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“Difendere cristiani ed ebrei? Dovere di ogni musulmano”. Ucoii contro lo Stato islamico

28-ago-14

Il rispetto e la protezione di cristiani ed ebrei e, in generale di tutte le popolazioni che vivono in un Paese o territorio governato dai musulmani è un dovere ineludibile di qualunque potere che si richiami all’Islam.”

Alessandro Manzoni – Storia della colonna infame

27-ago-14

INTRODUZIONE

Ai giudici che, in Milano, nel 1630, condannarono a supplizi atrocissimi alcuni accusati d’aver propagata la peste con certi ritrovati sciocchi non men che orribili, parve d’aver fatto una cosa talmente degna di memoria, che, nella sentenza medesima, dopo aver decretata, in aggiunta de’ supplizi, la demolizion della casa d’uno di quegli sventurati, decretaron di più, che in quello spazio s’innalzasse una colonna, la quale dovesse chiamarsi infame, con un’iscrizione che tramandasse ai posteri la notizia dell’attentato e della pena. E in ciò non s’ingannarono: quel giudizio fu veramente memorabile.

In una parte dello scritto antecedente, l’autore aveva manifestata l’intenzione di pubblicarne la storia; ed è questa che presenta al pubblico, non senza vergogna, sapendo che da altri è stata supposta opera di vasta materia, se non altro, e di mole corrispondente. Ma se il ridicolo del disinganno deve cadere addosso a lui, gli sia permesso almeno di protestare che nell’errore non More…

Francesco Petrarca – Testamentum

27-ago-14

Sepe de eo mecum cogitans de quo nemo nimis, pauci satis cogitant, de novissimis scilicet ac de morte — que cogitatio neque superflua esse potest neque nimium festina, cum et mors omnibus certa sit et hora mortis incerta —, utile et honestum credo, antequam me morbus impediat vel mors ipsa, que propter varios et ambiguos rerum casus semper nobis impendet, propter vite brevitatem procul esse non potest, nunc Dei gratia dum corpore simul atque animo sanus sum, de me ipso ac de rebus meis testando disponere, quamvis ut verum fatear tam parve et tam pauce res sint mee, ut de iis quodammodo pudeat me testari; sed divitum atque inopum cure de rebus licet imparibus pares sunt.
Volo igitur hanc meam ultimam voluntatem ordinare et scriptis committere et propter quandam honestatem et ob id maxime, ne de huiusmodi reculis meis propter meam incuriositatem post meum obitum litigetur.
In primis animam meam peccatricem, sed divinam More…

Antonio Pucci – Proprietà di Mercato vecchio

27-ago-14

I’ ho vedute già dimolte piazze
per diverse città; ma de’ vicini
vo’ ragionar, lasciando l’altre razze.
Bella mi par quella de’ perogini,
di molte cose adorna per ragione,
e anche la fan bella i fiorentini;
ma dell’altre città non far menzione;
che, se ‘l ti bisognasse per tuo scampo,
trovar non vi potresti un testimone.
Quella di Siena, che si chiama il Campo,
par un catino, e di freddo di verno
vi si consuma e di state di vampo.
Ma queste e l’altre, se chiaro discerno,
niente son di frutte e di bellezza
e di ciò ch’alla gente dà governo
appetto a quella che mi dà vaghezza
di dirne in rima, perché in quella terra
nacqui dov’ella a tutti dà allegrezza,
cioè Firenze; e se ‘l parer non erra,
Mercato Vecchio nel mondo è alimento,
sì che d’ogni altra piazza il pregio serra.
Ond’io fermai il mio intendimento
di raccontarvi con parole preste
le propietà che nel Mercato sento.
E brievemente dico che son queste:
che quattro chiese ne’ suo quattro canti
e ‘n ogni canto More…

Ludovico Ariosto – Anima eletta, che nel mondo folle

27-ago-14

Anima eletta, che nel mondo folle
e pien d’error sì saggiamente quelle
candide membra belle
reggi, che ben l’alto disegno adempi
del Re degli elementi e de le stelle,
che sì leggiadramente ornar ti volle,
perch’ogni donna molle
e facile a piegar ne li vizi empi,
potessi aver da te lucidi essempi,
che, fra regal delizie in verd’etade,
a questo d’ogni mal seculo infetto
giunt’esser può d’un nodo saldo e stretto
con summa castità summa beltade;
da le sante contrade,
ove si vien per grazia e per virtute,
il tuo fedel salute
ti manda, il tuo fedel caro consorte,
che ti levò di braccia iniqua morte.
Iniqua a te, che quel tanto quieto,
iocondo e, al tuo parer, felice tanto
stato, in travaglio e in pianto
t’ha sotto sopra ed in miseria vòlto;
a me giusta e benigna, se non quanto
l’odirmi il suon di tue querele drieto
mi potria far men lieto,
s’ad ogni affetto rio non fusse tolto
salir qui dove è tutto il ben raccolto;
del qual sentendo tu di mille parti
l’una, già spento il More…