SGOMBERO MONTAGNOLA: NOTTE NELL’ VIII MUNICIPIO OCCUPATO, OGGI MANIFESTAZIONE A MAGLIANA

maglianaHanno passato la notte nella sede dell’VIII municipio occupato le oltre 200 famiglie sgomberate ieri con violenza dalla polizia alla Montagnola. Una giornata segnata dalle cariche a freddo contro gli occupanti e i militanti per il diritto all’abitare, in molti costretti a ricorrere alle cure mediche per le ferite subìte.

I Movimenti per il diritto all’abitare non si fanno però intimidire e rilanciano un corteo per le vie di Magliana, indetto contro il piano casa del governo e per chiedere il blocco di sfratti e sgomberi, ed esigere il diritto degli inquilini degli enti pubblici a rimanere nelle proprie case. Appuntamento alle 17.30 in Piazza De Andrè.

Da Roma con noi Cristiano, del Coordinamento cittadino di lotta per la casa, e Irene dei blocchi precari metropolitani. Ascolta o scarica

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Scontri di Roma, il prefetto Pecoraro: "La gestione della piazza è stata un successo. Poliziotti vere vittime"

17 aprile - In una lunga intervista a Repubblica.it, il prefetto di Roma Giuseppe Pecoraro spiega dal suo punto di vista come sono andati gli scontri tra manifestanti e forze dell’ordine nei giorni scorsi nella Capitale. Sia quelli di sabato 12 aprile sia quelli di mercoledì 16 alla Montagnola.
Ebbene, per quanto riguarda la manifestazione di sabato, secondo Pecoraro la gestione della piazza “è stata un successo” perché non ci sono stati danneggiamenti significativi e sono stati difesi i luoghi istituzionali, mentre la manifestazione è stata contenuta e la situazione non è degenerata nonostante le provocazioni dei violenti. Al giornalista che gli chiede di commentare le immagini che circola da giorni dell’artificiere che ha calpestato una ragazza a terra e di altri agenti che si sono accaniti su alcuni manifestanti, Pecoraro dice che in questi casi occorre chiedersi che cosa è successo prima di quegli scatti fotografici e di quei frame.

Il prefetto non condivide la definizione che il capo della Polizia Pansa ha dato dell’artificiere (apostrofato come un “cretino”) e prova a giustificarlo dicendo che probabilmente lo ha fatto “per dare una mano ai suoi colleghi” per la “frenesia e la frustrazione di chi, improvvisamente, si sente bersaglio” dei manifestanti che è chiamato a tutelare.

Sullo sgombero di Montagnola, invece, Pecoraro spiega che la polizia ha cercato il dialogo in ogni modo e che gli occupanti sapevano da un paio di settimane che esisteva un provvedimento di sgombero emesso dalla magistratura e che i poliziotti dovevano eseguirlo.
Infine, secondo il prefetto della Capitale, si po’ pure introdurre l’obbligo di un codice alfanumerico che identifichi i poliziotti, ma dall’altra parte occorre pure introdurre nuove norme che regolamentino il diritto costituzionale di manifestare.

Spunta un altro video. Il viceministro Bubbico: “Li puniremo severamente”

16 aprile - Dall’analisi febbrile dei video girati da giornalisti, Polizia e manifestanti sabato pomeriggio emergono nuovi particolari violenze perpetrate dagli agenti.

Il video mostra la carica ed il fermo di un manifestante (vestito con una felpa chiara) sul quale tre agenti, una volta a terra, sferrano calci e manganellate: immagini che faranno indignare fortemente e che causeranno una ulteriore disinformazione, già in atto da sabato pomeriggio, atta a difendere una parte o l’altra. L’agente che si è “consegnato” ai colleghi della Questura di Roma intanto, indagato ufficialmente da ieri, è un artificiere che era presente in piazza: la questione che ancora nessuno ha posto è cosa ci facesse in piazza e in base a quale criterio di gestione delle risorse operative sia stato assegnato al reparto mobile l’artificiere, oltre che in base a quale addestramento.

È’ proprio questo il problema: punire i colpevoli ma mai i mandanti, chi cioè decide dalle stanze dei bottoni come devono andare le cose. Nel caso di sabato, ribadiamo quando abbiamo potuto osservare in piazza: il servizio d’ordine della Polizia è stato ben fatto, nonostante in situazioni del genere si preferisca focalizzarsi su alcuni evidenti, e punibili, episodi, tuttavia senza concentrarsi sui veri temi (le motivazioni della protesta, il perchè un artificiere venga dotato di manganello e mandato in piazza nonostante sia addestrato ad altro, la mancanza del numero di identificazione sui caschi e tanto altro ancora).

Intervistato oggi da Repubblica il viceministro dell’interno Filippo Bubbico ha garantito che i responsabili delle violenze saranno puniti severamente, ma non proferisce parola sui vertici della Polizia di Stato, che pure responsabilità devono averne; sul numero di identificazione, infatti, il viceministro risponde così:

“Si lo so, se ne parla spesso. Ci sono tante ragioni per sostenerne l’utilità, e altrettante per l’esatto contrario. Questo argomento comunque va affrontato con i sindacati di polizia. Penso che i mezzi per riconoscere in
queste situazioni i responsabili ci siano. E siano più che sufficienti.”

