Il compleanno della Regina Elisabetta: domani compie 88 anni

Le celebrazioni per l’88esimo compleanno della regina d’Inghilterra sono iniziate, ma i veri festeggiamenti saranno quelli del Trooping the Colour di sabato 14 giugno

La Regina Elisabetta, recentemente ospite di Giorgio Napolitano a Roma e di Papa Francesco in Vaticano, compirà domani, lunedì 21 aprile, 88 anni. L’immagine scattata dal noto fotografo David Bailey che la ritrae sorridente, in uno splendido bianco e nero, ha già fatto il giro del mondo, ben oltre i confini del Commonwealth sul quale governa dal 2 giugno 1953.

Il compleanno sarà domani, ma le celebrazioni sono già iniziate quest’oggi a mezzogiorno con i 41 spari di Hyde Park, i 21 colpi del Windsor Great Park e i 62 spari della Torre di Londra.

Come tutti i sovrani del Regno Unito, la grande celebrazione del compleanno della regina Elisabetta avverrà il secondo sabato di giugno: il 14 giugno, infatti, si terrà la Trooping the Colour, la parata militare effettuata da reggimenti del Commonwealth e del British Army.

Il compleanno della Regina Elisabetta: oggi compie 87 anni, festa con la famiglia

Oggi la sovrana inglese, la Regina Elisabetta II, compie 87 anni. Una ricorrenza che però non sarà festeggiati con il popolo, ma in famiglia. Lo ha fatto sapere una portavoce di Buckingham Palace. Nel centro di Londra, risuoneranno i colpi di cannone per festeggiare l’evento: 41 ad Hyde Park, 61 alla Torre di Londra. In realtà, la regina britannica ne ha due di compleanni: quello di oggi, che corrisponde alla sua data di nascita, e quello ufficiale che si celebra a giugno con una cerimonia chiamata “Trooping the Colour”.In realtà, la regina britannica ne ha due di compleanni: quello di oggi, che corrisponde alla sua data di nascita, e quello ufficiale che si celebra a giugno con una cerimonia chiamata “Trooping the Colour”.

Elisabetta, nata nel 1926, è da 60 anni sul trono del Regno Unito. Tornando al compleanno ufficiale dei giugno (il secondo sabato del mese o, in caso di brutto tempo, il terzo): nello spiazzo della Horse Guard Parade, davanti al St. James Park e accanto a Downing Street, dove risiede il primo ministro britannico, si terrà la sfilata della bandiera, chiamata anche Official Queen’s birthday parade (la parata del compleanno ufficiale della regina).

Tradizione vuole che questa ricorrenza si festeggi ormai da 250 anni. La Regina passa in rassegna le Guardie, truppe che inizialmente difendevano proprio il sovrano. I soldati sfilano in alta uniforme e scortano la bandiera. La Bbc trasmette in diretta l’evento, che vede sempre moltissimi turisti impegnati a fotografare il tutto. La necessità di decidere a tavolino un giorno in cui festeggiare il compleanno del re deriva dal brutto tempo che c’è nel nord dell’Europa per quasi metà dell’anno. Un re può nascere in un qualunque giorno dell’anno, ma non è molto spettacolare festeggiarlo durante una piovosa giornate di novembre, con le bandiere che pendono afflosciate dalle aste.

Elisabetta II venne formalmente incoronata il 2 giugno 1953. In realtà, era divenuta regina già l’anno precedente, alla morte del padre. L’anno passato, il giubileo di diamante, per i 60 anni di regno. sono stati particolarmente sontuosi, con celebrazioni storiche.

Oggi compie 87 anni

Foto | © Getty Images

Il compleanno della Regina Elisabetta: domani compie 88 anni é stato pubblicato su Polisblog.it alle 19:27 di domenica 20 aprile 2014. Leggete le condizioni di utilizzo del feed.




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Salario minimo garantito: Svizzera al voto

La Confederazione Elvetica alle urne il 18 maggio per un referendum dall’esito tutt’altro che scontato

Il prossimo 18 maggio la Svizzera tornerà al voto, con un altro referendum dopo quello dello scorso 9 febbraio sulla restrizione dell’immigrazione. Gli elettori elvetici saranno chiamati alle urne per stabilire il salario minimo a 3290 euro al mese, ovverosia la paga sotto la quale i datori svizzeri non potranno scendere. Che sarà la più alta del mondo.

L’iniziativa – lanciata dai sindacati e appoggiata dai partiti della sinistra- è stata resa possibile grazie alle 100mila firme raccolte nei 26 cantoni. La proposta prevede un salario minimo di 22 franchi svizzeri all’ora, pari a 18 euro, per tutti i settori e in tutto il territorio della Svizzera.

Due gli obiettivi: 1) frenare il ribasso dei salari, 2) ridurre le disparità di genere. Per i sostenitori del salario minimo ci sono troppi lavoratori con una paga oraria inferiore ai 22 franchi svizzeri l’ora che non possono condurre una vita dignitosa. L’afflusso di lavoratori da paesi confinanti come Italia, Francia e Germania sta abbassando i livello salariale svizzero ed è stato uno dei principali motivi del successo del fronte del sì nel recente referendum sull’immigrazione.

Per il fronte del Sì comunque quella del prossimo 18 maggio sarà una battaglia dall’esito tutt’altro che scontato: contrari non ci sono solamente i partiti di centro e di destra e le imprese, ma anche i Verdi liberali.

Il salario minimo è stato recentemente introdotto anche in Germania. Attualmente sono sei i Paesi Ue ancora privi di questo istituto: Danimarca, Svezia, Finalndia, Austria, Cipro e Italia.

In un referendum dello scorso autunno, gli svizzeri avevano bocciato la proposta che prevedeva che il salario di un dirigente non potesse superare più di dodici volte quello minimo di un dipendente della stessa impresa.

Swiss Vote For Tighter Immigration Laws

Via | Lettera 43

Foto © Getty Images

Salario minimo garantito: Svizzera al voto é stato pubblicato su Polisblog.it alle 18:45 di domenica 20 aprile 2014. Leggete le condizioni di utilizzo del feed.




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Renzi: “Via il segreto sulle stragi”

Presto desecretati i documenti sulle stragi degli anni ’70 e ’80. E il premier promette una burocrazia e un fisco più snelli

I documenti sulle stragi che hanno segnato il nostro Paese verranno desecretati. Ad annunciarlo è il premier Matteo Renzi in un’intervista concessa a Claudio Tito e pubblicata su Repubblica di quest’oggi:

Venerdi al Cisr (il Comitato per la sicurezza nazionale, ndr) accogliendo un suggerimento del sottosegretario Minniti e dell’ambasciatore Massolo, responsabile del Dis, abbiamo deciso di desecretare gli atti delle principale vicende che hanno colpito il nostro Paese e trasferirli all’Archivio di Stato. Per essere chiari: tutti i documenti delle stragi di Piazza Fontana, dell’Italicum o della bomba di Bologna. Lo faremo nelle prossime settimane. Vogliamo cambiare verso in senso profondo e radicale.

La notizia è stata prontamente ribattuta dalle agenzie di stampa e potrebbe essere uno dei più importanti tasselli della politica “rottamatrice” di Renzi. La desecretazione dei documenti sulle stragi rappresenterebbe una discontinuità con il passato e con uno degli elementi imprescindibili della Prima e della Seconda Repubblica, vale a dire la morale andreottiana secondo la quale “i panni sporchi si lavano in famiglia”.

A 45 anni dalla strage di Piazza Fontana, a 34 da quella di Bologna gli atti, fino ad oggi coperti dal segreto di Stato, andranno all’Archivio di Stato.

Nel corso dell’intervista Renzi ha parlato di Beppe Grillo che proprio ieri lo ha attaccato pesantemente su Twitter e che ha criticato il decreto Irpef approvato venerdì scorso:

È divertente come un tempo. Fino a una settimana fa mi accusava di essere il governo della banche e oggi le sue dichiarazioni sono andate a braccetto con quelle dell’Abi. Fino a una settimana fa mi accusava di aver fatto inciuci con Berlusconi e oggi ripete le cose che dice Forza Italia. Lui urla, noi ragioniamo. Lui punta sulla rabbia, noi sulla speranza.

Ma uno dei nuclei forti dell’intervista è il piano per la sburocratizzazione del Paese. L’idea di Renzi è di mandare “a casa di 32 milioni di italiani un modulo precompilato” in modo che sia possibile fare in modo semplice la dichiarazione dei redditi. L’altro passo sarà l’introduzione dell’identità digitale dei cittadini per snellirre i rapporti con la Pubblica Amministrazione:

Entro un anno daremo una “identità digitale” a tutti. Per capirci: daremo un pin a ogni italiano e userà quel codice per entrare in tutti gli uffici della pubblica amministrazione restando a casa. Tutti gli enti avranno un unico riferimento. Gli italiani non dovranno più fare file al comune o in circoscrizione o in un ministero per risolvere questioni banali. Cerco di spiegarmi con una metafora. È come se oggi funzionasse così: ciascuna amministrazione parla una lingua diversa e il cittadino deve pagare i costi di traduzione. Noi costringeremo tutti a parlare con una lingua sola.

E sulla durata della legislatura? Renzi sfodera il suo incrollabile ottimismo: avanti fino al 2018. Con buona pace di Silvio Berlusconi.

German-Italian Government Consultations

Via | Repubblica

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Renzi: “Via il segreto sulle stragi” é stato pubblicato su Polisblog.it alle 15:24 di domenica 20 aprile 2014. Leggete le condizioni di utilizzo del feed.




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Privacy: cresce la ‘resistenza’ contro i Google Glass (e altre segnalazioni)

Google-glass- Privacy: cresce la ‘resistenza’ contro i Google Glass

- Google ammette: analizziamo le mail allo scopo di inviare pubblicità mirata

- Facebook, nuova app per trovare gli amici nei paraggi

- Quale social genera più engagement?

- L’editoria tedesca all’attacco di Google: “Da Mountain View quasi un’estorsione”

- La Guida ai Diritti Umani di Internet

- “RENZI UCCIDE I GIORNALI”: la prima pagina di protesta per i quotidiani

- Pubblicità. L’immagine delle donne. Smascherare i pregiudizi. Qual è la strada giusta?

- 12 milioni di italiani visitano i social network mentre guardano la tv

- Libro Bianco sul Servizio Pubblico Rai

- Intelligenza connettiva giovanile

- Tutti i vincitori del premio Pulitzer

- “Facebook chiude Whatsapp”, com’è andata

- Grande festa per i 18 anni di Affaritaliani.it

- Twitter compra Gnip per la pubblicità

- La pubblicità mette in discussione il modello Google

- Giornalismo di trincea cantato dalla band dei Tedranura di Carlentini

 

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Papa Francesco, messa di Pasqua nel nome della pace

A San Pietro, davanti a 150mila fedeli, il Sommo Pontefice ricorda i conflitti di Ucraina e Siria, l’ebola In Africa, i migranti e i cristiani perseguitati

Papa Francesco ha celebrato la messa di Pasqua al cospetto di 150mila fedeli e nel suo messaggio da piazza San Pietro è andato oltre i tradizionali appelli alla pace e al sostegno ai popoli in sofferenza, come quelli ucraino e siriano, ma ha fatto riferimento a tutte le gravi situazioni di disagio, dai migranti che solcano il mediterraneo alla ricerca di un mondo migliore a quelle dei cristiani perseguitati:

in ogni situazione umana, segnata dalla fragilità, dal peccato e dalla morte, la Buona Notizia non è soltanto una parola, ma è una testimonianza di amore gratuito e fedele: è uscire da sé per andare incontro all’altro, è stare vicino a chi è ferito dalla vita, è condividere con chi manca del necessario, è rimanere accanto a chi è malato o vecchio o escluso.

Coerentemente con la strada intrapresa dal suo pontificato, papa Bergoglio ha sottolineato l’importanza di stare accanto agli ultimi, di

sconfiggere la piaga della fame, aggravata dai conflitti e dagli immensi sprechi di cui spesso siamo complici.

Francesco ha parlato anche dei malti di ebola in Guinea, Sierra Leone e Liberia, aggiungendo successivamente:

Ti domandiamo di confortare le vittime delle violenze fratricide in Iraq e di sostenere le speranze suscitate dalla ripresa dei negoziati tra Israeliani e Palestinesi. Ti imploriamo che venga posta fine agli scontri nella Repubblica Centroafricana e che si fermino gli efferati attentati terroristici in alcune zone della Nigeria e le violenze in Sud Sudan. Ti chiediamo che gli animi si volgano alla riconciliazione e alla concordia fraterna in Venezuela.

Uno dei momenti più toccanti è stato quello dedicato ai flussi migratori che proprio in queste ultime settimane hanno ripreso vigore nelle acque del Mediterraneo:

Conforta coloro che hanno lasciato le proprie terre per migrare in luoghi dove poter sperare in un futuro migliore, vivere la propria vita con dignità e, non di rado, professare liberamente la propria fede.

Al termine delle messa e prima di salire sulla loggia della basilica vaticana per il messaggio Urbi et Orbi, Papa Francesco ha compiuto un giro della piazza a bordo della “papamobile” per salutare i fedeli.

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Via | Vatican Insider

Foto © Getty Images

Papa Francesco, messa di Pasqua nel nome della pace é stato pubblicato su Polisblog.it alle 13:07 di domenica 20 aprile 2014. Leggete le condizioni di utilizzo del feed.




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Caos Gas Teramo, i riallacci alle 10.00 e a lista dei prossimi

Caos Gas Teramo, i riallacci alle 10.00 e a lista dei prossimi TERAMO - Come confermato questa mattina dai Responsabili dell'Ente gestore, le operazioni di ieri nel Centro Storico del Capoluogo, sono andate un po' a rilento, a causa del "mercato del sabato" nelle vie del centro e della pioggia pomeridiana e serale. Oggi, pertanto, sarà completata la riattivazione di tali utenze e già sono in atto, dalle prime ore di questa mattina, analoghe attività nel territorio di Torricella Sicura. Di seguito i pasti somministrati nell'intera giornata di ieri: Teramo: 800 a pranzo; 250 a cena Torricella Sicura: 150 a pranzo; 200 a cena. Se le operazioni procederanno come da programma, nella giornata odierna saranno state rialimentate 23 (50%)delle 46 zone territoriali interessate al ripristino dell'erogazione gas. EMERGENZA GAS Aggiornamento 20.04.2014 h 10.00 ZONE DA RIATTIVARE DATA PREVISTA FASCIA ORARIA NOTE Data effettiva riattivazione VIA TRIPOTI CAMPO SCUOLA 19/04/14 07:30-13:00 X 19/04/14 VIA GAMMARANA - VIA DEL TIRO A SEGNO 19/04/14 07:30-13:00 X... leggi tutto l'articolo

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Grillo su Twitter: “Renzie #FiglioDiTroika”

Ennesimo attacco del leader del Movimento 5 Stelle al premier. Nel nuovo hashtag l’accusa di essere schiavo dei diktat dell’Unione Europea

La campagna elettorale non conosce tregua pasquale e alla vigilia di questo giorno di festa Beppe Grillo, leader del Movimento 5 Stelle, non ha fatto mancare il suo “biglietto d’auguri” a Matteo Renzi. Un messaggio pubblico “recapitato” via Twitter al premier, appena due parole: “Renzie #FiglioDiTroika”. Gli insulti diretti dal comico genovese all’ex sindaco di Firenze non erano mancati nemmeno in autunno, dopo la vittoria alle primarie Pd, ma da quando Renzi si è insediato a Palazzo Chigi è diventato il nemico numero uno. E a poco più di un mese dalle elezioni europee la tensione sale e i toni anche. Dall’“ebetino” si è passati al figlio di Gelli ma a Beppe Grillo non basta. C’è una rimonta da guidare a suon di strilli e di toni sempre più elevati. E allora ecco Renzie (con la “e”) che diventa, con tanto di hashtag, “figlio di troika” ovverosia legato a doppio filo alle politiche europeiste che sono il cavallo di battaglia della campagna elettorale di Grillo.

