AFRICA/EGITTO – C’è che punta su Papa Francesco per rilanciare i pellegrinaggi lungo il “Cammino della Sacra Famiglia”

Il Cairo – La visita imminente di Papa Francesco in Egitto costituisce un’occasione per proporre il grande Paese nordafricano come meta di pellegrinaggi a tutti i cristiani del mondo, sulle orme della Sacra Famiglia, che secondo il racconto evangelico proprio lì si rifugiò per salvare Gesù Bambino dalla violenza di Erode. Ne sono convinti i responsabili delle politiche egiziane per il turismo, che da tempo cercano di far entrare l’Egitto nei circuiti del turismo religioso cristiano, nel tentativo di controbilanciare almeno in parte le ingenti perdite dell’industria turistica egiziana provocate dal terrorismo e dall’instabilità che domina l’intera regione. L’ultimo, in ordine di tempo, a valorizzare in questa chiave la prossima visita di Papa Francesco è stato Nader Guirguis, membro della Commissione ministeriale per il riliancio del Cammino della Sacra Famiglia, che nei giorni scorsi, intervenendo sulla questione, ha fatto anche riferimento a ipotesi storiche basate sul racconto dei Vangeli, secondo le quali la permanenza in Egitto di Gesù e della Sacra Famiglia potrebbe essersi protratta per alcuni anni.
Gli attentati contro le chiese non hanno evidentemente cancellato l’impulso a proporre l’Egitto a tutti i cristiani del mondo come meta di pellegrinaggio, alla scoperta di luoghi legati al passaggio di Gesù e della Sacra Famiglia, alla prima predicazione dei tempi apostolici e alle prime esperienze di monachesimo cristiano. Soprattutto il rilancio del “Cammino della Sacra Famiglia” – itinerario per pellegrinaggi da compiere nei luoghi che, secondo tradizioni locali millenarie, sono stati attraversati dalla Sacra Famiglia durante il suo esilio in Egitto – è da tempo al centro di proposte e vivaci dibattiti che coinvolgono politici e operatori egiziani del turismo. All’inizio del 2017 Al Abdel Aal, Presidente della Camera dei rappresentanti egiziana, durante una visita agli uffici del Patriarcato copto, ha ribadito che la valorizzazione del progetto turistico da delineare seguendo i percorsi compiuti in Egitto da Giuseppe, Maria e Gesù Bambino, interessa e coinvolge tutti gli egiziani, e non solo i cristiani.
Le prime proposte di valorizzazione, anche in chiave turistica, del “Cammino della Sacra Famiglia” risalgono addirittura a vent’anni fa. Alla fine del 2016 – hanno riferito fonti locali consultate dall’Agenzia Fides – la Commissione per il rilancio del Cammino della Sacra Famiglia è stata costituita proprio presso il Ministero egiziano per il turismo, sotto la presidenza di Hisham el Demeiri. Più di due anni fa era stato individuato il percorso ideale del pellegrinaggio sulle orme della Sacra Famglia in Egitto, che dovrebbe partire da Al-Arish – proprio la città nel nord del Sinai divenuta di recente teatro di violenze mirate contro i copti da parte di gruppi jihadisti – per poi dirigersi verso il delta e Wadi Natrun, e raggiungere Assiut e il Monastero della Vergine Maria, conosciuto come Monastero di Al-Muharraq. .
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AMERICA/PANAMA – La Chiesa di Panama solidale con il popolo del Venezuela

Panama – “Siamo solidali con la richiesta della Conferenza Episcopale del Venezuela che invita ad agire secondo la coscienza e a esercitare il diritto di manifestare”, afferma un comunicato della Conferenza Episcopale del Panama pubblicato il 21 aprile.

“Abbiamo visto i livelli di esplosione sociale e confronto politico, che ha portato lutto alla società venezuelana a causa della situazione difficile del Paese, che si fa ogni giorno più insostenibile”, afferma il comunicato.

“”Chiediamo alla società del Panama- conclude il comunicato- di indire giornate di preghiera per il Venezuela, per il ritorno della pace e per la ricostruzione del Paese vicino”.

