Problematiche ambientali dei siti di interesse nazionale: chiesta assegnazione di un affare in 13a Commissione

Mercoledì 29 7 2015

La Commissione Ambiente, mercoledì 29 luglio, ha convenuto di richiedere alla Presidenza del Senato l’assegnazione di un affare sulle problematiche ambientali dei siti di interesse nazionale e di un affare sulle problematiche dell’ex Cava di Tufo Monti sita in Maddaloni, in provincia di Caserta.

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Presidente dell’Istituto superiore di sanità: parere favorevole su nomina in 12a Commissione

Mercoledì 29 7 2015

La Commissione Sanità, mercoledì 29 luglio, ha approvato la proposta di parere favorevole sulla nomina di Gualtiero Ricciardi a Presidente dell’Istituto superiore di sanità (Atto del Governo n. 49).

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La censura de internet como forma de combate contra la discriminación

En Argentina, el 14 de julio pasado, la Cámara de Diputados propuso la llamada “Ley Nacional Contra la Discriminación” cuyo objetivo es garantizar el derecho humano a la igualdad. Para ello, se busca castigar toda forma de discriminación, con el fin de erradicarla.

A pesar de estas buenas intenciones, la iniciativa genera incentivos que inhiben la crítica e impiden el libre flujo de ideas en internet. Por lo mismo, los derechos humanos a la privacidad, la libertad de expresión y la libertad de opinión podrían verse fácilmente vulnerados.

Primero, porque la definición de discriminación es demasiado amplia. Se define como cualquier acción u omisión que a través de estereotipos, insultos, ridiculizaciones, humillaciones, descalificaciones o mensajes, “transmita o reproduzca dominación o desigualdad en las relaciones sociales” (artículo 5, b). Bajo esta definición, incluso la crítica podría ser un acto de discriminación.

En segundo lugar, uno de los puntos más preocupantes de la iniciativa es que niega el derecho a la presunción de inocencia, es decir, que todos somos inocentes hasta que se pruebe lo contrario. El artículo 15 establece un principio de culpabilidad cuando dice que “la carga de demostrar que el acto no es discriminatorio recaerá sobre quien lo haya realizado”.

Ambas disposiciones son aún más graves cuando se conjugan con el artículo 21, que promociona la no discriminación por internet. En virtud del mismo, los medios, revistas o periódicos que admiten contenidos y comentarios de los usuarios debe cumplir obligaciones como publicar términos y condiciones que indiquen que los usuarios pueden ser sujetos de sanciones civiles o penales por hacer comentarios discriminatorios; hacer pública una vía de comunicación para denuncias y solicitudes para remover contenidos; y adoptar “las medidas necesarias” para evitar la difusión de contenidos discriminatorios.

En la práctica, esto implicaría un monitoreo de contenido por empresas privadas, con estándares muy poco claros sobre lo que debe prevalecer y lo que no. El resultado sería una sobrecensura de contenidos por temor de las empresas a ser responsabilizadas, de forma contraria a lo sostenido sistemáticamente en los informes de las Relatorías Especiales sobre Libertad de Expresión. Además, para poder establecer sanciones adecuadas, los medios, revistas o periódicos tendrían que tener los datos completos de las personas que comentan en sus plataformas en línea. Esto vulnera el derecho al anonimato, reconocido en el Sistema Interamericano de Derechos Humanos.

Cualquier restricción a la expresión en internet debe seguir estándares de respeto a los derechos humanos, como los Principios de Manila. No deben existir restricciones a la difusión de contenidos sin una orden judicial que respete los criterios de necesidad y proporcionalidad de la medida. Además, se debe respetar el debido proceso, incluida la presunción de inocencia. Ninguno de dichos estándares está presente en la iniciativa de ley argentina.

Las definiciones laxas de igualdad han servido históricamente para limitar las expresiones. América Latina no es la excepción. Sin embargo, ambos principios deben equilibrarse para ser capaces de disfrutar de una internet abierta, libre y democrática. La lucha contra la discriminación no debe conducirse mediante la obstrucción de internet como medio de expresión, ni servir como herramienta de censura.

Tratto da derechosdigitales.org

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GB, Corbyn spacca il Labour

di Michele Paris

La competizione per la leadership laburista in Gran Bretagna, dopo la sconfitta patita alle urne lo scorso mese di maggio, sta rapidamente gettando il partito in una grave crisi, provocata principalmente dal gigantesco divario esistente tra gli orientamenti dei suoi vertici e quelli della sua teorica base elettorale.

A scatenare una feroce polemica all’interno del “Labour” è stata la relativamente sorprendente ascesa del candidato della sinistra del partito, Jeremy Corbyn, a tutt’oggi il favorito nella corsa alla sostituzione di Ed Miliband. Il veterano deputato 66enne ha infatti superato nel gradimento dei possibili elettori i vari aspiranti segretari di tendenze più moderate o apertamente schierati con il “New Labour” e l’ex primo ministro, nonché potenziale criminale di guerra, Tony Blair.

