Nota del Presidente Grasso su Facebook

Lunedì 31 8 2015
I retroscena sono un genere letterario più che giornalistico. È tutta l’estate che leggendo i giornali scopro di avere importanti appuntamenti in agenda a settembre, di aver fatto incontri e telefonate, di aver preso decisioni e elaborato strategie e complotti.
Ho evitato, fino a oggi, di smentire ogni singolo racconto, anche perché sto diventando un appassionato lettore di “fantapolitica”.
Le ricostruzioni apparse oggi però vanno decisamente troppo oltre, e mi costringono a precisare che l’unica frase che posso confermare è quella in cui si dice che ho passato l’estate a studiare le audizioni dei costituzionalisti sentiti dalla I commissione del Senato.
Su tutto il resto c’è ancora tempo prima che sia chiamato ad esprimere le mie decisioni. Tempo che spero venga utilizzato in modo costruttivo.

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Scomparsa di Luigi De Sena: il cordoglio del Presidente Grasso

Lunedì 31 8 2015
“Uomo delle Istituzioni, investigatore di straordinarie capacità, Luigi De Sena è sempre stato in prima fila nella lotta alla criminalità organizzata. Con la sua scomparsa il Paese perde un punto di riferimento importante per la grande esperienza maturata sul campo e la conoscenza approfondita del fenomeno mafioso”. Così il Presidente del Senato, Pietro Grasso, da New York dove si trova per la Conferenza dei Presidenti di Parlamento, ricorda in una nota l’ex Senatore scomparso oggi.
“Luigi De Sena – aggiunge il Presidente Grasso – ha percorso tutti i gradini della dirigenza della Polizia di Stato, fino a diventarne Vice Capo e direttore della Criminalpol. Nell’ottobre del 2005, da Prefetto, fu inviato dal Governo a Reggio Calabria con poteri di coordinamento nel contrasto alla ‘ndrangheta, dopo l’omicidio del Vice Presidente del Consiglio regionale della Calabria, Francesco Fortugno. Eletto Senatore nella XVI Legislatura, De Sena ha messo la sua esperienza al servizio del Parlamento, in particolare della Commissione antimafia, di cui fu eletto Vice Presidente e dove diede prova di grande impegno, lasciando agli atti numerosi contributi e interventi”.
“Sono vicino ai familiari di Luigi De Sena in questo momento di dolore. A loro – conclude la nota del Presidente Grasso – invio i sentimenti del più profondo cordoglio a nome dell’intera Assemblea del Senato”.

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ASIA/PAKISTAN – Coppia di cristiani linciati per blasfemia: la polizia accusata di negligenza

Lahore – La Corte Suprema del Pakistan ha censurato l’inattività della polizia di fronte al linciaggio dei coniugi cristiani Shahzad e Shama Masih, accusati di blasfemia e uccisi a Kot Radha Kishan, in Punjab, il 4 novembre 2014. Nell’udienza del 24 agosto scorso, la Corte, in un procedimento che riguarda due imputati per il linciaggio che hanno inoltrato al tribunale supremo una domanda di libertà su cauzione, ha fortemente criticato la polizia per non essere intervenuta ad impedire la violenza e per proteggere i due cittadini cristiani. Sulla scena del delitto erano presenti cinque ufficiali di polizia, mentre la folla degli estremisti che ha compiuto il linciaggio era composta da circa 500 fanatici. Gli agenti sono accusati di negligenza, mentre il pubblico ministero ha sostenuto che la polizia ha provato a fermare la folla infuriata, senza riuscirci. Un tribunale anti-terrorismo in Pakistan ha incriminato per omicidio 106 persone ritenute responsabili del linciaggio della coppia cristiana, ma la giustizia, affermano gli avvocati cristiani, procede a rilento.
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ASIA/INDIA – Nomina del Rettore del Seminario maggiore regionale “Holy Trinity” di Jalandhar

Città del Vaticano – Il Card. Fernando Filoni, Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, in data 17 aprile 2015 ha nominato Rettore del Seminario maggiore regionale “Holy Trinity” di Jalandhar , il rev. Alphonse Shah, del clero arcidiocesano di Delhi.
Il nuovo Rettore è nato il 6 gennaio 1963 ed è stato ordinato sacerdote il 6 dicembre 1995 a Delhi. Ha studiato filosofia alla Nagpur University e teologia al Seminario Pontificio di Pune. Quindi ha conseguito il Dottorato in teologia morale all’Accademia Alfonsiana, a Roma. Dopo l’ordinazione ha svolto per alcuni anni il ministero sacerdotale in parrocchia. Dal 2008 fa parte dello staff del Seminario maggiore regionale “Holy Trinity” di Jalandhar come docente e per diversi altri incarichi. Negli ultimi cinque anni è stato anche Vice-Rettore.
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AFRICA/SWAZILAND – Preghiera e solidarietà della Chiesa per il tragico incidente delle ragazze

