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We are not Charlie and we will never be.

Vamba – Il giornalino di Gian Burrasca – Lettura di Valerio Di Stefano

Il giornalino di Gian Burrasca è un romanzo ambientato in Toscana (e in parte anche a Roma) scritto da Vamba (pseudonimo di Luigi Bertelli) nel 1907 e pubblicato prima a puntate sul Giornalino della Domenica tra il 1907 e il 1908, e poi in volume nel 1911.

Fonte (non dichiarata) dell’opera è A Bad Boy’s Diary (1880) dell’americana Metta Victoria Fuller (1831-1885).

Il libro è scritto in forma di diario: il diario di Giannino Stoppani, detto Gian Burrasca. Questo soprannome, che la famiglia gli dà a causa del suo comportamento molto irrequieto (più per esuberanza che per cattiveria), è divenuto proverbiale per indicare un ragazzino indisciplinato.

da: http://it.wikipedia.org/wiki/Il_giornalino_di_Gian_Burrasca

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Oppure è ascoltabile attraverso il nostro podcast

Le audioletture a cura di Valerio Di Stefano si trovano su:

http://www.classicistranieri.com/audioletture/

mar, ottobre 11 2011 » Senza categoria » No Comments

Giovanni Verga – Eros – Lettura di Valerio Di Stefano – Audiobook – MP3

Verso le quattro di una fra le ultime notti del carnevale, la marchesa Alberti, seduta dinanzi allo specchio, e alquanto pallida, stava guardandosi con occhi stanchi e distratti, mentre la cameriera le acconciava i capelli per la notte.

«Che rumore è cotesto?» domandò dopo un lungo silenzio.
«La carrozza del signor marchese.»
«Cosí presto!» mormorò essa soffocando uno sbadiglio.


OGG

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(C) 2012 – Tutti i diritti riservati

Le audioletture a cura di Valerio Di Stefano si trovano su:

http://www.classicistranieri.com/audioletture/

Ascolta:

mar, marzo 20 2012 » Senza categoria » No Comments

Paolo Attivissimo – L’Acchiappavirus

La copertina del volume di Paolo Attivissimo

La versione elettronica de L’Acchiappavirus non è protetta in alcun modo contro la duplicazione. La offro gratuitamente alla comunità di Internet senza restrizioni, eccetto quelle imposte dalla vostra onestà. Distribuitela e duplicatela liberamente, mettendola per esempio sul vostro sito o circolandolo nei circuiti peer-to-peer, basta che:

  • il file rimanga intatto
  • non lo facciate pagare (a parte il costo dell’eventuale supporto digitale)

Il fatto che sia liberamente distribuibile non altera né indebolisce in alcun modo il diritto d’autore (copyright), che rimane mio, ai sensi delle leggi vigenti. In particolare:

  • non sono permesse opere derivate.
  • Apogeo è l’unica casa editrice autorizzata a pubblicare questo libro su carta. Con “pubblicare” si intende anche la distribuzione, gratuita o meno, di copie stampate del testo. Pertanto, potete duplicare liberamente il file, e ognuno può stamparselo per uso personale, ma non potete stamparne o fotocopiarne più copie da dare a terzi.
    Se avete questo tipo di esigenze, potreste anche considerare il gesto nobile di acquistarne qualche copia :-)

da: http://www.attivissimo.net/acchiappavirus/index.htm

DOWNLOAD:

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dom, agosto 26 2012 » Senza categoria » No Comments

Federico Maria Sardelli – Concerto armonico a quattro in re minore

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© COPYRIGHT NOTICE. THIS FILE IS PROTECTED UNDER COPYRIGHT LAW.
However, the lawful copyright owner has generously released the file for distribution at IMSLP under one of the Creative Commons licenses or the IMSLP Performance Restricted License, which allow for the free distribution (with proper attribution) of the file with various levels of restriction with respect to the creation of derivative works, commercial usage, or public performances.