Intanto oggi alle 11 è previsto un presidio al carcere romano di Regina Coeli per chiedere la scarcerazione degli arrestati di sabato.

Scontri a Roma, indagato l’artificiere

15 aprile - È stato iscritto nel registro degli indagati l’agente che ha volontariamente e ripetutamente calpestato l’addome di una ragazza durante gli scontri di sabato a Roma durante il corteo per il diritto alla casa. Ieri il capo della Polizia Pansa aveva definito il responsabile “Un cretino”, e l’agente si è poi presentato dopo essersi riconosciuto nelle immagini.

Il pm Eugenio Albamonte, dopo aver ricevuto una relazione dalla Digos, ha avviato un’indagine per lesioni volontarie aggravate dall’abuso di potere.

Scontri di Roma, il capo della Polizia Pansa: “Cretino da identificare”. Il poliziotto si fa riconoscere

Aggiornamento 19.32 - Pochi minuti fa la questura di Roma ha emesso questo comunicato stampa:

“Dopo aver visionato le immagini che ritraggono un agente che calpesta una ragazza durante gli scontri verificatisi nel corso della manifestazione del 12 aprile scorso, in Questura era stata avviata un’inchiesta interna finalizzata alla ricostruzione dell’accaduto e all’individuazione del responsabile.

Nelle more di tale attività, un operatore della Questura di Roma si è presentato, essendosi riconosciuto.

I relativi atti saranno trasmessi all’Autorità Giudiziaria e valutati per gli aspetti disciplinari.”

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Ci risiamo: nell’eterno dualismo “guardie e ladri” la verità sfugge sempre di mano e rischia di appiattirsi su polemiche che altrove diventano mistificazione della realtà.

Negli scontri di sabato 12 aprile a Roma, dove si sono resi protagonisti alcuni blue-block e le forze dell’ordine, inscenando una vera e propria guerriglia urbana durata scarsamente 10 minuti (tutti ripresi nel video esclusivo che Polisblog ha pubblicato sabato sera), si sono verificate le classiche scene di barbarie (da ogni parte).

Da un lato, dicevamo, i blue-block, che dopo aver intensificato il lancio di oggetti sulle forze dell’ordine schierate su via Veneto si sono visti caricare da questi ultimi, una carica non così violenta come viene raccontata altrove ma decisamente funzionale al creare un deterrente. Una carica forse ritardataria ma che, di fatto, ha tutelato l’incolumità di quanti erano a Roma pacificamente, inizialmente schierati alla testa del corteo, da dove sono partite le schermaglie e le cariche.

Servizio Pubblico ha filmato (lo potete vedere in testa) una scena che fa sempre male al fegato vedere: un poliziotto in borghese, con casco antisommossa e manganello, che sale sul costato di una ragazza inerme a terra, una, due volte, prima di essere fermato da un collega.

Una delle immagini brutte che siamo purtroppo abituati a vedere, utilizzata in queste ore come pretesto per far montare polemiche che, francamente, sono piuttosto sterili e poco funzionali alla comprensione dei fatti di sabato: è un fatto, vero ed incontrovertibile, che sulla polizia è piovuto di tutto per decine di minuti (dalle bottiglie piene ai sanpietrini, dagli ortaggi alle uova); altro fatto è che la Polizia ha deciso di non caricare, di attendere un decorrere degli eventi: una scelta precisa, che ha evitato un massacro che sarebbe stato inevitabile visto che alla testa del corteo di via Veneto c’erano manifestanti che con le violenze non c’entrano nulla (almeno direttamente).

La dimostrazione è quanto accaduto in piazza Barberini, all’inizio di via del Tritone. Le immagini pubblicate da Blogo, che non hanno tagli e che riprendono dall’inizio delle cariche fino al primo, vero, momento di tranquillità, mostrano come le forze dell’ordine, arrivate a piazza Barberini, abbiano inizialmente titubato, rallentato, manganellato brevemente per poi fermarsi e far decorrere la folla lateralmente, rinunciando a perseguire incappucciati e violenti per salvaguardare l’incolumità degli altri. Manganellate, calcioni, schiaffi ne sono volati, ma parlare di “violenze in divisa” è un’esagerazione che allontana dalla verità, e dunque dalla comprensione dei fatti.

Rimangono, quelle si, le immagini di Servizio Pubblico, così commentate dal Capo della Polizia Alessandro Pansa:

manifes

“Abbiamo avuto un cretino che dobbiamo identificare e va sanzionato perchè ha preso a calci una ragazza che stava per terra. […] Tutti gli altri che hanno lavorato vanno invece applauditi per come hanno operato e agito, con grandissima correttezza e mantenendo l’ordine pubblico, non eccedendo nell’esercitare la forza nei limiti della correttezza come previsto dalla legge.”

È forse questo il motivo per cui ci si dovrebbe indignare, non tanto per qualche pestone rifilato ingenuamente, e stupidamente vista la presenza dei media, dall’agente in questione: proprio la dichiarazione del capo della Polizia fa capire che nulla cambierà e che l’agente, di fatto, è già salvo. Impensabile che la Polizia non sappia chi è, come insopportabile è la reazione del Capo della polizia che, invece che annunciare nuove e vere misure anti-violenza della Polizia (come il numero di identificazione sui caschi degli agenti, che l’Unione Europea richiede espressamente ma che il Ministro dell’Interno in persona, Angelino Alfano, respinge al mittente con una foga rara per il personaggio) parla di non meglio precisate “punizioni”, salvo poi ribadire il mantra biblico: la Polizia non si tocca.