Lo status di “front-runner” di Corbyn rappresenta una beffa per l’establishment laburista che teme la sua elezione a segretario, visto che la sua candidatura era stata sponsorizzata all’ultimo momento proprio da vari leader del partito contrari alle sue posizioni progressiste. Per un partito spostatosi nettamente a destra negli ultimi anni e punito severamente alle urne, molti all’interno di esso auspicavano la presenza di un candidato di “sinistra”, sia per dare l’impressione dell’apertura del Labour a tutti gli orientamenti sia, soprattutto, per dimostrare l’esiguità di un elettorato “radicale” in Gran Bretagna e giustificare perciò l’abbraccio delle politiche neo-liberiste.

Questa scommessa sembrava però poter andare a buon fine solo in caso di una candidatura debole di Corbyn e di un’inevitabile sonora sconfitta, come avevano agevolmente previsto i leader moderati del partito. L’agenda di Corbyn, fatta di misure volte a invertire le politiche di austerity degli ultimi governi laburisti e conservatori, ha al contrario suscitato una valanga di consensi e un numero inaspettato di nuovi aderenti al partito, pronti a sostenere il candidato di “sinistra” nelle prossime elezioni per la leadership.

A favorire il decollo della candidatura di Jeremy Corbyn è stata anche la modifica delle regole per l’elezione del leader del partito. A differenza del passato, in questa occasione chiunque potrà partecipare al voto, a patto che sia disposto a donare tre sterline al Partito Laburista.

Decine di migliaia di persone hanno così aderito al Labour o si sono registrate come “sostenitori” nelle ultime settimane, provocando non l’esultanza dei suoi leader ma suscitando bensì un’angoscia diffusa.

Secondo i sondaggi pubblicati in questi giorni dai media britannici, Corbyn avrebbe un margine sostanzioso sui suoi sfidanti, essendo attestato in media attorno al 40% dei consensi, contro circa il 20% degli ex membri del governo di Gordon Brown, Yvette Cooper e Andy Burnham, e poco più di un misero 10% della fedelissima di Tony Blair, Liz Kendall. Anche in un ipotetico testa a testa con Burnham o Cooper, Corbyn risulterebbe al momento il candidato vincente.

Questi sviluppi hanno trasformato la sfida interna al Partito Laburista in una vera e propria farsa. Svariati parlamentari laburisti hanno infatti manifestato reazioni tra il patetico e l’isteria, denunciando le modalità con cui si dovrà tenere il voto per il leader del partito. Le nuove regole avrebbero cioè consentito l’inflitrazione di elementi “socialisti” e “comunisti” che intendono appoggiare Corbyn.

Per il deputato John Mann, il voto è a rischio sabotaggio per opera di individui di “estrema sinistra” che si sono tradizionalmente opposti ai laburisti e che ora starebbero cercando “espressamente di distruggere” il partito. Lo stesso Mann ha invitato la leader ad interim del Labour, Harriet Harman, a controllare in maniera più scrupolosa il profilo dei nuovi aderenti al partito, visto che la maggior parte di essi sembra sostenere la candidatura di Corbyn.

Per altri, addirittura, la competizione per la leadership del partito dovrebbe essere sospesa, mentre il ministro-ombra per l’Energia, Caroline Flint, ha sostenuto che “a coloro che non condividono gli obiettivi o i valori del Labour dovrebbe essere negato il diritto di voto nelle elezioni” per il nuovo segretario.

Ancora, secondo il Daily Telegraph, se Corbyn dovesse diventare il prossimo segretario del partito, importanti parlamentari laburisti starebbero già complottando per la sua deposizione, subito dopo l’elezione, prevista per settembre, o “tra un anno o due”, verosimilmente in attesa degli effetti di una campagna politica e di stampa che prenderebbe di mira fin da subito la sua leadership.

Simili denunce e minacce fanno seguito alle numerose dichiarazioni rilasciate settimana scorsa da vari leader ed ex leader laburisti, tutti preoccupati per le possibili conseguenze di un’eventuale svolta a sinistra del partito in caso di elezione di Jeremy Corbyn. Liz Kendall e Yvette Cooper avevano ad esempio affermato di non essere disposte a prendere parte al governo-ombra sotto la leadership di Corbyn, prospettando secondo molti l’ipotesi di una futura scissione nel partito.

Anche Tony Blair, senza apparente imbarazzo, era intervenuto nel dibattito, esaltando i presunti successi nel passato del New Labour e mettendo in guardia dai pericoli che comporta l’adozione da parte del partito di una “vecchia piattaforma di sinistra”.

