Sri Lanka, torna Rajapaksa?

di Michele Paris

Le elezioni del prossimo 17 agosto per il rinnovo del Parlamento dello Sri Lanka rischiano di presentare una sgradita sorpresa al governo in carica nell’isola dell’oceano Indiano e ai suoi sponsor in India e negli Stati Uniti. L’ex presidente Mahinda Rajapaksa, dato per finito dopo l’installazione alla guida del paese di un suo ex ministro lo scorso mese di gennaio, ha infatti annunciato la propria candidatura alla carica di primo ministro, contando sul consenso che ancora raccoglie tra la maggioranza cingalese di fede buddista.

Con uno schiaffo al presidente, Maithripala Sirisena, i leader del Partito per la Libertà dello Sri Lanka (SLFP) un paio di settimane fa avevano scelto Rajapaksa come candidato premier. La decisione aveva smentito clamorosamente la presa di posizione di Sirisena, il quale solo pochi giorni prima aveva dichiarato che avrebbe impedito la nomina a capo del governo del suo rivale e predecessore in caso di successo alle elezioni dell’SLFP.

Rajapaksa e Sirisena fanno parte dello stesso partito, ma il secondo si era prestato alle manovre di una sezione della classe dirigente dello Sri Lanka e delle rappresentanze diplomatiche di India e Stati Uniti per succedere al primo nella carica di presidente. L’occasione si era presentata sul finire del 2014, quando Rajapaksa aveva indetto le elezioni con due anni di anticipo per evitare un’emoraggia di consensi a causa dei suoi metodi di governo anti-democratici e della corruzione dilagante sotto il suo regime.

Il Partito Nazionale Unito (UNP) filo-americano e l’ex presidente dello Sri Lanka, Chandrika Kumaratunga, anch’essa appartenente all’SLFP, avevano allora promosso la candidatura di Sirisena, a sua volta dimessosi da ministro della Sanità nel governo del presidente Rajapaksa.

Cavalcando l’impopolarità di quest’ultimo, Sirisena era così riuscito a prevalere nel voto di gennaio. Rajapaksa aveva inizialmente cercato di delegittimare il risultato ma, avvertito più o meno apertamente da Washington e Delhi che la sua resistenza a farsi da parte avrebbe scatenato una rivolta appoggiata dai loro governi, aveva finito per riconoscere la sconfitta.

Le colpe di Rajapaksa agli occhi di India e Stati Uniti non erano tanto le tendenze autoritarie evidenziate durante gli anni al potere o i crimini commessi nella guerra contro le Tigri Tamil (LTTE), bensì l’instaurazione di rapporti molto stretti con la Cina. Soprattutto durante gli ultimi anni della presidenza Rajapaksa, Pechino ha concesso ingenti prestiti al governo cingalese per la realizzazione di infrastrutture, mentre in due occasioni sottomarini cinesi hanno attraccato nel porto di Colombo, suscitando le preoccupazioni di Washington e Delhi.

Il sostegno a Sirisena aveva perciò come obiettivo lo sganciamento dello Sri Lanka dalla Cina e l’allineamento di questo paese alle esigenze strategiche statunitensi e indiane. Appena eletto alla presidenza, Sirisena ha infatti ordinato la sospensione di molti progetti avviati da aziende cinesi e la revisione delle modalità di assegnazione degli appalti.

Episodi molto probabili di corruzione sono stati sfruttati politicamente sia per giustificare un allentamento delle relazioni con Pechino sia per perseguire penalmente Rajapaksa e il suo entourage, spesso fatto di membri della sua famiglia.

La stessa amministrazione Obama aveva manovrato con le Nazioni Unite per fare avanzare un’indagine sulla possibile violazione dei diritti umani nelle fasi finali della guerra contro le forze ribelli Tamil nel 2009, durante le quali furono uccisi 40 mila civili appartenenti a questa minoranza etnica.

La pubblicazione del rapporto dell’Alto Commissariato ONU per i Diritti Umani è stata rinviata alla fine di settembre e, con ogni probabilità, il documento verrà usato come arma per colpire Rajapaksa, soprattutto nel caso dovesse riuscire a diventare primo ministro.

L’ex presidente, in ogni caso, continua ad apparire in un comizio dopo l’altro e ad attaccare duramente l’attuale governo. Il suo ritorno sulla scena politica dello Sri Lanka è favorito dalle mancate promesse fatte in campagna elettorale da Sirisena, in particolare sul fronte economico e del miglioramento delle condizioni di vita di milioni di poveri e lavoratori.

Rajapaksa insiste anche sull’appello al nazionalismo cingalese, ricordando puntualmente la sconfitta inflitta dal suo governo ai “terroristi” Tamil. In maniera esplicita, inoltre, Rajapaksa promette un’inversione di rotta della politica estera del suo paese, così da tornare a guardare alla Cina, la quale aveva favorito una qualche crescita economica in Sri Lanka e, soprattutto, aveva arricchito molti tra politici e imprenditori nella cerchia dell’ex presidente.