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AFRICA/TANZANIA – “La perdita di valori morali minaccia la nostra esistenza comune” denuncia il Vescovo di Moshi

Dar es Salaam – “La popolazione vive nella paura costante di essere rapita o molestata sessuale, specie le donne che temono di essere violentate. Otto poliziotti sono stati uccisi di recente mentre stavano rientrando dal lavoro. Ed è triste notare che qualcuno ha gioito per queste morti” ha denunciato Mons. Isaac Amani Massawe, Vescovo di Moshi nella sua omelia della Messa di Pasqua.
“Si tratta di segni di mancanza di amore tra la popolazione del Paese. Nei nostri pensieri vi sono cose che minacciano la pace e l’unità” ha ammonito il Vescovo. “I crimini nascono nella nostra mente e alla fine vengono messi in pratica”.
Mons. Amani Massawe ha sottolineato la perdite dei valori morali nella società come causa di questa situazione, ricordando in particolare le superstizioni, l’abuso di alcool e droghe, la perdita del senso della vita che spinge le persone a interessarsi di attività futili. Gli atti più pericolosi sono il traffico di esseri umani e le violenze sessuali “che stanno spingendo la nazione nell’oscurità. Si tratta di atti vergognosi che sono associati con la globalizzazione, l’alcolismo e la superstizione” ha concluso.
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ASIA/SIRIA- Quattro anni dal rapimento dei due Metropoliti di Aleppo. I loro Patriarchi:non contiamo affatto sull’Occidente

Aleppo – “Cristo è risorto, e il destino dei nostri fratelli arcivescovi Boulos e Yohanna è ancora oscuro”. La Pasqua è caduta quest’anno molto vicina al quarto anniversario della loro sparizione, “e questo è forse il tempo più appropriato per alzare ancora una volta la nostra voce, e far giungere alle orecchie dei nostri fedeli e di tutto il mondo la voce del dolore della Chiesa di Antiochia, e la voce di tutti gli afflitti di questo Oriente”. Con queste parole, contenute in un messaggio congiunto, due Patriarchi di Antiochia, il greco ortodosso Yohanna X e il siro ortodosso Mar Ignatios Aphrem II, richiamano tutti a far memoria dei due Metropoliti di Aleppo – il siro ortodosso Mar Gregorios Yohanna Ibrahim e il greco ortodosso Boulos Yazigi – rapiti il 22 aprile del 2013, nel quarto anniversario della loro scomparsa.
I due Vescovi metropoliti di Aleppo furono rapiti nell’area compresa tra la metropoli siriana e il confine con la Turchia. L’auto su cui viaggiavano i due vescovi fu bloccata dal gruppo dei rapitori e l’autista fu freddato con colpo alla testa, dopo un suo tentativo di fuga. Si trattava di Fathallah, un cattolico di rito latino, padre di tre figli.
Da allora, nessun gruppo ha rivendicato il sequestro. Intorno al caso sono state fatte filtrare a più riprese indiscrezioni e annunci di novità che poi si sono rivelati poco fondati. Sei mesi dopo il sequestro , il generale Abbas Ibrahim, capo della Sicurezza Generale libanese, si era spinto a rivelare che il luogo in cui erano detenuti i due Vescovi rapiti era stato individuato, e erano iniziati “contatti indiretti” con i sequestratori per ottenerne la liberazione. Rivelazioni a cui poi non sono seguiti riscontri concreti.
Nel messaggio dei due Patriarchi – uno dei quali. Il greco ortodosso Yohanna, è fratello di Boulos Yazigi- la vicenda dei due vescovi rapiti, insieme a tutte le altre sofferenze dei popoli mediorientali, vengono guardate alla luce dell’annuncio pasquale della Resurrezione: “I cristiani della Chiesa di Antiochia” si legge nel messaggio congiunto, pervenuto all’Agenzia Fides “sono sempre chiamati a ricordare che il cammino della Resurrezione è iniziato con la croce, e si è compiuto con la luce della tomba vuota. Noi che seguiamo Cristo, non temiamo morte e avversità, ma preghiamo nella nostra debolezza, come pregò lo stesso Gesù Cristo nostro Signore, che passi questo calice della sofferenza”. Il messaggio dei due Patriarchi esprime anche, con toni veementi, la volontà e desiderio dei cristiani d’Oriente di continuare a vivere nelle terre del loro radicamento millenario: “il potere di questo mondo” rimarcano i due Patriarchi “non ci farà uscire dalla nostra terra, perché siamo figli della croce e della risurrezione. Siamo stati dispersi durante tutta la storia, e siamo ancora dispersi anche oggi, ma ciascuno di noi è chiamato a ricordare che la terra di Cristo non sarà svuotata dei suoi prediletti, e di quelli che sono stati chiamati a seguirlo già duemila anni fa. E se il sequestro dei due arcivescovi e dei sacerdoti mira a sfidare la nostra presenza di cristiani orientali, e a sradicarla da questa terra, la nostra risposta è chiara: sono passati quattro anni dal loro rapimento, sono sei anni che dura questa crisi, e noi stiamo qui, accanto alle tombe dei nostri padri e alla loro terra consacrata. Siamo profondamente radicati nel grembo di questo Oriente”.
I due Patriarchi, nel loro messaggio, colgono anche l’occasione di esprimere considerazioni critiche nei confronti delle linee politiche e geopolitiche seguite sugli scenari mediorientali dalle potenze occidentali: “Non abbiamo bisogno di simpatie per noi o di denunce rivolte contro altri” scrivono Mar Ignatius Aphrem e Yohanna nel loro messaggio “ma di una sincera e condivisa volontà di promuovere la pace nella nostra terra. . Non lasciamo i nostri problemi nelle mani del cosidetto mondo civilizzato, che ci ha assillato con le sue chiacchiere sulle democrazie e le riforme, mentre la nostra gente è priva del pane e di tutti i mezzi di sopravvivenza. C’è una guerra, imposta a tutti noi come siriani, con conseguenze che pesano su di noi anche come libanesi. C’è un prezzo che paghiamo noi in tutto il Medio Oriente a causa delle guerre e di tutte le operazioni e i giochi fatti sulla ostra terra… Oggi diciamo ‘basta!’ davanti a coloro che finanziano i terroristi, e poi fingono di non conoscerli, vengono qui a combatterli o meglio, con il pretesto dichiarato di combatterli”. .
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AMERICA/BRASILE – Altri 9 contadini uccisi in un conflitto agrario

