UCRAINA: IL GIORNO DOPO LA FIRMA DELL’ACCORDO A GINEVRA SERVE LA PROVA DEI FATTI

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Firmato ieri a Ginevra un accordo sull’Ucraina, che risulta però precario e generico: l’intento è quello di ridurre la tensione nel paese e prevede una serie di passaggi , come il disarmo di tutti i gruppi armati illegali, copresi quelli ultranazionaisti che hanno portato alla cacciata di Ianukovic; la restituzione di tutti gli edifici occupati, l’amnistia per quanti accetteranno tali condizioni, tranne quelli accusati di reati gravi.

Nel testo firmato vi è inoltre l’impegno ad una riforma costituzionale, insieme all’invito ad astenersi dalla violenza e ad avviare un dialogo nazionale. Ora resta da vedere se l’intesa reggerà la prova sul terreno, dove le tensioni restano. Scontri a fuoco nella notte a 17 chilometri da Kramatorsk, nell’Ucraina orientale dopo che i soldati di Kiev hanno rimosso un posto di blocco dei filorussi. Ci sarebbero alcuni feriti. Gli ucraini hanno anche ripreso il controllo della stazione tv occupata da ieri dai pro Mosca che avevano bloccato i canali.

James Waltson, professore di relazioni internazionali all’Università americana di Roma. Ascolta

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UCRAINA: IL GIORNO DOPO LA FIRMA DELL’ACCORDO A GINEVRA SERVE LA PROVA DEI FATTI

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Firmato ieri a Ginevra un accordo sull’Ucraina, che risulta però precario e generico: l’intento è quello di ridurre la tensione nel paese e prevede una serie di passaggi , come il disarmo di tutti i gruppi armati illegali, copresi quelli ultranazionaisti che hanno portato alla cacciata di Ianukovic; la restituzione di tutti gli edifici occupati, l’amnistia per quanti accetteranno tali condizioni, tranne quelli accusati di reati gravi.

Nel testo firmato vi è inoltre l’impegno ad una riforma costituzionale, insieme all’invito ad astenersi dalla violenza e ad avviare un dialogo nazionale. Ora resta da vedere se l’intesa reggerà la prova sul terreno, dove le tensioni restano. Scontri a fuoco nella notte a 17 chilometri da Kramatorsk, nell’Ucraina orientale dopo che i soldati di Kiev hanno rimosso un posto di blocco dei filorussi. Ci sarebbero alcuni feriti. Gli ucraini hanno anche ripreso il controllo della stazione tv occupata da ieri dai pro Mosca che avevano bloccato i canali.

James Waltson, professore di relazioni internazionali all’Università americana di Roma. Ascolta

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Iran: Scongelati 450 milioni di dollari. Teheran rispetta accordo sul nucleare

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Nei giorni scorsi sono trapelati alcuni particolari dell’ultimo rapporto dell’Agenzia internazionale dell’energia atomica (Aeia), che sta vigilando sul processo di diluizione dell’uranio arricchito in Iran. Secondo la relazione, Teheran starebbe rispettando i patti, ovvero procede nella neutralizzazione delle proprie scorte di uranio arricchito al 20% e non ne sta producendo di nuovo. Per questo motivo, il governo degli Usa ha deciso di sbloccare una prima parte dei fondi, circa 450 milioni di dollari. In questo modo l’economia del paese mediorientale ha preso decisamente fiato, dopo un lungo periodo di recessione.

E’ del gennaio scorso la ratifica del primo accordo sul nucleare tra Iran e 5+1 (i governi di Stati Uniti, Russia, Cina, Regno Unito, Francia e Germania). Da allora, nonostante qualche frizione, Barack Obama si è mostrato fermo nel mantenere fede agli impegni presi a Ginevra, al fine di scongiurare il rischio che Teheran possa dotarsi della bomba atomica. Fatto, lo ricordiamo, sempre negato dal presidente della Repubblica islamica, Hassan Rohani. La Casa Bianca ha saputo anche domare i malumori espressi da parte dell’establishment nordamericano, vicino alle posizioni oltranziste del premier israeliano Netanyahu.

