Senato: Palazzo Madama aperto al pubblico per la Festa del Lavoro.

Venerdì 28 4 2017

Lunedì 1° maggio, Festa del Lavoro, e sabato 6 maggio, in occasione dell’iniziativa “Open House Roma”, il Senato della Repubblica apre le porte ai visitatori.
Ecco il quadro completo delle aperture dal 28 aprile al 6 maggio:

Venerdì 28 e sabato 29 aprile, lunedì 1° maggio e venerdì 5 maggio sarà possibile visitare Palazzo Madama e la mostra “Libri che hanno fatto l’Europa. Governo dell’economia e democrazia dal XV al XX secolo”, allestita in Sala Koch. La mostra è stata realizzata in occasione del 60° anniversario della firma dei Trattati di Roma e propone una selezione di 140 prime e rare edizioni, dal 1468 al 1950, di opere dei padri del pensiero economico, giuridico e politico europeo.
Le visite, gratuite e della durata di circa 40 minuti, sono curate da personale del Senato, che illustra i principali aspetti storici, artistici e istituzionali delle sale di rappresentanza e dei luoghi più suggestivi di Palazzo Madama. L’orario di accesso è dalle ore 10 alle ore 18 (ultimo ingresso alle ore 17.30). E’ necessario ritirare un biglietto di accesso presentandosi presso l’ingresso di Piazza Madama n. 11 il giorno stesso dell’apertura al pubblico, dalle ore 8.30 in poi. Ciascun visitatore potrà richiedere, fino a esaurimento, un massimo di quattro biglietti se adulto e un biglietto se minorenne, scegliendo un orario compreso tra le 10 e le 18, con intervalli di trenta minuti.
Lungo il percorso di visita, è possibile ammirare l’unico calco esistente a grandezza naturale del “Torso del Belvedere”. L’opera originale, attribuita allo scultore ateniese Apollonios e risalente al I secolo a.C., fa parte delle collezioni di scultura classica dei Musei Vaticani, ed è stata esposta in Senato, in via del tutto eccezionale, dal 18 al 26 marzo.

Sabato 6 maggio, in occasione di “Open House Roma”, sarà possibile visitare Palazzo Madama e Palazzo Giustiniani. I biglietti d’ingresso ai Palazzi sono gratuiti e potranno essere ritirati presso le portinerie, in Piazza Madama 11 e in Via della Dogana Vecchia 29, a partire dalle ore 8,30. Per Palazzo Giustiniani ciascun visitatore potrà richiedere, fino ad esaurimento, un massimo di due biglietti se adulto e un biglietto se minorenne, scegliendo un orario compreso tra le 10.00 e le 18.00, con intervalli di trenta minuti.

Tratto da www.senato.it.
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Tirocini al Parlamento Europeo per titolari di diplomi universitari – opzione giornalismo – Scade il 15 maggio 2017

Tirocini per titolari di diplomi universitari  (cosiddetti “tirocini Robert Schuman”) opzione giornalismo.

Requisiti: i candidati devono avere un’esperienza professionale comprovata da pubblicazioni, dall’iscrizione all’ordine dei giornalisti di uno Stato membro dell’Unione europea o dal completamento di una formazione giornalistica riconosciuta negli Stati membri dell’Unione europea o negli Stati candidati all’adesione.

 

I candidati a un tirocinio per titolari di diplomi universitari devono soddisfare le seguenti condizioni:

– essere cittadini di uno Stato membro dell’Unione europea o di un paese candidato all’adesione, fatto salvo il disposto dell’articolo 5, paragrafo 2, delle norme interne;

–  aver compiuto 18 anni alla data d’inizio del tirocinio;

–  avere una profonda conoscenza di una delle lingue ufficiali dell’Unione europea;

–  non aver usufruito di un tirocinio o di un impiego retribuito di più di quattro settimane consecutive a carico del bilancio dell’Unione europea.

 

La durata dei tirocini è di cinque mesi non prorogabili in nessun caso.

 

Periodi di tirocinio e termini per la ricezione degli atti di candidatura.