Naturalmente Grillo gioca sull’assonanza, ancora una volta elegante. Lui con “quarant’anni di carriera” non riesce ad andare oltre al lazzo da scuola media inferiore. Ma questo è il livello dell’attuale dibattito politico che lui ha contribuito a costruire.

Nel tweet è linkato un post del suo blog, firmato da M5S Senato nel quale i senatori pentastellati attaccano Matteo Renzi sull’alleanza a scopo elettorale fra Renzi e l’Europa:

Prendiamo i famosi 80 euro al mese, ad esempio: non sono altro che il cavallo di Troia con cui Renzi vuole entrare in Europa per poi aprire i confini italiani all’austerity della Troika.

Secondo i senatori gli 80 euro sono “un’illusione” e nel loro post pre-pasquale parlano anche della scure sulle detrazioni “denunciata solo dal M5S”. Per i pentastellati i tagli lineari “smantelleranno ulteriormente lo stato sociale” e

presto gli italiani sperimenteranno sulla loro pelle le bugie di Renzi, perché saranno chiamati a pagare con nuove manovre correttive la campagna elettorale del PD. Lui questo lo sa benissimo, e come dicevamo all’inizio lo sa ancor meglio l’Europa. E allora perché lo spalleggia, anziché denunciarlo subito? Semplice: teme il consenso elettorale del Movimento 5 Stelle.

Con tanti auguri di buona Pasqua.

ITALY-POLITICS-GOVERNMENT

Via | Beppe Grillo

Foto © Getty Images

Grillo su Twitter: “Renzie #FiglioDiTroika” é stato pubblicato su Polisblog.it alle 12:21 di domenica 20 aprile 2014. Leggete le condizioni di utilizzo del feed.




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Ucraina, sparatoria a Slaviansk: 4 morti

ore 15:29 - Il sindaco filorusso autoproclamato di Slaviansk, roccaforte dei separatisti dell’est dell’Ucraina, ha imposto il coprifuoco da mezzanotte alle sei, dopo un scontro armato che ha provocato almeno due morti. Viaceslav Ponomarev ha chiesto anche l’intervento di forze russe per il mantenimento della pace.

Aggiornamento domenica 20 aprile, ore 09:02 Quattro persone sono morte in una sparatoria a un posto di blocco eretto da militanti filorussi vicino a Slaviansk, città dell’Ucraina orientale controllata dai filorussi. Lo afferma un responsabile locale, precisando che tre delle vittime sono filorussi e l’altro è uno degli assalitori.Nella giornata di ieri, a Slaviansk era stata segnalata la presenza di uomini armati con il volto coperto, per garantire la sicurezza del nuovo sindaco indipendentista e del comune occupato da separatisti che intendono proseguire la protesta fino alla convocazione di un referendum per una maggiore autonomia.

Ucraina, firmato un accordo con Usa, Ue e Russia: “Stop all’uso di violenza”

Aggiornamento giovedì 17 aprile, ore 23:05 - Il Presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha commentato l’intesa raggiunta oggi a Ginevra e ha detto:

“L’opzione militare in Ucraina non è sul tavolo. La crisi non si risolve con il ricorso alla forza, ma con la diplomazia. La tenuta dell’intesa dipende da Mosca. Ho parlato con Angela Merkel e parlerò con Cameron. Spero in una svolta, ma intanto mi preparo a una risposta a Mosca”

18:50 - A conclusione del vertice di oggi a Ginevra tra Stati Uniti, Unione Europea, Ucraina e Russia, è stato firmato un accordo per ridurre la tensione nell’ex repubblica sovietica. In base a tale intessa tutte le parti sono invitate ad astenersi dall’uso della violenza.

A dare l’annuncio è stato il ministro de gli Esteri della Federazione Russa, Sergey Lavrov, che ha spiegato che l’accordo raggiunto oggi prevede il disarmo dei miliziani illegali e lo sgombero degli edifici occupati. All’Osce è affidato il ruolo di mediatore.
Tuttavia, secondo Lavrov è discriminatoria la decisione del’Ucraina di vietare l’ingresso nel Paese ai cittadini russi tra i 16 e i 60 anni d’età.

12:18 - Il Presidente della Federazione Russa Vladimir Putin nella sua linea diretta con il Paese ha parlato della situazione in Ucraina e ha detto:

“Spero tanto di non dover usare il diritto concessomi dal Parlamento di impiegare la forza in Ucraina, spero tanto che la situazione possa essere risolta con mezzi politico-diplomatici”

Poi ha espresso il desiderio che si trovi al più presto un compromesso tra le forze politiche in campo e ha detto che farà tutto il possibile per aiutare la popolazione russofona dell’Est dell’Ucraina a difendere i propri diritti.

Giovedì 17 aprile 2014 - Tra ieri sera e stanotte a Mariupol, nella regione di Donetsk (Est dell’Ucraina), ci sono stati violenti scontri tra le forze di polizia ucraine e quelle dei filorussi e secondo il ministero dell’Interno di Kiev almeno tre persone hanno perso la vita. Le vittime dovrebbero essere tutte del fronte filorusso. Lo stesso ministero ha risposto al fuori quando circa 300 uomini armati ha attaccato la sede delle truppe ucraine.

Accuse di terrorismo tra Ucraina e Russia

Mercoledì 16 aprile 2014

ore 19.07: “Terrorismo” è la parola chiave utile a comprendere la crisi in Ucraina. Fondamentalmente quella di “terrorismo” è l’accusa che si rimpallano Ucraina e Russia.

“I progetti della Russia sono stati e restano brutali. Vogliono prendersi non solo il Donbass ma tutto l’est e il sud dell’Ucraina dalla regione di Kharkiv a quella di Odessa”

ha tuonato questa mattina il Presidente dell’Ucraina ad interim Oleksandr Turcinov. Secondo le ricostruzioni le colonne di truppe e tank gialloblu si sono dirette verso Slaviansk questa mattina ma il primo scontro sarebbe avvenuto 20 km prima, a Kramatorsk, dove le forze di Kiev sono riuscite a riprender possesso dell’aeroporto militare. A Kramatorsk e a Sloviansk la colonna di truppe ucraine è stata costretta dagli insorti filorussi a consegnare le armi per ripartire.

Mentre Kiev annuncia l’invio “al fronte” della Guardia Nazionale (costituito di volontari delle forze di autodifesa del Maidan, quindi da civili) Mosca si dice preoccupata e fa da un lato gli occhi dolci e dall’altro il braccio di ferro: Putin ha incalzato l’Onu chiedendo una chiara condanna delle azioni di Kiev mentre il capo della diplomazia russa Serghiei Lavrov ammoniva Kiev ed avvisava la comunità internazionale che, in questa situazione, l’incontro di Ginevra di venerdì potrebbe saltare.

Insomma, mentre le diplomazie sono al lavoro per scongiurare l’escalation della crisi, i focolai accesi nell’Ucraina orientale vengono alimentati in continuazione, rendendone più difficile la soluzione.
Secondo l’Occidente i 40mila soldati russi lungo il confine ucraino sono la miccia esplosiva che solo Mosca può spegnere, accuse tuttavia rispedite al mittente con la motivazione di una tutela dei confini russi. In realtà, i muscoli di Putin piacciono sopratutto ai cittadini russi e russofoni, che garantiscono allo Zar russo l’egemonia culturale, politica e militare su una quadrante parecchio grande dello scacchiere internazionale.

La crisi ha avuto oggi un’accelerazione molto temuta, forse inevitabile: incalzata dai nazionalisti di piazza Maidan, che chiedevano risposte forti, Kiev ha deciso di far scattare quella che viene sbandierata come “operazione antiterrorismo” nei confronti dei russofoni nell’est del Paese: secondo i media russi, l’attacco dell’esercito ucraino ha lasciato sul terreno dai quattro agli 11 morti, oltre ad alcuni feriti.

ore 12: oltre alle azioni militari prosegue anche la guerra di propaganda che scorre sottotraccia. Secondo i servizi segreti Ucraini i gruppi filorussi attivi nell’est del Paese avrebbero ricevuto l’ordine di sparare a vista sui militari ucraini. L’intelligence di Kiev ha affermato di essere entrata in possesso di questa notizia attraverso le intercettazioni di alcune telefonate tra gli 007 russi e i paramilitari fedeli a Mosca. Nessuno può naturalmente confermare né smentire.

16 aprile E’ quasi guerra civile in Ucraina, dopo i tragici sviluppi di ieri: questa mattina è iniziata ufficialmente l’”operazione antiterrorismo” decisa da Kiev su Donetsk, nella parte orientale del Paese e dove i filorussi hanno occupato diversi edifici istituzionali e proclamato l’indipendenza della Repubblica di Donetsk diversi giorni fa.

Secondo l’agenzia russa Ria Novosti truppe ucraine sono entrate ad est di Sloviansk, dove “truppe corazzate” starebbero entrando in città. La Casa Bianca ha definito la situazione “pericolosa” ma appoggia in toto le scelte militari del governo di Kiev, una posizione respinta al mittente con durezza dal Cremlino, che ieri ha intimato a Kiev di non muovere un solo soldato sui “ribelli” filorussi. La situazione è sempre più esplosiva. Ieri sera la cancelliera tedesca ha telefonato al Presidente russo Vladimir Putin, ribadendogli le preoccupazioni europee per l’escalation di tensione e violenze nel paese ex-Csi. Il Cremlino converrebbe, diplomaticamente, sui rischi derivanti da una guerra civile, pur respingendo le accuse di essere il manovratore dei ribelli russofoni e di rappresentare la miccia della bomba ucraina, e ribadendo l’importanza dell’incontro a 4 tra Russia, Usa, Ue ed Ucraina in programma a Ginevra venerdì.

La guerra civile come rischio imminente in Ucraina è stato anche tra i timori espressi ieri dal primo ministro russo Dimitri Medvedev in una conferenza stampa, proprio mentre il vicepremier ucraino accusava Mosca in una conferenza stampa a Kiev, sostenendo la presenza di truppe delle forze speciali russe tra i ribelli rossofoni a Donetsk.

In questo video si vede una colonna di blindati ucraini, questa mattina, aggregarsi ai filorussi a Kramators’k, nell’Ucraina orientale.

Ucraina: blitz di Kiev nell’Est, almeno 4 morti

Martedì 15 aprile 2014

UKRAINE-RUSSAI-CRISIS-POLITICS-SLAVYANSK

15 aprile Operazione militare di Kiev contro gli indipendentisti filorussi che in alcune città dell’est del paese avevano manifestato intenzioni indipendentiste. Il bilancio del blitz è per ora di 4 morti, ma soprattutto c’è un nuovo precipitare della situazione tra Ucraina e Russia. Putin ha chiesto all’Onu di condannare il gesto di Kiev, mentre gli Usa hanno giustificato il blitz sostenendo che il governo ucraino “doveva reagire”.

L’operazione contro i separatisti era iniziata stamattina, ma solo in serata è arrivato un primo bilancio (altre fonti parlano di 11 morti).
Il comandante delle operazioni, il generale Vladimir Krutov ha dichiarato che chi non deporrà le armi “sarà liquidato”. Il premier russo Medvedev ha invece detto che il paese è sull’orlo della guerra civile.

Sale la tensione

Domenica 13 aprile 2014

19.59 Continua a salire la tensione tra Kiev e Mosca: il presidente ucraino, Turcinov, ha lanciato un nuovo ultimatum per consegnare le armi entro le 8 di domattina, dopo aver affermato di avere intenzione di usare l’esercito per le sue operazioni antiterrorismo. Mosca ha parlato di “un ordine criminale” e ha chiesto una riunione urgente del Consiglio di sicurezza dell’Onu. Kiev si è invece impegnata a fornire le prove del coinvolgimento dei servizi segreti russi nelle rivolte nel vertice di Ginevra del 17 aprile.

13 aprile Continua ad aggravarsi la situazione in Ucraina, in cui molte città della parte orientale del paese sono in subbuglio nel tentativo di imitare la Crimea e raggiungere la separazione dalla nazione con conseguente annessione alla Russia. Kiev ha però deciso di reagire, facendo salire parecchio la tensione. Un “operazione antiterrorismo” è iniziata a Sloviansk, città dell’est dell’Ucraina, dove ieri uomini armati filo-russi hanno preso edifici dei servizi di polizia e di sicurezza. Ad annunciarlo è stato il ministro degli Interni ucraino Arsen Avakov, sottolineando “che Dio sia con noi”.

Prosegue anche l’occupazione di edifici governativi nelle aree russofone dell’Ucraina Orientale. A Donetsk uomini armati hanno occupato la sede della procura, dopo aver preso il Palazzo del Governo e del Commissariato.

Lavrov: “Non abbiamo piani di annessione”

Venerdì 11 aprile 2014

19:52 - Il ministro degli esteri russo Sergey Lavrov ha dichiarato che Mosca non ha alcun piano di annessione delle regioni sud-orientali dell’Ucraina. Durante un’intervista a una tv del suo paese, il capo della diplomazia russa ha detto:

“Noi non possiamo avere un tale desiderio, questo contraddice gli interessi della Federazione russa”

Intanto il parlamento della Crimea ha approvato all’unanimità la sua nuova costituzione e ha riconosciuto come lingue nazionali il russo, l’ucraino e il tataro.

12:28 - Il procuratore capo russo Iuri Ciaika ha detto che la Russia non concederà all’Ucraina l’estradizione del suo ex presidente Viktor Yanukovich che anzi è considerato “presidente legittimo”. Inoltre, Ciaika ha annunciato che Mosca ha chiesto all’Interpol di inserire Dmitro Iarosh, leader del movimento paramilitare Pravi Sektor, tra i ricercati internazionali. Iarosh è uno dei candidati alle elezioni presidenziali in Ucraina del 25 maggio.

10:12 - Il comando supremo della Nato ha diffuso delle foto satellitari che ritrarrebbero un numero di soldati compreso tra le 35mila e le 40mila unità vicino al confine tra Russia e Ucraina, equipaggiati con veicoli da combattimento di fanteria, carri armati, aerei da combattimento e artiglieria. Le foto sono date tra il 22 e il 24 marzo e una è del 2 aprile 2014, ma la Russia ha risposto che si tratta invece di immagini relative a esercitazioni dell’agosto 2013. Pochi minuti fa la Nato, attraverso il suo sito web, ha ribadito che le foto sono di queste ultime settimane e che dimostrano che quelle forze armate stanno destabilizzando la regione, perciò il Consiglio della Nato ha invitato più volte la Russia a ritirare le truppe dal confine con l’Ucraina. Ecco nella gallery le foto pubblicate dalla Nato

Foto Nato delle truppe russe al confine con l'UcrainaFoto Nato delle truppe russe al confine con l'UcrainaFoto Nato delle truppe russe al confine con l'UcrainaFoto Nato delle truppe russe al confine con l'UcrainaFoto Nato delle truppe russe al confine con l'UcrainaFoto Nato delle truppe russe al confine con l'UcrainaFoto Nato delle truppe russe al confine con l'UcrainaFoto Nato delle truppe russe al confine con l'UcrainaFoto Nato delle truppe russe al confine con l'UcrainaFoto Nato delle truppe russe al confine con l'Ucraina

Venerdì 11 aprile 2014 - Barack Obama, Presidente degli Stati Uniti, ha sentito telefonicamente Angela Merkel, cancelliera tedesca, e con lei ha parlato della necessità che gli Usa, insieme con l’Unione Europea e gli altri partner “si preparino a rispondere a una ulteriore escalation russa in Ucraina con nuove sanzioni“. Secondo i due leader la Russia deve ritirare le sue truppe dai confini con l’Ucraina. In base a quanto riferito dalla Casa Bianca, c’è la possibilità che molto presto si incontrino i ministri degli Esteri di Ucraina, Russia, Usa e l’alto rappresentante dell’Unione Europea.

Amnistia per filorussi che consegnano le armi

Giovedì 10 aprile 2014 - Il presidente a interim dell’Ucraina, Olexsandr Turcinov, ha assicurato che ci sarà un’amnistia per gli insorti filorussi che consegneranno le armi e lasceranno liberi gli edifici amministrativi che sono ancora occupati. Poche ore prima, però, il ministro degli Interni Arsen Avakov aveva usato toni più duri: “Qualora i negoziati con i militanti separatisti dovessero fallire, useremo la forza”. L’ultimatum scadrà tra 48 ore, ma al momento sembra difficile che si possa trovare un accordo.

