ASIA/PAKISTAN – La polizia salva dal linciaggio un cristiano accusato di blasfemia

Lahore – Nuovo caso di accusa di blasfemia a danno di un cristiano in Pakistan.
Come appreso da Fides, nella cittadina di Farooqabad, in Punjab, il giovane Awais Qamar, figlio di Saraj Masih, è stato denunciato quando i vicini lo hanno visto utilizzare un pezzo di tela come tappetino sul pavimento della sua casa. Presumibilmente sulla tela c’erano scritti dei versetti del Corano. I vicini hanno informato l’imam della moschea vicina che ha istigato la folla. I musulmani hanno preso con violenza Awais, sua moglie Rukhsanae, sua cognata Farhana, li hanno rasati a zero e hanno dipinto il loro volto di nero, portandoli in corteo per tutto il villaggio. Hanno poi iniziato a percuoterli e solo l’intervento della polizia di Sheikhupura ha evitato il linciaggio. Awais Qamar e sua moglie sono stati presi in consegna dalla polizia e tratti in salvo. La polizia ha anche arrestato l’imam locale che ha tentato di aizzare la folla contro gli agenti.
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ASIA/INDIA – Stop alla violenza contro le donne

Nagpur – Una marcia silenziosa e una veglia di preghiera per esprimere solidarietà alle Suore Missionarie Salesiane di Maria Immacolata e per chiedere giustizia: con questo spirito oltre 2000 persone si sono riunite nei pressi della Cattedrale di San Francesco a Nagpur, città nello stato indiano di Maharashtra, la sera di ieri, 1° luglio, a 15 giorni dall’aggressione a una religiosa. All’iniziativa ha preso parte anche l’Arcivescovo di Nagpur, Abraham Viruthakulangara che ha condannato fermamente l’aggressione alla suora 43enne avvenuta nella notte tra il 19 e il 20 giugno, all’ospedale maternità di Raipur.
L’Arcivescovo ha espresso profondo rammarico poichè “a 15 giorni dall’aggressione, le autorità non hanno ancora trovato i colpevoli che hanno commesso l’atroce crimine di attaccare l’integrità di una donna”. “Il Governo dovrebbe garantire la sicurezza e la protezione di tutti, specificamente dei più vulnerabili come bambini, donne e minoranze” ha rimarcato, protestando per “l’atteggiamento indifferente del governo, della polizia, della burocrazia”. “Chiediamo che sia fatta giustizia al più presto” ha proseguito.
Alla marcia hanno preso parte giovani, donne e bambini di varie comunità: indù, musulmani, sikh e cristiani di varie confessioni. “Noi cristiani siamo una comunità pacifica, siamo parte integrante di questa antica terra madre. Non è tollerabile che la nostra vita tranquilla sia disturbata da attacchi pianificati” ha concluso l’Arcivescovo.
Esponenti delle diverse comunità presenti hanno condiviso questi sentimenti e lanciato un appello al governo perché “faccia di più per tutelare i cittadini, in particolare i più deboli”. Tutti hanno ricordato che le donne in India subiscono molestie e discriminazioni e hanno chiesto di fermare la violenza contro le donne, avviando una raccolta di firme e accendendo ceri per esprimere solidarietà alle vittime di abusi e violenze.
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AFRICA/BURUNDI – Girano sempre più armi anche tra l’opposizione, situazione molto preoccupante

Bujumbura – “Il numero dei morti negli scontri di ieri è più alto di quello riferito dalle fonti ufficiali, che parlano di 6 morti” dicono all’Agenzia Fides fonti locali dal Bujumbura, la capitale del Burundi, dove ieri, 1° luglio, si sono verificati scontri tra la polizia e alcuni oppositori al Presidente Pierre Nkurunziza. “Sappiamo che ormai le armi sono in mano non solo alla milizia del Presidente ma anche agli oppositori, che reagiscono sparando quando la polizia tenta di effettuare delle perquisizioni nei loro quartieri” dicono le nostre fonti, che per motivi di sicurezza mantengono l’anonimato. “La situazione è quindi sempre più pericolosa. A Bujumbura girano armi come Kalishnikov e mitragliatrici. Purtroppo viviamo in una regione dove è facile procurarsi armi da guerra: pensiamo solo ai ribelli nell’est della Repubblica Democratica del Congo che dispongono di numerosi arsenali”.
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AFRICA/CAMERUN – Le inondazioni distruggono abitazioni e strutture, gli sfollati sono duemila

Douala – Una settimana di forti inondazioni, causate dalle pesanti piogge che si sono abbattute sulla capitale economica del Camerun, Douala, ha causato morte e distruzione tra le abitazioni e le strutture della città, oltre a fare sfollare duemila persone e danneggiarne altre 30 mila. La città è totalmente devastata. I pali della corrente elettrica sono caduti, manca l’energia, automobili e mezzi di trasporto sono rimasti abbandonati per le strade, rifiuti e altri detriti ricoprono le vie fangose. Nel sud-ovest del Camerun le piogge monsoniche tropicali e le successive inondazioni stanno diventando sempre più frequenti, ogni anno più letali e dannose.
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ASIA/TERRA SANTA – Posata la prima pietra del “Terra Sancta Museum”

