Martedì 17 Ottobre 2017 – 899ª Seduta pubblica : Comunicato di seduta

Seduta Antimeridiana
Ora inizio: 11:00

L’Assemblea avrebbe dovuto discutere mozioni sull’applicazione della direttiva Bolkestein. Dopo che per tre volte è mancato il numero legale nella votazione del processo verbale, la Presidenza ha comunicato la presentazione, dal parte del Governo, del decreto-legge n. 148, recante misure urgenti in materia finanziaria e, apprezzate le circostanze, ha tolto la seduta.

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Seduta n. 871 Lunedì 16

– Discussione della mozione

Alberti ed altri n. 1-01707 concernente iniziative di

competenza in merito alla nomina del Governatore della

Banca d’Italia (Discussione sulle linee

generali).

– Discussione del disegno di legge: Delega al Governo per

la revisione e il riordino della normativa relativa alle

concessioni demaniali marittime, lacuali e fluviali ad uso

turistico-ricreativo (A.C. 4302-A); e delle abbinate

proposte di legge: Pizzolante ed altri; De Micheli e

Epifani; Abrignani ed altri; Nastri (A.C.

2142-2388-2431-3492) (Discussione sulle linee generali;

repliche; annunzio di una questione

pregiudiziale).

– Discussione della mozione Martelli ed altri n. 1-01716

concernente iniziative per prevenire e contrastare la

violenza contro le donne (Discussione sulle linee

generali; intervento del Governo).

– Discussione della proposta di legge: S. 968 –

D’iniziativa dei senatori: Pagliari ed altri: Norme in

materia di domini collettivi (Approvata dal

Senato) (A.C. 4522) (Discussione sulle linee

generali; repliche).

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Esame delle mozioni sulla nomina del Governatore della Banca d’Italia

Oggi in Aula la discussione delle mozioni Alberti ed altri n. 1-01707, Busin ed altri n. 1-01726 e Paglia ed altri n. 1-01728 concernenti iniziative di competenza in merito alla nomina del Governatore della Banca d’Italia.

A seguire l’esame della proposta di legge: Disposizioni in materia di criteri per l’esecuzione di procedure di demolizione di manufatti abusivi (Approvata dal Senato, modificata dalla Camera e nuovamente modificata dal Senato) (C. 1994-B); l’esame del testo unificato delle proposte di legge: Disposizioni concernenti la coltivazione e la somministrazione della cannabis a uso medico (C. 76-A/R e abb.); l’esame del disegno di legge Delega al Governo per il recepimento delle direttive europee e l’attuazione di altri atti dell’Unione europea – Legge di delegazione europea 2016-2017 (Approvato dal Senato) (C. 4620) e e della Relazione consuntiva sulla partecipazione dell’Italia all’Unione europea (Anno 2016) (Doc. LXXXVII, n. 5).

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Il Presidente Grasso riceve il Presidente della Repubblica di Georgia

Lunedì 16 10 2017

Il Presidente del Senato, Pietro Grasso, ha ricevuto oggi a Palazzo Giustiniani il Presidente della Repubblica di Georgia, Giorgi Margvelashvili, in visita ufficiale nel nostro Paese.

Al centro del colloquio, le relazioni di amicizia e di cooperazione politica ed economica fra i due Paesi, il percorso di riforma costituzionale della Georgia e l’auspicio per un ulteriore incremento delle relazioni interparlamentari.

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L’Austria va a destra

di Michele Paris

I risultati non ancora definitivi delle elezioni federali anticipate in Austria di domenica scorsa sono stati giudicati universalmente come il segnale del drastico spostamento a destra del baricentro politico nel paese alpino. Anche qui come in altri paesi europei nei mesi scorsi, un partito xenofobo di estrema destra – il Partito della Libertà (FPÖ) – ha fatto segnare una netta impennata nei consensi, tanto da assicurarsi molto probabilmente l’ingresso nel nuovo governo di Vienna.

Il vero vincitore è stato però il giovanissimo ministro degli Esteri uscente, Sebastian Kurz, diventato leader del Partito Popolare Austriaco (ÖVP) nel mese di maggio grazie a una sorta di golpe interno messo in atto nel tentativo di risollevarne le sorti. Kurz aveva subito impresso una svolta autoritaria al suo partito e la campagna elettorale appena terminata è stata condotta coerentemente con queste premesse.

L’ÖVP ha in sostanza fatto proprie le posizioni anti-immigrati della destra estrema, combinando la promozione dell’immagine di Kurz con l’auto-celebrazione di quest’ultimo per essere stato il presunto responsabile della chiusura della “rotta balcanica” che i rifugiati provenienti principalmente dal Medio Oriente prediligevano per raggiungere l’Europa.

