Iran Closes Down Hardline Newspaper After Anti Nuclear Deal Coverage

Iranian media run the words "shut down" across a cover page of 9 Dey newspaper. Image publish for reuse on banifilm.ir.

Iranian media run the words “shut down” across a cover page of 9 Dey newspaper. Image publish for reuse on banifilm.ir.

Iran's Press Supervisory have closed down 9 Dey, a hardline newspaper that has published dissenting views to the nuclear deal signed between Iran and the P5+1 countries, signed in Vienna on July 13.

Iran shuts down hardline conservative weekly for criticising the nuclear deal pic.twitter.com/dMKJKKAcuK

— Mehrzad Kohanrouz (@MehrzadBBC) August 3, 2015

The closure comes some weeks after the Ministry of Culture and Islamic Guidance issued Iranian journalists with censorship guidelines on how to cover the deal. In a report for IranWire, Mansoureh Farahani described the directive as such:

In the directive, journalists are forbidden from publishing any articles that suggest rifts among “high-ranking authorities in Iran” — referring to President Rouhani’s administration and the Supreme Leader Ayatollah Khamenei and his closest allies. In addition, journalists have been told to not report on anything that “indoctrinates” the public into believing that the nuclear deal goes “against the nation, Islam, or revolutionary values and ideals;” they have also been instructed not to report anything that might “polarize society”.

The directive suggested that publications that defied the orders could face up to two months of closure. Reports suggest that other hardline newspapers such as Kayhan have also been given warnings.

#Iran media supervisory board suspends hardline weekly over #IranDeal criticism,gives warning to influential Kayhan daily&hardline website.

— Golnaz Esfandiari (@GEsfandiari) August 3, 2015

Iran's Press Supervisory board is composed of seven members, including the Iranian judiciary, the parliament, the Supreme Cultural Revolution Council, a seminary in Qom and the Ministries of Culture and Science. The board had previously banned 9 Dey in April 2014 for publishing what was deemed ‘slanderous’ articles against the president and the nuclear negotiations.

9 Dey is a radical right-wing publications in Iran, owned by Hamid Rasaei, a principalist cleric and member of parliament from Tehran.

9 Dey is the Persian date for December 30th, an anniversary that marks when pro-government supporters marched on the streets in 2009 in opposition to Green Movement protesters.

Written by Mahsa Alimardani
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EUROPA/SPAGNA – Premio alla solidarietà: Vescovi spagnoli a favore della candidatura di Las Patronas

Madrid – I Vescovi di Spagna hanno deciso di dare sostegno alla candidatura per il Premio Principessa delle Asturie 2015 al gruppo “Las Patronas” di Veracruz , un gruppo di 15 donne che ogni giorno, da 20 anni, lungo i binari del treno “La bestia” carico di migranti centroamericani clandestini, lanciano cibo e acqua ai viaggiatori che seguono il sogno americano .

I migranti, che possono arrivare a 500 in un solo treno, rischiano tutto perché il treno viene controllato da narcotraficanti, ma vogliono fuggire comunque dalla miseria”, ha riferito in una nota il direttore della commissione per le migrazioni della Conferenza Episcopale spagnola.

Il Vescovo della diocesi di Saltillo , Sua Ecc. Mons. José Raúl Vera López, è stato uno dei primi a chiedere un riconoscimento internazionale per questo gruppo di donne che gratuitamente lavorano a favore dei migranti. La settimana scorsa i Vescovi spagnoli hanno presentato una richiesta per sostenere la loro candidatura al famoso Premio spagnolo.
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AFRICA/SUD SUDAN – “Pace adesso” chiedono le donne cristiane marciando nelle vie di Juba

Juba -Un gruppo di cristiani ha marciato per le vie della capitale del Sud Sudan, Juba, per chiedere la fine immediata della guerra civile che dura da 19 mesi.
I dimostranti, in gran parte donne, mostravano cartelli con messaggi del tipo “odiamo la guerra”, “Sì alla pace”, “No alle tribù, siamo un solo popolo”. I partecipanti alla marcia, organizzata dal Sudan Council of Churches National Women Program, hanno chiesto anche la fine delle violenze nello Stato di Western Equatoria, nella cui capitale, Yambo, in scontri tra gli Azande e i Dinka sono morte decine di persone. I Dinka sono appoggiati dai militari dell’esercito regolare, il cui comandante ha ordinato di sparare a tutti coloro che resistono agli ordini dei militari.
La guerra civile scoppiata nel dicembre 2013 vede contrapposti le forze governative fedeli al Presidente Salva Kiir e gruppi ribelli aggregati attorno all’ex Vice Presidente Riek Machar.
Quest’ultimo ha accettato la demilitarizzazione della capitale federale, Juba, uno dei punti del piano di pace elaborato dall’IGAD . Il piano di pace prevede un periodo interinale durante il quale i due eserciti rivali saranno separati per poi essere unificati in un unico organismo.
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AMERICA/REPUBBLICA DOMINICANA – Migranti: I Vescovi chiedono una soluzione definitiva

Santo Domingo – La Commissione nazionale per la Pastorale dei Migranti della Conferenza Episcopale Dominicana ha chiesto di riprendere il dialogo con Haiti per mantenere buoni rapporti con il vicino e risolvere la crisi dell’immigrazione tra i due paesi.

Il dialogo deve essere condotto in un clima di trasparenza e di rispetto reciproco, esercitando la volontà politica dello Stato, al fine di progredire nel processo avviato con il Piano di Riorganizzazione Nazionale per Stranieri , e per risolvere eventuali difficoltà che potrebbero ostacolare i rapporti di coesistenza pacifica”, si legge nel comunicato pervenuto a Fides.