Repubblica di Donetsk

Lunedì 7 aprile 2014

23:33 - La Cnn ha riferito, citando come fonte l’ufficio del presidente ucraino Olekasender Turchinov, che le forze speciali di Kiev hanno ripreso in controllo del quartier generale delle forze armate a Donetsk che stamattina erano state occupate da manifestanti filorussi che hanno proclamato la Repubblica di Donetsk e indetto un referendum per l’11 maggio.

18:55 - Il portavoce della Casa Bianca Jay Carney ha affermato che gli Stati Uniti hanno chiesto a Vladimir Putin di mettere fine ai tentativi di destabilizzazione dell’Ucraina e hanno sottolineato la loro preoccupazione sulle occupazioni che i manifestanti filorussi stanno portando avanti nelle sedi del governo di Donetsk, Luhansk e Khariv. Washington ha avvertito che in caso di nuove violazioni ci saranno delle sanzioni per la Russia.

Lunedì 7 aprile 2014 - Gli attivisti filorussi che da ieri occupano alcuni edifici pubblici nella parte orientale dell’Ucraina hanno proclamato oggi la nascita della Repubblica del popolo di Donetsk. I manifestanti hanno letto un documento in cui si spiega che la nuova Repubblica costruirà i suoi rapporti sulla base del diritto internazionale e dei principi di uguaglianza. Secondo l’agenzia Itar-tass, inoltre, hanno anche annunciato un referendum per sancire l’annessione alla Russia, proprio come avvenuto in Crimea. La data scelta per il referendum è domenica 11 maggio 2014. Gli autori del blitz hanno anche chiesto al presidente della Federazione Russa Vladimir Putin di inviare nella regione orientale dell’Ucraina dei peacekeeper.

Tutta la zona è in agitazione e anche l’attuale governo ucraino si è mosso per cercare di tenere sotto controllo la situazione. In particolare il ministro dell’Interno Arseni Avakov ha raggiunto Kharkiv, una delle città occupate dai filorussi, mentre il vice-premier Vitaliy Yarema è andato a Donetsk dove arriverà anche Iulia Timoshenko, candidata alla presidenza, che sospetta che sotto le azioni dei manifestanti filorussi che hanno occupato numerosi luoghi della zona Est dell’Ucraina, ci sia l’influenza dei servizi segreti di Mosca.
Intanto Putin ha partecipato a una riunione degli 007 russi e ha detto che non si deve permettere che in Russia le Ong sia usate per scopi distruttivi come è avvenuto in Ucraina.

Il segretario generale dell’Osce Lamberto Zannier ha detto che se quello che sta succedendo in Ucraina fa emergere evidenti spaccature e concreti rischi di guerra civile, per questo è indispensabile trovare un terreno di accordo anche a livello internazionale, altrimenti c’è la possibilità che si crei una frattura tra Est e Ovest.

Filorussi proclamano Repubblica di Donetsk

Ucraina, sparatoria a Slaviansk: 4 morti é stato pubblicato su Polisblog.it alle 09:05 di domenica 20 aprile 2014. Leggete le condizioni di utilizzo del feed.




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La panacea de los psicofármacos

¿Qué tienen los psicofármacos para que sean percibidos como los salvadores de todos nuestros malestares? Los psicofármacos a los que me estoy refiriendo se denominan también psicotrópicos. Actúan sobre el sistema nervioso central para producir efectos que alteran los estados mentales –especialmente los emocionales-, y por ello producen cambios en la conducta. Son buscados por sus dos efectos principales: sedante y estimulante. Los más utilizados por las mujeres son los que actúan como tranquilizantes.

En los estudios sobre prescripción de psicofármacos, se concluye que la relación entre hombres y mujeres recetados con tranquilizantes ha sido siempre de dos a uno, es decir, el doble de mujeres que de hombres toman psicofármacos. Las cifras muestran que entre las mujeres de 18 a 29 años, el 12% utiliza tranquilizantes; entre las de 30 y 44 años, el 21%; entre las de 45 a 59 años, el 22%, y la cifra se eleva al 25% entre las de más de 60 años. El problema de la medicalización se agudiza a medida que las mujeres avanzan en edad.

¿Por qué se receta de esa forma tan abusiva? Una de las raíces a este problema tiene que ver con el modo de asistencia médica que tiende a no escuchar adecuadamente al paciente y así poder comprender el verdadero origen del problema por el cual consulta, recurriendo de forma estandarizada a la prescripción como tratamiento. Y cuando son mujeres, la prescripción pasa por tranquilizar el malestar con los psicofármacos.

Hace unos días, una mujer me explicaba: “Llevaba unos días cansada. Me sentía desanimada, abatida, sin ganas de hacer nada... Levantarme cada mañana era cada ver peor, un suplicio; me costaba concentrarme y estaba destemplada. Decidí ir al médico. Salí peor; apenas se dignó a mirarme, me hizo unas preguntas a las que casi sólo podía contestar con monosílabos, me regañó por lo que ella consideró un abuso de analgésicos, murmuró algo sobre depresión, me hizo una receta para tratarla. Tras reflexionar, pensé que yo deprimida no estaba, lo que estaba era muy cansada. Pedí un cambio de médico. El que me asignaron fue algo más considerado. Me comentó que lo mejor era descartar cualquier trastorno orgánico y me pidió unos análisis generales. A las dos semanas tuve la respuesta correcta a mi cansancio. ¡Solo tenia anemia!”.

Las mujeres somos el grupo principal de consumidoras de psicofármacos, grupo al cual dirigen su publicidad los laboratorios que los producen. Somos las dos terceras partes de la población que usa tranquilizantes. Dentro de los psicofármacos, el grupo de los benzodiazepinas (ansiolítico, sedante) es el más recetado. Gran cantidad de mujeres confiesan seguir utilizando esta droga diariamente durante uno o más años. Estas usuarias crónicas se encuentran con el riesgo potencial más alto de experimentar los efectos adversos de la droga.

Los medicamentos que se agrupan bajo la denominación de benzodiazepinas se describen como no adictivos, pero los estudios realizados indican que cualquier persona que los tome, incluso en dosis muy bajas, durante más de tres o cuatro meses, corre el riesgo de volverse fisiológicamente adicta.

Las benzodiazepinas actúan en el sistema nervioso central y tienen efectos colaterales, no deseados, de los cuales los más habituales son: somnolencia, visión borrosa, incoordinación y torpeza motrices, dificultad en la concentración y la memoria, humor depresivo, irritabilidad, cambio en los hábitos del sueño. A menudo se observa también amortiguación de los efectos, disminución del deseo de iniciar o mantener contactos sociales y pérdida de la motivación.

En situaciones peligrosas en donde se requiere la acción de reflejos rápidos, la pasividad asociada con estos efectos puede ser contraproducente. Esto lo he observado particularmente en las mujeres maltratadas que tomaban tranquilizantes, y que manifestaban su dificultad para alejarse de la relación abusiva de maltrato, además de la falta de reflejos para evitar los golpes, la dificultad para pensar con claridad y poder encontrar respuestas más favorables para ellas.

Es un hecho confirmado que el estado de salud mejora cuando la persona afectada tiene la posibilidad de comunicar su experiencia dolorosa a alguien con cuyo interés y comprensión pueda contar. A pesar de ello, rara vez se contempla esta posibilidad en el tratamiento médico, principalmente porque los profesionales apenas tienen tiempo para escuchar a sus pacientes y, en caso de tomárselo, les faltaría el conocimiento necesario para comprender el lenguaje de los sentimientos. Es de suponer que el motivo principal de ello sea el miedo al resurgimiento de sus propias emociones. Por desgracia, este miedo se combate con frecuencia atiborrando a las pacientes.

Otra mujer me comentaba indignada lo que le había pasado con su médica. Padece reumatismo y artrosis y fue a buscar la medicación para su tratamiento. Llevaba unos días muy preocupada por la salud de su hija, que había sufrido un infarto cerebral. La doctora le preguntó qué le pasaba y ella se lo explicó. Al describirlo, se emocionó y se puso a llorar. Mientras tanto la doctora le había extendido una nueva receta. Era un tranquilizante. Ella no quería calmantes, quería estar lo suficientemente lúcida para cuidar de su hija y claro que estaba triste, preocupada, angustiada, enfadada por lo que le había pasado, pero no necesitaba que la atontaran.

Además de los efectos colaterales, está el grave problema de la dependencia, en la que se ha establecido una relación de confianza con los tranquilizantes para desarrollar su vida habitual. Sin ellos, se puede tener la sensación de no saber funcionar ante imprevistos.

El otro grave problema son los efectos por la supresión de la droga –síndrome de abstinencia. Superar este tramo del síndrome constituye uno de los trabajos más difíciles y dolorosos, y raramente se logra salir sin ayuda profesional. Los síntomas que componen el síndrome de abstinencia pueden incluir: ansiedad, hiperactividad psicomotriz, sentimientos de pánico, síntomas físicos como temblores, sudoración exagerada, náuseas, distorsiones de la percepción, ideas persecutorias, sensación de extrañamiento corporal...

Plantear que las mujeres somos las principales consumidoras de psicofármacos y constatar que el uso de los psicotrópicos por parte de las mujeres es abusivo, injustificado e inapropiado, tanto en lo que respecta a ellas mismas como al sistema médico que los prescribe, no es suficiente. Esto sería el enunciado del problema, y a partir de aquí tendríamos que plantearnos las preguntas sobre el mismo.

¿Son las tasas de trastornos mentales mayores en mujeres que en hombres? ¿Las tasas más altas de ansiedad y depresión en mujeres son resultado de un estereotipo sexual, o de su posición social desventajosa, o debido a una mayor vulnerabilidad biológica? ¿Cómo juega el rol de género de las mujeres como agentes de salud del resto de su familia y, en consecuencia, su contacto más frecuente con los médicos, en la mayor prescripción de drogas psicotrópicas? Tendremos que ir haciéndonos algunas de estas preguntas y muchas más, para poder explicar por qué las mujeres integran el grupo humano que toma más tranquilizantes. Pero no son necesariamente justificaciones. Muchas cosas no deben andar bien en nuestra sociedad para que una de cada diez mujeres adultas necesite drogarse para hacer frente a su vida diaria.

Al acceder a la consulta médica, las mujeres son percibidas como “el problema” y la droga que se prescribe como la “solución”. Más que la búsqueda de las causas que originan los síntomas, se apunta a ofrecer una droga que rápidamente los acalle. Una escucha atenta y una detallada investigación de la vida diaria de las mujeres nos puede permitir aproximarnos a otros diagnósticos y otras prácticas.

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Il citizen journalism? ‘’Bello, importante, ma non è giornalismo’’. ‘’Solo il giornalismo istituzionale può avere affidabilità’’

Cj2Di fronte al giornalismo fatto dai cittadini i giornalisti di mestiere si chiudono a riccio temendo che esso possa sottrarre spazio alla sfera occupazionale della professione ed enfatizzano la legittimazione che verrebbe dal carattere collettivo delle strutture che producono giornalismo.

 

Per molti di loro, i citizen journalist non potranno mai diventare membri pienamente riconosciuti del collettivo professionale, perché – sostengono – non verrebbero sottoposti a quel controllo di qualità che è la caratteristica del lavoro redazionale e perché non potrebbero avere quell’ insieme di competenze, di doveri e di obblighi etici che assumono sostanza proprio nello scambio redazionale.
 

Lo rileva uno studio condotto da Henrik Örnebring, che ha cercato di approfondire il rapporto tra chi fa informazione per mestiere e i cittadini che, muniti di smartphone e connessi sui social network, si improvvisano reporter. Lo studio è stato diffuso nel febbraio scorso e ne ha già parlato l’ European journalism observatory . Ne proponiamo ampi stralci visto che il tema è tornato d’ attualità dopo l’ acquisizione da parte di Rcs della principale piattaforma di citizen journalism italiana, Youreporter.

 

La conclusione della ricerca tra l’ altro fa pensare: ’’ I cambiamenti tecno-economici avvenuti nell’ arco di un periodo molto breve di tempo hanno così profondamente minato la tradizionale base istituzionale del giornalismo che il carattere organizzato e istituzionale del lavoro giornalistico viene portato alla ribalta’’ rispetto alla tradizionale mitologia dell’ individualità ‘’e reso esplicito solo attraverso una sorta di pretesa di legittimità che subordina il giornalista reale al collettivo: una strategia – osserva l’ autore – che alla fine rischia di limitare la libertà giornalistica invece di allargarla’’.

 

 

a cura di Pino Rea

 

 

La ricerca del professor Henrik Örnebring, sociologo svedese e docente di giornalismo all’ Università di Karlstad, ha come titolo ‘’Anything you can do, I can do better? Professional journalists on citizen journalism in six European countries’’ e, attraverso interviste approfondite e semi-strutturate a 63 giornalisti in sei paesi europei (Regno Unito, Germania, Italia , Svezia , Polonia ed Estonia ), esamina ed analizza criticamente le argomentazioni utilizzate quando i professionisti tentano di descrivere le differenze fra ciò che fanno loro e quello che fanno invece i citizen journalist.

Il centro di tutto – spiega Örnebring – è la ‘’controversia di confine tra giornalisti professionisti e citizen journalist’’, un conflitto che racconta cose interessanti soprattutto in termini di ‘’costruzione di autorità (e autorevolezza) giornalistica’’.
 

Le premesse – L’ autorità giornalistica e il progetto professionale nell’ epoca contemporanea

 

La costruzione di autorità giornalistica – cioè ‘’’il potere che possiedono i giornalisti e le redazioni giornalistiche di presentare le loro interpretazioni della realtà come accurate, veritiere e politicamente importanti’’, secondo la definizione di Christopher Anderson (‘’Journalism: Expertise, authority, and power’’) -, ‘’è stata storicamente parte di una narrazione retorica sul ruolo dei professionisti nella società moderna’’, dice il ricercatore, citando gli studi relativi a quelli che i sociologi chiamano ‘’progetti professionali”, cioè tentativi di gruppi di praticanti ‘’di tradurre un insieme di risorse tecniche e culturali scarse in un sistema sicuro e istituzionalizzato di ricompense sociali e finanziarie” .

 

Ebbene, dice l’ autore, per gli studiosi delle professioni e della professionalizzazione il giornalismo si è però dimostrato spesso problematico in quanto vi è stata sempre una forte dose di anti-professionalità all’ interno del mondo giornalistico (secondo Nicholas Tomalin, ad esempio ["Stop the press I want to get on" Sunday Times Magazine , 1969], ‘’le uniche qualità essenziali per un vero successo nel campo del giornalismo sono una grande astuzia, molta falsità e un po’ di abilità letteraria’’).

 

Gli studi hanno infatti chiarito anche che il ‘’progetto professionale’’ del giornalismo non è stato mai realizzato pienamente e infatti – ricorda l’ autore – spesso viene usato per il giornalismo il termine semi-professionale, che descrive quelle occupazioni che possono avere delle parti del loro ‘’progetto professionale’’ realizzate , ma non completamente (ad esempio infermieri, insegnanti, ecc.).

 

Il giornalismo per esempio – osserva Örnebring – non è mai stato in grado di controllare completamente l’ accesso alla professione (perché, contrariamente a quanto avviene in Italia, sottoporre i giornalisti a una ‘licenza’, sottolinea l’ autore, verrebbe in generale considerato antidemocratico ). E , mentre ha avuto un certo successo la definizione di un corpus formale di conoscenze ad esso associate, come dimostra l’ emergere e l’ aumento dei programmi di giornalismo nelle università e nella ricerca sul giornalismo , un ‘insieme di conoscenze’ di base del giornalismo è ancora confuso e rischia di restarlo ancora.

 

Tuttavia, osserva lo studioso, anche se ci può essere qualche antipatia tra i giornalisti nei confronti del concetto di giornalismo come professione, in generale i giornalisti si considerano dei professionisti , o almeno aspirano a un certo livello di professionalizzazione.