Lo sblocco dei fondi ha parzialmente tacitato anche gli oppositori del primo ministro in carica, che non vedono di buon occhio un’alleanza con il “diavolo occidentale” . Decisivo, per Rohani, l’appoggio incassato dalla guida suprema, lo Ayatollah Alì Khamenei. Quest’ultimo, dopo una certa opposizione iniziale alla trattativa, ha molto ammorbidito le sue posizioni. Ora sostiene il dialogo, ma specifica costantemente che l’Iran non rinuncerà al nucleare a fini civili.

A maggio si potrebbe arrivare ad una bozza finale ed entro luglio, se l’Iran avrà superato tutti gli “esami”, ci potrebbe essere un accordo definitivo. Sul tavolo rimangono ancora alcune questioni, come ad esempio quella delle 19 mila centrifughe di ultima generazione, presenti sul territorio iraniano, e quella del nuovo impiego che dovrebbe assumere il reattore ad acqua pesante di Arak.

Unica nota dolente, emersa dal rapporto della Aeia, è un ritardo della messa in funzione di un impianto di conversione. La prossima tappa per i negoziati porta la data del 13 maggio. In quell’occasione ci sarà un nuovo vertice, a Vienna, tra Iran e 5+1.

Iran: Scongelati 450 milioni di dollari. Teheran rispetta accordo sul nucleare é stato pubblicato su Polisblog.it alle 11:31 di venerdì 18 aprile 2014. Leggete le condizioni di utilizzo del feed.




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I lavori peggiori negli Usa? Cronista di quotidiani e boscaiolo

Career1Non è facile fare il giornalista in questo periodo, tanto che una agenzia Usa che ogni anno stila una classifica dell’ appeal dei vari mestieri e professioni, CareerCastha inserito il lavoro del cronista al 199/o posto, seguito dal boscaiolo, che si piazza al 200/o e ultimo posto.
Si tratta di un lavoro che, spiega la scheda, ha perso gran parte del suo lustro negli ultimi cinque e in previsione, nel 2022, dovrebbe perdere il 13% degli addetti.

 

Tra l’ altro CareerCast calcola che il guadagno medio annuale è pari a 37.090 dollari, circa 26.840 euro.


La classifica dell’ anno scorso – stilata come sempre sulla base di parametri come livelli di stress, andamento occupazionale, salari e condizioni ambientali – vedeva il cronista al 196/o posto, appena prima dei contadini e dei soldati.

 
I giornalisti radiotelevisivi erano invece al 191° posto, ma anche loro  quest’ anno sono scesi in classifica, piazzandosi al 195/o posto (l’ infografica qui sotto parla di salari che ristagnano e grande quantità di stress).

 

Ai primi posti figurano matematici, professori universitari, statistici.

 
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Elezioni Europee 2014: tutti i candidati impresentabili

Nessun partito si fa mancare la sua quota di indagati, sospettati e condannati.

Le elezioni europee 2014 sono sempre più vicine, manca ormai poco più di un mese, e da qualche giorno sono state completate le candidature dei vari partiti. Tra i nomi, non mancano i soliti impresentabili: condannati, indagati, semplici sospettati che non per così poco si sono visti rifiutare un posto in lista dai leader di Forza Italia, Pd, Ncd, ecc. ecc. L’elenco è comparso stamane sul Fatto Quotidiano, e non risparmia praticamente nessuno dei principali partiti in Italia (con l’eccezione inevitabile del Movimento 5 Stelle), anche se va detto che la gravità dei reati è di calibro spesso molto differente.

Tra i candidati di Forza Italia, troviamo per primo Fabrizio Bertot, ex sindaco del comune sciolto per mafia Rivarolo Canavese (Piemonte), che secondo la Dia - come riporta il Fatto - avrebbe beneficiato del voto di scambio mafioso organizzato dai vertici nella ‘ndrangheta di Torino e da alcuni imprenditori calabresi. Troviamo poi Clemente Mastella, che da poco è stato rinviato a giudizio accusato di aver gestito il suo partito come un’associazione a delinquere, si arriva poi a Raffaele Fitto, ex presidente della Puglia condannato a 4 anni per corruzione, illecito finanziamento ai partiti e abuso d’ufficio, e infine Aldo Patriciello, condannato a quattro mesi per finanziamento illecito.