Periodo di iscrizione: Dal 15 marzo al 15 maggio a mezzanotte
Periodo di tirocinio: Dal 1° ottobre al 28/29 febbraio

 

Link: Qui

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19-21 maggio in Belgio Conferenza su Data e Investigative Journalism

La conferenza organizzata da Journalismfund.eu  è l’evento di networking più rilevante per i giornalisti che si interessano di dati e giornalismo investigativo in Europa.

 

La European Investigative Journalism & Dataharvest Conference si terrà a Mechelen, in Belgio dal 19 al 21 maggio.

 

Conference hashtag is #EIJC17

 

Ecco il programma: Qui

Ecco come iscriversi: Qui

 

Ecco i link alle precedenti edizioni:

 

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AFRICA/EGITTO – Fonti copte ortodosse: il Papa e il Patriarca potrebbero firmare una dichiarazione con riferimenti alla prassi dei ri-battesimi

Il Cairo – Il Vescovo copto ortodosso Raphael, Segretario del Santo Sinodo della Chiesa copta ortodossa, ha smentito e respinto come fuorvianti alcune indiscrezioni, circolate sui media egiziani alla vigilia della visita di Papa Francesco in Egitto, riguardanti la questione controversa dei cosiddetti “ri-battesimi” amministrati a nuovi fedeli provenienti da altre confessioni cristiane. In un comunicato, diffuso a nome del Santo Sinodo della Chiesa Copta ortodossa, Anba Raphael ha rigettato “le dicerie circolate sui media, redatte senza aver letto la dichiarazione ufficiale che sarà firmata durante la visita del Papa riguardo al battesimo”. Per mettere a tacere le illazioni fuorvianti circolate su media egiziani, la segreteria del Santo Sinodo copto ortodosso ha reso noto sul suo account facebook il passaggio riferito alla questione dei ri-battesimi contenuto in una dichiarazione comune che il Patriarca copto ortodosso Tawadros II e il Vescovo di Roma potrebbero sottoscrivere, in occasione della visita papale in Egitto. In tale passaggio, senza senza parlare di accordi, si fa accenno al cammino intrapreso dalle Chiese per porre fine alla prassi di ribattezzare i fedeli che passano da una Chiesa all’altra. “In obbedienza allo Spirito Santo, che santifica la Chiesa, la custodisce attraverso i tempi e la guida per giungere all’unità perfetta, per la quale Ctristo ha pregato” – si legge nel brano del testo, diffuso da Anba Raphael nella versione predisposta in arabo, e pervenuto all’Agenzia Fides, “oggi Noi, Papa Francesco e Papa Tawadros II, per rallegrare il cuore del nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo, ed anche i cuori dei nostri figli nella fede, ci sforziamo con diligenza a cuore sincero a non ripetere il sacramento del battesimo, praticato nelle nostre chiese, a favore della persona chi intende unirsi all’altra Chiesa, secondo l’insegnamento della Sacra Scrittura e la dottrina dei tre Concili ecumenici di Nicea, di Costantinopoli e di Efeso. Imploriamo Dio Padre” continua il brano riportato da Anba Raphael “di guidarci nei tempi e nei modi voluti dallo Spirito Santo per arrivare fino all’unione perfetta del corpo mistico di Cristo”.
La controversa prassi di alcune Chiese d’Oriente che ri-battezzano i nuovi fedeli provenienti da altre realtà ecclesiali costituisce un elemento di oggettiva sofferenza nelle relazioni ecumeniche, e un ostacolo sul cammino verso il ripristino della piena comunione sacramentale tra quelle Chiese e la Chiesa cattolica. .
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AMERICA/ECUADOR – Un Vescovo missionario alla guida della Conferenza Episcopale