 

 

Cj1Cambia profondamente il contesto del lavoro giornalistico, ma i criteri di interpretazione del proprio ruolo professionale restano costanti

 

Ma oggi è molto più difficile di prima per qualsiasi mestiere mantenere un ‘’progetto professionale’’ teso alla chiusura, all’ esclusione e al monopolio della conoscenza.
 
Il mondo contemporaneo del lavoro è notevolmente più fluido in quasi tutti i suoi aspetti: flessibilità , incertezza e insicurezza caratterizzano il lavoro e l’ occupazione in molti settori; l’ integrazione delle tecnologie informatiche e della comunicazione sui posti di lavoro ha offuscato i confini tra lavoro intellettuale e lavoro fisico; la forza lavoro è più mobile e le carriere si stanno modificando e diventando più accidentali (vedi l’ aumento delle cosiddette ‘’portfolio careers’’, professioni autonome e autogestite). Tutte tendenze che si applicano soprattutto al lavoro creativo come il giornalismo.
 
Ma – come dimostra la ricerca – ‘’mentre il contesto del lavoro giornalistico è cambiato significativamente nell’ ultimo decennio (sul piano tecnologico, economico, culturale e sociale), i modi con cui i giornalisti inquadrano la professione, i valori professionali e l’ autorità professionale hanno resistito nel tempo e sono rimasti straordinariamente costanti. Ad esempio, alcuni giornalisti professionisti, quando si trovano davanti al citizen journalism e ad altre forme di giornalismo fai-da-te li percepiscono come delle forme di usurpazione della loro giurisdizione e si sentono ancora spinti a precisare che cosa è che li distingue come professionisti’’.

 

Giustificazione/Motivazione e il progetto professionale: Competenze, doveri e autonomia

 

Dalla letteratura sociologica sui ‘’progetti professionali’ e da ricerche specifiche sul giornalismo, osserva Örnebring, emergono ‘’tre campi di legittimazione o, meglio, tre potenziali fonti di giustificazione del perché ciò che fanno i professionisti sia diverso da quello che fanno i dilettanti. Questi tre ambiti di legittimazione o giustificazione sono: le competenze, i doveri e l’ autonomia.

 

Le competenze (o abilità, o saperi)

 

Il giornalismo non è come la medicina o l’ ingegneria ed è difficile per i giornalisti rivendicare per sé un bagaglio unico di conoscenze tecniche o formali. I giornalisti preferiscono largamente descrivere le loro competenze come qualcosa di intuitivo e non detto: ad esempio, avere ‘’il fiuto per le notizie’’ oppure ‘’il senso della notizia’’. Una decostruzione critica di questo tipo di rivendicazione di ‘’competenze’’ è stato un tema ricorrente nelle ricerche sul giornalismo e vari studi hanno dimostrato chiaramente che queste competenze, lontane da essere innate, sono incorporate nel contesto sociale ed economico della produzione giornalistica.

 

Quando vengono interpellati su queste questioni, i singoli giornalisti possono rivendicare dei presunti elementi distintivi, indicando per esempio la loro abilità di scrittura , la loro capacità di estrarre informazioni e presentarle al pubblico in modo comprensibile , la loro capacità di analizzare e mettere i fatti in un contesto, e così via – come affermazioni relative al campo delle competenze.

 

I doveri

 

La sfera dei doveri si riferisce alla nozione secondo cui una professione è ‘‘più di un semplice lavoro’’, vale a dire che il professionista ha doveri sociali più ampi rispetto a quelli relativi al suo datore di lavoro o a quelli verso sé stesso. Quando i giornalisti sostengono che quello che fanno è unico e speciale perché hanno il compito di informare il pubblico, o di agire come un quarto potere, queste sono tesi che provengono dal campo dei doveri.

 

L’ autonomia

 
L’ autonomia, infine, si riferisce al grado di autogoverno all’ interno della professione e implica che essa sia indipendente dalle altre istituzioni sociali, principalmente lo stato e il mercato . Nel caso del giornalismo , si discute da lungo tempo se esso, esercitato in aziende editoriali commerciali, possa mai essere autonomo dal mercato, o se il giornalismo in aziende di broadcasting e di servizio pubblico possa mai essere autonomo dallo Stato.

 

Fa capo alla sfera dell’ autonomia anche la lunga tradizione di osservare una divisione rigida tra strutture redazionali e strutture per la pubblicità (che, pur essendo stata sempre molto più severa negli Stati Uniti che nel resto del mondo, ora si va però velocemente dissolvendo).

 

Lo studio tende quindi a compiere un’ analisi più da vicino sul tipo di competenze rivendicate, sulla natura dei doveri che vengono collegati al giornalismo, su quali siano le istituzioni da cui è importante essere autonomi e come questa autonomia possa essere garantita.

 

 

La metodologia

 

Le interviste sono state raccolte come parte di un progetto di ricerca più ampio relativo al cambiamento nel giornalismo ( sociale , economico , organizzativo, tecnologico) in sei paesi europei . Il rapporto tra giornalismo e citizen journalism è solo uno dei molti segmenti dell’ indagine. Tuttavia, il dibattito su questo tema è stato al centro di tutte le tutte le interviste.

 

La questione è stata posta in questi termini:

 

- ‘Siamo tutti i giornalisti ormai’ è una frase che spesso si sente ripetere (per esempio, ‘’la nuova tecnologia mette gli strumenti del giornalismo nelle mani di tutti’’). E’ corretto? Basta avere uno smartphone e una connessione internet per essere un giornalista?

 

Ed ecco altre domande poste nelle interviste:

 

- Che cosa fa lei di diverso da quello che fanno i citizen journalist?

- Il citizen journalism è una minaccia o una opportunità per il giornalismo ? Perché ?

- [Se l’ intervistato risponde solo ' No'] Perché non tutti possono essere dei giornalisti ?

- I giornalisti professionali hanno qualche particolare abilità particolare o un insieme di competenze particolari [l’ alternativa: conoscenze o tipi di conoscenza particolare] che i citizen journalist non hanno?

 
Gli intervistati sono stati selezionati utilizzando degli algoritmi o tramite contatti personali, seguendo uno schema semplice per assicurarsi che venisse coperto un ampio arco di esperienza giornalistica. Un terzo degli intervistati erano a inizio carriera (meno di 5 anni nella professione), un terzo a metà carriera (5-15 anni) e un terzo oltre 15 anni).

 

In modo simile un terzo del campione ha lavorato principalmente nella carta stampata, un terzo nella radio-televisione e un terzo in Internet/media online (in questo segmento anche persone che lavorano per le edizioni online di giornali o telegiornali). Almeno due giornalisti per ciascun paese (nei segmenti metà-carriera e oltre) dovevano essere freelance.

 

L’ attenzione è caduta soprattutto su giornalisti impegnati nel ‘’tradizionale’’ lavoro di cronaca quotidiana (non editorialisti o redattori culturali) ma si è cercato anche di includere gente con altro tipo di esperienza giornalistica e specializzazioni diverse.

 

Ecco una tabella riassuntiva:

 

Cj-tabella

 

Gli intervistati rappresentano comunque un ventaglio piuttosto ampio di posizioni di lavoro: redazioni di media diversi, stadi diversi di carriera e diverse condizioni contrattuali. In tutti i paesi gli intervistatori hanno incontrato anche interlocutori di città diverse dalla capitale, e quindi è stato sentito anche un campione di giornalisti di testate locali e regionali. Molti di essi hanno anche avuto esperienze giornalistiche sia in testate locali/regionali che nazionali.

 

Dilettanti vs professionisti: risultati empirici e specificità nazionali

Nei giornalisti – osserva l’ autore – le concezioni della competenza professionale, dei doveri e dell’ autonomia sono profondamente radicate nella routine quotidiana e vengono date sostanzialmente per scontate. E quindi non è una sorpresa il fatto che molti intervistati abbiano avuto delle difficoltà nell’ articolare esattamente la differenza tra loro e i citizen journalist.

 

Alla domanda se fossero d’ accordo con l’ affermazione ‘’Ora siamo tutti i giornalisti’’, molti hanno risposto seccamente rifiutando l’ idea e aggiungendo di ritenere assurdo che ci fosse qualcuno che equipara i citizen journalist ai professionisti. Inizialmente, qualcuno degli intervistati ha sottolineato il ruolo della formazione, ma poi – racconta l’ autore – ha fatto marcia indietro ricordando esempi di giornalisti di successo che non avevano avuto una formazione specifica o che addirittura non avevano una istruzione superiore.

 

Complessivamente, circa un terzo degli intervistati non è stato in grado di dare una risposta chiara alla domanda di cosa il citizen journalism faccia diversamente da ciò che il giornalismo professionale fa.

 

E comunque molti di coloro che cercavano di prendere le distanze dai citizen journalist, non erano necessariamente disposti negativamente nei confronti della ‘’controparte’’.

 

Cj3Risposte del tipo ‘’E’ bello / importante/fondamentale, ma non è giornalismo’’ sono state date da giornalisti di tutti e sei i paesi.

 

Gli intervistati hanno citato l’ importanza del citizen journalism come fonte di informazione, il suo ruolo di segnalazione di problemi che altrimenti non sarebbero stati sollevati, o anche la funzione di ‘’sentinella’’ che avvisa i media spingendoli sulle sue orme (in senso positivo). Così, se per questi intervistati il citizen journalism è chiaramente del ‘’non giornalismo’’ , ha ugualmente un certo valore e può essere importante.

 

Comunque si può dire sicuramente che un atteggiamento negativo nei confronti del citizen journalism è più comune in Italia, Polonia ed Estonia. In queste nazioni la maggior parte dei giornalisti interpellati hanno un atteggiamento negativo e, se qualcuno è d’ accordo sul fatto che questo fenomeno possa avere dei vantaggi, nessuno fornisce una valutazione positiva (mentre in Germania, Svezia e Uk, dei giudizi positivi sono venuti da alcuni giornalisti).

 

L’ Ordine dei giornalisti in Italia

 

Un giornalista italiano ha paragonato ironicamente il ‘’citizen journalist’’ al ‘’cittadino-dottore’’ o al ‘’cittadino-farmacista’’ per dimostrare come (ai suoi occhi) il termine fosse ridicolo. Diversi giornalisti polacchi hanno sostenuto l’ idea che ci dovrebbe essere una sorta di ‘’autorizzazione’’ per i ‘’veri’’ giornalisti.

 

Alla base di queste valutazioni ci sono dei fattori di contesto. L’ Italia è il paese europeo in cui il giornalismo registra un rigido controllo e la maggiore chiusura occupazionale: l’ ingresso nella professione è controllato da un organismo di tipo corporativo (guild-like), l’ Ordine dei Giornalisti, e l’Italia è, a quanto risulti all’ autore di questo studio, l’ unico paese democratico in cui si deve fare un esame per ottenere il titolo di giornalista (journalist’s licence).

 

In Polonia la questione di una eventuale ‘’licenza’’ per l’ esercizio della professione giornalistica è stato discussa a lungo (anche se nessuna proposta in questo senso è passata in Parlamento), e molte organizzazioni giornalistiche sono a favore di una misura del genere. (Bajomi – Lazar et al , 2011 ; Szot , 2009) .

 

Le interviste

 

In ogni caso, due terzi degli intervistati hanno spesso fornito delle risposte chiare e molto articolate alla questione delle differenze tra professionisti e dilettanti – e , come previsto, queste risposte rivelano cose interessanti su come i giornalisti vedono e definiscono loro stessi in relazioni agli ‘’altri’’, i citizen journalist.

 

Le sezioni seguenti riprendono i tre ambiti di legittimazione descritti prima e analizzano le risposte dei giornalisti sulle differenze professionale/amatoriale.

 

Competenze

 

Nelle risposte, il modo più frequente per indicare una linea di demarcazione tra giornalisti professionisti e cittadini è sostenere che i primi hanno una serie di competenze di cui i dilettanti sono sprovvisti, o sono spesso sprovvisti. Il più delle volte gli intervistati hanno fatto riferimento ad una competenza specifica, cioè la capacità di filtrare le informazioni.

 

Questa esperienza di filtraggio può essere definita anche ‘’giudizio editoriale’’. In sostanza è la capacità di decidere per conto dei lettori quello che è importante e che essi dovrebbero sapere, e questa è una dote che un dilettante o un citizen journalist in generale non possiede, secondo i professionisti.
I giornalisti – spiega il docente – basano questa capacità non su delle conoscenze scientifiche formalizzate. La conoscenza dell’ audience da parte del giornalista viene piuttosto affidata all’ istinto: tu ‘’devi sapere’’ come selezionare e raccontare una vicenda in modo che essa sia rilevante per il, e piaccia al, tuo pubblico.

 

Cosa succede quando questo ‘’giudizio editoriale’’ non c’ è viene descritto in maniera molto eloquente da queste considerazioni:

 

Lo scopo del giornalismo è di filtrare ciò che è veramente significativo per le persone , ciò che conta per loro e ciò che li aiuta a vivere meglio, oltre anche a divertirli un po’ in maniera decente. Ora questo filtro è scomparso e, grazie a questo cosiddetto citizen journalism, il vero giornalismo si è ampiamente trasformato in spazzatura. I giornalisti scrivono immondizia, la mandano ai redattori, i redattori non fanno altro che caricarla e non c’ è nessun. filtraggio (Estonia, fine carriera, stampa)

 

 

Risposte come questa – dice Örnebring – non sono sorprendenti in quanto molte ricerche hanno ampiamente dimostrato che la selezione e la comprensione del valore delle notizie – e di come trasformare gli eventi che sono alla base delle notizie in un racconto accessibile a un determinato pubblico – sono al centro della concezione che il giornalista ha del suo mestiere, come del resto l’ insistenza dei giornalisti sul fatto che questa è una dote innata e quindi inaccessibile ad una analisi critica.

 

Un elemento importante, secondo l’ autore, è che i giornalisti considerano questa abilità o questo insieme di abilità come un fatto essenzialmente collettivo e istituzionale: i giornalisti professionali sono parte di un sistema istituzionale di controllo della qualità, dove quella capacità è esercitata all’ interno di un quadro particolare:
Si comincia a delineare un quadro del fantomatico citizen journalist a cui il giornalista professionale si contrappone: il citizen journalist è un solitario, senza affiliazioni istituzionali che non filtra le informazioni e non esercita un giudizio editoriale.

 

Doveri
 
I riferimenti ai doveri sociali dei giornalisti – o, più specificamente, alle loro responsabilità – sono usati frequentemente per descrivere la differenza tra professionisti e appassionati. Tali riferimenti si registrano in tutte le nazioni. Questi doveri e responsabilità potrebbero essere concettualizzati in modi lievemente diversi, ma, come nel caso delle competenze e dei saperi, l’ impressione che danno le interviste tende più sul lato delle analogie che su quello delle differenze.

 

Per esempio le nozioni di obiettività, correttezza ed equilibrio , così come il mantenimento di un confine netto tra fatti e opinioni sono condivisi ampiamente tra i giornalisti delle varie nazioni.

 

In sostanza, ciò che distingue i professionisti è che essi devono seguire un codice di etica professionale, un codice etico che esiste in quanto il giornalismo è visto come qualcosa di più di ‘solo un lavoro’. Più raramente (solo un paio di casi in tutte le 63 interviste) sono stati sottolineati i doveri sociali in modo più forte e diretto.
A volte, quando gli intervistati spiegano la differenza fra dilettanti e professionisti c’ è una sovrapposizione tra i riferimenti alle competenze e quelli ai doveri. L’ adesione al codice etico e ai principi è, come le capacità, parte di un sistema professionale collettivo in cui i codici etici diventano praticabili attraverso delle pratiche particolari, soprattutto il principio della verifica.

 

I giornalisti per lo più parlano dei loro doveri e responsabilità in modo indiretto – osserva il sociologo -, cioè non riferendosi direttamente a doveri verso la società, quanto piuttosto dei loro doveri come individui nei confronti di un codice professionale collettivo (che implicitamente esiste perché il giornalismo ha alcuni doveri sociali). Ciò è pienamente in linea con ricerche precedenti che avevano dimostrato come i giornalisti siano scettici nei confronti degli alti ideali che si suppone dovrebbero guidare la loro professione, ma mostrano un forte impegno nei confronti di pratiche che dovrebbero rendere operative le norme etiche.
 