Non mancano gli impresentabili anche tra i candidati del Nuovo Centrodestra, che si presenta assieme all’Udc. Lorenzo Cesa, big dell’Udc, è stato arrestato nel ‘93 e condannato in primo grado - secondo quanto riporta Il Fatto - per corruzione aggravata nello scandalo Anas, condanna poi prescritta. C’è anche Giuseppe Scoppelliti, da pochissimo condannato in primo grado a sei anni per abuso d’ufficio. Paolo Romano è indagato per peculato, Guido Podestà, presidente della provincia di Milano, è a processo per firme false e Maurizio Lupi è sotto processo per abuso d’ufficio.

Anche il Pd non si fa trovare impreparato, visto che tra i suoi candidati alle europee c’è Anna Petrone, indagata per peculato, mentre Giosi Ferrandino, sindaco di Ischia, ha ricevuto una richiesta di rinvio a giudizio. E infine qualcuno c’è anche in Fratelli d’Italia: Agostino Chiglia fu condannato a nove mesi nel 1986 per un’aggressione fascista a Torino, Gianni Alemanno è indagato per finanziamento illecito, mentre Antonio Iannone è indagato per la gestione di Asl e Cosaler.

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Elezioni Europee 2014: tutti i candidati impresentabili é stato pubblicato su Polisblog.it alle 10:35 di venerdì 18 aprile 2014. Leggete le condizioni di utilizzo del feed.




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MILANO: VIE D’ACQUA, I LAVORI PRONTI PER RIPARTIRE?

no_canal_640La contestata costruzione delle vie d’acqua per Expo dovrebbe ripartire la prossima settimana, secondo le intenzioni dei vertici di Expo, Comune e Regione, che non tengono conto delle forti proteste dei comitati di residenti e ambientalisti che vi si oppongono.

Il progetto dovrebbe servire a portare acqua al sito espositivo di Rho con la costruzione di un grande canale di raccordo con la Darsena, a Sud della città, lungo 12 chilometri, da far passare in alcuni dei principali parchi cittadini nell’area Ovest di Milano. Un’opera fortemente contestata da parte dei comitati cittadini ambientalisti, e che per questo era stata temporaneamente bloccata dal Comune di Milano e dalla società di Expo, ma che ora pare pronta a riprendere il suo percorso di distruzione ambientale.

Andrea Cegna, nostro corrispondente da Milano. Ascolta

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Sconto Irpef: confermati gli 80 euro di sgravio. Poste e Ferrovie escluse dai tagli degli stipendi

10.00 CdM fissato alle ore 15.30. A seguire, circa un’ora dopo, la conferenza stampa di Matteo Renzi.

Ecco l’ordine del giorno:

- DECRETO-LEGGE: Misure urgenti per la competitività e la giustizia sociale – Per un’Italia coraggiosa e semplice (PRESIDENZA – ECONOMIA E FINANZE);

- DECRETO-LEGGE: Misure urgenti in favore delle popolazioni dell’Emilia-Romagna colpite dagli eventi alluvionali verificatisi tra il 17 e il 19 gennaio 2014 (PRESIDENZA – ECONOMIA E FINANZE);

- LEGGI REGIONALI;

- VARIE ED EVENTUALI.

9.00 Si terrà nel primo pomeriggio il Consiglio dei Ministri sul taglio Irpef. Matteo Renzi ha annunciato in un tweet l’orario della conferenza stampa, che si terrà a Palazzo Chigi alle 16.30.

-

Il Consiglio dei Ministri di venerdì 18 aprile discuterà il decreto sul taglio dell’Irpef di cui è stata diffusa una bozza, resa nota dall’Ansa, con l’avviso, però, che sarebbe stata certamente modificata durante la riunione del governo Renzi.

In base alla bozza vengono prima di tutto confermati gli 80 euro di sgravio. In particolare nell’immediato lo sconto Irpef si concretizzerebbe in un bonus del 3,5% per redditi annui fino a 17.714 euro, di 620 euro (50 ero al mese per i restanti 8 mesi del 2014) per i redditi fino a 24.500 euro, poi, per i redditi sopra questa soglia, il bonus diminuisce fino ad azzerarsi per chi arriva a 28mila euro. Il bonus che da maggio sarà di 50 euro salirà a 80 dall’anno prossimo. Nel 2015 il taglio sarà 5% per i redditi fino a 19mila euro, o 950 euro per la fascia tra i 19mila e i 24.500 euro.

