AFRICA/KENYA – I vescovi chiedono di ‘boicottare’ una campagna di vaccinazioni di massa se prima non viene testato il farmaco

Nairobi – I vescovi cattolici del Kenya hanno invitato i cittadini a ‘boicottare’ una campagna di vaccinazione antipolio di massa a meno che la sicurezza del vaccino non venga confermata attraverso test scientifici. L’inizio delle vaccinazioni nel Paese, promosse da Oms e Unicef, è previsto per il prossimo 1 agosto 2015. In vista del lancio della campagna, i vescovi hanno messo in discussione la sicurezza del vaccino, dicendo che il produttore non ha fornito le informazioni richieste e il governo ha ignorato la domanda di prove sulla validità dello stesso. L’allarme dei vescovi è scaturito in seguito ad un recente incidente che pare abbia causato la paralisi di 30 bambini che avevano ricevuto una iniezione di un farmaco anti malaria in un dispensario nel Kenya occidentale. Secondo i vescovi, il medicinale che si credeva chinina per casi avanzati, conteneva l’antidolorifico paracetamolo. Immediata la risposta del Ministero della Sanità kenyota che ha esortato tutti i sostenitori, in particolare i leader della Chiesa Cattolica, a continuare a sostenere la campagna. Sua Eccellenza mons. Philip Anyolo, vescovo della diocesi di Homa Bay e presidente della Conferenza episcopale del Kenya, ha riferito in una recente conferenza stampa tenuta a Nairobi: “non siamo in conflitto con il Ministero della Salute, ma abbiamo il dovere apostolico e morale di assicurare ai kenioti vaccini sicuri”. All’inizio dell’anno i vescovi avevano già avuto a che dire con il governo locale in seguito ad una campagna di vaccinazione neonatale di massa contro il tetano lamentando che fosse una velata forma di controllo della popolazione. Entrambe le istituzioni si sono poi accordate sulla sperimentazione di tutti i vaccini prima, durante e dopo la campagna. “Non vogliamo fare la guerra a nessuno”, ha detto il cardinale John Njue, vescovo di Nairobi, “desideriamo solo evitare che la nostra popolazione soffra per cause esterne”.
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ASIA/NEPAL – A distanza di mesi dal terremoto c’è ancora bisogno di tanti aiuti di prima necessità

Kathmandu – Nonostante la situazione umanitaria sia lievemente migliorata negli ultimi tre mesi, centinaia di migliaia di bambini hanno ancora bisogno di un riparo, cibo, acqua, assistenza medica, istruzione e protezione. Questi piccoli continuano a vivere in zone ad alto rischio di inondazioni e smottamenti del terreno. Dal primo terremoto, sono stati diagnosticati oltre 10 mila bambini affetti da denutrizione acuta, di questi oltre mille soffrono della forma grave. Centinaia ancora i piccoli privi di genitori o tutori, 900 mila le case danneggiate o distrutte insieme a 32 mila aule scolastiche. Attualmente quasi tre milioni di persone dipendono dagli aiuti umanitari, oltre un milione di minori. Gli interventi umanitari apportati finora dall’UNICEF sono rivolti a circa 330 mila famiglie, nelle quali vivono 450 mila bambini, dei 19 distretti più gravemente colpiti dal terremoto. A migliaia di famiglie che vivono in zone più remote sono stati forniti ulteriori aiuti come generi di prima necessità, tende, kit per l’igiene, generi alimentari terapeutici, vaccini e altri farmaci salvavita. Grazie agli aiuti, oltre 100 mila bambini hanno ripreso a frequentare la scuola, 650 mila persone hanno avuto l’acqua potabile in case e accampamenti, sono stati riabilitati centri di maternità in oltre 150 strutture sanitarie, e tratti in salvo donne e bambini che rischiavano di essere illegalmente portati fuori dal Paese.
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Problematiche ambientali dei siti di interesse nazionale: chiesta assegnazione di un affare in 13a Commissione

Mercoledì 29 7 2015

La Commissione Ambiente, mercoledì 29 luglio, ha convenuto di richiedere alla Presidenza del Senato l’assegnazione di un affare sulle problematiche ambientali dei siti di interesse nazionale e di un affare sulle problematiche dell’ex Cava di Tufo Monti sita in Maddaloni, in provincia di Caserta.

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Presidente dell’Istituto superiore di sanità: parere favorevole su nomina in 12a Commissione

Mercoledì 29 7 2015

La Commissione Sanità, mercoledì 29 luglio, ha approvato la proposta di parere favorevole sulla nomina di Gualtiero Ricciardi a Presidente dell’Istituto superiore di sanità (Atto del Governo n. 49).

