la fatalità dell’andare a scuola una mattina per poi non tornare.

Le perplessità però sono troppe. Per carità, è un dato storico costante nel tempo che in Italia ci si lascia prendere la mano dall’emotività. E’ successo troppe volte, puntualmente, che sia stato preso un granchio, sempre sulla scia dei facili giudizi e del prendere per scontate delle cose. Da Portella delle Ginestre fino alla gambizzazione dell’AD di Ansaldo Nucleare di pochi giorni fa.

Così, anche stavolta, sono bastati tre giornalisti che hanno incollato tra loro alcune coincidenze, e di colpo l’odioso pasticcio di Brindisi è stato “declassato” ad azione di stampo mafioso. A nulla è valso, per ora, al PM salentino Cataldo Motta ricordare che la pista mafiosa non è la sola possibile:  è già scattata una vasta “distrazione di massa”.

Se guardiamo al passato recente, le note stonate sono molte. Quale sarebbe il movente della tentata strage? Qualche giornalista ha fatto riferimento al nome della scuola: da quando la mafia mostra interesse per i nomi di scuole, strade, monumenti, intitolati a chi la mafia l’ha combattuta? Qualcun altro ha scritto che “nello stesso giorno doveva passare la carovana antimafia”, quella che gira l’Italia da dieci anni e di cui da dieci anni tutte le mafie si disinteressano. Facciamo invece qualche considerazione seria.

1) Da dove è uscita la pista mafiosa? Non dagli ambienti inquirenti, se non una tra le tante ipotesi, ma solo da quelli giornalistici, in particolare della RAI.
2) Le mafie, tutte, come ricordato dallo stesso PM, basano la loro esistenza sul consenso sociale, pertanto attaccare una scuola è altamente controproducente.
3) Le mafie colpiscono direttamente il loro nemico. Qualunque sia: un magistrato (da Pio La Torre a Rosario Livatino, passando per Falcone e Borsellino l’elenco è lungo), o un poliziotto (Dalla Chiesa), o un politico che si sgancia (Salvo Lima), o un sindacalista scomodo (Imposimato), o un imprenditore che non paga o che si schiera contro (Libero Grassi, Michele Orsi). Vogliamo mettere sullo stesso piano le studentesse di Brindisi? Qui si è andato a colpire nel mucchio.
4) Il tipo di attacco è piuttosto controverso: le mafie sono specialiste in autobombe (Roma/Firenze/Milano 1994, via d’Amelio 1992), o anche peggio, come per l’esplosivo in grado di far saltare un’intera autostrada a Capaci nel 1992. Alquanto singolare che con tutta quella potenza di fuoco si siano abbassati a tre bombole di gas.
5) E’ vero, ci sono stati gli attentati del ’94, anche con due bambine vittime a Firenze. Era una fase di trattativa tra Stato e mafia, come è stato di recente provato; ai Georgofili l’autobomba è esplosa con un timer, pertanto non si sapeva se per caso al momento dello scoppio ci sarebbero stati dei bambini o no, nei paraggi. Se la bomba la si mette invece fuori una scuola, si ha la certezza di colpire degli studenti in giovane età. Non certo magistrati, poliziotti, imprenditori. Colpire nel mucchio, che piaccia o meno, è storicamente una strategia eversiva.
6) Il tipo di attentato, mostra da parte dell’esecutore una precisa conoscenza delle tecniche classiche dell’eversione nera, puntualmente legata a certi apparati dello Stato.
7) Come dichiarato dal PM Ingroia al TG3: “Questo attentato punta a creare un senso di insicurezza nei cittadini e diffondere la paura”, che è un vero e proprio obiettivo politico.

L’Italia è caratterizzata al momento da alcuni dati essenziali: partiti politici, soprattutto quelli di governo, ai loro minimi storici, ingovernabilità latente, incertezza elettorale, crisi economica profonda, malcontento popolare che diventa pericoloso, come ne caso delle azioni contro Equitalia.  Questo è il contesto.

In questo contesto, la strage: con una tempistica perfetta, scoppia una bomba. Una bomba particolarmente “cattiva”, che colpisce la gioventù inerte ed innocente, è il tipo di bomba che ci indigna, ci perfora le budella, ci fa venire paura, ci fa perdere lucidità.

Il contesto è lo stesso del bienno 1969/1970. Il malcontento popolare c’era anche allora. L’ingovernabilità pure. In quel contesto, proprio come ora, si colpì nel mucchio, e a ripetizione. Prima Piazza Fontana, poi il treno Italicus, poi Piazza Loggia. Questo sì che è colpire nel mucchio, chi si trova per caso lì in quel momento. E non erano certo attentati di stampo mafioso. C’è qualche similitudine da brivido, con quanto successo a Brindisi?