Alle imprese, sempre secondo la bozza, sarà garantito un abbassamento dell’aliquota Irap dal 3,9% al 3,5% nel 2015, passando per il 3,75% (una via di mezzo insomma) per i mesi restanti del 2014.
Per coprire le spese ci saranno circa 2,4 miliardi di euro di tagli alla Sanità in due anni, divisi in questo modo: 868 milioni nel 2014 e 1,5 milioni dal 2015.

Sono previste riduzioni degli investimenti anche alla Difesa, ossia tagli di circa 200 milioni per il 2014 e 900 milioni dal 2015, e ci saranno anche i tanto discussi tagli agli stipendi dei dirigenti pubblici, anche se resteranno salvi i manager di Ferrovie dello Stato e Poste, perché le riduzioni riguarderanno le società a partecipazione pubblica, ma non quelle quotate né quelle che emettono strumenti finanziari.

Tagli Irpef - Decreto - Governo Renzi

Sconto Irpef: confermati gli 80 euro di sgravio. Poste e Ferrovie escluse dai tagli degli stipendi é stato pubblicato su Polisblog.it alle 10:00 di venerdì 18 aprile 2014. Leggete le condizioni di utilizzo del feed.




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Giorgio Napolitano e la lettera al Corriere della Sera

“Il bilancio è positivo. Mi sono esposto, ma sempre nei limiti del mio mandato”.

Giorgio Napolitano risponde a Ferruccio de Bortoli con una lettera pubblicata sul Corriere della Sera, in occasione dell’anniversario della rielezione al Quirinale (20 aprile 2013), avvenimento senza precedenti nella storia d’Italia. Il direttore del quotidiano di via Solferino ha ripercorso i giorni che hanno preceduto la rielezione ed è tornato indietro nel tempo, al 10 marzo dell’anno scorso, quando il Corriere per primo anticipò la possibilità che questa rielezione effettivamente avvenisse (ma va detto che se n’era parlato senza sosta per lungo tempo).

Come risponde Napolitano alle domande di de Bortoli, che vertono principalmente su Europa, bilancio del suo anno di bis al Quirinale, sulle riforme? E anche, com’è andata in quella vicenda che ha portato alla formazione del governo Letta?

È stato duro, quindi, procedere nel compito che mi spettava — divenuto davvero, come lei ha detto, «faticoso e ingrato» — del promuovere la formazione di un governo di ampia coalizione, il solo possibile nel Parlamento uscito dalle elezioni del febbraio 2013, e nel sollecitare un programma di rilancio della crescita e dell’occupazione, e di contestuale, imprescindibile avvio di riforme economico-sociali e istituzionali già troppo a lungo ritardate. Che questo processo si sia messo in moto, e di recente decisamente accelerato, senza essere bloccato da una crisi e susseguente ristrutturazione della maggioranza di governo né, più tardi, dal cambiamento politico sfociato in una nuova compagine e guida governativa, mi fa considerare positivo il bilancio dell’anno trascorso. Essermi a tal fine «esposto» personalmente, sempre nei limiti del mio ruolo costituzionale, e aver pagato allo spirito di fazione un prezzo nei consensi convenzionalmente misurabili, non mi fa dubitare della giustezza della strada seguita. Rifletto sulla persistente, estrema resistenza, che viene dagli ambienti più disparati, all’obbligo nazionale e morale di garantire la continuità dei percorsi istituzionali, e con essa primordiali interessi comuni, anche attraverso avvicinamenti e collaborazioni, sul piano politico, che s’impongono in via temporanea fuori delle naturali affinità e della dialettica dell’alternanza”, scrive Napolitano. “Dal non riconoscimento di quest’obbligo, di questa necessità, sono scaturite nel corso dell’ultimo anno reazioni virulente che hanno contagiato, sorprendentemente, ambienti molto diversi

Le larghe intese come unica soluzione per uscire dal blocco che si era venuto a creare dopo le elezioni politiche del 2013 e la “non vittoria del centrosinistra” in un paese ormai tripolare. Il tutto, con lo scopo di far partire le riforme.