La strategia di Kurz è stata in definitiva quella di togliere il suo partito dalla decennale e sempre più paralizzata “grande coalizione” di governo con i socialdemocratici (SPÖ) per forzare elezioni anticipate, in modo da fermare l’emorragia di voti verso la destra xenofoba attraverso l’illusione del lancio di un nuovo e più moderno progetto politico conservatore.

L’ÖVP di Kurz ha così recuperato lo svantaggio che, a detta dei sondaggi, fino a pochi mesi fa vedeva il principale partito di centro-destra austriaco dietro FPÖ e SPÖ. Il Partito Popolare si è alla fine imposto come prima forza nel paese con quasi il 32%, pari cioè a un incremento dei consensi di circa l’8% rispetto alle elezioni del 2013. I socialdemocratici e l’estrema destra si sono attestati rispettivamente al 27% e al 26%, ma il secondo posto sarà deciso dal conteggio dei voti postali che verrà ultimato nei prossimi giorni.

Al di là degli equilibri definitivi, appare quasi scontato che il prossimo governo di Vienna sarà formato da una coalizione tra l’ÖVP di Kurz e l’FPÖ, il cui leader, Heinz-Christian Strache, è stato a lungo un militante attivo nei circoli neo-nazisti austriaci.

Il risultato del voto di domenica è ad ogni modo frutto di un clima di intolleranza nei confronti dei migranti che tutti i partiti, compreso quello socialdemocratico, hanno contribuito a creare per eludere le questioni economiche e sociali più pressanti che interessano oggi l’Austria come gli altri paesi europei.

Se l’SPÖ ha alla fine relativamente tenuto, ottenendo un risultato più o meno simile a quello della precedente tornata elettorale, il voto anticipato ne ha comunque decretato la marginalità e la quasi certa estromissione dal prossimo governo. I due partiti che hanno dominato la scena politica austriaca dal dopoguerra a oggi avevano infatti già annunciato da tempo che non avrebbero più proseguito l’esperienza della “grande coalizione”.

Sotto la leadership del cancelliere uscente, Christian Kern, il Partito Socialdemocratico aveva anch’esso adottato in buona parte la retorica della destra austriaca, tanto che i suoi vertici avevano mostrato la propria disponibilità a entrare in un’ipotetica alleanza di governo con l’FPÖ, assieme al quale, peraltro, dal 2015 l’SPÖ è alla guida dello stato orientale del Burgenland.

I socialdemocratici sono stati inoltre penalizzati da uno scandalo esploso al termine di una campagna elettorale tra le più accese della storia austriaca. Un consulente che l’SPÖ aveva assunto durante l’estate era stato arrestato in Israele per un caso di corruzione ed era poi emerso che quest’ultimo aveva aperto una serie di anonimi profili Facebook nei quali diffondeva false notizie sul leader conservatore Kurz con l’intento di dipingerlo come anti-semita.

Il virtuale abbandono di qualsiasi politica progressista da parte del centro-sinistra austriaco e l’adeguamento a un clima politico dominato dai temi promossi dall’estrema destra, oltre a portare con ogni probabilità al governo a Vienna un partito neo-nazista in un paese annesso dalla Germania hitleriana nel 1938, ha pesato anche sul risultato delle formazioni minori. I Verdi, a cui apparteneva l’attuale presidente Alexander Van der Bellen, hanno subito ad esempio un autentico tracollo e non saranno nemmeno rappresentati nel prossimo parlamento perché non in grado di raggiungere la soglia di sbarramento del 4% prevista dalla legge elettorale austriaca.

Il prossimo esecutivo potrebbe quindi avere un orientamento marcatamente xenofobo e anti-immigrati, sull’esempio dei governi di paesi come Polonia, Ungheria e Slovacchia, a cui il premier in pectore Sebastian Kurz ha infatti detto più volte di volersi ispirare. Il populismo di destra che caratterizzerà il nuovo governo di Vienna servirà poi a disorientare gli elettori per implementare una politica economica non esattamente a beneficio delle classi più disagiate.

Secondo l’economista Stephan Schulmeister, già consigliere dell’ex premier dell’ÖVP Wolfgang Schüssel, il partito di Kurz e l’estrema destra dell’FPÖ “vogliono entrambi ridurre le tasse sul reddito e sugli stipendi”, in un modo tale però che eventuali misure in questo senso “favoriranno la metà più ricca della popolazione”. In un’intervista al britannico Guardian, lo stesso Schulmeister ha aggiunto che provvedimenti di questo genere priverebbero il welfare austriaco di una cifra compresa tra i 10 e i 14 miliardi di euro.

Una delle questioni su cui Kurz e l’estrema destra di Strache potrebbero divergere è invece quella dell’Europa. Il leader dell’ÖVP continua infatti a mantenere ufficialmente una posizione filo-europeista, mentre l’FPÖ non ha alcuna simpatia per l’Unione. Lo stesso Kurz, durante la campagna elettorale e nei dibattiti in diretta televisiva, aveva spesso puntato il dito contro Strache per il suo anti-europeismo, accusandolo di volere “distruggere l’UE”.