http://imslp.org

mer, ottobre 3 2012 » Senza categoria » No Comments

Partitella – Seu lustige Ouvertur à 13 – Federico Maria Sardelli

http://www.classicistranieri.com/wp-content/uploads/2013/0/IMSLP21637-PMLP49814-Partitella.pdf

da: http://imslp.org/wiki/Partitella,_seu_Lustige_Ouverture_%C3%A0_13_%28Sardelli,_Federico_Maria%29

Licenza: Creative Commons Attribution Non-commercial No Derivatives 3.0

dom, settembre 1 2013 » Senza categoria » Commenti disabilitati

Fryderyk Chopin – Concerti n. 1 e n. 2 per pianoforte e orchestra – Sara Spire (piano) – Adina Spire (Dir.) – Bedzin Ensemble (Orch.) – HIGH DEFINITION QUALITY

Grazie alla cortesia, all’amabilità, alla generosità e alla specifica autorizzazione ottenuta da Adina Spire, e, per suo tramite, dal Bezdin Ensemble, vi offriamo la registrazione dei Concerti per Pianoforte e Orchestra di Chopin (nell’esecuzione di Sara Spire) in Alta Definizione.

La qualità tecnica dell’incisione (qui redistribuita in formato .AAC) non è comparabile alle normali registrazioni reperibili su classicistranieri.com.

La registrazione è disponibile:

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(C) 2014 Sara Spire – Adina Spire – Bezdin Ensemble. Tutti i diritti riservati. Pubblicato su gentile, esplicita e diretta autorizzazione di Adina Spire.

sab, ottobre 4 2014 » Senza categoria » Commenti disabilitati

Ludwig van Beethoven – I concerti per pianoforte e orchestra (Registrazione Integrale) – Sara Spire pf. – Bezdin Ensemble – Dir. Adina Spire

Grazie alla cortesia, all’amabilità, alla generosità e alla specifica autorizzazione ottenuta da Adina Spire, e, per suo tramite, dal Bezdin Ensemble e di Sara Spire, vi offriamo la registrazione dei cinque concerto per pianoforte e orchestra di Ludwig van Beethoven in Alta Definizione.

La qualità tecnica dell’incisione (qui redistribuita in formato .AAC) non è comparabile alle normali registrazioni reperibili su classicistranieri.com.

La registrazione è disponibile:

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(C) 2012 Adina Spire – Bezdin Ensemble. Tutti i diritti riservati. Pubblicato su gentile, esplicita e diretta autorizzazione di Adina Spire.

mer, gennaio 21 2015 » Senza categoria » Commenti disabilitati

How will the Ebola epidemic end?

Eneas De Troya, Flickr

Upon his return from 6 weeks volunteering with the King’s Sierra Leone Partnership at a number of Ebola isolation facilities in Freetown, Tom Boyles considers the endgame of the Ebola epidemic. There are encouraging signs of an overall reduction in … Continue reading »

The post How will the Ebola epidemic end? appeared first on Speaking of Medicine.


Tratto da PLOS.org

mar, gennaio 27 2015 » PLOS » No Comments

Pentagon Finally Identifies the Remains of a POW Lost Since 1942

by Megan McCloskey

Missing overseas for 73 years, an American POW who perished in World War II is finally going home.

Last week, the Pentagon officially identified the remains of Pvt. Arthur “Bud” Kelder, who died as a Japanese prisoner in the Philippines in 1942. After the war, the U.S. government buried him and thousands of others as “unknown” soldiers in a war memorial cemetery there.

The identification is vindication for Kelder’s family, who had discovered evidence of which gravesite contained Kelder’s remains and then spent years trying to persuade the Pentagon to investigate.  John Eakin, Kelder’s cousin, finally sued in late 2012.