Ancora, l’ accento sulla natura collettiva di doveri e responsabilità dei giornalisti professionali, e sul fatto che essi sono parte di un sistema collettivo di controllo della qualità, rivela anche qualcosa su quanto il citizen journalist venga considerato in maniera paradimatica: i citizen journalist non sono parte di questo collettivo e vengono quindi visti come persone che possono (e lo fanno) pubblicare indiscriminatamente, disprezzando qualsiasi esigenza di verifica o qualsiasi considerazione etica.

 

Autonomia e istituzioni

 

Sorprendentemente – spiega Örnebring – nelle interviste mancano del tutto delle rivendicazioni dirette di legittimazione basate sull’ autonomia.
 
Nessuno degli intervistati sostiene che i citizen journalist siano diversi perché è incerta la loro indipendenza, oppure perché l’ adesione dei giornalisti ai codici etici conferisce loro autonomia da considerazioni commerciali (la ‘’cortina di ferro’’ fra redazione e marketing pubblicitario), o qualcosa di analogo. L’ autonomia delle redazioni nel senso in cui viene intesa dai sociologi è lontana dalla concezione dell’ esperienza quotidiana della loro professione e, in particolare, del come loro come professionisti siano diversi dai dilettanti.
 
Tuttavia, ad un lettura più attenta, risulta chiaro che, quando si definisce il confine tra giornalismo professionale e citizen journalism , la nozione di autonomia è solo espressa in un modo un po’ diverso da quello che ci si aspetterebbe. Proprio come è avvenuto nel caso dei doveri e delle responsabilità, l’ autonomia viene infatti collegata al professionalismo in modo più indiretto. I giornalisti professionisti sono diversi dai citizen journalism per il fatto che i professionisti sono impegnati nella loro pratica all’ interno di istituzioni giornalistiche e queste istituzioni, in virtù delle loro risorse, dei loro impegni e/o del loro riconoscimento pubblico, garantiscono una certa autonomia al giornalismo nel suo complesso.

 

Nella sua forma più basilare questa rivendicazione di legittimazione viene espressa semplicemente escludendo dalla definizione di ‘’giornalismo’’ coloro che non lavorano per testate riconosciute e stabili.

 

La maggior parte degli intervistati fa questa affermazione in maniera esplicita sostenendo che ci sono molti aspetti del giornalismo di carattere collettivi e istituzionali, e che è la stessa struttura organizzata del giornalismo che gli dà forza e indipendenza.
 
Dalle interviste emerge che la fiducia è spesso il concetto centrale utilizzato quando si cerca di spiegare che cos’ è che la dimensione organizzativa aggiunge al giornalismo. Se compiti e responsabilità vengono comunemente messi in atto come adesione ad alcune pratiche che possono garantire delle condotte etiche, allora l’ autonomia è il più delle volte frutto dell’ affidabilità: il giornalismo professionale è diverso dal citizen journalism nel senso che può essere intrinsecamente attendibile, grazie alle sue tradizionali strutture istituzionali e ai suoi punti di forza.

 

La BBC e il New York Times a questo proposito vengono citati ripetutamente dagli intervistati come delle istituzioni di riferimento. In pratica la rivendicazione della legittimazione viene fatta comparando il meglio del giornalismo da una parte con il peggio di quello dell’ altra parte (mancanza di filtro, notizie non verificate, voci incontrollate, informazioni irrilevanti).
 
In modo analogo, alcuni intervistati denunciano la debolezza di molte iniziative di citizen journalism e suggeriscono che se qualche citizen journalist si muove ‘’abbastanza bene’’ verrà incorporato nel quadro istituzionale esistente.

 

Perché solo il giornalismo istituzionale può avere una ‘’vera’’ credibilità.
 
Il tema del rapporto collettivo/individuale è evidente anche nei discorsi sull’ autonomia (proprio come lo era nel campo delle funzioni e dei doveri): i giornalisti professionisti sono parte di un collettivo, parte di una organizzazione preposta a garantire la professionalità giornalistica e la qualità, parte di una istituzione sociale più ampia, mentre i citizen journalist sono invece degli individui isolati e che hanno un interesse limitato, o delle capacità limitate, che rendono impossibile praticare un controllo della qualità.

 

Questa enfasi sul carattere collettivo del lavoro giornalistico è in forte contrasto con l’ immagine e l’ ideale professionale del giornalista individuale, che lavora da solo – osserva l’ autore. Naturalmente il giornalismo è sempre stato un prodotto collettivo, ma – aggiunge – ‘’vorrei segnalare che solo quando gli attuali sviluppi economici, tecnologici e sociali hanno provocato la crisi delle basi istituzionali del giornalismo (per esempio delle testate tradizionali) che questa natura collettiva è diventata esplicita’’.

 

 

Conclusioni : professionisti, dilettanti e autorità giornalistica in sei paesi

 

Cj4In gran parte i giornalisti intervistati utilizzano delle rivendicazioni tradizionali per affermare la loro autorità di professionisti nei confronti dei dilettanti: filtraggio / gatekeeping; e giudizio editoriale (dal campo delle competenze) e adesione a codici etici. E i principi professionali, soprattutto quello della verifica (dal settore dei doveri),appaiono ben visibili quando viene loro chiesto di chiarire la differenza tra loro e i citizen journalist.

 

Se questo è del tutto in linea con le ricerche precedenti che mostravano la resistenza e la persistenza di modi ‘vecchi’ di costruire l’ autorità giornalistica, tuttavia – spiega Ornebring – si può notare anche la nascita di quello che sembra un nuovo modo di rivendicazione della legittimazione e dell’ autorità, che sta a cavallo tra tutti e tre i campi ma è in particolare associato a quello dell’ autonomia.

 

L’ autore si riferisce al forte accento che viene dato al carattere collettivo dell’ impresa giornalistica (professionale), in contrasto con la supposta problematica individualità e mancanza di vincoli istituzionali fra i citizen journalist. Questa convinzione è in contrasto con la visione più tradizionale del giornalismo che enfatizza la libertà individuale, l’ autonomia (che è anche autonomia dalle stesse redazioni, come viene esemplificato dalla ‘cortina di ferro’ tra segmento editoriale e strutture pubblicitarie) e la individualità di espressione.

 

Alcuni giornalisti rivendicano la loro legittimità sulla base del fatto che hanno una certa esperienza acquisita come parte di un processo editoriale; perché seguono regole e codici che vengono accettati collettivamente attraverso delle pratiche condivise; e perché sono parte di un più ampio contesto organizzativo e istituzionale che garantisce loro una (relativa) autonomia.

 

Il fantomatico citizen journalist è al di fuori di questo meccanismo, al di fuori del sistema di conoscenza e di controllo condivisi. La totale mancanza di qualsiasi tipo di pretesa di unicità o di distinzione basata sull’ autonomia individuale è molto sorprendente.
 
L’individualismo che storicamente ha costituito una significativa quota dell’ identità professionale e della concezione di sé fra i giornalisti è difficilmente riscontrabile nelle interviste. Molta più enfasi è posta sul lavoro di gruppo e sulle competenze, sui doveri e sull’ autonomia che si incarnano nella redazione, nel collettivo professionale.

 

Il progetto professionale del giornalismo, sempre parziale, sempre trattato con ambivalenza all’ interno della professione, è stato ri-energizzato dall’ erosione delle stesse istituzioni che per prime avevano reso quel progetto fattibile, così come dall’ emergere di praticanti non istituzionali che sfidano la mitologia occupazionale esistente. L’ aumento di riferimenti a un collettivo professionale e ai processi di lavoro collettivo non significa naturalmente che il lavoro di gruppo e i processi collettivi siano diventati improvvisamente più comuni nel giornalismo. E’ successo piuttosto che la realtà empirica del giornalismo – la cui base istituzionale e organizzativa è molto più precaria oggi, a causa di fattori tecnologici ed economici – ha reso più visibile la natura collettiva del lavoro giornalistico quotidiano.

 

Diversamente dalle epoche precedenti, quando le redazioni erano estremamente opache al pubblico – nota Ornebring -, è diventata ormai una facile strategia di branding sottolineare che la forza sta nel collettivo e nell’ organizzazione: le risorse maggiori vengono dai giornalisti che si aiutano a vicenda, scambiandosi feedback e impegnandosi nel controllo di qualità. Il collettivo editoriale sta diventando uno dei pochi ‘’punti vendita’’ delle aziende giornalistiche sempre più assediate.

 

Il problema con i citizen journalist, d’ altro canto, non è tanto nel fatto che essi hanno troppo poca autonomia, ma anzi che ne abbiano troppa: essi non vengono sottoposti agli stessi controlli di qualità editoriale dei giornalisti professionisti.

 

Potrebbe sembrare un piccolo cambiamento – dice l’ autore – e invece è estremamente importante. Come già detto, fra i giornalisti c’ è sempre stata una certa riluttanza a perseguire il progetto professionale in pieno, proprio perché un tale progetto avrebbe lasciato meno spazio alle idiosincrasie individuali e avrebbe ridotto il grado di apertura del mestiere che molti di coloro che praticano giornalismo apprezzano.

 

Tradizionalmente, è stato importante per i giornalisti sottolineare questo elemento di individualità per assicurarli che essi sono in qualche misura autonomi dalle strutture per cui lavorano. Un passaggio a un maggiore riconoscimento del carattere collettivo dei processi di lavoro giornalistici potrebbe essere benvenuto a prima vista, ma il modo in cui queste affermazioni vengono fatte sembra indicare che il riconoscimento del dato collettivo sia in realtà più una forma di chiusura occupazionale. Per molti giornalisti professionisti, i citizen journalist non potranno mai diventare membri pienamente riconosciuti del collettivo professionale a meno che essi non vengano assimilati in qualche struttura già esistente.

 

I cambiamenti tecno-economici avvenuti nell’ arco di un periodo molto breve di tempo, hanno così profondamente minato la tradizionale base istituzionale del giornalismo che il collettivo, il carattere organizzato e istituzionale del lavoro giornalistico viene portato alla ribalta e reso esplicito solo attraverso una sorta di pretesa di legittimità che subordina il giornalista reale al collettivo: una strategia che alla fine – conclude Ornebring – rischia di limitare la libertà giornalistica invece di allargarla.

 

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Pasqua: “M’ama” vs “Mi mangia”

È arrivata Pasqua. La tradizione vuole che sulle tavole degli italiani vengano serviti tra i 400mila e i 700mila agnelli e capretti proposti nelle più diverse ricette. Ma veramente per celebrare la risurrezione occorre condannare a morte gli animali? (Alessandro Graziadei)

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Workhouse Clock, The by HOOD, Thomas

There were scarcely any events in the life of Thomas Hood. One condition there was of too potent determining importance—life-long ill health; and one circumstance of moment—a commercial failure, and consequent expatriation. Beyond this, little presents itself for record in the outward facts of this upright and beneficial career, bright with genius and coruscating with wit, dark with the lengthening and deepening shadow of death. (Summary from The Biographical Introduction by William Michael Rossetti of The Poetical Works of Thomas Hood)

LibriVox's New Releases

Mentre pranzano, va a fuoco il camino all’esterno della casa dove avevano appena finito di cucinare

Brutto pranzo per una coppia di anziani signori in via Marabina

Erano in casa che si stavano gustando il pranzo appena cucinato nel camino in pietra all'esterno, quando le fiamme sono divampate.
Inizialmente la coppia di signori aveva scambiato il rumore dell'incendio per quello della pioggia forte, poi fortunatamente si sono accorti di quanto stava accadendo in realtà e hanno dato immediatamente l'allarme.
Sul posto sono intervenute due squadre dei Vigili del Fuoco e un'ambulanza.

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La Roma in Champions

di redazione

Magari pioggia, sì, ma non era previsto nessun rovescio allo Juventus Stadium e così è stato. Non poteva certo essere la cenerentola Bologna a spaventare l’orco bianconero avviato verso il titolo. Eppure, la serata della Juventus è stata tutt’altro che facile e c’è voluta una staffilata di Pogba, al suo settimo gol stagionale, per aver ragione dei felsinei.

La Juve vede così avvicinarsi rapidamente il titolo, che nemmeno una congiuntura astrale potrebbe ormai mettere in forse, ma l’attesa per la matematica lascia ancora un po’ d’interesse e il numero dei punti che i ragazzi di Conte avranno racimolato alla fine del torneo saranno la cifra esatta del valore di quest’annata bianconera, che comunque annovererà il record del terzo scudetto consecutivo.

Nel posticipo serale la Roma ha ragione della Fiorentina guidata dal suo ex Montella, un tempo giocatore e anche allenatore giallorosso. Ma dell’infelice idea di non confermarlo per improvvide sirene spagnole è ormai saturo il passato remoto dei lupi; ora c’è Garcia, il nuovo totem di Trigoria. E c’è poco da dire: l’allenatore francese ha insegnato alla Roma come giocare concretamente. La Roma si copre, riparte e colpisce. Somiglia in qualche modo all’Inter di Mourinho, che andava meno veloce ma aveva interpreti di valore maggiore. Ma il modo di giocare è simile e non solo per la presenza di Maicon.

Garcia ha trovato il modo di capitalizzare l’assenza delle coppe e la sua squadra, che della Juventus non ha i fuoriclasse, ma gioca persino meglio, almeno sotto il profilo dello spettacolo, conferma anche in trasferta di essere l’unica in diritto di guardare i primi della classe con la sfacciataggine necessaria. Meglio di quella di Ranieri e meglio di quella di Spalletti, la Roma di Garcia, da ieri sera matematicamente seconda, con accesso diretto alla Champions League del 2014-2015, impedisce alla Juventus di giocare ormai solo per divertirsi.

Scendendo in classifica - si fa per dire - cominciamo a trovare le sorpresine della giornata. Udine, ad eccezione che per la Juventus, da sempre, non è campo semplice per nessuno. Lo ha compreso bene il Napoli, che ha portato a casa solo un punto e che ha la migliore notizia della giornata solo nella squalifica di metà difesa titolare dell’Inter, prossimo avversario dei partenopei.

Il Napoli continua quindi a perdere punti con le squadre meno attrezzate, mentre ottiene le sue migliori prestazioni contro le grandi. Benitez è allenatore titolato ma la sua squadra non avrà a fine campionato un piazzamento uguale o migliore di quello ottenuto con la guida di Mazzarri. Se la fase offensiva, nonostante la partenza di Cavani, è davvero notevole, continua ad avere una fase difensiva approssimativa e quando le polveri in attacco sono bagnate, si fa subito sera, per dirla in poesia.

Sembra proseguire la rinascita delle milanesi, che come domenica scorsa vincono e si riportano in zone più interessanti della classifica, in attesa del derby che arriverà a fine campionato e che potrebbe diventare anche l’occasione nella quale si deciderà il piazzamento in Europa League, anche se al momento i nerazzurri precedono i rossoneri di sei punti e questi ultimi sono a pari punti con il Parma.

Un’Inter corsara sbarca a Parma e vince due a zero, con gol di Rolando e Guarin e uno strepitoso Handanovic che para un gol quasi certo e poi anche un rigore a Cassano, secondo rigore consecutivo dopo quello di domenica scorsa a Maxi Lopez contro la Samp. Una partita agonisticamente piacevole che la squadra di Mazzarri ha controllato bene grazie al trio Handanovic- Rolando-Samuel in difesa e a Cambiasso il mezzo al campo e che era una sfida diretta per il quinto posto. L’Inter continua a non far godere gli occhi se non per alcune singole giocate, ma d’altra parte nessuna squadra di Mazzarri ha mai scambiato concretezza per spettacolo.

Il Milan batte tre a zero il Livorno. Decisamente insufficiente la prova dei toscani ma il Milan ha comunque giocato bene, riuscendo persino nel miracolo di far tornare al gol Pazzini. Il cammino verso la EL non è semplice, con Roma e Inter da affrontare, ma certo lo stato comatoso in cui versava solo due mesi fa sembra definitivamente archiviato. Arriva quindi la quinta vittoria consecutiva (non succedeva dal 2011) con Seedorf sulla panchina, ma anche l’ennesima domenica dove, insieme alla vittoria, circolano le voci sull’ormai probabile defenestramento proprio dell’allenatore olandese a fine torneo. Misteri di Milanello.