Nel comunicato, firmato dal Presidente della Commissione Pastorale Migranti, Sua Ecc. Mons. Diomedes Espinal, la Commissione ha sottolineato la necessità di riprendere il dialogo bilaterale “fondato sulla verità e la giustizia, e non su errori e bugie. E soprattutto, con la reale volontà politica dello Stato di cercare una soluzione definitiva per gli immigrati irregolari e i clandestini nati nella Repubblica Dominicana”.

Il comunicato conclude congratulandosi con le autorità dominicane per gli sforzi effettuati attraverso il piano di registrazione, che ha già permesso di regolare la situazione di 288.466 immigrati clandestini.

Il termine per la registrazione si è concluso lo scorso 17 giugno provocando critiche del governo haitiano, che ha denunciato nelle sedi internazionali la presunta espulsione degli haitiani, alcuni dei quali nati nella Repubblica Dominicana. .
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AFRICA/BURUNDI – Uccisione del generale Nshimirimana: scontro all’interno del potere o agguato dei ribelli?

Bujumbura -“A Bujumbura al momento la situazione è tranquilla” dicono all’Agenzia Fides fonti locali dalla capitale del Burundi, all’indomani dell’uccisione del generale Adolphe Nshimirimana, considerato il numero due del regime del Presidente Pierre Nkurunziza, rieletto per la terza volta il 21 luglio, in elezioni giudicate “né credibili, né libere né inclusive” dalla missione di osservatori dell’ONU.
Il generale Nshimirimana, ex capo dei servizi segreti, era il responsabile di tutti gli apparati di sicurezza ed era il capo della milizia del Presidente, che ha commesso assalti contro l’opposizione” ricordano le nostre fonti. La candidatura di Nkurunziza per un terzo mandato presidenziale è avvenuta in violazione della Costituzione ed ha aperto una grave crisi politica, con i media dell’opposizione chiusi delle autorità, un fallito golpe militare, il riapparire di gruppi armati dell’opposizione.
“In Burundi ci si interroga sui chi ha commesso l’omicidio. Alcuni sostengono che si sia trattato di uno scontro interno al potere, altri invece ritengono che siano stati i ribelli a colpire” dicono le fonti di Fides. “Le modalità dell’attentato lasciano comunque pensare che gli autori provengano da reparti dell’esercito. Gli attentatori hanno usato un pick up dell’esercito, oltre ad armi potenti. Inoltre hanno teso l’agguato nel centro di Bujumbura alle 8 del mattino. Quindi hanno dimostrato di potersi muovere liberamente per la capitale” concludono le nostre fonti.
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ASIA/PAKISTAN – Inondazioni e monsone continuano ad imperversare nel Paese causando ingenti danni tra la popolazione e le strutture

Islamabad – Forti inondazioni che stanno causando centinaia di migliaia di sfollati e tanti morti continuano a colpire da settimane il Pakistan. Il cattivo tempo imperversa in particolare nelle regioni montuose nel nord del Paese, dove molte località sono rimaste isolate. Nelle regioni di Jitral e Gilgit-Baltistán sono andati distrutti ponti e strade. Inondazioni sono state registrate anche lungo il fiume Indo, che scorre attraverso il Pakistan dall’Himalaya fino a sfociare nel Mare Arabico. Almeno 200 mila persone che vivevano sulle rive del fiume sono state evacuate. Secondo fonti ufficiali cinque distretti rimangono in allerta per l’eventuale straripamento dei fiumi. Attualmente sono coinvolte seicentomila persone e 812 villaggi si trovano letteralmente sotto l’acqua. E’ il bilancio dell’Autorità che si occupa della Gestione dei Disastri Nacionali . La NDMA ha annunciato, per le prossime 24 ore, temporali e precipitazioni moderate nei bacini dei grandi fiumi che passano attraverso quattro province. Ogni anno, piogge e monsoni lasciano gravi danni sulle strutture e tra gli abitanti del Paese sud asiatico. Le inondazioni più gravi della storia in Pakistan ci sono state nel 2010, in seguito ad un monsone di natura straordinaria che si andò ad aggiungere ad un disgelo estivo particolarmente abbondante e causò 2 mila morti e oltre 20 milioni di vittime.
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AMERICA/CILE – “L’aborto non è mai terapeutico”: offensiva della Chiesa cilena

Santiago del Cile – “Esortiamo tutte le autorità a tutelare ogni essere umano, in particolare i più deboli e indifesi, amare e rispettare alla stessa maniera madre e figlio”. E’ quanto si legge in un recente documento siglato dai vescovi della Conferenza episcopale cilena. Si tratta di un appello ai legislatori del Paese a promuovere leggi giuste e a non collaborare con una legge sull’aborto. In sintesi i vescovi enfatizzano che l’aborto non è mai terapeutico. “Noi sosteniamo che l’aborto non è di per sé un’azione terapeutica per salvare la vita di una madre in pericolo, anche quando la morte della persona concepita è una possibilità prevista, non voluta, non ricercata”, aggiungono i vescovi. “In caso di morte non desiderata della creatura nè causata da una pratica direttamente orientata a salvare la madre in situazione di rischio, non si può parlare di aborto”, si legge nel documento. Nel caso delle donne vittime di stupro, “non è umano lasciarle sole a vivere il dramma subito, come non è altrettanto umano privare della vita l’essere più indifeso e innocente, suo figlio”. La Chiesa Cattolica cilena ha rilevato la necessità di uno Stato e una società “attiva e presente” nel sostenere le madri e i loro figli.
Link correlati :La sintesi del Messaggio
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