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Giosuè Carducci – La mietitura del turco – Il Turco miete. Eran le teste armene

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Atene, 14 giugno – I turchi incomincia-
rono a mietere in Tessaglia e continuano
a saccheggiare. (Disp. telegr.).

Il Turco miete. Eran le teste armene
Che ier cadean sotto il ricurvo acciar:
Ei le offeriva boccheggianti e oscene
A i pianti de l’Europa a imbalsamar.

Il Turco miete. In sangue la Tessaglia
Ch’ei non arava or or gli biondeggiò:
– Aia – diss’ei – m’è il campo di battaglia,
E frustando i giaurri io trebbierò -.

Il Turco miete. E al morbido (more…)

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lun, maggio 25 2015 » Senza categoria » Commenti disabilitati

Giosuè Carducci – La Chiesa di Polenta – Agile e solo vien di colle in colle

Agile e solo vien di colle in colle
quasi accennando l’ardüo cipresso.
Forse Francesca temprò qui li ardenti
occhi al sorriso?

Sta l’erta rupe, e non minaccia: in alto
guarda, e ripensa, il barcaiol, torcendo
l’ala de’ remi in fretta dal notturno
Adrïa: sopra

fuma il comignol del villan, che giallo
mesce frumento nel fervente rame
là dove torva l’aquila del vecchio
Guido covava.

Ombra d’un fiore è la beltà, su cui
bianca farfalla poesia volteggia:
eco di tromba che si perde a valle
è la (more…)

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lun, maggio 25 2015 » Senza categoria » Commenti disabilitati

Giosuè Carducci – Sabato Santo per il natalizio di M. G. – Che giovinezza nova, che lucidi giorni di gioia

Che giovinezza nova, che lucidi giorni di gioia
per la cerula effusa chiarità de l’aprile

cantano le campane con onde e volate di suoni
da la città su’ poggi lontanamente verdi!

Da i superati inferni, redimito il crin di vittoria,
candido, radïante, Cristo risorge al cielo:

svolgesi da l’inverno il novello anno, e al suo fiore
già in presagio la messe già la vendemmia ride.

Ospite nova al mondo, son oggi vent’anni, Maria,
tu t’affacciasti; e i primi tuoi vagiti (more…)

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lun, maggio 25 2015 » Senza categoria » Commenti disabilitati

Giosuè Carducci – In riva al Lys – A piè del monte la cui neve è rosa

A S. F.

A piè del monte la cui neve è rosa
In su ‘l mattino candido e vermiglio,
Lucida, fresca, lieve, armonïosa
Traversa un’acqua ed ha nome dal giglio.

Io qui seggo, Ferrari, e la famosa
Riva d’Arno ripenso e il tuo consiglio;
E di por via la piccioletta prosa
E altamente cantar partito piglio.

Ma il Lys m’avvisa – Al nulla si confonde
Questo mio canto, e non se ne rammarca;
Pur di tanto maggior vena s’effonde. –

Ond’io, la fronte (more…)

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lun, maggio 25 2015 » Senza categoria » Commenti disabilitati

Irlanda: sì, lo voglio

di Carlo Musilli

La cattolicissima Irlanda ha detto sì alle nozze gay. Anzi, lo ha strillato. Il referendum sull’introduzione del matrimonio omosessuale è passato con il 62,1% di voti favorevoli. I contrari, con il loro 37,9%, sono stati quasi doppiati nel conteggio delle schede: 1,2 milioni contro 734mila (su una popolazione totale di 5 milioni di persone, con 3,2 milioni iscritti al voto). A livello nazionale, l’affluenza è stata del 60,5%, con una punta del 71% di sì nella circoscrizione di Dublino sud.

Sul risultato finale ha pesato in modo decisivo il voto dei giovani fra i 18 e i 25 anni, ovvero 400mila elettori cresciuti in un Paese lontanissimo da quello dei loro genitori. Pur continuando a essere una delle popolazioni più cattoliche d’Europa, oggi gli irlandesi sperimentano un livello di secolarizzazione impensabile anche solo negli anni Novanta.