Scontri di Roma, il prefetto Pecoraro: "La gestione della piazza è stata un successo. Poliziotti vere vittime" é stato pubblicato su Polisblog.it alle 13:01 di giovedì 17 aprile 2014. Leggete le condizioni di utilizzo del feed.




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Elezioni amministrative 2014 in Abruzzo: i comuni al voto

L’Abruzzo a cifra tonda per le Elezioni Amministrative 2014: sono infatti cento i comuni che rinnoveranno la giunta nella tornata del 25 maggio (con eventuali ballottaggi due settimane dopo).

Le votazioni più interessanti si terranno in due capoluoghi di provincia: Pescara e Teramo. In particolare Pescara è una delle “big” delle Comunali 2014 in Italia, essendo tra le quattordici città al voto con più di 100mila abitanti (ne conta 116.501), sindaco uscente è Luigi Albore Mascia (Forza Italia), che si è candidato alla ricerca del secondo mandato. Polisblog seguirà in una pagina dedicata il voto a Pescara, con approfondimenti sui candidati e i risultati in tempo reale.

Anche a Teramo - 54mila abitanti - l’attuale sindaco è stato eletto nelle fila del Pdl, si tratta di Maurizio Brucchi, che si candida ora per il secondo mandato. Brucchi se la vedrà con Manola Di Pasquale (Pd), Fabio Bernardini (M5S), Graziella Cordone (lista civica Città di Virtù, vicina a Sel), Gianluca Pomante (liste civiche). Una curiosità: i candidati sindaco (ad eccezione del grillino Bernardini) hanno partecipato al locale video “Happy (al minuto 2.28 del video che vi proponiamo in alto).

In Abruzzo poi si vota solo in altre tre città al di sopra dei 15mila abitanti: Giulianova e Silvi in provincia di Teramo e Montesilvano in provincia di Pescara. Chieti è la provincia che vedrà più nuovi sindaci, con ben 51 comuni alle urne. Al contrario, in provincia dell’Aquila, si voterà solo in tre piccoli comuni (tra cui il borgo di Pacentro, famoso perché lì erano nati i nonni della popstar Madonna).

Ripetiamo le date: il 25 maggio si voterà per il primo turno delle comunali ed in contemporanea per le Elezioni Europee 2014, mentre l’8 giugno si terrà l’eventuale secondo turno delle comunali con i ballottaggi. Qui in basso l’elenco completo con tutti i comuni al voto in Abruzzo.

Elezioni comunali 2014 in Abruzzo - lista comuni al voto

Provincia di Chieti

Altino
Ari
Bomba
Borrello
Bucchianico
Canosa Sannita
Carpineto Sinello
Casalincontrada
Castel Frentano
Civitaluparella
Civitella Messer Raimondo
Colledimezzo
Crecchio
Cupello
Fara Filiorum Petri
Filetto
Fossacesia
Fresagrandinaria
Gessopalena
Gissi
Liscia
Miglianico
Montazzoli
Montebello Sul Sangro
Monteferrante
Montenerodomo
Monteodorisio
Mozzagrogna
Orsogna
Paglieta
Palmoli
Palombaro
Pennapiedimonte
Perano
Poggiofiorito
Pollutri
Pretoro
Rapino
Roccaspinalveti
San Buono
San Giovanni Lipioni
Santa Maria Imbaro
Schiavi Di Abruzzo
Taranta Peligna
Tornareccio
Torrebruna
Torrevecchia Teatina
Treglio
Vacri
Villalfonsina
Villamagna

Provincia de L’Aquila

Pacentro
San Pio Delle Camere
Santo Stefano Di Sessanio

Provincia di Pescara

Abbateggio
Bolognano
Cappelle Sul Tavo
Caramanico Terme
Castiglione A Casauria
Catignano
Citta’ Sant’Angelo
Civitaquana
Corvara
Farindola
Lettomanoppello
Montebello Di Bertona
Montesilvano
Moscufo
Pescara
Rosciano
Salle
Torre De’ Passeri
Vicoli

Provincia di Teramo

Ancarano
Arsita
Campli
Canzano
Castiglione Messer Raimondo
Cellino Attanasio
Cermignano
Colledara
Corropoli
Fano Adriano
Giulianova
Montefino
Montorio Al Vomano
Morro D’Oro
Mosciano Sant’Angelo
Nereto
Penna Sant’Andrea
Pineto
Rocca Santa Maria
Sant’Egidio Alla Vibrata
Sant’Omero
Silvi
Teramo
Torano Nuovo
Torricella Sicura
Tortoreto
Tossicia

pescara
Foto: Pescara (da Wikipedia)

Elezioni amministrative 2014 in Abruzzo: i comuni al voto é stato pubblicato su Polisblog.it alle 12:50 di giovedì 17 aprile 2014. Leggete le condizioni di utilizzo del feed.




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Elezioni Europee 2014: in Bulgaria è un test tutto interno

Sono le questioni di politica nazionale al centro della discussione nel paese dell’est Europa.