Confido, in sostanza, che stiano per realizzarsi condizioni di maggior sicurezza, nel cambiamento, per il nostro sistema politico-costituzionale, che mi consentano di prevedere un distacco comprensibile e costruttivo dalle responsabilità che un anno fa mi risolsi ad assumere entro chiari limiti di necessità istituzionale e di sostenibilità personale. Finché continuerò ad assolvere le funzioni di Presidente, e anche dopo, considererò mio impegno irrinunciabile, nelle forme possibili, quello per l’unità europea, che resta la causa e la visione — senza alternative — da rimotivare e riaffermare con la necessaria apertura a fondate istanze di rinnovamento e con concreta capacità persuasiva.

Il che significa che entro qualche tempo Napolitano potrebbe rassegnare le sue dimissioni, visto che il suo bis al Quirinale, fin dall’inizio, era considerato come una scelta temporanea.

Nodi assai importanti sono quelli che dovranno sciogliersi nelle prossime settimane - continua Napolitano nella sua lettera - e nei mesi seguenti, innestandosi nel chiarificatore esercizio del semestre italiano di presidenza europea. Confido che quei nodi si scioglieranno positivamente, col contributo essenziale di un governo che opera nella pienezza della sua responsabilità politica e delle sue prerogative costituzionali, e con l’apporto di un arco di forze politiche che vada decisamente oltre i confini dell’attuale maggioranza di governo, in materia di legislazione elettorale e di revisioni costituzionali.

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Giorgio Napolitano e la lettera al Corriere della Sera é stato pubblicato su Polisblog.it alle 09:21 di venerdì 18 aprile 2014. Leggete le condizioni di utilizzo del feed.




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Renzi, premier “furbino” e populista alla … Berlusconi?

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Nell’uovo di Pasqua degli italiani la sorpresa (si fa per dire) è l’aumento della benzina, mangiandosi di fatto gran parte il regalino degli 80 euro promesso dal premier Renzi dalla busta paga di fine maggio.

Siamo alla solita tiritera della coperta corta che se copre il viso lascia fuori i piedi? Dando a Cesare quel che è di Cesare è indubbio che il governo è in (gran) movimento, spinto dal piè veloce Matteo Renzi. Ma è un movimento simile al fante che segna il passo, muove le gambe pestando i piedi sullo stesso posto, o – se più aggrada – un girare a vuoto, con il rischio del celeberrimo aforisma di leniniana memoria: “Un passo avanti, due passi indietro”.

Insomma, in poche parole, il governo ci prova a smuovere le acque, ma i “ritocchini” sanno di cappottino rattoppato e rigirato, hanno il forte sapore rancido del solito populismo all’italiana, una minestra riscaldata, già scodellata nei 20 anni del berlusconismo.

I provvedimenti – alcuni giusti e benvenuti – sembrano confezionati solo per fare presa sull’elettorato, far crescere il consenso per il premier, portare voti al Pd, facendo terra bruciata attorno al nemico Grillo e all’alleato (esterno) Berlusconi. Quest’ultimo, “punito” con lo scappellotto leggero leggero dell’invio “dolce” ai servizi sociali, è già ridisceso in campo, lanciando in pompa magna la lista per le Europee, zeppa di impresentabili e di nullità.

Ma il Cav è il Cav anche da ex e fa il pieno sui media: ripreso per ben tre volte (testa, centro e coda) da Studio Aperto; 8 minuti in apertura per TG4, 7 per TG5, titoli e foto in prima pagina sui quotidiani.

A volte ritornano e Berlusconi si prepara così per il “colpaccio”: se Forza Italia passa la linea d’urto del 20% (comunque un flop!) Berlusconi griderà al nuovo “miracolo” condizionando ancora di più il premier Renzi, se sarà invece attorno al 15%, incolperà tutto e tutti, addio riforme, preparandosi alle elezioni politiche anticipate nella primavera 2015, con le regionali.