Mbabane – Preghiere giornaliere fino al 6 settembre per commemorare le giovani vittime dell’incidente stradale accaduto il 28 agosto nello Swaziland. Lo ha deciso Mons. José Luis Ponce de León, IMC, Vescovo di Manzini.
Secondo lo Swaziland Solidarity Network, nello scontro avvenuto sull’autostrada che collega Mbabane a Manzini almeno 38 ragazze sono morte e una ventina di altre persone sono rimaste ferite. Le ragazze andavano alla residenza reale in occasione di un festival tradizionale, “la danza delle canne”, durante il quale il re sceglie una nuova moglie tra migliaia di vergini che ballano. In seguito la polizia locale ha ridimensionato la portata della tragedia, affermando che le vittime sono 13 e non 38. Lo Swaziland Solidarity Network ha invece rilanciato, affermando in una nuova dichiarazione che le vittime sono ben 65, diverse delle quali morte per le ferite riportate. L’organizzazione denuncia le condizioni di trasporto delle giovani invitate al festival.
In un comunicato inviato all’Agenzia Fides Mons. Ponce de León si chiede di chi sia la responsabilità della perdita di cosi tante giovani vittime. “Ognuno di noi è incaricato da Dio di assicurare la sicurezza e la dignità di queste giovani. Oltre a quelli che hanno la responsabilità diretta dell’incidente di venerdì, dobbiamo chiederci se c’era qualcosa di più che potevano fare per prevenirlo. Perché dobbiamo aspettare fino a quando accade qualcosa di simile per prendere sul serio la vita di ogni singola persona?”.
Il Vescovo invita infine alla solidarietà con le famiglie delle vittime e ringrazia per le preghiere e i messaggi di solidarietà pervenuti dal Card. Wilfrid Fox Napier, Arcivescovo di Durban, e da Mons. Stephen Brislin, Arcivescovo di Città del Capo, a nome della Southern African Catholic Bishops’ Conference .
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ASIA/LIBANO – Rinviato il summit islamo-cristiano, mentre continuano le proteste contro i politici

Beirut – Il summit islamo-cristiano in programma oggi, lunedì 31 agosto, presso la sede patriarcale maronita di Bkerkè, è stato rinviato a data da destinarsi. Lo riferiscono le agenzie ufficiali libanesi, aggiungendo che, invece, anche oggi presso la sede patriarcale di Bkerkè, sono proseguiti gli incontri di personalità e rappresentanti politici ed ecclesiastici cristiani. Al momento non sono state comunicate ufficialmente le ragioni che hanno portato al rinvio del summit islamo-cristiano, ma secondo i media libanesi la riunione sarebbe stata rinviata per la mancata partecipazione di alcuni leader musulmani.
Il summit doveva essere l’occasione per esprimere la comune preoccupazione dei leader delle diverse comunità religiose, cristiane e musulmane, per la paralisi istituzionale che immobilizza il Paese dei Cedri, dove la carica di Presidente della Repubblica, riservata dal sistema a un cristiano maronita, risulta vacante ormai dal maggio 2014. Una situazione drammatica, resa ormai insostenibile dall’enorme afflusso in territorio libanese di rifugiati siriani e dall’esplodere delle proteste sociali – iniziate come proteste spontanee per la mancata raccolta di rifiuti – che stanno scuotendo il Paese, e esprimono ormai i sentimenti popolari di totale e generale sfiducia verso una classe politica considerata incapace di rispondere alle emergenze nazionali e regionali che minacciano l’esistenza stessa della nazione.
Nei giorni scorsi, nel tentativo di verificare tutte le vie praticabili per una soluzione della crisi istituzionale, il Patriarca maronita Boutros Bechara Rai aveva già incontrato, uno per uno, i leader politici libanesi, per lunghi e intensi colloqui, a cui non è seguita la pubblicazione di alcun resoconto o comunicato ufficiale. .
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ASIA/INDIA – In Orissa oggi la Giornata della memoria per le vittime dei massacri anticristiani

Bhubaneswar – Si tiene oggi, 31 agosto, in Orissa, la “Giornata della memoria” in cui vengono commemorate le vittime dei massacri anticristiani avvenuti nel distretto di Khandamal nel 2008. Come riferito a Fides da fonti della Chiesa locale, alla celebrazione partecipano l’Arcivescovo di Cuttack- Bhubaneswar, Sua Ecc. Mons. John Barwa SVD, numerosi preti ed esponenti della Chiesa locale, intellettuali ed attivisti, personalità civili e leader di organizzazioni sociali giunti anche da altri stati della Federazione. Spiegando lo spirito della Giornata, l’Arcivescovo rimarca che “ricordando quegli eventi dolorosi, ci riuniamo in preghiera per le vittime, ribadendo, tutti uniti, il nostro comune impegno a promuovere la pace, la giustizia e la speranza. La fede dei cristiani in Orissa è divenuta più forte di fronte alle persecuzioni”.
Sette anni fa, nell’agosto 2008, circa cento cristiani furono uccisi da una folla di estremisti indù che chiedevano loro di convertirsi. Circa 300 chiese e 6.000 case di cristiani furono saccheggiate, rendendo 56.000 cristiani senza tetto.
La commemorazione delle vittime per quella che viene definita “una pagina buia per la storia della democrazia indiana” si è tenuta anche a Bangalore, nello stato di Karnataka, il 29 agosto.
Scopo delle manifestazioni, afferma un comunicato, è “esprimere solidarietà alle vittime della violenza di Kandhamal, coinvolgendo persone di tutte le classi sociali, religione, sesso e nazionalità, per infondere un raggio di speranza, soprattutto a dalit e tribali cristiani”.
“La celebrazione è occasione per riflettere sul tema della crescente intolleranza orchestrata dai gruppi estremisti indù in tutto il paese, e come tali idee intolleranti si siano infiltrate nella amministrazione, nella polizia e nei tribunali, erodendo i valori di giustizia, equità, laicità e cittadinanza sanciti dalla Costituzione dell’India”, dichiara a Fides Jagadish G. Chandra, attivista per i diritti umani. La violenza in Kandhamal è “una questione di giustizia, dato che solo 2 dei 27 processi per omicidio sono giunti a conclusione, e solo tremila, su oltre 11.300 persone denunciate, sono state condotte in giudizio” conclude Chandra.
Tratto da: www.fides.org.
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