I paesi dell’est che si recheranno al voto nelle prossime elezioni europee 2014 si contraddistinguono in parecchi casi per una marcata fiducia nei confronti dell’Unione Europea. Fiducia che in alcuni casi deriva dal fatto che l’Ue è stata fondamentale per aprire le porte della stabilità politica e, spesso, economica; ma che soprattutto sembra derivare dal fatto che i cittadini percepiscono l’Europa come un freno nei confronti delle smanie di una classe dirigente interna che viene percepita come estremamente corrotta. E questo è il caso, per esempio, della Bulgaria.

Il 25 maggio la Bulgaria tornerà al voto per le europee per la terza volta, dopo quelle del 2009 e quelle che vennero tenute eccezionalmente nel 2007 dopo l’ingresso del paese nell’Unione. Per le elezioni europee, la Bulgaria ha un sistema elettorale proporzionale con voto preferenziale e soglia di sbarramento altissima, al 6%, con cui dovrà eleggere 17 eurodeputati. Ma com’è la situazione politica in Bulgaria? Le grandi proteste contro la classe politica che si sono registrate nel 2013 hanno portato a elezioni anticipate, in cui il primo partito è risultato Gerb (di centrodestra) con il 30% dei voti, ma in cui il governo che è riuscito a instaurarsi è di centrosinistra, guidato dal Partito Socialista (26%) e appoggiato da Dps e, incredibilmente, dall’estrema destra di Ataka. Alle elezioni del 2013 i nazionalisti hanno infatti raccolto il 7,4% dei voti e diventano un partito fondamentale per la tenuta del governo, dal momento che la coalizione tra socialisti e partito della minoranza turca non raggiunge il numero di voti sufficiente per governare.

E i rapporti dei cittadini con l’Europa come sono? Scrive Europae:

La Bulgaria è uno dei Paesi dove l’euroscetticismo è meno marcato. L’UE viene vista come un cane da guardia per i politici corrotti, anche se non sono mancate note dolenti, come la chiusura della centrale nucleare di Kozloduj, percepita come un’umiliazione nazionale. I negoziati furono complessi e l’adesione fu in discussione fino all’ultimo. Il compromesso per non rinviarla fu il Meccanismo di Cooperazione e Verifica, una sorta di adesione parziale al mercato interno fino al soddisfacimento dei sei criteri: indipendenza della magistratura, nuovo codice civile, riforma della giustizia, lotta alla criminalità organizzata e alla corruzione agli alti livelli e a livello locale. A sette anni dall’adesione le relazioni semestrali della Commissione continuano ad essere molto negative.

Che la fiducia nell’Europa sia abbastanza alta si capisce anche dal fatto che i consensi di Ataka (ma forse anche per il loro approdo al governo) continuino a precipitare, mentre l’estrema destra avanza nei paesi in cui l’euroscetticismo si fa sempre più forte. A contendersi il grosso dei seggi in palio a Bruxelles saranno di nuovo i partiti centrosinistra e centrodestra, che sono dati entrambi al 15/20%. E questo anche perché le elezioni europee in Bulgaria vengono vissute più che altro, come in molti altri paesi compreso il nostro, come un test nazionale sul governo in carica. Scrive l’Osservatorio Balcani e Caucaso:

Non stupisce, allora, che le europee del prossimo maggio vengano considerate in Bulgaria come una cartina di tornasole, che possa dare indicazioni su eventuali cambiamenti nei rapporti di forza tra i principali partiti, segnalare nuove proposte politiche e definire la direzione in cui il paese intende muoversi. “Visto le recenti e turbolente vicende politiche, evidente che trattandosi di elezioni per il parlamento di Bruxelles, la campagna elettorale in Bulgaria sarà centrata soprattutto su temi di politica interna, mentre i temi che hanno a che fare col futuro dell’Unione europea resteranno in secondo piano”, sostiene Antoniy Todorov, ordinario di Scienze politiche alla Nuova Università Bulgara di Sofia. “Molti voteranno a favore o contro l’attuale esecutivo”, continua Todorov, “anche se non è detto che il destino del governo dipenda in senso stretto dai risultati”.

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Elezioni Europee 2014: in Bulgaria è un test tutto interno é stato pubblicato su Polisblog.it alle 12:28 di giovedì 17 aprile 2014. Leggete le condizioni di utilizzo del feed.




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Ucraina sull’orlo della guerra civile. Putin: "Spero di non dover usare la forza"

12:18 - Il Presidente della Federazione Russa Vladimir Putin nella sua linea diretta con il Paese ha parlato della situazione in Ucraina e ha detto:

“Spero tanto di non dover usare il diritto concessomi dal Parlamento di impiegare la forza in Ucraina, spero tanto che la situazione possa essere risolta con mezzi politico-diplomatici”

Poi ha espresso il desiderio che si trovi al più presto un compromesso tra le forze politiche in campo e ha detto che farà tutto il possibile per aiutare la popolazione russofona dell’Est dell’Ucraina a difendere i propri diritti.

Giovedì 17 aprile 2014 - Tra ieri sera e stanotte a Mariupol, nella regione di Donetsk (Est dell’Ucraina), ci sono stati violenti scontri tra le forze di polizia ucraine e quelle dei filorussi e secondo il ministero dell’Interno di Kiev almeno tre persone hanno perso la vita. Le vittime dovrebbero essere tutte del fronte filorusso. Lo stesso ministero ha risposto al fuori quando circa 300 uomini armati ha attaccato la sede delle truppe ucraine.