L’allontanamento delle nuove generazioni dal bigottismo oscurantista del recente passato è stato alimentato dagli scandali a ripetizione legati alla pedofilia nel clero irlandese, ma ha anche a vedere con il ritorno ad una massiccia emigrazione.

Fra il 2006 e il 2012 il 70% degli irlandesi espatriati erano giovani, una massa di persone costretta a cercare fortuna oltreconfine dall’esplosione della bolla speculativa che ha prostrato l’economia irlandese e soprattutto dalla successiva cura d’austerità inflitta dalla Troika. Lo scorso finesettimana quegli stessi giovani sono tornati a casa per votare sì, intonando su Twitter l’urlo di battaglia #hometovote.

In termini di civiltà, hanno concesso all’Irlanda un riscatto di proporzioni storiche, considerando che il reato di omosessualità – o meglio, di sodomia – è stato cancellato dal codice penale soltanto nel 1993, quando ormai l’età vittoriana era finita da un’era geologica. 

L’entusiasmo per la clamorosa sterzata progressista dell’Irlanda non deve però trasformarsi in facile venerazione. Dublino non è la nuova El Dorado dell’uguaglianza e della modernità. Sul piano dei diritti civili, ad esempio, le donne irlandesi non sono ancora libere di abortire, a meno che non si trovino in pericolo di vita.

Quanto al modello economico, l’Irlanda è da anni complice spudorata di colossi globali come Google e Apple, che per eludere il fisco in tutta Europa sfruttano proprio gli espedienti legislativi concessi da Dublino (il più noto è il “Double Irish”, abolito quest’anno su pressioni internazionali e prontamente sostituito con un trucco equivalente).

Ce n’è abbastanza per non essere d’accordo con il ministro della Sanità irlandese, Leo Varadkar, che nel post voto si è lasciato andare all’esaltazione: “Questo risultato ci rende un faro – ha detto – una luce di libertà ed eguaglianza per il resto del mondo”.

Non è così, gli irlandesi non sono un modello da seguire in tutto, ma è innegabile che stavolta abbiano aperto una via. E non perché hanno legalizzato il matrimonio omosessuale, ma per come lo hanno fatto. Prima dell’Irlanda, le nozze gay erano un diritto riconosciuto già in 21 Paesi nel mondo, di cui 14 in Europa.

La vera novità quindi non è la legge in sé, ma il referendum. Quello irlandese è il primo in assoluto su questo tema, il che può sembrare strano, visto che parliamo di applicare a un diritto civile il principale strumento di democrazia diretta. 

E nel nostro Paese? “Dall’Irlanda una spinta in più. È tempo che anche l’Italia abbia una legge sulle unioni civili. Essere europei significa riconoscere i diritti”, ha twittato  la presidente della Camera, Laura Boldrini.

Il governo sembra sulla stessa linea: “Nel mio partito, su questo tema c’è chi vorrebbe di più – avrebbe detto in privato il premier Matteo Renzi, secondo alcune fonti stampa, alludendo alla possibilità d’istituire il matrimonio omosessuale -, ma le unioni civili non sono più rinviabili”.

Da Maria Elena Boschi è arrivato poi un chiarimento: “Stiamo lavorando in Parlamento a una proposta di legge che riconoscendo le unioni civili tra persone dello stesso sesso riconosca i diritti di tutti – ha detto il ministro delle Riforme -, siamo a buon punto, sono già stati presentati gli emendamenti e c’è la volontà di arrivare fino in fondo”.

Almeno per il momento, quindi, in Italia il matrimonio gay è irraggiungibile, ma le unioni civili sembrano a portata di mano, visto che anche il centrodestra afferma di essere d’accordo. Alla fine qualcuno si dirà soddisfatto, qualcuno si accontenterà, qualcuno sarà deluso, qualcuno protesterà. L’importante però è iniziare a riempire il vuoto attuale, che di civile non ha nulla.