Una vittoria nelle elezioni di agosto per Rajapaksa rappresenterebbe infine una vera e propria beffa per Sirisena e le forze che lo appoggiano. Dopo l’elezione di gennaio, infatti, il nuovo governo ha implementato la promessa elettorale di ridimensionare i poteri del presidente e rafforzare quelli assegnati al primo ministro.

Se in Sri Lanka non sono stati finora diffusi sondaggi attendibili sugli equilibri politici in vista del voto, svariati analisti citati dalla stampa internazionale prevedono una possibile sconfitta per Rajapaksa e l’SLFP, con l’UNP del primo ministro in carica, Ranil Wickremesinghe, in vantaggio e favorito per la formazione del prossimo governo.

Rajapaksa aveva tuttavia perso le elezioni presidenziali di gennaio con un margine piuttosto ridotto e sembra conservare un seguito consistente nel paese. Il suo ritorno al potere in Sri Lanka potrebbe essere però ostacolato dalle divisioni che continuano a caratterizzare il suo partito, lacerato tra l’ex presidente – e le sirene cinesi – e il suo successore sostenuto da India e Stati Uniti, i cui governi sono ben decisi a mantenere la propria influenza su questo paese strategico per il controllo delle rotte commerciali nell’Oceano Indiano.

Tratto da altrenotizie.orgTutti gli articoli sono sotto licenza Creative Commons, pertanto posso essere riportati a condizione di citare l’autore e la fonte.

(Visited 3 times, 1 visits today)

AFRICA/KENYA – I vescovi chiedono di ‘boicottare’ una campagna di vaccinazioni di massa se prima non viene testato il farmaco

Nairobi – I vescovi cattolici del Kenya hanno invitato i cittadini a ‘boicottare’ una campagna di vaccinazione antipolio di massa a meno che la sicurezza del vaccino non venga confermata attraverso test scientifici. L’inizio delle vaccinazioni nel Paese, promosse da Oms e Unicef, è previsto per il prossimo 1 agosto 2015. In vista del lancio della campagna, i vescovi hanno messo in discussione la sicurezza del vaccino, dicendo che il produttore non ha fornito le informazioni richieste e il governo ha ignorato la domanda di prove sulla validità dello stesso. L’allarme dei vescovi è scaturito in seguito ad un recente incidente che pare abbia causato la paralisi di 30 bambini che avevano ricevuto una iniezione di un farmaco anti malaria in un dispensario nel Kenya occidentale. Secondo i vescovi, il medicinale che si credeva chinina per casi avanzati, conteneva l’antidolorifico paracetamolo. Immediata la risposta del Ministero della Sanità kenyota che ha esortato tutti i sostenitori, in particolare i leader della Chiesa Cattolica, a continuare a sostenere la campagna. Sua Eccellenza mons. Philip Anyolo, vescovo della diocesi di Homa Bay e presidente della Conferenza episcopale del Kenya, ha riferito in una recente conferenza stampa tenuta a Nairobi: “non siamo in conflitto con il Ministero della Salute, ma abbiamo il dovere apostolico e morale di assicurare ai kenioti vaccini sicuri”. All’inizio dell’anno i vescovi avevano già avuto a che dire con il governo locale in seguito ad una campagna di vaccinazione neonatale di massa contro il tetano lamentando che fosse una velata forma di controllo della popolazione. Entrambe le istituzioni si sono poi accordate sulla sperimentazione di tutti i vaccini prima, durante e dopo la campagna. “Non vogliamo fare la guerra a nessuno”, ha detto il cardinale John Njue, vescovo di Nairobi, “desideriamo solo evitare che la nostra popolazione soffra per cause esterne”.
Tratto da: www.fides.org.
I contenuti del sito sono pubblicato sotto una Licenza Creative Commons Attribuzione 3.0 Italia (CC BY 3.0 IT).

(Visited 3 times, 1 visits today)

ASIA/NEPAL – A distanza di mesi dal terremoto c’è ancora bisogno di tanti aiuti di prima necessità

Kathmandu – Nonostante la situazione umanitaria sia lievemente migliorata negli ultimi tre mesi, centinaia di migliaia di bambini hanno ancora bisogno di un riparo, cibo, acqua, assistenza medica, istruzione e protezione. Questi piccoli continuano a vivere in zone ad alto rischio di inondazioni e smottamenti del terreno. Dal primo terremoto, sono stati diagnosticati oltre 10 mila bambini affetti da denutrizione acuta, di questi oltre mille soffrono della forma grave. Centinaia ancora i piccoli privi di genitori o tutori, 900 mila le case danneggiate o distrutte insieme a 32 mila aule scolastiche. Attualmente quasi tre milioni di persone dipendono dagli aiuti umanitari, oltre un milione di minori. Gli interventi umanitari apportati finora dall’UNICEF sono rivolti a circa 330 mila famiglie, nelle quali vivono 450 mila bambini, dei 19 distretti più gravemente colpiti dal terremoto. A migliaia di famiglie che vivono in zone più remote sono stati forniti ulteriori aiuti come generi di prima necessità, tende, kit per l’igiene, generi alimentari terapeutici, vaccini e altri farmaci salvavita. Grazie agli aiuti, oltre 100 mila bambini hanno ripreso a frequentare la scuola, 650 mila persone hanno avuto l’acqua potabile in case e accampamenti, sono stati riabilitati centri di maternità in oltre 150 strutture sanitarie, e tratti in salvo donne e bambini che rischiavano di essere illegalmente portati fuori dal Paese.
Tratto da: www.fides.org.
I contenuti del sito sono pubblicato sotto una Licenza Creative Commons Attribuzione 3.0 Italia (CC BY 3.0 IT).