Dov’è, allora, Il cambiamento sbandierato dal premier? Nelle decine di auto blu vendute su eBay? Ieri a Rimini Susanna Camusso ha chiuso il congresso dei pensionati della Cgil riflettendo sul significato del “cambiamento”. “Noi abbiamo in mente tanti cambiamenti: cambiare le politiche di austerity, cambiare il mondo del lavoro, andare a scuola fino a 18 anni senza abbassare l’età. Ma attenzione: c’era una ministra (Fornero, ndr) che diceva che la sua riforma era un ‘cambiamento’, oggi stiamo discutendo su come cambiare quella legge. Per questo al governo, che oggi si fa maestro del cambiamento, chiediamo: come vogliamo cambiare? Introdurre contratti a termine e cancellare l’apprendistato non è un cambiamento, il vero cambiamento è creare lavoro”.

Un segnale che va oltre il buon senso. Lo coglierà Matteo Renzi?

Renzi, premier “furbino” e populista alla … Berlusconi? é stato pubblicato su Polisblog.it alle 08:50 di venerdì 18 aprile 2014. Leggete le condizioni di utilizzo del feed.




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La politica si personalizza e Twitter si offre come potente agenzia di stampa personale

Twitter-copUn saggio di Sara Bentivegna,  appena pubblicato da Franco Angeli, analizza i rapporti fra Twitter e lo spazio pubblico ricostruendo la sua progressiva affermazione sulla scena pubblica rispetto agli altri social network – “Twitter si adatta meglio di Facebook al sistema ibrido’’, spiega la studiosa in una intervista a Lsdi,  e ‘’facilita l’accesso alla produzione di news, permettendo di aggirare con più facilità i ruoli di gatekeeping” .

 

’Giornalismo e giornalisti hanno tentato, con successo, di riprodurre nella twittersfera, uno spazio e una posizione di centralità’’ e ‘’non a caso le principali testate e i giornalisti più noti sono quelli che hanno più followers, sono cioè i più seguiti. Nello stesso tempo, però, si modifica profondamente l’ idea stessa del giornalismo perché si crea quello che è stato definito un ambient jourmalism, cioè un giornalismo frutto di tutto quello che viene detto e pubblicato intorno a un evento’’

 

 

a cura di Fabio Dalmasso

 

Sabato 12 aprile, su un quotidiano locale italiano un giornalista, riportando uno scambio di tweet tra esponenti politici, ha scritto: “Verba volant, tweet manent”. E’ solo uno dei tanti esempi che possono essere fatti quando si parla di Twitter, della sua potenza comunicativa e della sua incredibile capacità di diventare una fonte di notizie per gli altri media tradizionali.

 

Quanto possa essere potente la forza comunicativa di Twitter lo si è visto anche nei continui attacchi e tentativi, più o meno riusciti, di chiusura della piattaforma da parte del premier turco Recep Tayyp Erdogan. Una forza comunicativa che il social network nato nel 2006 grazie a Jack Dorsey si è conquistato grazie ad alcune sue caratteristiche che hanno saputo intercettare le esigenze di un nuovo tipo di comunicazione che, assieme a numerosi altri settori, contraddistingue anche la politica.

 

Twitter1E’ lo sfondo che viene analizzato nel saggio ‘’La politica in 140 caratteri. Twitter e spazio pubblico’, a cura di Sara Bentivegna, docente di Comunicazione politica e Teorie delle comunicazioni di massa e dei nuovi media presso l’ Università degli Studi di Roma, edito da FrancoAngeli, in libreria in questi giorni.

 

Twitter e giornalismo

 

Il libro nasce dal lavoro svolto dall’unità di ricerca di Perugia all’interno del progetto PRIN 2001 dal titolo Come cambia la rappresentanza politica in Italia. La decisione di voto nel ciclo 2013-2015 ed è composto da una serie di analisi che attingono dati dalle elezioni primarie del centro sinistra del 2012 e dalle politiche del 2013. Grazie al contributo di molto studiosi del settore vengono delineate, in otto capitoli, le “nuove dinamiche comunicative nell’ambito della politica” messe in atto da Twitter, un fenomeno sempre più presente e sotto gli occhi di tutti che prende le mosse da quel processo di internettizzazione della politica avviato nel 1996.