In generale, i leader laburisti che si oppongono a Corbyn e i giornali che sostengono il partito sono impegnati a spiegare come l’unico percorso per tornare al governo passi attraverso un ulteriore spostamento a destra. Il ritorno a politiche anche solo vagamente di ispirazione progressista assesterebbe invece un colpo mortale al Labour, destinandolo all’irrilevanza politica per decenni. Secondo questa interpretazione, la sconfitta del Partito Laburista alle elezioni di maggio sarebbe stata appunto causata dalle posizioni troppo a sinistra dell’ormai ex leader, Ed Miliband.

La candidatura di un politico non particolarmente radicale e che promuove più che altro iniziative tipiche delle socialdemocrazie europee del recente passato è bastata dunque a smascherare la vera natura del Partito Laburista odierno e la profonda crisi in cui versa.

Incapace da tempo di formulare una proposta politica alternativa che vada incontro alla diffusissima richiesta tra lavoratori e classe media di invertire le devastanti politiche anti-sociali dei conservatori – e degli stessi precedenti governi laburisti di Brown e Blair – il Labour rischia di implodere di fronte alla sola prospettiva di una leadership teoricamente disposta a fare una reale opposizione nel Parlamento britannico.

La popolarità di Jeremy Corbyn – al di là delle sue reali intenzioni e dell’effettiva disponibilità a sfidare l’establishment del partito – testimonia come un’ampia fetta della popolazione britannica sia attestata su posizioni molto più progressiste, se non “radicali”, di quanto ritengano o vogliano far credere i politici laburisti. Questi ultimi vivono in una realtà parallela a quella della maggioranza dei loro connazionali e i rapporti che li legano ai poteri forti della società impediscono loro di comprendere o ammettere come i presunti punti deboli di Corbyn siano i motivi stessi del suo inaspettato successo.

Mentre la leadership laburista solo pochi giorni fa ha ordinato ai propri deputati l’astensione in Parlamento durante il voto sull’ultima dose di austerity imposta dal governo Cameron, dopo averne sposato in gran parte i principi, la maggioranza dei britannici continua ad avere opinioni e a nutrire aspettative diametralmente opposte.

Mercoledì, ad esempio, il Belfast Telegraph ha opportunamente ricordato un sondaggio del mese di marzo condotto da YouGov, nel quale gli interpellati esprimevano opinioni favorevoli, e con maggioranze schiaccianti, al controllo pubblico di servizi in mano privata o in fase di privatizzazione, dagli ospedali alle carceri, dalle scuole alle ferrovie, dalla posta all’elettricità e all’acqua.

Proprio la ri-nazionalizzazione dei servizi privatizzati in questi anni è uno dei punti centrali della piattaforma con cui Corbyn si sta candidando alla guida del Partito Laburista. La sua proposta politica parte dal presupposto che il Labour rischia una crisi di consensi irreversibile se non sarà in grado di opporsi all’austerity dominante in Gran Bretagna e nel resto dell’Europa.

Gli altri punti cruciali della sua agenda includono infine l’aumento delle tasse per i redditi più alti, la riduzione delle agevolazioni fiscali per le grandi aziende e un piano di investimenti pubblici per la realizzazione di progetti di infrastrutture, tutte proposte viste con orrore dai suoi sfidanti nel partito.

Se la popolarità di queste e altre iniziative appare evidente dal gradimento raccolto finora da Corbyn, tutto un altro discorso è invece la possibilità che anche una sola di esse possa essere effettivamente implementata all’interno di un partito sclerotizzato e al servizio delle élite economico-finanziarie britanniche.

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Weather Regulates Location, Timing, and Intensity of Dengue Virus Transmission between Humans and Mosquitoes

by Karen M. Campbell, Kristin Haldeman, Chris Lehnig, Cesar V. Munayco, Eric S. Halsey, V. Alberto Laguna-Torres, Martín Yagui, Amy C. Morrison, Chii-Dean Lin, Thomas W. Scott

Background

Dengue is one of the most aggressively expanding mosquito-transmitted viruses. The human burden approaches 400 million infections annually. Complex transmission dynamics pose challenges for predicting location, timing, and magnitude of risk; thus, models are needed to guide prevention strategies and policy development locally and globally. Weather regulates transmission-potential via its effects on vector dynamics. An important gap in understanding risk and roadblock in model development is an empirical perspective clarifying how weather impacts transmission in diverse ecological settings. We sought to determine if location, timing, and potential-intensity of transmission are systematically defined by weather.