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dom, maggio 24 2015 » Altre Notizie » No Comments

Ultimo valzer per l’Europa

di redazione

La Fiorentina è in Europa League. Questa l’unica nuova certezza scritta dall’ultima domenica di Campionato. L’ultimo posto buono per la Coppa, in teoria, lo avrebbe guadagnato matematicamente il Genoa, ma se al grifone venisse negata la licenza Uefa tornerebbero clamorosamente i cugini della Sampdoria, arrivati con le pile scariche allo sprint finale della stagione. Il Torino, invece, dice addio definitivamente al sogno di bissare il piazzamento europeo.

A proposito di stracittadine, il derby della Capitale potrebbe dare oggi almeno un verdetto definitivo sulla zona Champions: la Roma è seconda un punto sopra la Lazio, che a sua volta stacca di tre lunghezze il Napoli. Gli azzurri hanno già giocato la loro penultima partita, perdendo sabato 3-1 contro la Juventus, ma all’atto finale ospiteranno al San Paolo proprio la Lazio. Per questo la squadra di Benitez oggi non può che tifare Roma.

Finito il valzer degli incroci europei, veniamo al calcio giocato e iniziamo con l’unica squadra ad essere certa di aver centrato l’obiettivo. Parliamo della Fiorentina, che battendo 3-2 fuori casa il Palermo sale a 61 punti staccando di ben 6 lunghezze la Sampdoria, che invece non riesce ad andare oltre l’1-1 contro l’Empoli. Per i viola golazo dell’ex di Ilicic, zampata di rapina di Gilardino e gol vittoria di Alonso. I blucerchiati, invece, trovano il pari grazie al secondo gol in questo campionato di Eto’o, autore di una splendida girata dal limite dell’area.  

In mezzo a Fiorentina e Samp, a 59 punti, c’è il Genoa, che sabato batte in casa l’Inter 3-2 al termine di una partita surreale, in cui il minimo comun denominatore è la pochezza delle difese. I nerazzurri vanno in vantaggio due volte, ma due volte si fanno recuperare, la seconda grazie all’ennesimo colpo di scena della premiata ditta Handanovic-Ranocchia, che offrono a Lestienne un pallone da spingere nella porta vuota. Nel finale decide un colpo di testa di Kucka. Da segnalare due gol annullati nel primo tempo a Icardi, di cui uno regolare, e i due pali colpiti dall’Inter a distanza di pochi secondi con Hernanes e Brozovic.

Icardi comunque un gol lo segna e pareggia il conto con Tevez a quota 20 gol in campionato. In classifica marcatori, però, c’è un senatore italiano che beffa entrambi: si tratta di Luca Toni, che con la doppietta messa a segno contro il Parma (2-2) sale a quota 21 centri in stagione e porta il Verona a 45 punti.

Quanto al posticipo, lo scontro di mezza classifica fra Milan e Torino vede trionfare i rossoneri, vittoriosi per 3-0 grazie alla doppietta del redivivo El Shaarawy, al rientro da titolare dopo 4 mesi, e al centesimo gol in serie A di Pazzini, che segna su rigore. La squadra d’Inzaghi rimane comunque due punti sotto i granata, 49 a 51.

Nelle altre (e ormai inutili) partite di giornata, il Sassuolo (46 punti) batte fuori casa l’Udinese (41 pt) grazie a un gol di Magnanelli e il Cagliari sconfigge il Cesena all’ultimo secondo grazie a una rete di Sau. Entrambe le squadre, rispettivamente a 31 e 24 punti, erano già certe della retrocessione. Finisce invece 1-1 fra Chievo e Atalanta (43 e 27 punti), con Pellissier che risponde a Gomez.

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dom, maggio 24 2015 » Altre Notizie » No Comments

Abiti usati ma poco trasparenti

di Tania Careddu

Dai cassonetti gialli alle bancarelle del mercato. La filiera degli abiti usati raccolti in Italia ha varie fasi prima di arrivare all’utilizzo finale dell’indumento: sette passaggi e quattro categorie di soggetti operanti, che vanno dalla gestione senza lucro, passando per quella popolare della microimpresa praticata dagli ambulanti e per quella a scopo di lucro, fino a quella criminale. E nonostante parta da un mandato di solidarietà da parte del cittadino, non si caratterizza, certamente, per un alto grado di eticità e di legalità.