 

Oggi non c’è esponente politico che non abbia un proprio account e che non diffonda, più o meno propriamente, tweet più o meno importanti. Un fenomeno che inevitabilmente ha influenzato, e tutt’ ora influenza, anche il giornalismo: nuove forme come l’ambient journalism, una riformulazione dei ruoli classici di produttore e fruitore di notizie, l’interazione (o la possibilità di interazione) tra soggetti diversi, le ibridazioni mediali e comunicative sono alcune delle novità che Twitter ha portato con sé e che il libro analizza in dettaglio, sempre avendo come sfondo il suo successo nella comunicazione politica e la sempre più marcata personalizzazione di quest’ ultima.
Carta stampata e Twitter

 

Molto interessante è la sezione del libro dedicata al sistema ibrido composto da carta stampata e social network e curata da Paolo Mancini e Marco Mazzoni. L’ analisi degli articoli di tutti i giornali italiani pubblicati dal 14 gennaio al 28 febbraio 2013 ha sottolineato come “ben 2.534 articoli prendevano spunto da un tweet, un commento, un post, etc. apparso originariamente su Twitter e/o Facebook”. Gli autori hanno poi rilevato come, tra i due social network, “Twitter si adatti meglio di Facebook al sistema ibrido […] facilita l’accesso alla produzione di news, permettendo di aggirare con più facilità i ruoli di gatekeeping”.

 

Un ricorso a Twitter da parte dei media tradizionali, dunque, che spesso può fornire anche esempi di come il mito della velocità (sia nel twittare che nel prendere un tweet come fonte) possa portare con sé il sacrificio dell’accuratezza e del controllo, temi sul quale si è hrecentemente soffermato Roberto Favini .

 

 

Lsdi ha intervistato Sara Bentivegna per approfondire alcuni aspetti emersi nel libro da lei curato.

 

 

Come definirebbe il rapporto tra Twitter e la politica italiana?

 

In una fase di profonda trasformazione quale quella che caratterizza la politica italiana oggi, legata anche alla nascita di nuovi soggetti politici e di nuovi esponenti politici che sostituiscono i vecchi, Twitter è una piattaforma che è assolutamente rispondente alla nuove caratteristiche e alle nuove esigenze. Questo perché Twitter personalizza la comunicazione: i nuovi esponenti della politica, come Alfano, Renzi  e Grillo prima ancora, trovano nella Twittersfera un habitat a loro favorevole.

 

Dal momento che Twitter è necessariamente una comunicazione personalizzata, visto che è il soggetto che ha l’account, è chiaro che, in un momento in cui la personalizzazione è diventata un elemento centrale della politica, Twitter risulti la piattaforma che meglio si adatta.

 

Nel libro lei ha definito Twitter “uno spazio pubblico ibrido”, in che senso?

 

In questo spazio pubblico si ha ibridazione, per esempio, tra élite e non élite, cioè tra media e politici da una parte e cittadini dall’ altra: su Twitter vi è un’ apparente possibilità di interazione discorsiva tra questi soggetti. Quindi, da questo punto di vista, c’ è una prima forma di ibridazione. Inoltre Twitter diventa anche un fatto pubblico dove si ibridano i modelli comunicativi: è un modello broacasting e anche un modello di interazione e diretto. Il modello broacasting è quando si utilizza Twitter come una sorta di agenzia di stampa e quindi si diffonde qualcosa senza interagire con qualcuno. Contemporaneamente, però, Twitter può essere anche lo spazio pubblico dove si interagisce con qualcuno dando anche risposte ai molti altri che leggono.

 

Ad esempio il tweet di Enrico Letta che ha risposto al telegiornale di Enrico Mentana su La7 che aveva lanciato l’ipotesi su un suo possibile passaggio al Nuovo Centro Destra: Letta ha risposto a una cittadina che si era rivolta direttamente a lui e ha smentito categoricamente la notizia. Quindi, in questo caso, un’interazione diretta tra un leader politico e un cittadino diventa un’ occasione per creare uno spazio pubblico ibrido dove entra in gioco anche il telegiornale, dando vita quindi anche un’ ibridazione mediale.