Quito – La Conferenza Episcopale Ecuadoriana ha eletto come suo nuovo Presidente il comboniano Mons. Eugenio Arellano Fernández, M.C.C.I., Vescovo del Vicariato Apostolico di Esmeraldas. Succede a Mons. Fausto Trávez Trávez, attuale Arcivescovo di Quito.
La CEE è riunita in Assemblea plenaria presso il Centro di Formazione Sociale Bethania, a Quito.
L’incontro, iniziato il 26 aprile, prevede per oggi 28 aprile, la presentazione dei membri della nuova Presidenza, vale a dire: S.E. Mons. Arellano, Presidente, S.E. Mons. Luis Cabrera, OFM, Arcivescovo di Guayaquil, Vice presidente e S.E. Mons. René Coba, Vescovo Castrense come Segretario Generale. Inoltre p. Mauro Cuevas è Segretario aggiunto della CEE.
La nota inviata a Fides da una fonte locale riporta il grande risalto dato attraverso le reti sociali, alla scelta di un Vescovo missionario alla guida della Chiesa in Ecuador. Spagnolo di nascita, missionario comboniano, Mons. Eugenio Arellano Fernández è stato eletto alla guida del Vicariato Apostolico di Esmeraldas il 1 giugno 1995. E’ stato sempre un missionario che ha difeso i giovani e la famiglia , ha avuto un ruolo importante anche nell’organizzazione sociale nella zona, al punto di partecipare a qualche manifestazione pacifica e di essere segnalato dallo stesso Presidente dell’Ecuador, Rafael Correa.

Tratto da: www.fides.org.
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Elezioni francesi e immigrazione

di Tania Careddu

Nel voto conquistato da Marine Le Pen emerge come oltre alla mancata realizzzione dell’Unione Europea, molti francesi sembrano imputare all’immigrazione la crisi economica e sociale che ha investito la Francia. Malgrado l’immigrazione non sia un fenomeno nuovo in Francia e la sua storia migratoria (e non solo) lo confermi, la politicizzazione della questione è relativamente recente.

Più precisamente nasce negli anni ottanta, quando la ricerca di un’identità nazionale – concetto del tutto assente fino ad allora nella politica francese – si è materializzata nell’opinione pubblica, definendo l’immigrazione come una minaccia di fronte alla crisi petrolifera che avrebbe portato la Francia sull’orlo del declino. Successivamente, negli anni novanta, ha raggiunto le forze politiche con la stessa veste di cui si agghinda oggi: la crisi dell’integrazione, pur avendo, la Francia, un trend migratorio sostanzialmente stabile negli ultimi trent’anni.

Parte della pressione sentita dalla società francese, dunque, non è dovuta ai flussi migratori, considerato che i dati relativi, riportati nel “Paper Immigrazione, Europa ed elezioni francesi” redatto dall’Ismu, non sono del tutto sufficienti a delineare un quadro del contesto migratorio come da loro percepito. Gli immigrati incidono in maniera esigua all’aumento della popolazione francese, per il 20 per cento contro l’86 per cento in Spagna.

E però, in un quadro europeo dove la Brexit ha definito l’immigrazione come un problema da risolvere, le elezioni in Austria hanno decretato vincitore il FPO, e quelle in Olanda hanno applaudito al discorso anti-immigrazione di Wilders, la Francia perde la memoria e risponde con i punteggi molto alti a favore di Marine Le Pen. Che, sul tema, fa sapere che occorre rendere impossibile la regolarizzazione degli immigrati regolari; porre un limite – diecimila – al numero di migranti accettati ogni anno; semplificare le procedure di espulsione; ostacolare il ricongiungimento familiare e l’acquisizione della nazionalità francese attraverso il matrimonio; abolire lo ius soli e la doppia nazionalità.

Ma “dare indietro la Francia ai francesi”, come vorrebbe il Front National, è una contraddizione in termini, perché molti sono i cittadini francesi con un background migratorio e perché equivale ad annullare la storia migratoria della Francia che, come scrive la sociologa Dominique Schnapper, “è un paese di immigrazione che ignora di esserlo”.

La Francia ha come pietra miliare nell’ordinamento legale, il concetto di laicitè nell’accezione liberale, così come propone Emmanuel Macron quando si riferisce all’integrazione: le richieste di asilo verranno valutate entro sei mesi; i rifugiati saranno protetti e i migranti economici ricondotti nei loro paesi d’origine per prevenire l’immigrazione irregolare; la padronanza della lingua francese sarà un prerequisito per ottenere la cittadinanza mentre i programmi scolastici e universitari includeranno moduli sulle differenti religioni e sui valori repubblicani. Sono anche queste due visioni alternative che si conteranno nelle urne in occasione del ballottaggio.