La relativa moderazione del prossimo primo ministro austriaco sembra essere comunque di poco conforto per i vertici europei, i quali temono un aggravarsi delle forze centrifughe dopo il recente voto in Germania che ha premiato ugualmente l’estrema destra e le forze “centriste” animate da un crescente scetticismo nei confronti di Bruxelles.

Un commento al voto austriaco pubblicato lunedì dal Financial Times ha a questo proposito sollevato preoccupazioni anche per le posizioni di Kurz, il cui programma è sì ispirato a un certo europeismo ma, allo stesso tempo, chiede “riforme istituzionali per l’UE” e “respinge molte delle proposte per rafforzare l’integrazione avanzate dal presidente francese Macron”, prediligendo al contrario “il ritorno di molti poteri ai governi nazionali”.

In generale, la deriva verso destra del quadro politico austriaco, accelerata dal voto di domenica, rientra in un processo comune praticamente a tutta l’Europa. Se non esiste un reale consenso diffuso per l’intolleranza e la xenofobia, i movimenti che fanno leva su questi istinti per favorire la creazione di forme di governo sempre più autoritarie trovano terreno fertile grazie al discredito dei partiti tradizionali, incapaci di offrire una soluzione progressista alla crisi economica e sociale che continua a condizionare la vita di decine di milioni di persone in tutto il continente.

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Developing a dengue forecast model using machine learning: A case study in China

by Pi Guo, Tao Liu, Qin Zhang, Li Wang, Jianpeng Xiao, Qingying Zhang, Ganfeng Luo, Zhihao Li, Jianfeng He, Yonghui Zhang, Wenjun Ma

Background

In China, dengue remains an important public health issue with expanded areas and increased incidence recently. Accurate and timely forecasts of dengue incidence in China are still lacking. We aimed to use the state-of-the-art machine learning algorithms to develop an accurate predictive model of dengue.

Methodology/Principal findings

Weekly dengue cases, Baidu search queries and climate factors (mean temperature, relative humidity and rainfall) during 2011–2014 in Guangdong were gathered. A dengue search index was constructed for developing the predictive models in combination with climate factors. The observed year and week were also included in the models to control for the long-term trend and seasonality. Several machine learning algorithms, including the support vector regression (SVR) algorithm, step-down linear regression model, gradient boosted regression tree algorithm (GBM), negative binomial regression model (NBM), least absolute shrinkage and selection operator (LASSO) linear regression model and generalized additive model (GAM), were used as candidate models to predict dengue incidence. Performance and goodness of fit of the models were assessed using the root-mean-square error (RMSE) and R-squared measures. The residuals of the models were examined using the autocorrelation and partial autocorrelation function analyses to check the validity of the models. The models were further validated using dengue surveillance data from five other provinces. The epidemics during the last 12 weeks and the peak of the 2014 large outbreak were accurately forecasted by the SVR model selected by a cross-validation technique. Moreover, the SVR model had the consistently smallest prediction error rates for tracking the dynamics of dengue and forecasting the outbreaks in other areas in China.

Conclusion and significance

The proposed SVR model achieved a superior performance in comparison with other forecasting techniques assessed in this study. The findings can help the government and community respond early to dengue epidemics.

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Substantial population structure of <i>Plasmodium vivax</i> in Thailand facilitates identification of the sources of residual transmission

by Veerayuth Kittichai, Cristian Koepfli, Wang Nguitragool, Jetsumon Sattabongkot, Liwang Cui

Background

Plasmodium vivax transmission in Thailand has been substantially reduced over the past 10 years, yet it remains highly endemic along international borders. Understanding the genetic relationship of residual parasite populations can help track the origins of the parasites that are reintroduced into malaria-free regions within the country.

Methodology/Results

A total of 127 P. vivax isolates were genotyped from two western provinces (Tak and Kanchanaburi) and one eastern province (Ubon Ratchathani) of Thailand using 10 microsatellite markers. Genetic diversity was high, but recent clonal expansion was detected in all three provinces. Substantial population structure and genetic differentiation of parasites among provinces suggest limited gene flow among these sites. There was no haplotype sharing among the three sites, and a reduced panel of four microsatellite markers was sufficient to assign the parasites to their provincial origins.

Conclusion/Significance

Significant parasite genetic differentiation between provinces shows successful interruption of parasite spread within Thailand, but high diversity along international borders implies a substantial parasite population size in these regions. The provincial origin of P. vivax cases can be reliably determined by genotyping four microsatellite markers, which should be useful for monitoring parasite reintroduction after malaria elimination.

Tratto da: www.plos.org.
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We are not Charlie and we will never be.