ProPublica and NPR wrote about Eakin’s struggle last year as part of an investigation into the Pentagon’s failing efforts to find and identify long-lost MIAs like Kelder.  Our investigation found that the Joint POW/MIA Accounting Command was mired in problems, failing to embrace the latest science and paralyzed by poor management. Infighting, overlapping bureaucracy, and excessively risk-averse policies also contributed to meager results. On average the Pentagon has identified just 72 men a year out of the tens of thousands missing from Vietnam, Korea and World War II—despite spending about $100 million a year to do the job.

After our investigation last March, Secretary of Defense Chuck Hagel announced sweeping changes. Advocates are watching closely to ensure that those changes are more than superficial bureaucratic shuffling.

In August, the Pentagon also reversed course on Kelder’s case, finally agreeing to exhume the grave that the family believed contained his remains of Kelder and those of nine other soldiers to identify with DNA. Eakin had used historical and medical documents to track down the location of Kelder’s remains after he died at the Cabanatuan prisoner camp.

Meticulous records kept by the POWs themselves show that Kelder’s body had initially been buried at the POW camp in common grave 717.  After the war, the U.S. military dug up the common graves. The government identified four of the 14 men from grave 717 and sent them home to their families for burial. But it was unsuccessful in identifying Kelder’s remains as well those of more than 900 others from the camp. They were all re-buried as “unknowns.” Eakin figured out that Kelder was likely in a grave labeled as unknown “X-816.”

Eakin said it’s been an emotional rollercoaster since he got word about the official identification.

“It’s relief and anger that it has taken this long, and at the same time we know that we have to start planning a funeral,” Eakin told ProPublica.  ”Maybe the worst part is knowing that the government doesn’t care and isn’t doing this for the right reasons. They simply want the lawsuit to go away.”

The Army casualty office plans to formally present the family next month with the evidence that led to the identification. However, at this point, Eakin is unsatisfied with the government’s work. He doesn’t dispute the identification but rather how much of Kelder’s remains will be returned to the family.

The Pentagon has identified pieces of Kelder’s skull, his left humerus, right fibula, and left tibia. Eakin is concerned that more of Kelder’s skeleton could be identified but the Pentagon is avoiding doing so because it would reveal that past identifications from grave 717 were incorrect.

Last summer, when the government exhumed Kelder and the other nine remains associated with grave 717, they found bones from at least 11 people, not just the 10 they expected.

The Pentagon has not said yet whether any of the other men exhumed this summer have been identified.

Kelder won’t be formally checked off the MIA list until the family accepts the identification, said Lt. Col. Melinda Morgan, a Pentagon spokeswoman.

Should the family accept the identification, Kelder will be buried in the family plot outside Chicago.

Related coverage: Read our original investigation into how the military is leaving the missing behind, and how European authorities identified the remains of a long-lost American soldier after the U.S. military demurred.


Tratto da propublica.org

mar, gennaio 27 2015 » ProPublica » No Comments

Giorno della Memoria: il Vice Presidente Gasparri rappresenta il Senato alla celebrazione in programma domani a Montecitorio

Lunedì 26 1 2015

Il Vice Presidente Maurizio Gasparri rappresenterà il Senato della Repubblica alla celebrazione del Giorno della Memoria in programma domani, martedì 27 gennaio, a partire dalle ore 10, alla Camera dei deputati.

da: www.senato.it

mar, gennaio 27 2015 » Senato della Repubblica » No Comments

Riyadh, un sovrano tira l’altro

di Michele Paris

La morte qualche giorno fa del 90enne monarca saudita Abdullah bin Abdul Aziz è giunta in un momento particolarmente delicato per gli equilibri del Medio Oriente e del suo stesso paese, aggiungendo un ulteriore elemento di incertezza a uno scenario già di per sé potenzialmente esplosivo.

Il decesso – atteso da tempo viste le più che precarie condizione di salute del sovrano – è stato accolto dal cordoglio di molti leader occidentali, impegnati proprio in questi mesi in una rinnovata offensiva contro la minaccia dell’oscurantismo islamista sunnita che dal regno saudita trae ispirazione e sostegno materiale.