Tra le aspiranti a un piazzamento in Europa, la Lazio deve ringraziare la sorte se Candreva la porta in parità all’ultimo secondo di recupero. Con un uomo in meno i biancazzurri hanno però avuto il merito di non mollare. Il Torino, con il solito Immobile a fare da cecchino, si rivela avversario ostico e la squadra di Reja avrebbe potuto decisamente lasciare la pelle sul manto bagnato dell’Olimpico.

Complimenti alla squadra di Ventura che continua a proporre gioco di qualità e velocità e considerato il materiale a disposizione sta capitalizzando come meglio non si potrebbe. Da rivedere invece l’assetto difensivo della Lazio, che è sembrato più adatto ad una partita tra scapoli e ammogliati che non ad un una gara in cerca di un piazzamento in Europa.

Colpaccio del Verona a Bergamo, dove s’impone per due a uno con il solito decisivo Toni, che tra i soliti sbracciamenti e proteste che ne riducono la credibilità con i direttori di gara, riesce comunque a segnare in continuazione. Poi magari in Brasile andrà Gilardino, che non segna ormai nemmeno dal fornaio, però così è il magico mondo di Prandelli.

Il Catania, benché virtualmente già condannato, vince in casa battendo la Sampdoria che sembra aver smarrito un po’ dello smalto del mese scorso, ma le assenze pesano quando le risorse sono scarse e Mihajilovic non può fare miracoli. Se poi invece di pensare a cosa farebbe con Icardi pensasse a come far segnare quel bluff di Maxi Lopez, la Samp starebbe certamente meglio.

Il Sassuolo trova un pomeriggio d’orgoglio e va a Verona a battere il Chievo, mentre il Cagliari vince a Marassi contro il Genoa. Sau e Ibarbo mettono una buona dose di benzina in vista della corsa verso la salvezza.

Altrenotizie - Fatti e notizie senza dominio

Caos Gas Teramo: Tutte le aree riattivate e con interventi in corso

Caos Gas Teramo: Tutte le aree riattivate e con interventi in corso TERAMO - In merito all'emergenza gas a Teramo la Prefettura ha diffuso l'elenco aggiornato della programmazione degli interventi previsti per domani, 20 aprile, domenica di Pasqua, e lo stato delle zone riattivate oggi pomeriggio. All'ora di pranzo erano stati somministrati 800 pasti a Teramo, in piazza Madonna delle Grazie, e 150 a Torricella Sicura, presso la cucina mobile installata in piazza Capuani, davanti alla sede municipale. Aggiornamenti sui siti di Prefettura www.prefettura.it/teramo, Comun www.comune.teramo.it. Questi i numeri utili per segnalazioni da parte dei cittadini: Prefettura 0861.259412 e 0861.259604 (dalle 8:00 alle 22:00), Comune 0861.324317 (dalle 7:00 alle 21:00). EMERGENZA GAS Aggiornamento 19.04.2014 h 18,00 ZONE DA RIATTIVARE DATA PREVISTA FASCIA ORARIA NOTE Data effettiva riattivazione VIA TRIPOTI CAMPO SCUOLA 19/04/14 07:30-13:00 X 19/04/14 VIA GAMMARANA - VIA DEL TIRO A SEGNO 19/04/14 07:30-13:00 X 19/04/14 COLLEPARCO UNIVERSITA' 19/04/14 07:30-13:00 X... leggi tutto l'articolo

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Caos Gas Teramo: esposto del sindaco Brucchi

Caos Gas Teramo: esposto del sindaco Brucchi TERAMO - Interruzione di pubblico servizio: è l'ipotesi di reato formulata dal sindaco di Teramo Brucchi in un esposto alla Procura della Repubblica presso il Comando provinciale dei Carabinieri in merito alla "sospensione improvvisa di gas" che ha lasciato senza metano 21mila utenze da giovedì sera. Il sindaco annuncia anche "attività di azione civile nei confronti degli eventuali responsabili per far fronte ai danni economici provocati a tutte le attività commerciali e industriali del territorio". leggi tutto l'articolo

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Decoro urbano: Mascia, procede riqualificazione Corso Vittorio

PESCARA - "I lavori di riqualificazione e valorizzazione di corso Vittorio Emanuele andranno avanti e si concluderanno esattamente come previsto nel cronoprogramma per maggio". Lo dichiarano in una nota il sindaco di Pescara, Luigi Albore Mascia, e l'assessore comunale alla Riqualificazione urbana, Berardino Fiorilli, in riferimento agli ultimi atti adottati dalla giunta comunale per il ricorso in Consiglio di Stato e sul cantiere di corso Vittorio Emanuele. "La sentenza del Tar - proseguono -, infatti, non ha interessato le opere del corso, ma, sostanzialmente, il Tribunale amministrativo si e' pronunciato giustamente solo sull'oggetto del ricorso della Confcommercio, ovvero l'apertura al traffico della strada esistente sul lato mare delle aree di risulta e la rotatoria di via Teramo-via Ferrari, perche' ne' la Confcommercio ne' i commercianti, paradossalmente, hanno mai impugnato il progetto di rilancio del corso". Non solo: "le opere su corso Vittorio Emanuele sono al countdown e... leggi tutto l'articolo

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Montesilvano, 17enne sorpreso a rubare in casa, inseguito da carabinieri

PESCARA - Sorpreso dai carabinieri a rubare in una abitazione di Montesilvano (Pescara), e' stato fermato e' arrestato. Si tratta di un giovane ladro macedone, di 17 anni, fermato in flagranza dai militari dell'Arma dopo che aveva gia' prelevato degli oggetti preziosi, in compagnia di un complice. E' stato inseguito sulla battigia e bloccato mentre l'altro e' riuscito a far perdere le tracce. Aveva contanti e oro appena rubati, due telefoni cellulari e un cacciavite (di 37 centimetri) per le effrazioni. E' finito nel centro di prima accoglienza per minorenni dell'Aquila e si cerca il complice. Sempre a Montesilvano i carabinieri, coordinati dal tenente Christian Petruzzella, hanno denunciato un uomo che stava danneggiando gli specchietti retrovisori laterali delle auto parcheggiate in via Vestina. E' stato segnalato al 112 da un cittadino. leggi tutto l'articolo

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Filovia Pescara: stop a lavori "cosa giusta" per Prc e Wwf

PESCARA - "La decisione del sindaco di richiedere la sospensione dei lavori della filovia fino al pronunciamento del Tar e' cosa buona e giusta". Lo dichiarano in una nota congiunta il Wwf e il consigliere comunale di Rifondazione comunista e candidato alla presidenza della Regione Abruzzo, Maurizio Acerbo. Un mese fa - proseguono - avevamo chiesto al sindaco di Pescara, Mascia, di sospendere i lavori di filovia e duna, obiettivi che sono stati raggiunti proprio perche' non e' arrivato il commissario. Dobbiamo dare atto al sindaco di aver mantenuto la parola data e di essersi comportato con lealta'. Troviamo fuori luogo che il presidente della Gtm usi toni intimidatori, peraltro infondati,nei confronti del primo cittadino come in passato ha fatto verso i cittadini. Invece di lanciare minacce perche' nel frattempo Michele Russo non si occupa delle prescrizioni del Comitato VIA e riparte con i lavori della messa a norma del tracciato? Tra l'altro rimangono aperte molte questioni su... leggi tutto l'articolo

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Al via a Pescara ‘Arti e mestieri’ con 80 espositori

Al via a Pescara 'Arti e mestieri' con 80 espositori PESCARA - Si e' aperta stamane a Pescara la quarta edizione della 'Fiera Arti e Mestieri', dedicata all'antiquariato e all'enogastronomia di qualita'. Ben 50 gli stand allestiti e oltre 80 espositori giunti da ogni parte d'Italia comprese Sicilia e Sardegna, Trento e Bolzano, e che animeranno per quatto giorni corso Umberto e piazza della Rinascita. Gli stand si chiuderanno ogni sera alle dieci: sino a martedi' 22 aprile si svolgera' la mostra-mercato dei prodotti tipici con un percorso enogastronomico guidato che rappresentera' l'Italia nel mondo, e dedicato in particolare al settore dolciario o salumi dop e doc, con una cantina di qualita', eliminando quei prodotti che avrebbero potuto rappresentare una 'concorrenza sleale' per i titolari degli esercizi fissi. Per i bambini ci saranno spazi dedicati e sorvegliati, non solo gonfiabili, e, ogni sera, si svolgera' il nutella party e la bruschetta party. "Anche quest'anno - ha commentato il sindaco Luigi Albore Mascia - abbiamo voluto... leggi tutto l'articolo

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Federcopa, destino amaro per pendolari centro-Abruzzo

PESCARA - "Ci e' giunta voce dall'utenza del centro-Abruzzo che l'Arpa, a partire da questa mattina, ha eliminato la corsa delle 6,20 per la tratta Sulmona-Roma; quindi di conseguenza come augurio di Buona Pasqua avrebbe eliminato anche la corsa delle 17, 50 da Roma per Sulmona". Lo rende noto Francesco Di Nisio, di Federcopa. "Nonostante cio' - prosegue - sempre questa mattina una quindicina di utenti sono rimasti a piedi nel terminal di Tiburtina per indisponibilita' di posti sull'autobus; a nulla e' servita la chiamata dell'autista ai dirigenti del servizio per effettuare una corsa bis, cosi' come usava fare la societa' privata che prima di Arapaservizio pubblico) gestiva tale servizio. La nostra vuole essere solo una ulteriore denuncia dell'abbandono di questo territorio da parte di aziende chiamate a svolgere un servizio pubblico per garantire un diritto fondamentale, quello della mobilita', quella della liberta' di movimento per i cittadini, i quali mai si sono sottratti al... leggi tutto l'articolo

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Grande Pescara, Camera di Commercio e industriali votano Si

Grande Pescara, Camera di Commercio e industriali votano Si PESCARA - Camera di commercio di Pescara e Unione degli industriali invitano a votare "si'" al referendum consultivo del 25 maggio che interessera' i comuni di Pescara, Montesilvano e Spoltore, per la loro fusione. Oggi, in occasione della inaugurazione della sede del comitato per il "si'" alla Nuova Pescara (in via Carducci, all'angolo con via Parini), i rappresentanti di queste due realta' hanno spiegato le ragioni di questa scelta. C'erano il presidente dell'ente camerale Daniele Becci e il presidente degli Industriali, Enrico Marramiero mentre ad ascoltarli c'erano il presidente del Consiglio regionale Nazario Pagano, il consigliere regionale Ricardo Chiavaroli e il presidente della Provincia di Pescara Guerino Testa, candidato sindaco di Pescara. Tra i favorevoli, anche se oggi era assente perchè fuori citta', il presidente della Fondazione Pescarabruzzo Nicola Mattoscio. "Siamo convinti che si debba partire dalle esigenze dei cittadini e questo progetto lo fa - ha detto... leggi tutto l'articolo

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Collaborazione, la nuova parola d’ ordine nei mega-gruppi editoriali

BernieLe dinamiche dell’ecosistema dell’ informazione digitale spingono verso collaborazioni trasversali, tanto inedite quanto proficue. Questo il quadro odierno del made in Usa, secondo una riflessione di Lucia Moses su Digiday – dove si rimarca soprattutto il mix continuo a livello editoriale e business.

Per esempio, le nuove divisioni pubblicitarie di New York Times e Washington Post cercano ispirazione nella frenetica attività redazionale, mentre le varie testate della catena Condé Nast condividono le ‘pratiche migliori’ e le campagne pubblicitarie, come le “inserzioni social” di Accelerator, piattaforma proposta dal team del portale high-tech del gruppo, Ars Technica, e assai attiva anche tramite Wired.

 

Le redazioni delle riviste online del gruppo Hearst si sono sbarazzate di cubicoli e uffici separati per creare un unico ambiente che raggruppa lo staff editoriale, analitico e multimediale, collettivamente impegnati a lavorare per il web. E il gruppo Gannett (proprietario di USA Today e altre testate locali) ha esteso notevolmente la pratica di condividere contenuti nei vari giornali e ha attivato una piattaforma comune di CMS [Content Management System], come parte del Project Butterfly.

 

«Nelle testate tradizionali, il giornale locale puntava all’ attenzione di lettori che avevano per le mani un prodotto tangibile», spiega David Payne, responsabile digitale di Gannett. «Nell’ ambito online, il target è il mondo intero. Per conquistarne l’ attenzione, servono strategie capaci di rilanciare i migliori contenuti possibili. Perciò sarebbe controproducente operare come nei silos».

 

Quest’ultimo riferimento riguarda la tendenza dei mega-gruppi editoriali tradizionalmente chiusi e isolati nella propria redazione o anche nelle stesse unità interne – trend che, appunto, il digitale sta oggi stravolgendo. Tant’ è che perfino i capo-redattori del settimanale Time hanno frequenti riunioni con l’ intero staff per lavorare simultaneamente su servizi buoni sia per il cartaceo che per l’ online.

 

Non mancano però critici, i quali sottolineano i limiti dei benefici di simili collaborazioni, dovuti anche al fatto che per gruppi di una certa stazza l’ imperativo è rimanere in attivo senza farsi trascinare giù da spese e problemi di versioni digitali ancora incapaci di reggersi sulle proprie gambe.
A volte il motivo di tenere separati questi ambiti è semplice, conclude il consulente ed ex-redattore Alan Mutter: «In un’azienda centrata sui giornali, qualcosa come l’80-90 per cento delle entrate proviene tutt’ ora dalle vendite del cartaceo».

 

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Buona Pasqua a tutti! Le Celebrazioni eucaristiche nelle città capoluogo

Buona Pasqua a tutti! Le Celebrazioni eucaristiche nelle città capoluogo L'AQUILA - "... con i piedi fortemente poggiati s ulle nuvole" (Ennio Flaiano) Le celebrazioni Eucaristiche nei capoluogo d'Abruzzo A Teramo S.E. il Vescovo Mons. Michele Seccia celebrerà come da tradizione le Messe alle 11.15 ad Atri ed alle 19.00 a Teramo. A L'Aquila alle Ore 18:30 CHIESA DI SAN PIO X (Piazza S. Pio X al Torrione) Santa Messa Stazionale, con benedizione papale, presieduta da S. E Mons. Giuseppe Petrocchi - Arcivescovo Metropolita. Liturgia animata dal Coro Diocesano e dal Gruppo Liturgico Diocesano. A Pescara Mons. Tommaso Valentinetti celebra nella cattedrale di Pescara alle 11.30 e nella chiesa del Carmine di Penne alle 18.00 , oltre alla messa che l'arcivescovo condividerà nella casa circondariale di San Donato, alle 10. A Chieti 10.30 Messa concelebrata con l'Arcivescovo Mons. Bruno Forte leggi tutto l'articolo

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I conti in tasca al missile orbitale riutilizzabile di SpaceX

di Paolo G. Calisse

Paolo G. Calisse è una vecchia conoscenza di questo blog. Di professione fa l'astronomo ed ha collaborato con vari progetti internazionali, incluso ALMA, l'Atacama Large Millimeter Array. Tra le cose curiose che ha fatto durante la sua carriera, è anche stato il primo italiano a trascorrere un anno intero al Polo Sud, sempre lavorando come astronomo al locale osservatorio.

La sua passione – a suo dire “un po' infantile” – per aerei e missioni spaziali lo ha portato a scrivere questo breve articolo in cui fa i conti in tasca ai piani di Elon Musk di creare un sistema di vettori riutilizzabile. Ospito questo articolo sul mio blog in occasione del primo tentativo di ammaraggio controllato di un primo stadio di un vettore orbitale, avvenuto ieri nell'ambito della missione Dragon/CRS-3.