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ASIA/INDONESIA – Un gesuita: “In Indonesia non è ancora il momento per un leader nazionale cristiano”

Giacarta – “In Indonesia non è ancora giunto il momento per vedere un cristiano come leader politico a livello nazionale, che sia presidente, vicepresidente o governatore di Giacarta. Bisogna avere pazienza e guardare la storia”: lo dice all’Agenzia Fides il gesuita p. Franz Magnis-Suseno, docente universitario e noto analista della società e della politica in Indonesia, commentando la mancata elezione del cristiano Basuki Tjahaja Purnama come governatore di Giacarta, battuto dal musulmano Anies Baswedan. La campagna elettorale è stata caratterizzata dall’emergere di movimenti musulmani radicali che hanno rifiutato l’elezione del governatore cristiano, strumentalizzando la religione ai fini politici.
“Gli Stati Uniti ci hanno messo 160 anni prima che un cattolico potesse diventare presidente e in quel momento vi furono reazioni non positive da parte di alcuni partiti protestanti: e siamo in America! Vogliamo dimenticare forse le reazioni al primo presidente di colore, Obama? O le vivaci proteste di molti tedeschi quando il presidente tedesco Horst Koehler, dieci anni fa, osò parlare di ‘islam tedesco’?”, osserva il gesuita tedesco, che si è stabilito in Indonesia nel 1961 e diventato cittadino indonesiano nel 1977.
Notando il disappunto dei cristiani di Giacarta, il gesuita incalza: “Perché bisognerebbe chiedere che un paese con l’88% di musulmani debba preferire un governatore cristiano a Giacarta, tantopiù un arrogante cristiano-cinese?”.
“E’ un fattore psicologico – afferma Magnis-Suseno, a capo dell’Istituto di filosofia Driyarkara a Jakarta – che non si può chiedere alla popolazione di superare con facilità. Sarebbe meglio non spingere su questo tasto, per evitare che risorgano conflitti settari, sull’onda dell’emozione religiosa. Quello di cui Giacarta ha bisogno è un leader musulmano pluralista e sostenitore della Pancasilia, che operi per il bene della Repubblica dell’Indonesia. Un leader cristiano potrebbe diventare suo assistente, ma evitando posizioni di primo piano”.
Padre Magnis-Suseno ammette che “Ahok è molto capace ma denota alcune debolezze che lo rendono inadatto a diventare un politico di primo livello: non sa padroneggiare il suo linguaggio”, ha detto il sacerdote, ricordando che Ahok ha usato parole dure verso i suoi critici. In primis, secondo il gesuita, “Ahok dovrebbe sapere che un cristiano-cinese non dovrebbe parlare del Corano. Se non avesse citato la sura Al-Maidah, è probabile che sarebbe stato anche rieletto”.
“Inoltre è un personaggio piuttosto arrogante. E dal punto di vista cristiano, si è comportato in modo brutale verso i poveri. La metà di coloro che ha sfrattato sono stati semplicemente messi in mezzo alla strada senza trovare una ricollocazione. Io lo stesso l’ho criticato due volte, ma non nell’ultimo anno, per evitare che le mie parole fossero strumentalizzate in campagna elettorale. Ahok non è sostenuto da molti attivisti sociali”, rileva p. Magnis.
Secondo il gesuita “Ahok non è riuscito a espandere la sua base di consenso. Un anno fa, prima della controversia sulla blasfemia, circa il 75% dei cittadini lo considerava un buon politico, ma meno del 50% ne ha poi approvato l’opera come governatore, e solo il 42% lo ha votato nel primo e secondo turno delle elezioni di Giacarta”.
In Indonesia, nella scelta fra un candidato musulmano e un candidato cristiano, conclude p. Magnis-Suseno “i comuni cittadini musulmani comunque voterebbero un musulmano, a meno che non sia un personaggio proprio impresentabile”, anche senza le pressioni dell’Islamic Defenders Front.
Tratto da: www.fides.org.
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We are not Charlie and we will never be.