Traffico illecito in mano ai camorristi, contrabbando, commercio in nero, frodi doganali, riciclaggio di denaro sporco, transfer mispricing (attribuzione di quote di prezzo elevate artificialmente ad anelli della catena ubicati in paradisi fiscali ndr), sono il risultato, documentato nel Rapporto “Indumenti usati: come rispettare il mandato del cittadino?”, elaborato da Humana people to people Italia e da Occhio del Riciclone, della poca tracciabilità e trasparenza della catena.

Con annessa la possibilità di aggirare le norme di selezione e igienizzazione dei rifiuti tessili e di dirottarne il percorso falsificando formulari o bolle di trasporto. La raccolta differenziata, quella che per gli abiti, dagli anni novanta in poi, avviene nei cassonetti gialli, ha imposto una copertura economica dei costi delle operazioni sottostanti alla filiera. Che si ammortizzano con la vendita degli abiti usati ad attori del mercato. A partire dalla raccolta. Perché, per esempio, gli enti che raccolgono i rifiuti tessili non vengono pagati dai Comuni.

Ergo, riescono a sostenere le spese (e a ricavare qualche utile) solo perché viene loro concesso il diritto di sfruttare economicamente il servizio. Come? Attraverso, appunto, la vendita del raccolto. Ma, spesso, per svolgere il servizio, vengono selezionati candidati o che mostrano carenza nei requisiti tecnici, raramente soggetti a controllo che ne verifichi l’effettività, o, peggio, che non presentano piani economici veritieri. Questo menage (dell’arbitrarietà) apre il varco a scelte rispondenti a interessi occulti. Originati da concertazioni politiche. Che sviluppano rapporti di forza utili a operare attività di lobbing e a costruire dinamiche di illegalità, vedi corruzione, concussione e clientelismo.

Con il risultato di utilizzare la facciata del non profit per generare profitto. Non sempre, ma in tal caso, gli enti raccoglitori sono perfettamente a conoscenza del livello di iniquità della filiera e, addirittura, offrono una partecipazione attiva alle pratiche criminali. Tipo, vendere al nero, incoraggiato dalla richiesta delle stazioni appaltanti di ricevere dagli enti un corrispettivo per ogni chilogrammo di indumenti raccolto: quando il pagamento non permette il raggiungimento del punto di equilibrio economico, chi raccoglie è costretto a dichiarare flussi minori di quelli effettivamente raccolti e a rivolgersi a filiere criminali disposte ad assorbire offerte sommerse.

Proprio per i costi sopracitati, gli enti sono impossibilitati ad aggregare ulteriore valore. Per cui le fasi successive al raccolto, selezione e igienizzazione, vengono affidate a enti terzi. Che, sovente, le aggirano. Così giustificando: o perché le temperature che alcune provincie richiedono per l’igienizzazione fanno “bruciare il cotone”; o perché, pur avendo i macchinari adeguati, l’unico modo possibile è intervenire con i raggi ultravioletti ma solo dietro richiesta degli ambulanti che acquistano la merce, a fronte di un sovraprezzo di cinque, dieci centesimi; oppure perché le analisi a campione mostrano che gli abiti usati sono in buone condizioni e già la selezione è un ottimo metodo per far sì che non presentino livelli patogeni.

Ma le principali vittime delle logistiche illegali che aggirano selezione e igienizzazione sono i micro-operatori dell’economia popolare. Perché, quando i grossisti ricevono gli abiti usati tendono a scaricare gli effetti dell’imprevedibilità sugli ambulanti che li acquistano. In balle chiuse, senza possibilità di restituzione qualora la qualità non sia adeguata.

D’altronde, il numero ristretto di grossisti e il livello di vincolo fra di essi – da considerare che la distribuzione del commercio all’ingrosso è concentrata quasi esclusivamente nei distretti di Prato/Montemurlo in Toscana e Ercolano/Resina in Campania – favorisce l’assestarsi del mercato su meccanismi di cartello che rafforzano la posizione di forza del grossista. Moltiplicando le possibilità di abuso per i più fragili della filiera. Gli indumenti usati non sono trasparenti.