Accuse di terrorismo tra Ucraina e Russia

Mercoledì 16 aprile 2014

ore 19.07: “Terrorismo” è la parola chiave utile a comprendere la crisi in Ucraina. Fondamentalmente quella di “terrorismo” è l’accusa che si rimpallano Ucraina e Russia.

“I progetti della Russia sono stati e restano brutali. Vogliono prendersi non solo il Donbass ma tutto l’est e il sud dell’Ucraina dalla regione di Kharkiv a quella di Odessa”

ha tuonato questa mattina il Presidente dell’Ucraina ad interim Oleksandr Turcinov. Secondo le ricostruzioni le colonne di truppe e tank gialloblu si sono dirette verso Slaviansk questa mattina ma il primo scontro sarebbe avvenuto 20 km prima, a Kramatorsk, dove le forze di Kiev sono riuscite a riprender possesso dell’aeroporto militare. A Kramatorsk e a Sloviansk la colonna di truppe ucraine è stata costretta dagli insorti filorussi a consegnare le armi per ripartire.

Mentre Kiev annuncia l’invio “al fronte” della Guardia Nazionale (costituito di volontari delle forze di autodifesa del Maidan, quindi da civili) Mosca si dice preoccupata e fa da un lato gli occhi dolci e dall’altro il braccio di ferro: Putin ha incalzato l’Onu chiedendo una chiara condanna delle azioni di Kiev mentre il capo della diplomazia russa Serghiei Lavrov ammoniva Kiev ed avvisava la comunità internazionale che, in questa situazione, l’incontro di Ginevra di venerdì potrebbe saltare.

Insomma, mentre le diplomazie sono al lavoro per scongiurare l’escalation della crisi, i focolai accesi nell’Ucraina orientale vengono alimentati in continuazione, rendendone più difficile la soluzione.
Secondo l’Occidente i 40mila soldati russi lungo il confine ucraino sono la miccia esplosiva che solo Mosca può spegnere, accuse tuttavia rispedite al mittente con la motivazione di una tutela dei confini russi. In realtà, i muscoli di Putin piacciono sopratutto ai cittadini russi e russofoni, che garantiscono allo Zar russo l’egemonia culturale, politica e militare su una quadrante parecchio grande dello scacchiere internazionale.

La crisi ha avuto oggi un’accelerazione molto temuta, forse inevitabile: incalzata dai nazionalisti di piazza Maidan, che chiedevano risposte forti, Kiev ha deciso di far scattare quella che viene sbandierata come “operazione antiterrorismo” nei confronti dei russofoni nell’est del Paese: secondo i media russi, l’attacco dell’esercito ucraino ha lasciato sul terreno dai quattro agli 11 morti, oltre ad alcuni feriti.

ore 12: oltre alle azioni militari prosegue anche la guerra di propaganda che scorre sottotraccia. Secondo i servizi segreti Ucraini i gruppi filorussi attivi nell’est del Paese avrebbero ricevuto l’ordine di sparare a vista sui militari ucraini. L’intelligence di Kiev ha affermato di essere entrata in possesso di questa notizia attraverso le intercettazioni di alcune telefonate tra gli 007 russi e i paramilitari fedeli a Mosca. Nessuno può naturalmente confermare né smentire.

16 aprile E’ quasi guerra civile in Ucraina, dopo i tragici sviluppi di ieri: questa mattina è iniziata ufficialmente l’”operazione antiterrorismo” decisa da Kiev su Donetsk, nella parte orientale del Paese e dove i filorussi hanno occupato diversi edifici istituzionali e proclamato l’indipendenza della Repubblica di Donetsk diversi giorni fa.

Secondo l’agenzia russa Ria Novosti truppe ucraine sono entrate ad est di Sloviansk, dove “truppe corazzate” starebbero entrando in città. La Casa Bianca ha definito la situazione “pericolosa” ma appoggia in toto le scelte militari del governo di Kiev, una posizione respinta al mittente con durezza dal Cremlino, che ieri ha intimato a Kiev di non muovere un solo soldato sui “ribelli” filorussi. La situazione è sempre più esplosiva. Ieri sera la cancelliera tedesca ha telefonato al Presidente russo Vladimir Putin, ribadendogli le preoccupazioni europee per l’escalation di tensione e violenze nel paese ex-Csi. Il Cremlino converrebbe, diplomaticamente, sui rischi derivanti da una guerra civile, pur respingendo le accuse di essere il manovratore dei ribelli russofoni e di rappresentare la miccia della bomba ucraina, e ribadendo l’importanza dell’incontro a 4 tra Russia, Usa, Ue ed Ucraina in programma a Ginevra venerdì.

La guerra civile come rischio imminente in Ucraina è stato anche tra i timori espressi ieri dal primo ministro russo Dimitri Medvedev in una conferenza stampa, proprio mentre il vicepremier ucraino accusava Mosca in una conferenza stampa a Kiev, sostenendo la presenza di truppe delle forze speciali russe tra i ribelli rossofoni a Donetsk.

In questo video si vede una colonna di blindati ucraini, questa mattina, aggregarsi ai filorussi a Kramators’k, nell’Ucraina orientale.

