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Alessandro Manzoni – Storia della colonna infame

27-ago-14

INTRODUZIONE

Ai giudici che, in Milano, nel 1630, condannarono a supplizi atrocissimi alcuni accusati d’aver propagata la peste con certi ritrovati sciocchi non men che orribili, parve d’aver fatto una cosa talmente degna di memoria, che, nella sentenza medesima, dopo aver decretata, in aggiunta de’ supplizi, la demolizion della casa d’uno di quegli sventurati, decretaron di più, che in quello spazio s’innalzasse una colonna, la quale dovesse chiamarsi infame, con un’iscrizione che tramandasse ai posteri la notizia dell’attentato e della pena. E in ciò non s’ingannarono: quel giudizio fu veramente memorabile.

In una parte dello scritto antecedente, l’autore aveva manifestata l’intenzione di pubblicarne la storia; ed è questa che presenta al pubblico, non senza vergogna, sapendo che da altri è stata supposta opera di vasta materia, se non altro, e di mole corrispondente. Ma se il ridicolo del disinganno deve cadere addosso a lui, gli sia permesso almeno di protestare che nell’errore non More…

Francesco Petrarca – Testamentum

27-ago-14

Sepe de eo mecum cogitans de quo nemo nimis, pauci satis cogitant, de novissimis scilicet ac de morte — que cogitatio neque superflua esse potest neque nimium festina, cum et mors omnibus certa sit et hora mortis incerta —, utile et honestum credo, antequam me morbus impediat vel mors ipsa, que propter varios et ambiguos rerum casus semper nobis impendet, propter vite brevitatem procul esse non potest, nunc Dei gratia dum corpore simul atque animo sanus sum, de me ipso ac de rebus meis testando disponere, quamvis ut verum fatear tam parve et tam pauce res sint mee, ut de iis quodammodo pudeat me testari; sed divitum atque inopum cure de rebus licet imparibus pares sunt.
Volo igitur hanc meam ultimam voluntatem ordinare et scriptis committere et propter quandam honestatem et ob id maxime, ne de huiusmodi reculis meis propter meam incuriositatem post meum obitum litigetur.
In primis animam meam peccatricem, sed divinam More…

Antonio Pucci – Proprietà di Mercato vecchio

27-ago-14

I’ ho vedute già dimolte piazze
per diverse città; ma de’ vicini
vo’ ragionar, lasciando l’altre razze.
Bella mi par quella de’ perogini,
di molte cose adorna per ragione,
e anche la fan bella i fiorentini;
ma dell’altre città non far menzione;
che, se ‘l ti bisognasse per tuo scampo,
trovar non vi potresti un testimone.
Quella di Siena, che si chiama il Campo,
par un catino, e di freddo di verno
vi si consuma e di state di vampo.
Ma queste e l’altre, se chiaro discerno,
niente son di frutte e di bellezza
e di ciò ch’alla gente dà governo
appetto a quella che mi dà vaghezza
di dirne in rima, perché in quella terra
nacqui dov’ella a tutti dà allegrezza,
cioè Firenze; e se ‘l parer non erra,
Mercato Vecchio nel mondo è alimento,
sì che d’ogni altra piazza il pregio serra.
Ond’io fermai il mio intendimento
di raccontarvi con parole preste
le propietà che nel Mercato sento.
E brievemente dico che son queste:
che quattro chiese ne’ suo quattro canti
e ‘n ogni canto More…

Ludovico Ariosto – Anima eletta, che nel mondo folle

27-ago-14

Anima eletta, che nel mondo folle
e pien d’error sì saggiamente quelle
candide membra belle
reggi, che ben l’alto disegno adempi
del Re degli elementi e de le stelle,
che sì leggiadramente ornar ti volle,
perch’ogni donna molle
e facile a piegar ne li vizi empi,
potessi aver da te lucidi essempi,
che, fra regal delizie in verd’etade,
a questo d’ogni mal seculo infetto
giunt’esser può d’un nodo saldo e stretto
con summa castità summa beltade;
da le sante contrade,
ove si vien per grazia e per virtute,
il tuo fedel salute
ti manda, il tuo fedel caro consorte,
che ti levò di braccia iniqua morte.
Iniqua a te, che quel tanto quieto,
iocondo e, al tuo parer, felice tanto
stato, in travaglio e in pianto
t’ha sotto sopra ed in miseria vòlto;
a me giusta e benigna, se non quanto
l’odirmi il suon di tue querele drieto
mi potria far men lieto,
s’ad ogni affetto rio non fusse tolto
salir qui dove è tutto il ben raccolto;
del qual sentendo tu di mille parti
l’una, già spento il More…

Ludovico Ariosto – Spirto gentil, che sei nel terzo giro

27-ago-14

Spirto gentil, che sei nel terzo giro
del ciel fra le beate anime asceso,
scarco dal mortal peso,
dove premio si rende a chi con fede
vivendo fu d’onesto amore acceso,
a me, che del tuo ben non già sospiro,
ma di me ch’ancor spiro,
poi che al dolor che ne la mente siede,
sopra ogn’altro crudel, non si concede
di metter fine all’angosciosa vita,
gli occhi che già mi fur benigni tanto
volgi alli miei, ch’al pianto
apron sì larga e sì continua uscìta;
vedi come mutati son da quelli
che ti solean parer già così belli.
La infinita inefabile bellezza
che sempre miri in ciel, non ti distorni
che gli occhi a me non torni,
a me, che già mirando, ti credesti
di spender ben tutte le notti e i giorni;
e se levarli alla superna altezza
ti leva ogni vaghezza
di quanto mai qua giù più caro avesti,
la pietà almen cortese mi ti presti
che ‘n terra unqua non fu da te lontana;
ed ora io n’ho da aver più chiaro segno,
quando More…