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EUROPA/UCRAINA – Due religiosi assassinati in pochi giorni

Kiev – Suor Alevtina, del convento di Florovsky, Kiev, è stata trovata assassinata nel suo appartamento mercoledì 29 luglio, secondo quanto riferito dall’Unione delle Confraternite ortodosse dei Cristiani dell’Ucraina a Interfax-Religion.
“Sappiamo che – ha detto un portavoce – mancando l’acqua calda nel convento, la suora si era recata presso il suo appartamento in città per lavarsi e cambiarsi prima di sottoporsi ad un intervento chirurgico. Più tardi il nipote ne ha trovato il corpo con le mani legate e tracce di torture” .
La suora aveva 62 anni. Interfax non è riuscita ad avere altre informazione ufficiali sul caso da parte delle forze dell’ordine a Kiev.
Questo è il secondo omicidio in pochi giorni inflitto alla Chiesa Ortodossa Ucraina del Patriarcato di Mosca. Lo stesso mercoledì mattina, 29 luglio, un sacerdote di 40 anni della Chiesa di San Tatiana a Kiev, padre Roman Nikolayev, è morto per le ferite alla testa da arma da fuoco che aveva subito la settimana precedente.
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AMERICA/COLOMBIA – Nuova versione in spagnolo del Nuovo Testamento

Bogotà – I cattolici nei paesi di lingua spagnola possono contare adesso con una versione aggiornata del Nuovo Testamento, così è stato annunciato dal Consiglio Episcopale Latinoamericano , lunedì scorso a Bogotá.
In occasione della presentazione ufficiale della nuova edizione del Nuovo Testamento, lunedì scorso, che è stato tradotto da ebraico e aramaico in castigliano per esperti latinoamericani della Scuola Biblica del CELAM, Sua Ecc. Mons. Santiago Jaime Silva Retamales, vescovo castrense del Cile e direttore dei lavori ha detto: “La lingua è una cosa viva e le cose si dicono in modo diverso con il passare del tempo; Allo stesso modo, la scienza biblica cresce con gli studi. Questo cambiamento, sia del linguaggio e della conoscenza, deve essere tradotto al ritmo delle mutevoli necessità della Chiesa”.
Uno degli aspetti più importanti in questo lavoro sono le spiegazioni, con citazioni e commenti che danno un contributo fondamentale per l’opera di evangelizzazione che viene svolto nelle chiese.
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La censura de internet como forma de combate contra la discriminación

En Argentina, el 14 de julio pasado, la Cámara de Diputados propuso la llamada “Ley Nacional Contra la Discriminación” cuyo objetivo es garantizar el derecho humano a la igualdad. Para ello, se busca castigar toda forma de discriminación, con el fin de erradicarla.

A pesar de estas buenas intenciones, la iniciativa genera incentivos que inhiben la crítica e impiden el libre flujo de ideas en internet. Por lo mismo, los derechos humanos a la privacidad, la libertad de expresión y la libertad de opinión podrían verse fácilmente vulnerados.

Primero, porque la definición de discriminación es demasiado amplia. Se define como cualquier acción u omisión que a través de estereotipos, insultos, ridiculizaciones, humillaciones, descalificaciones o mensajes, “transmita o reproduzca dominación o desigualdad en las relaciones sociales” (artículo 5, b). Bajo esta definición, incluso la crítica podría ser un acto de discriminación.

En segundo lugar, uno de los puntos más preocupantes de la iniciativa es que niega el derecho a la presunción de inocencia, es decir, que todos somos inocentes hasta que se pruebe lo contrario. El artículo 15 establece un principio de culpabilidad cuando dice que “la carga de demostrar que el acto no es discriminatorio recaerá sobre quien lo haya realizado”.

Ambas disposiciones son aún más graves cuando se conjugan con el artículo 21, que promociona la no discriminación por internet. En virtud del mismo, los medios, revistas o periódicos que admiten contenidos y comentarios de los usuarios debe cumplir obligaciones como publicar términos y condiciones que indiquen que los usuarios pueden ser sujetos de sanciones civiles o penales por hacer comentarios discriminatorios; hacer pública una vía de comunicación para denuncias y solicitudes para remover contenidos; y adoptar “las medidas necesarias” para evitar la difusión de contenidos discriminatorios.

En la práctica, esto implicaría un monitoreo de contenido por empresas privadas, con estándares muy poco claros sobre lo que debe prevalecer y lo que no. El resultado sería una sobrecensura de contenidos por temor de las empresas a ser responsabilizadas, de forma contraria a lo sostenido sistemáticamente en los informes de las Relatorías Especiales sobre Libertad de Expresión. Además, para poder establecer sanciones adecuadas, los medios, revistas o periódicos tendrían que tener los datos completos de las personas que comentan en sus plataformas en línea. Esto vulnera el derecho al anonimato, reconocido en el Sistema Interamericano de Derechos Humanos.

Cualquier restricción a la expresión en internet debe seguir estándares de respeto a los derechos humanos, como los Principios de Manila. No deben existir restricciones a la difusión de contenidos sin una orden judicial que respete los criterios de necesidad y proporcionalidad de la medida. Además, se debe respetar el debido proceso, incluida la presunción de inocencia. Ninguno de dichos estándares está presente en la iniciativa de ley argentina.

Las definiciones laxas de igualdad han servido históricamente para limitar las expresiones. América Latina no es la excepción. Sin embargo, ambos principios deben equilibrarse para ser capaces de disfrutar de una internet abierta, libre y democrática. La lucha contra la discriminación no debe conducirse mediante la obstrucción de internet como medio de expresión, ni servir como herramienta de censura.

Tratto da derechosdigitales.org

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