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sab, maggio 23 2015 » Altre Notizie » No Comments

Monsignor Romero, beato del suo popolo

di Fabrizio Casari

Grazie alla determinazione di Papa Francesco, è finalmente stato dichiarato Beato Monsignor Oscar Arnulfo Romero. La messa officiata nella sua San Salvador, di fronte a 300.000 fedeli, in parte giunti da diversi paesi del centro-sud America, ha così chiuso i conti con i ritardi, le omissioni e le opposizioni aperte e nascoste che hanno operato in ogni modo affinché l’Arcivescovo Oscar Arnulfo Romero rimanesse una vittima. Invece fu molto più che una vittima, fu un martire.

Uomo dai radicati principi conservatori, Romero venne profondamente influenzato dall’osservazione di quanto avveniva in El Salvador negli anni ’80. Nel paese centroamericano, proprietà di 14 famiglie latifondiste che usavano il ferro e il fuoco per contenere le rivendicazioni sociali dei contadini, i militari e le bande paramilitari, che dal latifondo venivano finanziate, s’incaricavano di mantenere le distanze tra la miseria e l’opulenza attraverso la diffusione su larga scala del terrore.

Lo spettro che agitavano era il comunismo, ma ciò di cui avevano paura era la fine della paura. E quell’uomo di chiesa, così devoto al suo credo spirituale e, proprio per questo, così attento alla lettura autentica del Vangelo, si occupava di ridurre la paura nei deboli, diventando così un nemico pericolosissimo per il potere.

E sebbene Romero non aderì mai all’impostazione evangelica e politica proposta dalla Teologia della Liberazione, non vi è dubbio che la constatazione quotidiana delle sofferenze del suo popolo di fronte alla repressione del regime genocida aveva in qualche modo messo in discussione i suoi precedenti convincimenti, lo aveva spinto verso un’interpretazione del suo sacerdozio diversissima da quella che avrebbe immaginato.

Monsignor Romero proponeva un ordine sociale più equo. Si sentiva – giustamente – il pastore delle sue anime e il difensore degli oppressi e provò a stabilire per la chiesa un ruolo di mediazione con il governo. Riteneva che l’influenza che la chiesa poteva esercitare su un paese così profondamente cattolico, potesse essere spesa anche sul piano diretto della difesa di un popolo vessato e massacrato da un regime che non era nemmeno in grado di concepire un esercizio del potere che non fosse ispirato dal terrore.

Monsignor Romero venne assassinato perché aveva scelto il sacerdozio con spirito di servizio verso il suo popolo. La sua lealtà alla Chiesa di Roma non venne messa in discussione mai, però comprese rapidamente come le scelte del Vaticano in America Latina configuravano una strettissima alleanza con le dittature militari in nome del comune obiettivo di lotta all’emancipazione sociale e, nel contempo, alla diffusione della Teologia della Liberazione che dalle istanze liberatrici si alimentava e che a sua volta alimentava.

I militari e il latifondo ebbero chiaro come, omelia dopo omelia, i fedeli accorrevano nella cattedrale alla ricerca di protezione e d’ispirazione. A tutti i suoi fedeli chiamava hermano (fratello). Monsignor Romero, proprio perché mai identificato con la sinistra, e dunque senza poter essere etichettato politicamente, appariva come l’uomo e il pastore di fedeli che si batteva al fianco dei più deboli privo di qualunque disegno politico.

Per questo agli occhi degli Stati Uniti e del latifondo l’Arcivescovo era pericoloso al pari della guerriglia: ritenevano che il suo operato, la sua difesa strenua degli oppressi, fosse un veicolo di consenso poderoso per chi lottava contro il regime sanguinario salvadoregno.

L’assassinio di Monsignor Romero sì inserisce proprio in questo disegno: la chiesa disponeva e dispone di una presa enorme in tutta l’America Latina, particolarmente nell’area centroamericana. Di fronte ad una gerarchia ecclesiale che interrompeva la consuetudine che la vuole al fianco delle dittature militari, che sposava la causa degli sfruttati, che invocava la fine della repressione e che contestava le politiche del governo di destra, da Langley a San Salvador si decise che non c’era altro modo che silenziare con la morte Monsignor Romero.