 

Da questo punto di vista, infatti, secondo me, Twitter altera profondamente l’ecosistema mediale diventando centrale nel dare vita a storie, vicende o narrazioni che poi si sviluppano sui media tradizionali.

 

Nel saggio lei definisce Twitter “una moderna e tecnologica agenzia di stampa gestita in proprio” per i politici, ma come viene modificato il ruolo del giornalismo e del giornalista?

 

Per i politici è evidente che, come nel caso sopraccitato di Letta, Twitter sia una sorta di agenzia di stampa personalizzata: Letta non ha avuto bisogno di fare un comunicato stampa, ha semplicemente pubblicato un tweet e quella è stata la risposta ripresa da tutti.

 

Questo emancipa significativamente i soggetti dall’ intermediazione giornalistica. Da questo punto di vista possiamo quindi dire che vi è un incremento positivo nella circolazione delle informazioni autonomamente prodotte. Contemporaneamente questa circolazione evidentemente va a modificare la definizione e gli ambiti del giornalismo e degli operatori del giornalismo.

 

Quindi possiamo chiederci: “Che fine fanno il giornalismo e i giornalisti?” Da un lato giornalismo e giornalisti hanno tentato, secondo me con successo, almeno fino ad ora, di riprodurre nella twittersfera, uno spazio e una posizione di centralità che richiamasse un po’ quella che avevano nel sistema dei media tradizionale. Non a caso le principali testate e i giornalisti più noti sono quelli che hanno più followers, sono cioè i più seguiti.

 

Nello stesso tempo, però, si modifica profondamente l’ idea stessa del giornalismo perché si crea quello che è stato definito un ambient jourmalism, cioè un giornalismo frutto di tutto quello che viene detto e pubblicato intorno a un evento.

 

Se questo è vero e questa ricchezza e disponibilità di informazione apparentemente si disintermedia, in realtà, secondo me, si reintermedia in un altro modo: su certi argomenti è necessaria infatti un’ intermediazione legata a competenze, esperienze e capacità di lettura che non sempre sono così diffuse. Non è detto che la semplice informazione che circola sia sufficiente.

 

Twitter è un incredibile aggregatore di notizie e informazioni e questa funzione di aggregatore passa attraverso gli influencer, quindi la reintermediazione è quella che viene offerta dagli influencer su Twitter. Influencer che spesso sono gli stessi giornalisti, ma a volte sono anche soggetti che riescono, in base a competenze e relazioni, a porsi come tali. Sono quindi giornalisti, celebrities, ma anche vari altri soggetti.

 

Lei prima diceva che c’è un’apparente possibilità di interazione discorsiva. È solo apparente?

 

Apparente nel senso che c’è potenzialmente, poi quello che viene meno, come dicono i dati presentati nel testo, sia per l’Italia che per l’estero, è il fatto che molto spesso i politici interagiscono con i giornalisti e con gli altri politici e basta. Per questa c’è un’apparente interazione discorsiva aperta a tutti, perché teoricamente lo è.

 

Ad esempio tutti quanti possono rivolgersi a Matteo Renzi, ma poi lui a chi risponde?

 

Un altro esempio: quando Monti utilizzò per la prima volta Twitter per interagire, su 2.000 domande ne scelse sedici provenienti da soggetti che appartenevano all’ élite mediale mentre i cittadini vennero ignorati. Da questo punto di vista è quindi evidente che si tratta di un apparente interazione discorsiva. Ciò non toglie che in potenza c’è.

 

Letta, invece, come abbiamo visto, l’ ha usata questa possibilità. E poi c’è un elemento che spesso viene ignorato: tutte le interazioni discorsive, anche tra membri dell’ élite mediale e politica, avvengono in un contesto pubblico, quindi anche se non risponde a me ho comunque la possibilità di seguire la conversazione che sta facendo con un altro soggetto. Una cosa che non era possibile in nessun altro contesto prima. Spesso quindi si fa l’errore di considerare solo la presa di parola, the voice, e non l’ascolto: non abbiamo gli strumenti per monitorare e valutare gli effetti che produce, ma è un aspetto assolutamente di cui tenere conto.

 

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