GerusalemmeNel Convento francescano della Flagellazione, a Gerusalemme, è stata posata la prima pietra di quello che sarà il futuro “Terra Sancta Museum”, progetto originale sostenuto dalla Custodia di Terra Santa. Nelle informazioni fornite dai media della stessa Custodia, p. Eugenio Alliata OFM, direttore del museo, riferisce che la prima delle tre sezioni a essere ultimata sarà quella “multimediale”, studiata per offrire “una esperienza multimediale molto moderna ai visitatori e ai pellegrini che iniziano il loro cammino della via Dolorosa verso il Santo Sepolcro”.
Alla cerimonia per la posa della prima pietra, avvenuta nei giorni scorsi, ha partecipato anche il Custode di Terra Santa , P. Pierbattista Pizzaballa, il quale nel suo intervento ha sottolineato come il Terra Sancta Museum non dovrà essere “solo un posto dove mettere grandi quantità di oggetti, ma un Centro culturale vivo, con l’obiettivo di far conoscere a tutti i legami tra questa città e le tradizioni cristiane, locali ed internazionali, dai primi secoli fino ai nostri giorni”. .
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AFRICA/SUDAFRICA – “Si rischia una nuova Marikana se non si affrontano le cause della tragedia” dice “Giustizia e Pace”

Johannesburg – “Se i problemi strutturali non sono adeguatamente affrontati, rischiamo di avere presto un’altra Marikana, se continuano a perseguire un tipo di economia mineraria che mette il profitto prima delle persone” ha avvertito Sua Ecc. Mons. Abel Gabuza, Vescovo di Kimberley e Presidente della Commissione “Giustizia e Pace”, all’indomani della presentazione del rapporto della commissione d’inchiesta sui tragici fatti avvenuti nella miniera di platino di Marikana .
Dall’11 al 16 agosto 2012, durante uno sciopero dei minatori che chiedevano un aumento di stipendio, si verificarono gravi incidenti che portarono alla morte di 44 persone, al ferimento di altre 70 e all’arresto di circa 250. L’incidente più grave risale al 16 agosto 2012, quando la polizia è intervenuta sparando contro un assembramento di scioperanti armati con armi da taglio, uccidendo 34 persone. La Commissione ha accerto che 17 persone sono state colpite alle spalle mentre erano inseguite dalla polizia
I nostri cuori sono con i familiari che hanno perso i loro cari e lottano per avere conforto cercando un senso nelle conclusioni del rapporto su Marikana” ha aggiunto Mons. Gabuza. “Occorre curare l’intero Paese dalla cultura della violenza strutturale” ha concluso il Vescovo, facendo un implicito riferimento alle ultime violenze xenofobe che hanno scosso alcune importanti città sudafricane .
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AFRICA/EGITTO – La Chiesa copta dopo gli attentati jihadisti nel Sinai: siamo al fianco dei militari che combattono “le forze del male”

Il Cairo – Dopo la serie di attacchi compiuti ieri da gruppi jihadisti contro 18 postazioni dell’esercito nel Sinai settentrionale, la Chiesa copta ortodossa esprime vicinanza e supporto pieno alle forze armate egiziane, in un comunicato ufficiale in cui l’esercito è definito “pilastro della Nazione”. Nel testo del messaggio, pervenuto all’Agenzia Fides, i militari vengono appoggiati per la lotta da essi sostenuta “contro le forze del male che minacciano la sicurezza nella regione e nel mondo”, e si invoca Dio “affinchè salvi l’Egitto da ogni male”.
L’offensiva coordinata di attentati suicidi e attacchi contro le postazioni dell’esercito nella regione del Sinai settentrionale ha provocato la morte di decine di soldati. Secondo i dati forniti dal governo egiziano, negli attacchi sarebbero morti anche più di cento miliziani jihadisti, e la situazione nell’area sarebbe tornata sotto controllo. Da anni, nonostante le campagne repressive condotte dall’esercito, il Sinai del nord continua ad essere territorio di forte radicamento di gruppi jihadisti che adesso dichiarano la propria affiliazione allo Stato Islamico e hanno sempre mostrato particolare accanimento nei confronti della locale popolazione copta. Secondo fonti del Patriarcato, nel Sinai settentrionale risiedono almeno 400 famiglie copte, ma da tempo è iniziato il loro lento e costante esodo verso aree più sicure.
Anche nel Sinai le minacce dirette contro i cristiani sono aumentate dopo che il Patriarca copto ha sostenuto l’operazione con cui, ai primi di luglio 2013, forze armate hanno esautorato il Presidente islamista Mahmud Morsi. Il 6 luglio di quello stesso anno era stato ucciso a el-Arish il sacerdote Mina Abud, stretto collaboratore del Vescovo Kosman. Da allora la locale comunità copta è stata colpita da una lunga serie di omicidi e rapimenti con richiesta di riscatto, attribuibili in buona parte alla fazione jihadista Ansar Bayt al- Maqdis. A quello stesso gruppo si devono le minacce di morte rivolte a tutti i cristiani del Sinai, accusati di appoggiare il Presidente Abdel Fattah al-Sisi e di non pagare la “tassa di protezione” a sostegno dei combattenti jihadisti. Intanto, secondo indiscrezioni diffuse dai media locali, dopo l’attentato che è costato la vita al Procuratore generale egiziano Hisham Barakat, sono aumentate anche le misure di protezione intorno al Patriarca copto ortodosso Tawadros II.
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