Le lodi per colui che per due decenni ha rappresentato il vertice di uno dei regimi più repressivi e retrogradi del pianeta sono state la sostanziale ammissione del ruolo giocato dall’Arabia Saudita di garante dell’ordine promosso dagli Stati Uniti nella regione mediorientale.

Abdullah era asceso ufficialmente al trono nel 2005 già in età avanzata, ma fin dal 1995 aveva di fatto assunto il controllo del potere in seguito all’ictus che aveva reso incapace di governare il predecessore e fratellastro, Fahd.

Il presidente americano Obama, che ha deciso di abbreviare la sua visita in India per recarsi a Riyadh, ha riassunto l’importanza dell’Arabia Saudita di Abdullah, affermando che uno dei “coraggiosi principi” di quest’ultimo è stata la “ferma e appassionata convinzione dell’importanza del legame tra USA e Arabia Saudita come motore della stabilità e della sicurezza in Medio Oriente e non solo”.

Altri ancora hanno ridicolmente definito Abdullah una sorta di “innovatore” o un cauto “riformatore” della società saudita. Di questa presunta attitudine sono pieni i rapporti di innumerevoli organizzazioni a difesa dei diritti civili, le quali continuano a descrivere per l’Arabia Saudita un clima invariabilmente caratterizzato, ad esempio, dalla repressione assoluta di ogni forma di dissenso, dalla negazione dei fondamentali diritti civili delle donne, da punizione corporali e da esecuzioni capitali con metodi barbari anche per crimini lievi.

In maniera ancor più significativa, l’apprezzamento espresso dai vari Obama, Hollande e Cameron per re Abdullah testimonia della disonestà dei governi occidentali che si autoproclamano difensori dei diritti democratici delle popolazioni di tutto il mondo, nonché paladini della lotta al terrorismo fondamentalista.

Sui principi del wahabismo che ispirano il regime di Riyadh conta in sostanza Washington da decenni per combattere ideologie e movimenti contrari ai propri interessi e a quelli dei suoi alleati in Medio Oriente. Da questa visione arcaica della società hanno tratto così ispirazione formazioni fondamentaliste violente, la cui ultima incarnazione è rappresentata dallo Stato Islamico (ISIS), impegnato nella creazione in Iraq e in Siria di un sistema di potere basato sulla stessa interpretazione della legge islamica abbracciata dalla monarchia saudita.

Non solo. Com’è ben noto, l’Arabia Saudita è la principale fonte di finanziamento del terrorismo sunnita, utilizzato come strumento stesso della politica estera del regime – e degli Stati Uniti – dall’Afghanistan occupato dall’Unione Sovietica alla Siria di Assad.

Il “motore della stabilità” saudita sotto la guida di Abdullah ha rivelato poi la sua natura in varie occasione negli ultimi anni, a partire dall’appoggio garantito da Riyadh dapprima a Hosni Mubarak nel pieno della rivoluzione egiziana del 2011 e successivamente al colpo di stato militare del generale Sisi nell’estate del 2013 contro il presidente eletto Mursi degli odiati Fratelli Musulmani.

La mano di Abdullah aveva anche determinato, sempre nel 2011, la precoce neutralizzazione della rivolta sciita nel vicino Bahrain contro la monarchia sunnita al potere. L’Arabia Saudita aveva inviato un contingente militare per reprimere nel sangue il movimento di protesta, per poi rivolgere l’attenzione alle proprie irrequiete province orientali a maggioranza sciita.

In generale, l’incontro stesso di Stati Uniti e Arabia, uniti da un’alleanza fondata su principi reazionari così come sui “petrodollari”, ben lontano dall’essere un motore di pace e stabilità, ha prodotto conseguenze rovinose per i popoli del medioriente e dell’Africa settentrionale.