Con la stessa logica e lo stesso obiettivo, ovvero silenziare la chiesa che assumeva la difesa degli oppressi in El Salvador, vennero assassinati Ignacio Ellacurria – Rettore dell’università cattolica – e altri 5 sacerdoti e suore. Si voleva dimostrare che nemmeno vestire gli abiti sacri poteva essere considerato un lasciapassare per chi decideva di sfidare il potere dei militari e del latifondo.

E non vi sono dubbi che se i gorilla salvadoregni di D’Abuisson poterono pensare ad un atto come l’uccisione  dell’Arcivescovo fu perché sapevano di avere il sostegno silente ma operativo del loro padrone, gli Stati Uniti di Ronald Reagan. Sapevano di avere il consenso del latifondo e dei militari salvadoregni e, soprattutto, sapevano che la chiesa guidata da Karol Wojtyla avrebbe limitato al minimo la protesta.

Il Papa polacco, infatti, era il miglior alleato di Reagan nella “guerra al comunismo” con particolare entusiasmo ingaggiata in Centroamerica e nell’Europa dell’Est e l’ostilità aperta dimostrata nei confronti dei Sandinisti in Nicaragua tolse ogni dubbio al riguardo. Con la stessa pervicacia, anni dopo, Monsignor Romero,fu  indicato come candidato al Nobel per la pace, ma alla fine gli venne preferita da Madre Teresa di Calcutta, decisamente più affine alla linea politica vaticana.

Avrebbero potuto colpirlo in ogni momento, Monsignor Romero non era protetto. Decisero di assassinarlo sull’altare, mentre celebrava la messa, proprio perché l’intelligenza non appartiene ai servi. Nella cappella dell’ospedale della Divina provvidenza, nella colonia Miramonte di San Salvador, il 24 Marzo del 1980 venne assassinato.

Venne colpito dopo aver pronunciato quello che, a ragione, può essere definito il suo testamento: “Vogliamo che il governo prenda sul serio che non servono a nulla le riforme se sono bagnate con tanto sangue…In nome di Dio e in nome di questo popolo sofferente, i cui lamenti si alzano verso il cielo ogni giorno più tumultuosi, vi supplico, vi prego, vi ordino, in nome di Dio cessi la repressione!!”

Ucciderlo sull’altare, di fronte al suo popolo e al suo Dio, trasformò un sacerdote onesto e coraggioso in un martire, in una icona indimenticabile per tutti gli oppressi.

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sab, maggio 23 2015 » Altre Notizie » No Comments

Francesco Petrarca – Quel sempre acerbo et honorato giorno

Quel sempre acerbo et honorato giorno
mandò sí al cor l’imagine sua viva
che ‘ngegno o stil non fia mai che ‘l descriva,
ma spesso a lui co la memoria torno.

L’atto d’ogni gentil pietate adorno,
e ‘l dolce amaro lamentar ch’i’ udiva,
facean dubbiar, se mortal donna o diva
fosse che ‘l ciel rasserenava intorno.

La testa òr fino, et calda neve il volto,
hebeno i cigli, et gli occhi eran due stelle,
onde Amor l’arco non tendeva in fallo;

perle (more…)

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Francesco Petrarca – I’ vidi in terra angelici costumi

I’ vidi in terra angelici costumi
et celesti bellezze al mondo sole,
tal che di rimembrar mi giova et dole,
ché quant’io miro par sogni, ombre et fumi;

et vidi lagrimar que’ duo bei lumi,
ch’àn fatto mille volte invidia al sole;
et udí’ sospirando dir parole
che farian gire i monti et stare i fiumi.

Amor, Senno, Valor, Pietate, et Doglia
facean piangendo un piú dolce concento
d’ogni altro che nel mondo udir si soglia;

ed era il cielo a l’armonia (more…)

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sab, maggio 23 2015 » Senza categoria » Commenti disabilitati