Paolo Attivissimo


Credit: SpaceX.
Tutto lascia credere che ieri sia avvenuto qualcosa di radicalmente nuovo nel settore aerospaziale: il primo stadio di un razzo, dopo aver inserito il proprio carico verso l'orbita, è ammarato intatto a est della Florida. Senza l'aiuto di paracadute o di ali, ma soltanto con l'aiuto dei propri propulsori per rallentare la caduta. SpaceX ha dimostrato la fattibilità del progetto di realizzare un primo stadio leggero e potenzialmente riutilizzabile, al contrario dello Space Shuttle e di altri progetti, dotati di appendici aerodinamiche. In questo articolo cercheremo di capire come tutto questo sia possibile. 

Il sogno di realizzare vettori riutilizzabili è nato insieme alle stesse imprese spaziali e prima ancora in tanti racconti e film di fantascienza. Il primo tentativo concreto di realizzarne uno, lo Space Shuttle, si è concluso tuttavia con risultati insoddisfacenti, costi ingenti e due terribili sciagure che hanno causato la morte di ben quattordici astronauti statunitensi.

Dopo una breve introduzione allo stato attuale della tecnologia, apprenderemo la semplice algebra necessaria per questa valutazione, per poi passare ad applicarla al caso specifico di un vettore come il Falcon 9R impiegato per il volo di ieri. L'articolo richiede solo una certa attenzione per seguire e comprendere tutti i passaggi necessari.


Aria o propellente?


Da quando Elon Musk, nel 2002, fondò SpaceX con l'obiettivo di realizzare un sistema di vettori orbitali riutilizzabili e per questo a basso costo, molti si chiedono se non si sia trattato di una mossa avventata. Perché infatti non utilizzare, come lo Space Shuttle, l'attrito atmosferico per frenare un oggetto al rientro dall'orbita, invece di sofisticati motori avidi di carburante ed esposti al calore e allo stress del rientro?


Lo Space Shuttle: bello e dannato


Lo Shuttle Endeavour nel 2001.
Credit: NASA.
Nonostante fosse un progetto iconico, ineguagliato per complessità e sofisticazione, lo Space Transportation System, come venne chiamato all'inizio, ha assorbito per decenni gran parte delle risorse economiche disponibili per il settore spaziale negli USA, impedendo lo sviluppo di nuovi e più efficienti vettori. Non poteva raggiungere orbite più elevate di qualche centinaio di km (contro i quasi 400.000 delle capsule Apollo lanciate dal Saturn V), né ha mai eguagliato le specifiche di progetto. Infine era solo parzialmente riutilizzabile: mentre l'Orbiter (la navetta stessa) e i due Solid Rocket Booster (i due razzi ai lati del vettore al momento del lancio) venivano recuperati, il sofisticato serbatoio principale del propellente, che costava 55 milioni di dollari di allora, andava distrutto al rientro nell'atmosfera.

Due sono le ragioni generalmente indicate come causa di questo sostanziale fallimento: (1) la richiesta dei militari di disporre di un oggetto capace di rientrare dopo una sola orbita, il che richiedeva, per le orbite polari, una notevole capacità di planata, e (2) la volontà di portare a bordo ben 7 astronauti per volta oltre ad un carico pagante di più di 22 tonnellate per le orbite basse. Queste richieste influirono pesantemente sul progetto, portando la massa del veicolo da iniettare in orbita ad oltre 90 tonnellate, contro le 6 di una capsula Apollo, e di conseguenza ad una moltiplicazione esponenziale delle difficoltà ingegneristiche da affrontare.

I problemi che queste scelte originarono furono tanti. Poiché, al contrario della navetta russa Buran, lo Space Shuttle non poteva operare missioni senza equipaggio e non vi era alcuna possibilità di fuga per gli astronauti nel caso di guasti gravi in alcune fasi critiche del volo, due incidenti diversi provocarono la perdita di due navette e la morte di ben 14 astronauti: di gran lunga più di qualsiasi altra navicella spaziale.

Infatti alcuni componenti come la schiuma usata per isolare termicamente l'enorme Main External Tank non sono mai stati completamente “commissionati”. La manutenzione, a causa dell'enorme potenza dei tre motori principali e della sofisticazione estrema dell'intero sistema, era costosissima e delicatissima, penalizzando i tempi di riciclo, aumentando a dismisura i costi di gestione e causando, nel tempo, un'affanosa ricerca di scorciatoie. Invece dei pochi giorni previsti, ogni volta occorrevano mesi e un'immenso dispendio di risorse e personale. È quindi in un certo senso sorprendente che si sia comunque riusciti a compiere 133 missioni con successo, nonostante il progetto sia di fatto diventato lettera morta.


Ricominciamo daccapo


Elon Musk, CEO e fondatore di SpaceX, ha seguito un approccio differente, ma per un motivo preciso: quello di sviluppare una tecnologia in grado non solo di consentire il riutilizzo di tutte le componenti, consentendo un abbattimento consistente dei costi, ma anche di programmare una missione su Marte utilizzando componenti simili e quindi sperimentate a fondo. Un sistema, quindi, in grado di consolidarsi per gradi e scalabile con un notevole interscambio di conoscenze e componenti tra i vettori previsti per le diverse funzioni.

Illustrazione del Delta Clipper.
Credit: NASA.
Questo approccio innovativo è sembrato a molti, specie all'inizio, un azzardo: perché fare atterrare un oggetto di forma insolita, in equilibrio sulle zampe, invece di usare la tecnologia sperimentata dagli aerei di tutto il mondo? Pochi ci avevano provato prima di lui, e con risultati discutibili. McDonnell-Douglas negli anni '90 aveva realizzato un sistema simile, il Delta Clipper, con l'idea di sviluppare un sistema in grado di entrare in orbita con un solo stadio (single-stage-to-orbit, o SSTO), ma dopo un grave incidente aveva abbandonato il progetto.

Elon Musk, dopo un'accurata analisi di tutte le variabili in gioco (velocità alla separazione del primo stadio, disegno e numero dei motori, tecnologia impiegata, numero di stadi, ecc.), ha preferito puntare su un sistema a due stadi, entrambi recuperabili. Qui non ci occuperemo del secondo stadio e della navicella, ma nei piani di Musk anche queste due componenti saranno infatti in grado di rientrare indipendentemente e di essere riutilizzate più volte, con l'obiettivo di ridurre di almeno un fattore 10 i costi dei viaggi spaziali rispetto a quelli attuali.

Ma come si può valutare la sua affermazione che è possibile progettare un primo stadio in grado di compiere autonomamente la frenata necessaria per atterrare dopo un lancio? Il propellente necessario per il rientro non appesantisce inutilmente il carico?


È tutta una questione di delta-v!


La tecnologia spaziale è complessa oltre ogni dire, ma la dinamica su cui si basa è più semplice di quel che si creda, proprio perché nello spazio le forze in gioco sono conservative e gli attriti in genere trascurabili.

Per rispondere alle due domande precedenti basta partire dall'Equazione di Tsiolkovsky (EdT nel seguito), o Equazione del Razzo, ideata al principio del ventesimo secolo da diversi ricercatori, che valuta quanto propellente è necessario per ottenere una differenza di velocità delta-v durante una manovra “orbitale”.

Per cominciare bisogna innanzitutto comprendere che l'ostacolo principale alla messa in orbita di un oggetto non è tanto la quota di almeno 2-300 km necessaria ad abbandonare completamente l'atmosfera, che può essere raggiunta abbastanza agevolmente anche con tecnologie abbastanza semplici, quanto la necessità di raggiungere la velocità orbitale, che è circa 25 volte quella del suono (detta Mach 1 in gergo) ed è superiore a quella di tutto ciò cui siamo abituati sulla Terra, proiettili e caccia supersonici compresi.

L'EdT può essere espressa come:

DV = Vexh * ln (m0/m1)

dove:

DV è la differenza di velocità tra "prima" e "dopo" una qualsiasi manovra
m0 è la massa iniziale del razzo
m1 è la massa residua del razzo dopo aver bruciato il carburante necessario
Vexh è la velocità del gas espulso dal motore (exhaust in inglese)
ln è il logaritmo naturale

Senza entrare nei dettagli della sua derivazione, basti sapere che usando la conservazione della quantità di moto è possibile calcolare com'è variata la velocità del veicolo dopo avere espulso una data quantità di propellente m0-m1 alla velocità Vexh.

La formula si applica a qualsiasi motore a razzo in azione nel vuoto e dove non ci sono grandi variazioni di quota (torneremo più tardi su questo punto). È indipendente dal tipo di propellente usato, dalla potenza, dal numero di motori o da altri parametri. Anzi, può essere usata per casi molto diversi...


Ispettore Callaghan, il caso è suo


Supponiamo per esempio che l'ispettore Callaghan spari un colpo in orizzontale con l'immancabile 44 Magnum mentre staziona su una pista di pattinaggio (attrito trascurabile): il rinculo lo farà partire in direzione opposta, ma a quale velocità? L'EdT consente di calcolarla facilmente. Il proiettile di una 44 Magnum viene espulso a circa 450 m/s ed ha una massa di circa 20 g. Se Clint Eastwood pesa 80 kg (ovvero 80.000 g), pistola e proiettili inclusi:

DV = 450 m/s * ln ((80.000/(80.000-20))
= 0.112514 m/s

ovvero comincerà a spostarsi nella direzione opposta, a causa del rinculo, ad una velocità di circa 11 cm al secondo (circa 0.4 km/h).

Ma quando Callaghan sparerà il suo secondo proiettile le cose cambieranno, sebbene di poco, in quanto la massa residua sarà diminuita di quella del primo proiettile sparato, e l'incremento di velocità, da aggiungere a quella precedente, diverrà:

DV = 450 m/s * ln ((80.000-20)(80.000-40))
= 0.112542 m/s

Come prevedibile, il cambio di velocità fornito dal rinculo è aumentato rispetto a prima, sebbene di soli 0.112542 m/s - 0.112514 m/s = 0.0028 cm/s.

Ma nel caso di un motore a razzo come il Falcon 9R la quantità di propellente espulsa ogni secondo è letteralmente un fiume (oltre 2 tonnellate/s). Di conseguenza, la massa del carburante ancora a bordo diminuisce rapidamente, e questo rende l'accelerazione del razzo sempre maggiore, al punto che ad una certa quota i motori devono ridurre la loro spinta per evitare stress eccessivi alla struttura stessa del razzo.

Tornando quindi al caso dei lanci spaziali, risolvendo la EdT per m1, si può ricavare quanto propellente resta dopo avere operato un certo delta-v partendo da una massa iniziale del razzo m0:

m1 = m0 * exp(-DV / Vexh)

Per una manovra nello spazio vuoto questa relazione è corretta. Durante un lancio da Terra, però, parte dell'energia viene spesa per contrastare la forza gravitazionale e l'attrito aerodinamico. La formula consente di trattare questi due fattori valutando il delta-v aggiuntivo (o sottrattivo) che deriva da entrambi:

delta-v = Vorb + Vgrav + Vaero

dove:
  • Vorb è la velocità orbitale da raggiungere, pari, per un orbita bassa, a circa 7.8 km/s
  • Vgrav è la velocità “persa” durante l'ascesa da Terra, calcolata in base a simulazioni o da precedenti lanci o da un'accurata analisi della traiettoria percorsa durante l'ascensione
  • Vaero e la velocità dissipata per combattere l'attrito aerodinamico
Tutte le velocità sono relative al riferimento a Terra. Per questo non viene qui considerato l'"aiutino" (0.4 km/s) dato dalla rotazione terrestre (Vorb), almeno quando si lancia verso Est come in questo caso. 

Consideriamo ora un vettore Falcon 9R v1.1 come quello lanciato ieri da Cape Canaveral per tentare un ammaraggio controllato. Per fare i conti numerici servono alcuni dati che riassumiamo nel seguito.


Parametri relativi all'intero vettore


  • Massa totale al lancio: 482.500 kg. ȏ il peso totale approssimato del Falcon 9R al momento del lancio, incluse le "zampe" e tutto l'hardware addizionale necessario per l'atterraggio morbido.
Credit: SpaceX.


Parametri relativi al solo Primo Stadio:


  • Massa totale al lancio: 392.500 kg. Peso dichiarato del primo stadio al lancio, propellente e "zampe" incluse.
  • Massa inerte: 20.500 kg. È il peso del primo stadio quando si esclude il propellente. Questo valore rappresenta, a pensarci bene, anche la massa minima da riportare intatta a terra, assumendo che il propellente sia stato consumato completamente nel volo.
  • Massa del propellente: 372.000 kg. Si ottiene sottraendo la massa inerte dalla massa totale al lancio: 392.500 kg - 20.500 kg. Notare come oltre i tre quarti (372.000 kg / 482.500 kg) dell'intera massa del razzo sia costituito dal propellente del primo stadio.


Motore Merlin 1D


Il primo stadio del Falcon 9R (la R sta per riutilizzabile) è spinto da 9 motori identici, potenti e leggeri, chiamati Merlin 1D, disposti in una configurazione detta octaweb: otto motori in cerchio e uno al centro. Questi motori consumano un particolare tipo di kerosene detto RP-1 e ossigeno liquido, LOX in gergo, fornendo una velocità di emissione dei gas di scarico Vexh pari a 2765 m/s. Useremo come ipotesi pessimistica questo valore, anche se in realtà nel vuoto i gas raggiungono una velocità circa il 10% superiore (3050 m/s), incrementando di conseguenza la spinta fornita.


Profilo di volo


La separazione del primo stadio dal secondo dopo il lancio avviene ad una velocità di Mach 6, corrispondenti a 2,052 km/s, e ad una quota di circa 90 km. Nel caso dello Space Shuttle invece il serbatoio del propellente (il Main External Tank, o ET) veniva rilasciato già a velocità orbitale (Mach 25), rendendo necessario accelerare una massa ancora più grande di quella dell'Orbiter stesso. La bassa velocità alla separazione del primo stadio è una delle chiavi del possibile successo dei piani di SpaceX.

Dopo la separazione, il singolo motore presente nel secondo stadio del Falcon 9, quasi identico agli altri nove del primo stadio, si accende e inietta in orbita la navicella Dragon con il suo carico per la Stazione Spaziale Internazionale. Il primo stadio invece si riorienta "motori avanti" per mezzo di una prima accensione di tre dei nove propulsori. Lo stadio scende quindi in caduta libera fino a pochi secondi dall'ammaraggio, quando una seconda accensione rallenta di nuovo il vettore, già frenato dalla crescente pressione aerodinamica. Le 4 zampe si estendono e il Falcon 9 compie il proprio ammaraggio controllato.


Perdite gravitazionali ed aerodinamiche


Oltre a dover acquistare la velocità orbitale, un vettore deve anche guadagnare una quota tale da uscire completamente dall'atmosfera e contrastare l'attrito dovuto alla pressione aerodinamica. Nel primo caso si parla di perdita gravitazionale, una forza che tende a frenare il vettore in ascesa e ad accelerarlo durante la discesa, e che quindi lavora sempre contro la spinta esercitata dai propulsori. Il suo valore per il Falcon 9 può essere stimato a partire da quelli ottenuti da vettori analoghi, sebbene per un calcolo più accurato si possa procedere analiticamente in base alla traiettoria prevista. Il volume Space Propulsion Analysis and Design, di R. Humble, considerato la bibbia della propulsione a razzo, fornisce alcuni valori di confronto:

 Vettore
 Delta-V gravitazionale
 Delta-V aerodinamico
Ariane A-44L 
1576 m/s
135 m/s
Atlas I 
1395 m/s
110 m/s 
Delta 7925 
 1150 m/s 
136 m/s 
Space Shuttle 
 1222 m/s 
 107 m/s 
Saturn V 
 1534 m/s 
 40 m/s
Titan IV/Centaur 
 1442 m/s 
 156 m/s 

Il valore straordinariamente basso del delta-v aerodinamico (Vaero) del Saturn V non è un errore di stampa, ma è dovuto al basso rapporto tra la spinta generata dai 5 giganteschi motori F-1 di cui disponeva, veri e ineguagliati capolavori della tecnologia, e la massa del mastodontico vettore subito dopo il decollo, quando il razzo era ancora carico del propellente e di tutta l'infrastruttura necessaria alla sua lunga missione. Ciò riduceva la velocità negli strati più densi dell'atmosfera e di conseguenza la pressione aerodinamica, ma una volta alleggerito di gran parte del carburante l'accelerazione cresceva a valori elevatissimi. Per tutti gli altri vettori, Falcon 9 incluso, il rapporto tra spinta e peso del veicolo al decollo è molto più elevato, rendendo più efficiente l'ascesa nel primo minuto, ma generando velocità elevate quando la densità dell'aria è ancora elevata e quindi un carico aerodinamico nettamente superiore.