Il successore di Abdullah, in ogni caso, è il fratellastro Salman bin Abdulaziz, 79enne e, secondo molti, già profondamente debilitato dall’Alzheimer. Anche per questo, il successore di Salman è stato annunciato subito dopo il decesso di Abdullah e sarà l’ex direttore dell’intelligence del regno, Muqrin bin Abdul Aziz, a 69 anni relativamente giovane per gli standard della gerontocrazia saudita. Muqrin viene dato come vicinissimo al monarca deceduto e, di conseguenza, la sua nomina a principe ereditario deve essere risultata gradita agli Stati Uniti.

Che a tenere le redini del regno sia il nuovo sovrano, Salman, oppure Muqrin, vista l’infermità mentale già attribuita al primo, la leadership di Riyadh dovrà fare i conti con una serie di emergenze nella regione e con la crisi stessa in cui si dibatte il paese.

Nel vicino Yemen, per cominciare, il regime installato dagli USA e dall’Arabia Saudita è di fatto crollato nei giorni scorsi in seguito all’avanzata dei ribelli Houthis, rappresentanti della popolazione di fede sciita che occupa le aree settentrionali di questo paese e che Riyadh accusa di essere appoggiati dal proprio principale rivale strategico, l’Iran.

In Siria, poi, il finanziamento e la fornitura di armi all’opposizione anti-Assad garantiti da Riyadh ha contribuito in maniera diretta all’esplosione dell’ISIS, diventato ormai una minaccia per i suoi stessi (ex) benefattori sauditi che hanno deciso così di partecipare alla campagna militare guidata dagli Stati Uniti.

Lo stesso piano per favorire il crollo del prezzo del petrolio, verosimilmente studiato con Washington per colpire paesi come Iran e Russia, potrebbe presto ritorcesi contro l’Arabia Saudita. Il rifiuto di tagliare la propria produzione di greggio e quella dei paesi OPEC da parte di Riyadh e dei suoi più stretti alleati nel Golfo Persico sta creando problemi di bilancio non indifferenti al regime, tanto più che la stabilità interna viene mantenuta, oltre che con metodi ultra-repressivi, grazie a ingenti spese pubbliche per sostenere un generoso sistema di welfare.

Anche i rapporti con l’alleato statunitense appaiono un poco meno solidi rispetto al recente passato, viste le incrinature registrate in particolare a causa della relativa distensione tra USA e Iran, suggellata dai negoziati in corso sul nucleare di Teheran.

Frizioni, poi, c’erano state tra Abdullah e l’amministrazione Obama sia per la decisione americana di sganciarsi da Hosni Muabarak quando la posizione del dittatore era diventata insostenibile di fronte alle oceaniche manifestazioni di protesta sia in seguito alla marcia indietro di Washington sui bombardamenti contro le forze di Assad in Siria nell’estate del 2013.

Sul fronte interno, infine, il numero sterminato di principi che formano la famiglia reale saudita è tradizionalmente fonte di intrighi e di manovre per la spartizione di potere e ricchezze. Lo scontro tra le varie fazioni della casa regnante potrebbe così riaccendersi presto, in concomitanza con l’inasprirsi delle crisi nella regione o nell’eventualità tutt’altro che da escludere di una nuova successione al trono in un futuro non troppo lontano.

Tratto da altrenotizie.org

lun, gennaio 26 2015 » Altre Notizie » No Comments

Presidential Nominations Sent to the Senate

NOMINATIONS SENT TO THE SENATE:

Sim Farar, of California, to be a Member of the United States Advisory Commission on Public Diplomacy for a term expiring July 1, 2015. (Reappointment)

Sim Farar, of California, to be a Member of the United States Advisory Commission on Public Diplomacy for a term expiring July 1, 2018. (Reappointment)

William Joseph Hybl, of Colorado, to be a Member of the United States Advisory Commission on Public Diplomacy for a term expiring July 1, 2015. (Reappointment)

William Joseph Hybl, of Colorado, to be a Member of the United States Advisory Commission on Public Diplomacy for a term expiring July 1, 2018. (Reappointment)

Dallas P. Tonsager, of South Dakota, to be a Member of the Farm Credit Administration Board, Farm Credit Administration, for a term expiring May 21, 2020, vice Jill Long Thompson, term expired.