Ucraina: blitz di Kiev nell’Est, almeno 4 morti

Martedì 15 aprile 2014

UKRAINE-RUSSAI-CRISIS-POLITICS-SLAVYANSK

15 aprile Operazione militare di Kiev contro gli indipendentisti filorussi che in alcune città dell’est del paese avevano manifestato intenzioni indipendentiste. Il bilancio del blitz è per ora di 4 morti, ma soprattutto c’è un nuovo precipitare della situazione tra Ucraina e Russia. Putin ha chiesto all’Onu di condannare il gesto di Kiev, mentre gli Usa hanno giustificato il blitz sostenendo che il governo ucraino “doveva reagire”.

L’operazione contro i separatisti era iniziata stamattina, ma solo in serata è arrivato un primo bilancio (altre fonti parlano di 11 morti).
Il comandante delle operazioni, il generale Vladimir Krutov ha dichiarato che chi non deporrà le armi “sarà liquidato”. Il premier russo Medvedev ha invece detto che il paese è sull’orlo della guerra civile.

Sale la tensione

Domenica 13 aprile 2014

19.59 Continua a salire la tensione tra Kiev e Mosca: il presidente ucraino, Turcinov, ha lanciato un nuovo ultimatum per consegnare le armi entro le 8 di domattina, dopo aver affermato di avere intenzione di usare l’esercito per le sue operazioni antiterrorismo. Mosca ha parlato di “un ordine criminale” e ha chiesto una riunione urgente del Consiglio di sicurezza dell’Onu. Kiev si è invece impegnata a fornire le prove del coinvolgimento dei servizi segreti russi nelle rivolte nel vertice di Ginevra del 17 aprile.

13 aprile Continua ad aggravarsi la situazione in Ucraina, in cui molte città della parte orientale del paese sono in subbuglio nel tentativo di imitare la Crimea e raggiungere la separazione dalla nazione con conseguente annessione alla Russia. Kiev ha però deciso di reagire, facendo salire parecchio la tensione. Un “operazione antiterrorismo” è iniziata a Sloviansk, città dell’est dell’Ucraina, dove ieri uomini armati filo-russi hanno preso edifici dei servizi di polizia e di sicurezza. Ad annunciarlo è stato il ministro degli Interni ucraino Arsen Avakov, sottolineando “che Dio sia con noi”.

Prosegue anche l’occupazione di edifici governativi nelle aree russofone dell’Ucraina Orientale. A Donetsk uomini armati hanno occupato la sede della procura, dopo aver preso il Palazzo del Governo e del Commissariato.

Lavrov: “Non abbiamo piani di annessione”

Venerdì 11 aprile 2014

19:52 - Il ministro degli esteri russo Sergey Lavrov ha dichiarato che Mosca non ha alcun piano di annessione delle regioni sud-orientali dell’Ucraina. Durante un’intervista a una tv del suo paese, il capo della diplomazia russa ha detto:

“Noi non possiamo avere un tale desiderio, questo contraddice gli interessi della Federazione russa”

Intanto il parlamento della Crimea ha approvato all’unanimità la sua nuova costituzione e ha riconosciuto come lingue nazionali il russo, l’ucraino e il tataro.

12:28 - Il procuratore capo russo Iuri Ciaika ha detto che la Russia non concederà all’Ucraina l’estradizione del suo ex presidente Viktor Yanukovich che anzi è considerato “presidente legittimo”. Inoltre, Ciaika ha annunciato che Mosca ha chiesto all’Interpol di inserire Dmitro Iarosh, leader del movimento paramilitare Pravi Sektor, tra i ricercati internazionali. Iarosh è uno dei candidati alle elezioni presidenziali in Ucraina del 25 maggio.

10:12 - Il comando supremo della Nato ha diffuso delle foto satellitari che ritrarrebbero un numero di soldati compreso tra le 35mila e le 40mila unità vicino al confine tra Russia e Ucraina, equipaggiati con veicoli da combattimento di fanteria, carri armati, aerei da combattimento e artiglieria. Le foto sono date tra il 22 e il 24 marzo e una è del 2 aprile 2014, ma la Russia ha risposto che si tratta invece di immagini relative a esercitazioni dell’agosto 2013. Pochi minuti fa la Nato, attraverso il suo sito web, ha ribadito che le foto sono di queste ultime settimane e che dimostrano che quelle forze armate stanno destabilizzando la regione, perciò il Consiglio della Nato ha invitato più volte la Russia a ritirare le truppe dal confine con l’Ucraina. Ecco nella gallery le foto pubblicate dalla Nato

Foto Nato delle truppe russe al confine con l'UcrainaFoto Nato delle truppe russe al confine con l'UcrainaFoto Nato delle truppe russe al confine con l'UcrainaFoto Nato delle truppe russe al confine con l'UcrainaFoto Nato delle truppe russe al confine con l'UcrainaFoto Nato delle truppe russe al confine con l'UcrainaFoto Nato delle truppe russe al confine con l'UcrainaFoto Nato delle truppe russe al confine con l'UcrainaFoto Nato delle truppe russe al confine con l'UcrainaFoto Nato delle truppe russe al confine con l'Ucraina

Venerdì 11 aprile 2014 - Barack Obama, Presidente degli Stati Uniti, ha sentito telefonicamente Angela Merkel, cancelliera tedesca, e con lei ha parlato della necessità che gli Usa, insieme con l’Unione Europea e gli altri partner “si preparino a rispondere a una ulteriore escalation russa in Ucraina con nuove sanzioni“. Secondo i due leader la Russia deve ritirare le sue truppe dai confini con l’Ucraina. In base a quanto riferito dalla Casa Bianca, c’è la possibilità che molto presto si incontrino i ministri degli Esteri di Ucraina, Russia, Usa e l’alto rappresentante dell’Unione Europea.