Se così fosse, sarebbe certamente peggio rispetto ad un attentato mafioso, ma sarebbe chiaro il movente: spostare l’opinione pubblica da certi eventi di tipo politico-economico e coalizzare il popolo italiano contro un “nemico” comune, come se gli italiano avessero dimenticato il male; un nemico del popolo, e dello Stato, quello stesso Stato che fino ad ora il popolo ha contestato. Proprio come per il rapido 904, che esplose a Vernio mentre il Parlamento approvava l’insieme di azioni finanziarie chiamato “Pacchetto Visentini”.

Viceversa, se è stata la mafia, qualcuno dovrebbe indicare il movente, a meno che la mafia non sia stata semplice manovalanza dei veri mandanti. Perché la mafia non fa nulla inutilmente, e qui il movente non c’è, non contano cose come l’impegno per la legalità di quella scuola: la lotta per la legalità la fanno diecimila scuole, e da decenni le mafie se ne disinteressano e continuano a fare affari.

Qualche che sia la verità, non è dato sapere. Ma c’è da scommetterci, che anni di indagini e di commissioni di inchiesta non porteranno a nulla, se non a qualcosa che sarà coperto da segreto di Stato. Sarà anche mafia, come provano a convincerci, ma probabilmente sarebbe meglio se gli italiani si facessero coraggio e, prima che sia troppo tardi, analizzassero lucidamente anche le altre ipotesi.

In conclusione, arriva strisciante il sospetto di una nuova strategia della tensione in tempi di austerity e di rigore. Pertanto, ancora una volta, viene voglia di recitare quel famoso passo di Pasolini che inizia con un “Io so…”.

 

Tratto da: altrenotizie.org

dom, maggio 20 2012 » News » No Comments

L’attivismo delle radio private anni ’70 su Rai Storia

Domani, sabato 19, alle ore 10.30, il canale Rai Storia rimanda in onda, per la rubrica Italia in 4D, il documentario "Onde anomale – Libertà di antenna e attivismo mediatico", catalogato "Anni 70" in questo nuovo spazio che Rai Storia dedica ai primi quattro decenni della nostra cronaca del dopoguerra. Sul sito Web del programma, trasmesso anche sul digitale televisivo terrestre, si può

Tratto da: Radiopassioni.it, a cura di Andrea Lawendel – Licenza Creative Commons

ven, maggio 18 2012 » Radio » No Comments

The Dark Shadows

di Sara Michelucci

Un vampiro catapultato negli anni Settanta, assetato di vendetta. Tim Burton lascia il Paese delle Meraviglie del suo ultimo Alice in Wonderland (2010), per cimentarsi con un nuovo personaggio della letteratura, questa volta molto più tenebroso. Dark Shadows, in cui ancora una volta il protagonista è l’attore feticcio Johnny Depp, parte dalla storia, che ha inizio nel 1760, di una famiglia aristocratica inglese, quando i coniugi Collins, insieme al loro unigenito Barnabas, partono per l’America, dove costruiscono la contea di Collinsport ed edificano una magione, Collinwood.

Barnabas cresce, e seppur istruito dai genitori con sani principi, diviene un ragazzo spavaldo e un vero playboy. Quest’ultima sua attitudine segna irrimediabilmente la sua esistenza, quando Barnabas seduce ed abbandona Angelique Brouchard, una domestica in servizio presso la sua magione, che essendo una strega, per vendetta inizia a distruggergli la vita, causando con la magia nera una sequela di disgrazie, come la morte dei genitori e il suicidio di Josette, fidanzata di Barnabas.

Da qui inizia il calvario del giovane, fino alla trasformazione in Vampiro e alla sepoltura da parte di Angelique. Una tumulazione che dura ben centonovantasei anni. Nel 1972, Barnabas viene liberato accidentalmente dalla sua tomba-prigione e tornato alla sua villa scopre che la sua proprietà è caduta in rovina. Avrà poi a che fare con i suo discendenti, una combriccola scalcinata fatta da personaggi decisamente curiosi. Bellissima la scena del risveglio di Barnabas: uscito dalla tomba la prima cosa che vede è una gigantesca M di Mc Donalds, che scambia con la M di Mefistofele. Il messaggio politico è decisamente chiaro e sicuramente ben riuscito.

La cosa efficace di questo film è la mescolanza: dei generi come dei personaggi, ognuno dei quali ha un ruolo ben preciso, come una ben delineata personalità, sempre molto spinta agli eccessi. Il sangue finto che cola ai lati della bocca di questo romantico vampiro è volutamente visibile, dato che si ammicca in maniera esplicita ai film del passato, ai b-movie anni Settanta o al gotico, senza però tralasciare l’uso dei più innovativi mezzi tecnologici che l’ultimo cinema digitale è in grado di consegnare nelle mani dell’autore e che ben si esalata nella scena di sesso tra Barnabas e la strega Angelique. Un turbine che porta alla distruzione di tutto ciò che sta intorno.

La musica, poi, è l’altro elemento dominante. Tanto che viene ‘ingaggiato’ addirittura Alice Cooper, il quale regala un lungo cameo nel film, ma non disdegna neppure la festa per il lancio del film, esibendosi in un duetto con Depp. Pezzi pop, icone anni Settanta, fantastico e horror trovano spazio in quest’ultimo lavoro di Burton, che probabilmente non è il suo miglior film, ma lascia comunque quel marchio di fabbrica che fa la differenza.