Tratto da whitehouse.org

lun, gennaio 26 2015 » White House » No Comments

Map: Here’s How the President’s Actions on Immigration Will Impact Your State

"Passions still fly on immigration, but surely we can all see something of ourselves in the striving young student, and agree that no one benefits when a hardworking mom is snatched from her child, and that it’s possible to shape a law that upholds our tradition as a nation of laws and a nation of immigrants."

– President Obama, State of the Union Address, January 20, 2015

On November 20, 2014, President Obama took executive action to start fixing our broken immigration system so it works better for our people and our economy. The three main pillars of his action include:

  • Making it easier and faster for high-skilled immigrants, graduates, and entrepreneurs to stay and contribute to our economy, as many business leaders have proposed. 
  • Dealing responsibly with certain undocumented immigrants who are DREAMers or parents of citizens or lawful permanent residents, by requiring that they pass background checks and pay their fair share of taxes.
  • Building on our progress at the border and enforcing our immigration laws in smarter, more effective ways.

These actions not only live up to our heritage as a nation but are essential to building on our hopes for a brighter future. In fact, the President's steps will allow people to contribute more fully to their communities and spark an economic boost for every single state.

Check out the map below to see exactly how the new steps we're taking to fix our broken immigration system will improve the economy in your state: 

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Tratto da whitehouse.org

lun, gennaio 26 2015 » White House » No Comments

Телефонные разговоры с Ангелой Меркель и Франсуа Олландом

Президент России подчеркнул, что причиной этого является курс киевских властей на силовое подавление Донбасса. Он напомнил, что еще 15 января направил Петру Порошенко письменное предложение о немедленном отводе тяжелых вооружений от линии соприкосновения противоборствующих сторон, что сделало бы невозможными обстрелы населенных пунктов и многочисленные жертвы среди гражданского населения. Формальный ответ на данное обращение поступил только сегодня. А до этого были начаты крупномасштабные боевые действия, вследствие которых обстановка на юго-востоке катастрофически ухудшилась.

В беседах Владимир Путин акцентировал экстренную важность налаживания политического диалога между киевскими властями и представителями Донецка и Луганска – в целях прекращения кровопролития и содействия урегулированию внутриукраинского кризиса.

lun, gennaio 26 2015 » Presidenza della Russia » No Comments

Caribbean Energy Security Summit Joint Statement

The Governments of Antigua and Barbuda, Aruba, Bahamas, Barbados, Belize, Canada, Colombia, Curacao, Dominica, Dominican Republic, France, Germany, Grenada, Guyana, Haiti, Jamaica, Mexico, New Zealand, Spain, St. Kitts and Nevis, St. Lucia, St. Vincent and the Grenadines, Suriname, Trinidad and Tobago, United Kingdom, United States, together with the Caribbean Community (CARICOM) Secretariat, Caribbean Development Bank, European Union, Inter-American Development Bank Group, International Renewable Energy Agency, Organization of American States, and the World Bank Group:

1.      Recognizing that energy security, access to energy, economic development, environmental and climate goals benefit from and contribute to sustainable, modern, clean and diversified energy sectors;

2.      Reaffirming our commitment to support  access to sustainable, reliable, and affordable energy services, with a particular focus on cleaner alternative energy resources , for all citizens in the region;

3.      Recognizing that increased energy efficiency and more diversified, and clean energy sources can lead to improved energy security, increasing self-sufficiency, economic growth, and climate resilience as well as reducing greenhouse gas emissions;

4.      Recognizing that cost-effective, alternative, and renewable energy sources, can reduce energy costs, while at the same time providing increased options for countries to diversify their energy matrices;

5.      Recalling the commitment at the Fifth Summit of the Americas in 2009 to expand cooperation on energy and climate change, including through the Energy and Climate Partnership of the Americas (ECPA); and at the Sixth Summit of the Americas in 2012 to accelerate energy integration to provide every person access to the electricity they need through the Connecting the Americas 2022 (Connect 2022) initiative;