(Visited 3 times, 1 visits today)

Problematiche ambientali dei siti di interesse nazionale: chiesta assegnazione di un affare in 13a Commissione

Mercoledì 29 7 2015

La Commissione Ambiente, mercoledì 29 luglio, ha convenuto di richiedere alla Presidenza del Senato l’assegnazione di un affare sulle problematiche ambientali dei siti di interesse nazionale e di un affare sulle problematiche dell’ex Cava di Tufo Monti sita in Maddaloni, in provincia di Caserta.

Tratto da www.senato.it.
L’utilizzo, la riproduzione, l’estrazione di copia, ovvero la distribuzione delle informazioni testuali e degli elementi multimediali disponibili sul sito del Senato è autorizzata esclusivamente nei limiti in cui la stessa avvenga nel rispetto dell’interesse pubblico all’informazione, per finalità non commerciali, garantendo l’integrità degli elementi riprodotti e mediante indicazione della fonte.

(Visited 8 times, 1 visits today)

Presidente dell’Istituto superiore di sanità: parere favorevole su nomina in 12a Commissione

Mercoledì 29 7 2015

La Commissione Sanità, mercoledì 29 luglio, ha approvato la proposta di parere favorevole sulla nomina di Gualtiero Ricciardi a Presidente dell’Istituto superiore di sanità (Atto del Governo n. 49).

Tratto da www.senato.it.
L’utilizzo, la riproduzione, l’estrazione di copia, ovvero la distribuzione delle informazioni testuali e degli elementi multimediali disponibili sul sito del Senato è autorizzata esclusivamente nei limiti in cui la stessa avvenga nel rispetto dell’interesse pubblico all’informazione, per finalità non commerciali, garantendo l’integrità degli elementi riprodotti e mediante indicazione della fonte.

(Visited 4 times, 1 visits today)

EUROPA/UCRAINA – Due religiosi assassinati in pochi giorni

Kiev – Suor Alevtina, del convento di Florovsky, Kiev, è stata trovata assassinata nel suo appartamento mercoledì 29 luglio, secondo quanto riferito dall’Unione delle Confraternite ortodosse dei Cristiani dell’Ucraina a Interfax-Religion.
“Sappiamo che – ha detto un portavoce – mancando l’acqua calda nel convento, la suora si era recata presso il suo appartamento in città per lavarsi e cambiarsi prima di sottoporsi ad un intervento chirurgico. Più tardi il nipote ne ha trovato il corpo con le mani legate e tracce di torture” .
La suora aveva 62 anni. Interfax non è riuscita ad avere altre informazione ufficiali sul caso da parte delle forze dell’ordine a Kiev.
Questo è il secondo omicidio in pochi giorni inflitto alla Chiesa Ortodossa Ucraina del Patriarcato di Mosca. Lo stesso mercoledì mattina, 29 luglio, un sacerdote di 40 anni della Chiesa di San Tatiana a Kiev, padre Roman Nikolayev, è morto per le ferite alla testa da arma da fuoco che aveva subito la settimana precedente.
Tratto da: www.fides.org.
I contenuti del sito sono pubblicato sotto una Licenza Creative Commons Attribuzione 3.0 Italia (CC BY 3.0 IT).

(Visited 3 times, 1 visits today)

AMERICA/COLOMBIA – Nuova versione in spagnolo del Nuovo Testamento

Bogotà – I cattolici nei paesi di lingua spagnola possono contare adesso con una versione aggiornata del Nuovo Testamento, così è stato annunciato dal Consiglio Episcopale Latinoamericano , lunedì scorso a Bogotá.
In occasione della presentazione ufficiale della nuova edizione del Nuovo Testamento, lunedì scorso, che è stato tradotto da ebraico e aramaico in castigliano per esperti latinoamericani della Scuola Biblica del CELAM, Sua Ecc. Mons. Santiago Jaime Silva Retamales, vescovo castrense del Cile e direttore dei lavori ha detto: “La lingua è una cosa viva e le cose si dicono in modo diverso con il passare del tempo; Allo stesso modo, la scienza biblica cresce con gli studi. Questo cambiamento, sia del linguaggio e della conoscenza, deve essere tradotto al ritmo delle mutevoli necessità della Chiesa”.
Uno degli aspetti più importanti in questo lavoro sono le spiegazioni, con citazioni e commenti che danno un contributo fondamentale per l’opera di evangelizzazione che viene svolto nelle chiese.
Tratto da: www.fides.org.
I contenuti del sito sono pubblicato sotto una Licenza Creative Commons Attribuzione 3.0 Italia (CC BY 3.0 IT).

(Visited 6 times, 1 visits today)

We are not Charlie and we will never be.