Amnistia per filorussi che consegnano le armi

Giovedì 10 aprile 2014 - Il presidente a interim dell’Ucraina, Olexsandr Turcinov, ha assicurato che ci sarà un’amnistia per gli insorti filorussi che consegneranno le armi e lasceranno liberi gli edifici amministrativi che sono ancora occupati. Poche ore prima, però, il ministro degli Interni Arsen Avakov aveva usato toni più duri: “Qualora i negoziati con i militanti separatisti dovessero fallire, useremo la forza”. L’ultimatum scadrà tra 48 ore, ma al momento sembra difficile che si possa trovare un accordo.

Repubblica di Donetsk

Lunedì 7 aprile 2014

23:33 - La Cnn ha riferito, citando come fonte l’ufficio del presidente ucraino Olekasender Turchinov, che le forze speciali di Kiev hanno ripreso in controllo del quartier generale delle forze armate a Donetsk che stamattina erano state occupate da manifestanti filorussi che hanno proclamato la Repubblica di Donetsk e indetto un referendum per l’11 maggio.

18:55 - Il portavoce della Casa Bianca Jay Carney ha affermato che gli Stati Uniti hanno chiesto a Vladimir Putin di mettere fine ai tentativi di destabilizzazione dell’Ucraina e hanno sottolineato la loro preoccupazione sulle occupazioni che i manifestanti filorussi stanno portando avanti nelle sedi del governo di Donetsk, Luhansk e Khariv. Washington ha avvertito che in caso di nuove violazioni ci saranno delle sanzioni per la Russia.

Lunedì 7 aprile 2014 - Gli attivisti filorussi che da ieri occupano alcuni edifici pubblici nella parte orientale dell’Ucraina hanno proclamato oggi la nascita della Repubblica del popolo di Donetsk. I manifestanti hanno letto un documento in cui si spiega che la nuova Repubblica costruirà i suoi rapporti sulla base del diritto internazionale e dei principi di uguaglianza. Secondo l’agenzia Itar-tass, inoltre, hanno anche annunciato un referendum per sancire l’annessione alla Russia, proprio come avvenuto in Crimea. La data scelta per il referendum è domenica 11 maggio 2014. Gli autori del blitz hanno anche chiesto al presidente della Federazione Russa Vladimir Putin di inviare nella regione orientale dell’Ucraina dei peacekeeper.

Tutta la zona è in agitazione e anche l’attuale governo ucraino si è mosso per cercare di tenere sotto controllo la situazione. In particolare il ministro dell’Interno Arseni Avakov ha raggiunto Kharkiv, una delle città occupate dai filorussi, mentre il vice-premier Vitaliy Yarema è andato a Donetsk dove arriverà anche Iulia Timoshenko, candidata alla presidenza, che sospetta che sotto le azioni dei manifestanti filorussi che hanno occupato numerosi luoghi della zona Est dell’Ucraina, ci sia l’influenza dei servizi segreti di Mosca.
Intanto Putin ha partecipato a una riunione degli 007 russi e ha detto che non si deve permettere che in Russia le Ong sia usate per scopi distruttivi come è avvenuto in Ucraina.

Il segretario generale dell’Osce Lamberto Zannier ha detto che se quello che sta succedendo in Ucraina fa emergere evidenti spaccature e concreti rischi di guerra civile, per questo è indispensabile trovare un terreno di accordo anche a livello internazionale, altrimenti c’è la possibilità che si crei una frattura tra Est e Ovest.

Filorussi proclamano Repubblica di Donetsk

Ucraina sull'orlo della guerra civile. Putin: "Spero di non dover usare la forza" é stato pubblicato su Polisblog.it alle 12:23 di giovedì 17 aprile 2014. Leggete le condizioni di utilizzo del feed.




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LOGISTICA: SCIOPERO E BLOCCHI A TREZZO DEI FACCHINI LDD e ND

trezzo 17 aprileFacchini ipersfruttati a Trezzo sull’ Adda hanno scioperato oggi 17 aprile per 4 ore nei pressi dei magazzini della logistica ND-Metro e Ldd.  Uno sciopero territoriale  indetto dallo Slai Cobas con manifestazione nella zona industriale della cittadina milanese.

Protestano da settimane dopo che l’azienda ha deciso di non rispettare gli accordi presi in precedenza. Con lo smantellamento dei capannoni a Vignate e a Capriate per convogliare l’attività a Trezzo, più di 160 lavoratori hanno perso il posto. Una manovra che sembrava essere incomprensibile a fronte di un andamento positivo delle entrate. Inoltre l’azienda stava pure facendo nuove assunzioni.