6.      Recalling the outcome of the Third International Conference on Small Island Developing States (SIDS Conference), September 2014, and the commitments taken under the SIDS Accelerated Modalities Of Action Pathway;

7.      Recognizing that, although legal and regulatory reforms have been implemented in some countries to introduce renewable energy technologies and sustainable energy management approaches to attract the required investment in the Caribbean energy sector, in principle, more work on policy and regulatory issues is required to fully embrace the opportunities derived from sustainable energy;

8.      Recalling national and regional energy plans, including the CARICOM Energy Policy and Caribbean Sustainable Energy Roadmap and Strategy (C-SERMS), adopted by CARICOM in March of 2013, and the commenced negotiations in the Dominican Republic for a National Pact on Energy;

9.      Recognizing that lowering energy costs can increase competitiveness in tourism, manufacturing and various other sectors of the Regional economies;

10.  Recognizing that the private sector has an important role to play in developing the energy sector in the region, and that there is potential for greater public-private partnerships;

11.  Recognizing the synergies and benefits of regional cooperation for the strengthening of the energy sector;

12.  Noting that this strategy is in line with the objectives of the Sustainable Energy for All (SE4ALL) initiative;

13.  Recognizing the advances already made by several countries in diversifying their energy mix;

14.  Recognizing our actions should support reaching a new international climate change agreement at the December 2015 UNFCCC negotiations in Paris;

15.  Recalling the invitation at the UNFCCC Twentieth Conference of Parties to communicate intended nationally determined contributions well in advance of Paris in a manner that facilitates clarity, transparency and understanding; and

16.  Recognizing the Caribbean is a particularly vulnerable region to climate change and has been an advocate in the fight against climate change.

We state our commitment to support the Caribbean’s transformation of the energy systems of Caribbean states, to share lessons learned through new and expanded regional information networks, to report progress in relevant fora, and to pursue the following in accordance with national laws:

1.      Comprehensive, planning-based and research-driven approaches to energy transition, including implementation of pilot and demonstration projects, based on successful models so that individual clean energy projects are part of a fully integrated, climate-resilient energy transition plan toward clean sustainable energy for all.

2.      For Caribbean countries, necessary and specific reforms , including recommendations from the 2013 CARICOM Energy Policy and the outcome of the 2015 Dominican Energy Pact, to support policy and regulatory environments that facilitate the introduction of new technologies favoring sustainable and clean energy that provide legal certainty for investors and improved predictability in price and supply for users.

3.      Where viable, alignment of national legal and regulatory approaches to facilitate greater clean energy investment throughout the region, provided that countries can access finance and other resources on affordable terms, to set the stage for future electrical interconnection in keeping with the goals of Connect 2022.

4.      Where technically and commercially feasible, promote and develop affordable: (i) no- or lower carbon electricity generation through wind, solar, geothermal power, hydropower, bioenergy, ocean energy, energy recovery from waste, and other clean energies; and (ii) energy efficiency measures.  Recognizing also, that alternative fuels, such as natural gas, can play a useful bridging role.

5.      Open, transparent, competitive and criteria-based processes, including liberalization where cost effective, to procure energy investment and facilitate access to finance for cleaner and climate resilient energy projects and infrastructure.

6.      Data and energy information exchange and coordination with, between, and among countries and stakeholders to minimize duplication and enable the monitoring and evaluation of energy projects to maximize the impacts of efforts toward fully integrated, low carbon and climate-resilient energy transition plans.

Tratto da whitehouse.org

lun, gennaio 26 2015 » White House » No Comments

Podcast: Why Tracking Is Scarier With Zombie Cookies

by Sara Afzal

What are ‘zombie cookies’? Sadly, not innocent baked goods shaped like Halloween creatures, but a kind of tracking cookie that lives on your computer and rises from the dead even after being deleted.