Assumeremo quindi una perdita per attrito aerodinamico di 130 m/s durante l'ascensione, come si vede trascurabile rispetto agli altri fattori. Al rientro, alcune simulazioni disponibili forniscono un valore di 280 m/s. Per inciso, il momento in cui la pressione aerodinamica è massima, il cosiddetto Max Q, avviene in genere poco oltre il primo minuto dal lancio.

Il valore del delta-v gravitazionale (Vgrav) per razzi come il Titan, simile al Falcon 9R, è di circa 1200 m/s. Poiché il distacco del primo stadio con il Falcon 9R avviene a meno di 100 km di quota, e non alla quota orbitale, superiore a 200 km, useremo la metà di questo valore, ovvero un delta-v gravitazionale pari a 600 m/s.

In conclusione
  • durante l'ascensione abbiamo un delta-v totale di 2052 + 600 + 130 m/s = 2780 m/s
  • durante il rientro, invece, il delta-v aggiuntivo è di soli 2052 + 600 - 280 m/s = 2372 m/s in quanto l'attrito aerodinamico questa volta aiuta la frenata, collaborando con la spinta esercitata dai retrorazzi


E adesso un po' di semplici calcoli


Inserendo tali valori nell'equazione di Tsiolkovsky si ottiene la massa del razzo al momento del distacco del primo stadio:

m1 = m0 * exp (- DV / Vexh )
= 482.500 * exp (-2782 / 2765)
= 176.444 kg

Sottraendo la massa al lancio si ottengono la quantità di propellente già utilizzato e quella residua, ancora disponibile per attuare la frenata controllata durante il rientro:
  • Quantità di carburante utilizzato fino alla separazione: 482.500 kg - 176.444 kg = 306.056 kg
  • Quantità di carburante disponibile per il rientro: 372.000 kg - 306.056 kg = 65.944 kg
  • Massa del primo stadio DOPO la separazione: 20.500 kg + 65.944 kg = 86.444 kg
Come prevedibile, l'ascensione ha utilizzato gran parte del propellente necessario, visto che in ascensione al peso del primo stadio si aggiungono quello del secondo, del carico utile ma soprattutto del propellente stesso, da accelerare a Mach 6.

Sottraiamo da questo quantitativo residuo di propellente un ulteriore 5%, ovvero 306.056 kg * 0.05 = 15.303 kg, per tenere conto dei controlli di assetto e come margine di sicurezza. Il valore del combustibile disponibile per il rientro controllato diventa adesso 65.944 kg - 15.303 kg = 50.642 kg (tutti i valori sono stati ottenuti con calcoli in virgola mobile, donde le piccole discrepanze sulle unità dopo gli arrotondamenti).

Siamo arrivati alla domanda cruciale: è possibile compiere un rientro ed un atterraggio morbido con tale quantità di carburante?

Il peso del primo stadio immediatamente dopo la separazione è pari alla sua massa inerte più la quantità ancora disponibile di carburante appena calcolata: 20.500 kg + 50.642 kg = 71.142 kg.

Applichiamo finalmente l'EdT una seconda volta, per simulare la discesa:

m1 = m0 * exp( - DV / Vexh )
= 71.142 kg * exp ( -2372 / 2765 )
= 30.173 kg

Questa sarà la massa totale del primo stadio all'atterraggio. Ciò significa che durante la discesa sono stati usati almeno 71.142 kg - 30.173 kg = 40.968 kg di propellente. Il propellente residuo nel primo stadio si può calcolare sottraendo al propellente disponibile alla separazione il valore appena trovato:

50.642 kg - 40.968 kg = 9.673 kg

Questa quantità, circa 9 tonnellate metriche, rappresenta quasi il 20% (9.673 / 50.642) del propellente usato per la discesa, garantendo un notevole margine aggiuntivo per le correzioni eventualmente necessarie. Siamo quindi giunti alla conclusione che un primo stadio come quello del Falcon 9R è in grado, almeno sulla carta, di rientrare a terra! Possiamo immaginare che Elon Musk abbia svolto questi calcoli back-of-the-envelope (come si dice in inglese, ovvero su un pezzo di carta qualsiasi) prima di investire i propri "risparmi" in questa affascinante avventura.

Quel 20% di carburante residuo sembra anche sufficiente a garantire il controllo d'assetto durante la discesa e anche per effettuare un atterraggio direttamente al sito di lancio (Return to Launch Site, o RTLS), come nel programma a lungo termine di Musk. Le nostre stime grossolane dimostrano insomma che si può fare, che l'idea non è affatto peregrina. Va notato anche che la quantità di carburante necessaria all'ascensione, 306 tonnellate metriche, è nettamente superiore a quella necessaria per la discesa, 41 t.

Questa apparente magia è proprio dovuta al fatto che la massa inerte del primo stadio è una frazione marginale del peso dell'intero vettore al decollo: circa il 4%, come una lattina di birra da 330 ml. Provate a prendere in mano una lattina vuota: vi chiederete, considerando la massa dei nove motori Merlin e la rigidità necessaria ad un razzo, come sia possibile costruire un vettore così leggero in grado di portare a bordo tutto quel propellente, ma è proprio questa straordinaria leggerezza del primo stadio a ridurre la quantità di propellente necessaria per la discesa controllata rispetto a quella necessaria per l'ascensione.

Senza contare che un rientro ad alta velocità negli strati densi dell'atmosfera, come previsto da Musk, che prevede una prima accensione dei retrorazzi in alta quota e una in finale, poco prima dell'atterraggio, permetterebbe di sfruttare al meglio il freno aerodinamico, che va, almeno in prima approssimazione, con il quadrato della velocità. Quindi: più tardi si rallenta – compatibilmente con i problemi termici legati al surriscaldamento – meno propellente è necessario per la frenata finale.

Non resta quindi che augurarsi che SpaceX sia in grado di risolvere i molteplici problemi tecnici che si troverà ad affrontare prima di poter affrontare un RTLS, non ultimi lo stress aerodinamico cui i motori e le parti più sensibili del vettore saranno sottoposti durante il rientro in atmosfera, o il preciso controllo dell'assetto durante la discesa.


Marte, prossima frontiera


In realtà Musk ha nel cassetto un obiettivo ancora più intrigante: lo sviluppo di vettori in grado di compiere una missione su Marte con equipaggio con ritorno a Terra. Fino ad oggi nessuna navicella è stata in grado di tornare in orbita dopo un atterraggio su Marte. Una missione umana avrebbe bisogno di questa funzionalità, sebbene Musk contempli anche piani per una colonizzazione senza ritorno, una specie di Mayflower alla scoperta di una nuova "America".

Gli stessi calcoli possono quindi essere applicati per esercizio per verificare se il primo stadio di un Falcon 9R sarebbe in grado di atterrare e tornare in orbita marziana. Il campo gravitazionale marziano è assai più debole di quello terrestre (Marte ha una massa che è solo il 10% circa di quella del nostro pianeta), la velocità orbitale è di “soli” 13.000 km/h. Perché non dovrebbe essere possibile?

Immaginiamo che un Falcon 9R, identico a quello usato per il rientro a Terra, venga inserito in orbita marziana. Non ci occuperemo di come questo possa avvenire. Supponiamo anche di rimuovere del tutto il secondo stadio e di avere a disposizione un carico utile pari a quello nominale per la missione terrestre. Su Marte possiamo utilizzare come velocità dei gas di scarico Vexh quella valida nel vuoto. Supponiamo inoltre, piuttosto ottimisticamente, che la perdita per gravità e quella per attrito atmosferico siano un decimo di quella terrestre, come la massa del pianeta.

Sorprendentemente, eseguendo i calcoli come sopra, ci accorgeremmo che il carburante disponibile non basterebbe. Come mai, visto che la gravità marziana è una frazione di quella terrestre? Perché, primo, atterrare e tornare in orbita richiede molto più carburante che andare in orbita e poi atterrare, e secondo, il primo stadio dovrebbe questa volta raggiungere la velocità orbitale, superiore a quella della separazione prevista nel caso di lancio dalla Terra.

Il piano di Elon Musk è tuttavia diverso da questa banale semplificazione e prevede lo sviluppo di un sistema più potente, con nuovi motori più performanti. Ci sono inoltre diverse differenze rispetto ad una missione sulla Terra. Parte del vettore, per esempio, potrebbe essere abbandonata sul suolo di Marte per un'immissione in orbita più leggera.


Conclusioni


L'X-37B.
Credit: USAF.
Lo spazio vuoto è l'ambiente controintuitivo per antonomasia. Il motivo ultimo per cui la strategia dello Space Shuttle – utilizzare l'attrito aerodinamico per permettere il rientro controllato e quindi il riciclo del vettore – si è dimostrata più inefficiente e complessa del previsto è che ogni kg in più da mettere in orbita, a causa delle grandi superfici aerodinamiche necessarie per la frenata, richiede un incremento esponenziale della potenza dei vettori e della complessità del sistema.

Sistemi che utilizzano lo stesso principio, ma più piccoli e meno performanti, come il Dream Chaser, sorta di piccolo Space Shuttle adibito al solo trasporto di passeggeri, o l'X-37B, navicella automatica già utilizzata più volte e al momento in orbita terrestre, potrebbero ovviare a questo problema. Nessuno è ancora in grado di dire se l'alternativa proposta da Musk sia migliore o meno dell'uso dell'attrito aerodinamico per frenare.

Quello che abbiamo appena dimostrato è soltanto che quella di Musk è una scelta saggia e fattibile. Anche sul piano tecnico la potenza di calcolo e la sensoristica attuali permettono un controllo accurato dell'assetto di un oggetto come un razzo, nonostante sembri difficile come tenere una penna in equilibrio in verticale sul palmo della mano.


Bibliografia ragionata


[1] SpaceX, Video Captures SpaceX's Re-Lightable Engine. Nel video si vede, per la prima volta, un motore a razzo durante una fase di rientro nell'atmosfera di un vettore (a marcia indietro). Il video consente anche di verificare la quota alla quale il primo stadio si separa (100 km) e la massima quota raggiunta in volo balistico dal vettore (140 Km)).
[2] http://forum.nasaspaceflight.com/index.php?topic=9959.0, una discussione che spiega come valutare l'effetto dell'atmosfera e della gravità.
[3] http://aldaylongmusings.blogspot.com/2011/04/spacex-sanity-check.html, un esercizio simile svolto per il più pesante SpaceX Falcon Heavy.
[4] Space Propulsion Analysis and Design, R. Humble, 1996, per una discussione approfondita sulla propulsione a razzo.

Il Disinformatico ©[2014] by Paolo Attivissimo (http://disinformatico.info). Distribuzione libera, purché sia inclusa la presente dicitura."

Fortalecerán sistema oral y acusatorio

Se fortalecerá el Sistema Oral y Acusatorio en el Estado con la entrada en vigor del Código Nacional de Procedimientos Penales en el Segundo y Tercer Distritos Judiciales del Estado, que comprende los municipios de Lerdo, Mapimí, Gómez Palacio y Tlahualilo, señaló el presidente de la Gran Comisión del Congreso del Estado, Carlos Contreras Galindo.

Al respecto, informó que en virtud a la Declaratoria realizada por el Congreso del Estado, será a partir del 10 de junio del presente año cuando entre en vigencia en los citados municipios.

“Es interés de la Comisión para la Reforma Penal, encabezada por el gobernador Jorge Herrera Caldera, que esta forma innovadora de procurar e impartir justicia, acorde a las exigencias nacionales e internacionales se extienda a los demás distritos judiciales de la entidad”, puntualizó el legislador.

Carlos Contreras recordó que fue el 28 de enero de 2014 cuando la Cámara de Diputados del Congreso de la Unión aprobó el Código Nacional de Procedimientos Penales, el cual promulgó en Presidente de la República, Enrique Peña Nieto, mismo que dispone dentro de sus artículos transitorios que el Código entrará en vigor a nivel federal gradualmente en los términos previstos, sin que pueda exceder del 18 de junio de 2016.

En este sentido, destacó que al ser Durango, pionero de la implementación del Nuevo Sistema de Justicia Penal, innovando en el país y generando certeza jurídica a los justiciables, en fecha seis de marzo de 2014, este Congreso Local, emitió la Declaratoria de la entrada en vigor del Código Nacional de Procedimientos Penales, en el Primer Distrito Judicial del Estado, con efectos a partir de las cero horas del siete de mayo de 2014.

Por tal motivo, resaltó que los legisladores locales coinciden con el mandatario estatal, y en aras de dar cumplimiento a las disposiciones transitorias, tanto del Código Penal para el Estado y del Código Nacional de Procedimientos Penales, realizaron la declaratorias de la entrada en vigor de la adopción del Sistema Penal Acusatorio y Oral, así como la entrada en vigor del Código Nacional en el Segundo y Tercer Distritos Judiciales del Estado.

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Encuentran cadáver en Santiago Papasquiaro

Las autoridades localizaron el cadáver de María Agustina Andrade Aragón tirado en la esquina de las calles Donato Guerra y Nicolás Bravo de la colonia Altamira del municipio de Santiago Papasquiaro.

El Agente del Ministerio Público en turno, adscrito a esta Fiscalía, tomó conocimiento del hallazgo de esta mujer de 49 años de edad, domiciliada presentando como causa de muerte sección medular.

Ya elementos de la Dirección Estatal de Investigación se encuentran trabajando en las indagatorias correspondientes para esclarecer este suceso.

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Encarcelan a ladrón de casas

La Coordinación de Agentes del Ministerio Público logra sentencia en contra de  Juan Pablo Aguirre Cedillo, de 42 años de edad, con domicilio en Durango capital, por el delito de robo agravado a interior de casa habitación.

Hechos ocurridos el pasado 18 de octubre de 2013, cuando el ahora sentenciado  se introduce a un domicilio ubicado en el fraccionamiento Valle Oriente  de esta ciudad, apoderándose de una carreola, una taza de baño, un boiler y un martillo, por lo que de inmediato se solicita el auxilio de los elementos de la Dirección Municipal de Seguridad Pública (DMSP), quienes logran detener a Aguirre Cedillo y le aseguran lo antes mencionado.

Por lo que se le impone como pena privativa de la libertad  dos años de prisión y el pago de una multa por la cantidad de 8 mil 838 pesos.

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Beneficiará segundo periférico de La Laguna a 300 mil usuarios

Al cien por ciento se encuentran los trabajos de la superficie de rodamiento del Segundo Periférico de Gómez Palacio, así lo constató  el Secretario de Comunicaciones y Obras Públicas del Estado, César Guillermo Rodríguez Salazar al realizar una supervisión por esta obra de conectividad en la Comarca Lagunera.

Aseguró que la intención del gobernador Jorge Herrera Caldera es hacer posible una unión moderna y segura entre los estados de Durango y Coahuila, que brinde seguridad, mayor fluidez al tránsito vehicular y mejores oportunidades para el desarrollo económico y la generación de empleos.

Dijo que este periférico será una importante vía de conexión con once kilómetros de superficie de rodamiento y una inversión de 160 millones de pesos, además aún están por ejecutarse obras como el distribuidor Gregorio García, Puente El Tajito y el Puente inferior vehicular.

Aseguró que serán alrededor de 300 mil usuarios los que se verán beneficiados con el periférico, incluida toda la zona norte y noroeste como la Colonia Pedregal del Valle, ampliación la Joya, Real del Nogalar, Ejido Gregorio García, Ejido San Luis y Ejido Aquiles Serdán.

Informó que también la Secretaria de Comunicaciones y Transportes tiene dos estructuras en proceso que son el distribuidor El Vergel y el Puente cruce con autopista Gómez Palacio-Saltillo.

Finalmente, el funcionario estatal recordó que la infraestructura vial de la región es una de las prioridades de los tres niveles de gobierno, ya que significan un fuerte atractivo cuando se trata de promover la inversión para beneficio de la ciudadanía.

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