The Dark Shadows (Usa 2012)
Regia: Tim Burton
Sceneggiatura: Seth Grahame-Smith
Attori: Johnny Depp, Eva Green, Jackie Earle Haley, Bella Heathcote, Michelle Pfeiffer, Helena Bonham Carter, Chloe Moretz, Thomas McDonell, Gulliver McGrath, Jonny Lee Miller, Christopher Lee, Alice Cooper, Ray Shirley, Ivan Kaye, Susanna Cappellaro, Josephine Butler, William Hope, Harry Taylor, Shane Rimmer, Guy Flanagan
Fotografia: Bruno Delbonnel
Montaggio: Chris Lebenzon
Musiche: Danny Elfman
Produzione: Dan Curtis Productions, GK Films, Infinitum Nihil, Tim Burton Productions, Warner Bros. Pictures
Distribuzione: Warner Bros. Italia

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Tratto da: altrenotizie.org

gio, maggio 17 2012 » News » No Comments

Istat: gli italiani e i gay

di Rosa Ana De Santis

L’Istat, nella Giornata Mondiale contro l’omofobia, ha presentato alla Camera dei Deputati i propri numeri: sono circa un milione gli italiani che si dichiarano omosessuali o bisessuali. Uomini per lo più del nord e del Centro Italia. Un numero certamente approssimato per difetto, dal momento che tanti omosessuali non si dichiarano, visto il clima socioculturale imperante.

La famiglia è il luogo in cui è più difficile fare outing e il sistema normativo italiano, al confronto di molti altri Paesi europei, mostra tutte le sue anacronistiche lacune sull’argomento. Eppure il 43,9% degli italiani si dice d’accordo al matrimonio gay, e il 62% a una qualche altra forma di regolamentazione. E’ invece sull’adozione dei figli che gli italiani in maggioranza dicono di no.

La mancanza di riconoscimento giuridico, unita ai sempre più diffusi episodi di discriminazione, obbliga a ragionare concretamente e subito sulla necessità di approvare una legge contro l’omofobia. Rispetto infatti alla discriminazione normativa che subiscono tutte le coppie di fatto nel nostro Paese, gli omosessuali patiscono un doppio danno nel momento in cui, in un clima che racconta frequenti episodi di penalizzazione, se non di veri e propri maltrattamenti, non vengono tutelati da una legge contro l’omofobia.

La scusa che la politica affidata alla patologia omofobica dei vari Giovanardi ha sempre addotto per rifiutare la legge, è sempre stata quella di non volere che la norma assumesse intrinsecamente un dato di merito sull’orientamento sessuale come criterio di tutela specifica. Sarebbe proprio questa architettura a generare una prima discriminazione. Si adduce, in opposizione ad una normativa antidiscriminatoria, che tutti siamo cittadini, tutti siamo persone. Ma è una concezione astratta, che vede la giurisprudenza come “neutra”.

Perché se è vero che il ragionamento è giusto sul piano squisitamente teorico, è vero anche che la legge parla ai fatti e non con se stessa. E i fatti ci dicono, come è stato nella storia per il razzismo contro i neri o l’emancipazione delle donne, che c’è a volte bisogno, anche in forma transitorie, di misure speciali quando i reati hanno un’impronta forzatamente ideologica.

E’ questo lo strumento che una società moderna ed attenta ai diritti civili si da per opporre con più forza il rigore della legge nei casi in cui essa viene violata in assenza di causa che non sia la discriminazione ideologica. E’ così, proprio per sanzionare l’odio razziale, che il razzismo è diventato un aggravante, èd è così, per contrastare la discriminazione di genere, che quasi ovunque sono nate le quote rosa.

A fronte della fotografia ISTAT l’Arcigay muove al nostro Parlamento la richiesta di lavorare con urgenza su un fronte importante, da troppo tempo disatteso. Per ora il governo, attraverso il Dipartimento delle Pari Opportunità, ha annunciato un maggior impegno di sensibilizzazione a partire dai banchi di scuola. Un’opera nobile e senz’altro necessaria che non dovrebbe escludere però quanto può esser fatto subito e dall’alto perché non si ripetano episodi di maltrattamenti gravissimi in una città come Roma e non nell’ultimo lembo isolato del paese.

Soltanto ieri, nel 2010, le Mine Vaganti di Ozpetek, un film che racconta delle resistenze ataviche e dei pregiudizi sull’omosessualità era stato accolto con grande partecipazione emotiva dagli italiani come il ritratto più fedele di un certo modo di pensare che ancora, purtroppo, non si è estinto e come la poesia più sofferta per raccontare il danno dell’ignoranza e la paura della differenza. Una legge contro l’omofobia potrebbe contribuire certamente a diminuire lo spread tra intolleranza e civiltà.

 

 

Tratto da: altrenotizie.org

gio, maggio 17 2012 » News » No Comments