Zombie cookies came to light in Julia Angwin’s investigation into an online advertising company’s use of a hidden undeletable number produced by Verizon to monitor customers’ web surfing on tablets and smartphones. The company, called Turn, uses Verizon’s number to recreate tracking cookies even after a user deletes it, which Editor-in-Chief Steve Engelberg deems a “sneaky” practice in his discussion with Angwin on the podcast.

After respawning the dead cookie, Turn can continue to track a user’s Web browsing habits and use that information to attract advertisers to online auctions of user profiles. The highest bidder instantly serves an ad on the user’s web page as it loads. Turn is relied on by many companies, including Google, Yahoo and Facebook.

“[Turn] said they don’t believe that clearing cookies is any sort of sign of user intent to want to protect their privacy, and that it was actually a service to recreate the cookie for that person,” Angwin says.

In response to ProPublica’s report and the subsequent outrage online from the tech community, Turn reevaluated the practice and decided to stop using zombie cookies.

This doesn’t mean that other companies won’t use Verizon’s undeletable tracking number, particularly since there are no federal online privacy laws that specifically prevent the practice. Engelberg describes Internet privacy as the “wild west” and quotes Internet whistleblower Edward Snowden, who said, “The internet is a television that watches you.”

For Verizon, selling data about their subscribers appears to be a profitable business – profiles are built in an “anonymized fashion” without name, address, and other personally identifiable information, but this doesn’t mean the average tech whizz can’t hack private info. Angwin questions whether the mobile giant will continue to track its customers with an undeletable number now that Turn has abused the practice and other companies like AT&T have stopped because of the privacy implications.

In fact, in today’s New York Times, a Verizon official is quoted saying that the flap over zombie cookies is causing the telecom giant to consider offering customers a way to opt out of having the tracking number attached to their devices.

Catch this podcast on iTunes, SoundCloud or Stitcher, and read Angwin’s full investigation here.


Tratto da propublica.org

lun, gennaio 26 2015 » ProPublica » No Comments

Совещание по экономическим вопросам

В совещании приняли участие Председатель Правительства Дмитрий Медведев, Первый заместитель Председателя Правительства Игорь Шувалов, Заместитель Председателя Правительства Ольга Голодец, Заместитель Председателя Правительства Аркадий Дворкович, Министр финансов Антон Силуанов, Министр экономического развития Алексей Улюкаев, Руководитель Администрации Президента Сергей Иванов, помощник Президента Андрей Белоусов, Председатель Центрального банка Эльвира Набиуллина, Председатель Счётной палаты Татьяна Голикова.

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В.ПУТИН: Добрый день, уважаемые коллеги!

Знаю, что Правительство в последние несколько дней активно работало над завершением подготовки антикризисного плана. Поскольку он так называется – антикризисный, – мы понимаем, что он прежде всего должен обеспечить социальную стабильность. Но добиться этой цели возможно только в том случае, если будут сохранены приемлемые параметры в экономике, прежде всего это связано с бюджетом, с инфляцией, с уровнем внешнего долга, с сохранением резервов и так далее. То есть это все то, чем мы по праву гордились в последние годы. Это называется макроэкономической стабильностью.

На этой базе нужно обеспечить и экономический рост, и, как одно из условий, привлечение частных инвестиций. Необходимо подумать, конечно, и об оптимизации бюджетных расходов, с тем чтобы так, как мы делали в 2008-м и в 2009 годах, на некоторых направлениях увеличить финансирование, по некоторым параметрам посмотреть, что можно было бы сделать в более отдаленной перспективе, имею в виду приоритетность. То есть нужно еще раз посмотреть на приоритеты.

Знаю, что завтра Председатель Правительства планирует своим распоряжением этот план утвердить. Просил бы в течение недели встретиться с депутатами Государственной Думы и поговорить с ними по всем параметрам этого плана, с тем чтобы можно было добиться максимальной консолидации на уровне принятия решений как исполнительной власти, так и законодательной.

Давайте сейчас поподробнее поговорим по тем предложениям, которые вами сформулированы.

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