Il sindacato dello Slai Cobas e i lavoratori si sono opposti, accusando l’azienda di voler eliminare i lavoratori scomodi, conflittuali e con più diritti, privilegiando contratti più convenienti, precari e con meno tutele. Negli ultimi giorni la nuova mossa padronale, con il mancato rispetto degli impegni presi ai tavoli della trattativa e in particolare la conferma della non ricollocazione dei lavoratori delle due cooperative (Logicservice e Progress).

Durante la manifestazione abbiamo raggiunto telefonicamente Gaetano, redattore di BgReport, grazie al quale abbiamo intervistato Sebastiano Lamera, del sindacato Slai Cobas, e raccolto le testimonianze di due lavoratori. Ascolta o scarica le interviste

 AGGRESSIONE SQUADRISTA Il corteo però nasce anche “per denunciare nuovamente il sistema caporal/mafioso dei subappalti, per dare forza alle diverse vertenze che a decine sono esplose nei magazzini di tutta Italia” e “in risposta all’attacco del presidio dei lavoratori Ld, picchiati fuori dal magazzino la scorsa settimana” durante un picchetto.

Oltre un centinaio di lavoratori e numerosi solidali hanno partecipato alla manifestazione che ha raggiunto i cancelli dei due magazzini, dando anche vita ad un blocco della zona. Numerosi i camion in coda bloccati dalla mobilitazione, come ci racconta dopo la conclusione della manifestazione Gaetano, redattore di BgReportAscolta o scarica

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Pasqua 2014, Papa Francesco ai sacerdoti: "La povertà vi sia sorella" (VIDEO)

Pasqua 2014: Papa Francesco oggi, nella mattina di Giovedì Santo, ha tenuto la tradizionale Messa del Crisma durante la quale i sacerdoti rinnovano le promesse fatte al momento delle loro sacra ordinazione. Il Pontefice ha fatto un discorso evidenziando i lati positivi del sacerdozio e ha ricordato che anche lui ha avuto dei “momenti di oscurità”, ma che li ha sempre saputi superare grazie al “popolo di Dio” che custodisce la gioia. Inoltre ha invitato ancora una volta i preti ad abbracciare la povertà.

In particolare il Papa ha detto che la “gioia” per un sacerdote c’è soprattutto quando sta in mezzo al suo gregge, anche nel silenzio della preghiera. Poi ha aggiunto:

“Anche nei momenti di tristezza, in cui tutto sembra oscurarsi e la vertigine dell’isolamento ci seduce, quei momenti apatici e noiosi che a volte ci colgono nella vita sacerdotale e attraverso i quali anch’io sono passato persino in questi momenti il popolo di Dio è capace di custodire la gioia, è capace di proteggerti, di abbracciarti, di aiutarti ad aprire il cuore e ritrovare una gioia rinnovata”

Papa Francesco - Messa del Crisma - Giovedì Santo 17 aprile 2014Papa Francesco - Messa del Crisma - Giovedì Santo 17 aprile 2014Papa Francesco - Messa del Crisma - Giovedì Santo 17 aprile 2014Papa Francesco - Messa del Crisma - Giovedì Santo 17 aprile 2014Papa Francesco - Messa del Crisma - Giovedì Santo 17 aprile 2014Papa Francesco - Messa del Crisma - Giovedì Santo 17 aprile 2014Papa Francesco - Messa del Crisma - Giovedì Santo 17 aprile 2014

Papa Francesco ha aggiunto che il sacerdote è “una persona molto piccola” è tra i più piccoli degli uomini per l’incommensurabile grandezza del suo dono ed è il più povero degli uomini se Gesù non lo arricchisce con la sua povertà.

La gioia sacerdotale è caratterizzata dal fatto di essere una gioia “che ci unge” (ma non che rende untuosi, sontuosi o presuntosi), incorruttibile e missionaria. Poi ha concluso con una esortazione ai preti, invitandoli ad avere la povertà come sorella, di essere “poveri di gioia umana”.

Papa Francesco messa del crisma

Pasqua 2014, Papa Francesco ai sacerdoti: "La povertà vi sia sorella" (VIDEO) é stato pubblicato su Polisblog.it alle 11:51 di giovedì 17 aprile 2014. Leggete le condizioni di utilizzo del feed.




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Heartbleed, altre info in breve

Se avete un telefonino Android, potreste essere vulnerabili a Heartbleed. Un modo efficace per saperlo è usare l'app Heartbleed Detector, disponibile gratuitamente su Google Play. Attenzione agli imitatori-sciacalli, che hanno creato app dai nomi molto simili. In italiano l'app giusta si chiama Heartbleed Sicurezza Scanner.

Anche le chiavi di OpenVPN possono essere intercettate tramite Heartbleed (Ars Technica).

È stato compiuto il primo arresto legato a Heartbleed. L'arrestato, un diciannovenne, aveva usato la vulnerabilità per violare la Canadian Revenue Agency (l'ente fiscale canadese).

Intego ha una FAQ per gli utenti Apple (Mac OS X e iOS).

Bloomberg dice di avere conferme che l'NSA sapeva di Heartbleed e lo ha sfruttato. L'NSA nega.

Forbes mette in evidenza il vero scandalo della questione Heartbleed: sono soltanto quattro i programmatori principali che si occupano della manutenzione e della verifica di OpenSSL, e uno solo di loro lo considera il proprio lavoro a tempo pieno.

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