Methodology/Principal Findings

We developed a high-resolution empirical profile of the local weather-disease connection across Peru, a country with considerable ecological diversity. Applying 2-dimensional weather-space that pairs temperature versus humidity, we mapped local transmission-potential in weather-space by week during 1994-2012. A binary classification-tree was developed to test whether weather data could classify 1828 Peruvian districts as positive/negative for transmission and into ranks of transmission-potential with respect to observed disease. We show that transmission-potential is regulated by temperature-humidity coupling, enabling epidemics in a limited area of weather-space. Duration within a specific temperature range defines transmission-potential that is amplified exponentially in higher humidity. Dengue-positive districts were identified by mean temperature >22°C for 7+ weeks and minimum temperature >14°C for 33+ weeks annually with 95% sensitivity and specificity. In elevated-risk locations, seasonal peak-incidence occurred when mean temperature was 26-29°C, coincident with humidity at its local maximum; highest incidence when humidity >80%. We profile transmission-potential in weather-space for temperature-humidity ranging 0-38°C and 5-100% at 1°C x 2% resolution.

Conclusions/Significance

Local duration in limited areas of temperature-humidity weather-space identifies potential locations, timing, and magnitude of transmission. The weather-space profile of transmission-potential provides needed data that define a systematic and highly-sensitive weather-disease connection, demonstrating separate but coupled roles of temperature and humidity. New insights regarding natural regulation of human-mosquito transmission across diverse ecological settings advance our understanding of risk locally and globally for dengue and other mosquito-borne diseases and support advances in public health policy/operations, providing an evidence-base for modeling, predicting risk, and surveillance-prevention planning.


Tratto da: www.plos.org.
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Sequence- and Structure-Based Immunoreactive Epitope Discovery for Burkholderia pseudomallei Flagellin

by Arnone Nithichanon, Darawan Rinchai, Alessandro Gori, Patricia Lassaux, Claudio Peri, Oscar Conchillio-Solé, Mario Ferrer-Navarro, Louise J. Gourlay, Marco Nardini, Jordi Vila, Xavier Daura, Giorgio Colombo, Martino Bolognesi, Ganjana Lertmemonkolchai

Burkholderia pseudomallei is a Gram-negative bacterium responsible for melioidosis, a serious and often fatal infectious disease that is poorly controlled by existing treatments. Due to its inherent resistance to the major antibiotic classes and its facultative intracellular pathogenicity, an effective vaccine would be extremely desirable, along with appropriate prevention and therapeutic management. One of the main subunit vaccine candidates is flagellin of Burkholderia pseudomallei (FliCBp). Here, we present the high resolution crystal structure of FliCBp and report the synthesis and characterization of three peptides predicted to be both B and T cell FliCBp epitopes, by both structure-based in silico methods, and sequence-based epitope prediction tools. All three epitopes were shown to be immunoreactive against human IgG antibodies and to elicit cytokine production from human peripheral blood mononuclear cells. Furthermore, two of the peptides (F51-69 and F270-288) were found to be dominant immunoreactive epitopes, and their antibodies enhanced the bactericidal activities of purified human neutrophils. The epitopes derived from this study may represent potential melioidosis vaccine components.
Tratto da: www.plos.org.
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Multilevel Analysis of Trachomatous Trichiasis and Corneal Opacity in Nigeria: The Role of Environmental and Climatic Risk Factors on the Distribution of Disease

by Jennifer L. Smith, Selvaraj Sivasubramaniam, Mansur M. Rabiu, Fatima Kyari, Anthony W. Solomon, Clare Gilbert

The distribution of trachoma in Nigeria is spatially heterogeneous, with large-scale trends observed across the country and more local variation within areas. Relative contributions of individual and cluster-level risk factors to the geographic distribution of disease remain largely unknown. The primary aim of this analysis is to assess the relationship between climatic factors and trachomatous trichiasis (TT) and/or corneal opacity (CO) due to trachoma in Nigeria, while accounting for the effects of individual risk factors and spatial correlation. In addition, we explore the relative importance of variation in the risk of trichiasis and/or corneal opacity (TT/CO) at different levels. Data from the 2007 National Blindness and Visual Impairment Survey were used for this analysis, which included a nationally representative sample of adults aged 40 years and above. Complete data were available from 304 clusters selected using a multi-stage stratified cluster-random sampling strategy. All participants (13,543 individuals) were interviewed and examined by an ophthalmologist for the presence or absence of TT and CO. In addition to field-collected data, remotely sensed climatic data were extracted for each cluster and used to fit Bayesian hierarchical logistic models to disease outcome. The risk of TT/CO was associated with factors at both the individual and cluster levels, with approximately 14% of the total variation attributed to the cluster level. Beyond established individual risk factors (age, gender and occupation), there was strong evidence that environmental/climatic factors at the cluster-level (lower precipitation, higher land surface temperature, higher mean annual temperature and rural classification) were also associated with a greater risk of TT/CO. This study establishes the importance of large-scale risk factors in the geographical distribution of TT/CO in Nigeria, supporting anecdotal evidence that environmental conditions are associated with increased risk in this context and highlighting their potential use in improving estimates of disease burden at large scales.
Tratto da: www.plos.org.
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We are not Charlie and we will never be.