Mato Grosso – Nove persone uccise. È il bilancio dell’ultimo strage provocata da un conflitto agrario in Brasile. La strage è avvenuta qualche giorno fa in un insediamento del comune di Colniza a circa 1000 km da Cuiabá, , ma la notizia è stata resa pubblica solo ieri, 21 aprile.

A rendere nota la notizia è stata la Commissione Pastorale della Terra che ha affermato che si tratta di una nuova strage di poveri contadini, vittime di bande criminali inviate e pagate da responsabili delle grandi aziende della regione allo scopo di intimidire e se necessario uccidere i piccoli imprenditori agricoli e i contadini. Solo pochi giorni fa è stato pubblicato il rapporto sulla violenza nella zona: “Conflitti nella campagna del Brasile 2016″ .

L’Ufficio di Pubblica Sicurezza del Mato Grosso, ha confermato la tragedia, precisando che il massacro è opera di un gruppo di “incappucciati”. Sul posto è stato inviato l’Esercito perché si tratta di un luogo di difficile accesso in una regione abitata da circa 100 famiglie. Secondo l’ultimo sondaggio condotto dalla Commissione Pastorale della Terra sono 6.601 le famiglie del Mato Grosso che vivono in zone di conflitti agrari, le maggior parte delle quali si trovano nel Parco Nazionale Xingu, nei comuni di Querencia, Canarana e São Felix do Araguaia.

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Story of Old France, The by GUERBER, H. A.

The aim of this volume is to give a complete graphic account of the main features of the history of France to 1715 A.D., with as much additional illuminating detail as limited space permits. Besides outlines of the principal events, this narrative includes many biographical sketches, together with the anecdotes and sayings to which allusions are often made in literature, politics, and arts. It also gives such data in regard to places, public buildings, and works of art as the well informed like to have at their fingers’ ends. (from the Preface)
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Rulers of the Lakes, The by ALTSHELER, Joseph A.

“The Rulers of the Lakes” is a complete story, but it is also the third volume of the French and Indian War Series, following “The Hunters of the Hills” and “The Shadow of the North.” Robert Lennox, Tayoga, Willet, and all the important characters in the earlier romances reappear. – Summary by the Foreword
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We are not Charlie and we will never be.