Da clandestino a direttore Cie, la storia a lieto fine di Rohan Lalinda

Rohan Lalinda, 37 anni, tredici anni fa sbarcò sulle coste siciliane dopo un lungo viaggio che lo portò dallo Sri Lanka all’Egitto in aereo, e poi in Italia con un barcone carico di migranti. Sognava l’Europa, Rohan, una vita agiata e un lavoro per poter aiutare la sua famiglia. Sognava la vita normale che sognano [...]

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Spot elettorali: nel Pantheon del PD da Forrest Gump a San Francesco

I protagonisti dell’ultimo spot elettorale del PD sono Forrest Gump e Fantozzi ma c’è anche Maradona. Da “lo smacchiamo” a San Francesco passando per le primarie vinte da Renzi

E’ finita l’epoca del “segreto dell’urna elettorale” dove Dio ti vede e Stalin no, dove il pugno nero rompeva il duro scudo crociato o dove, per tornare nella storia della sinistra italiana, si chiedeva di votare comunista per spazzare via “il regime della forchetta”; è finita anche l’epoca del “presidente tuttofare” che ha reso materia da collezionisti i manifesti elettorali di Silvio Berlusconi realizzati negli ultimi 20 anni.

Per le elezioni europee il Partito Democratico muove una campagna video decisamente sopra le righe: non è solo il ministro delle riforme Maria Elena Boschi a sfoggiare un dolce barese traballante e scordarello (altro che focaccia, “viva le cozze pelose” scriveva ieri Pietrangelo Buttafuoco sul Foglio), ma questa volta i democratici, eredi di quel PCI boriosamente fantasioso in materia di manifesti elettorali, scomodano perfino San Francesco nel loro ultimo spot elettorale (che potete vedere in capo al post).

Un video che è una sorta di Pantheon del Partito Democratico, dove sacro e profano si mescola per dimostrare all’elettore indeciso che “si possono fare cose straordinarie”:

“Cominciate a fare ciò che è necessario, poi ciò che è possibile. E all’improvviso vi sorprenderete a fare l’impossibile.”

scrivono alla fine dello spot gli abili comunicatori democratici, che nel Pantheon della sinistra italiana inseriscono: un claudicante Forrest Gump che si scopre corridore appassionato, un “coglionazzo” ragionier Ugo Fantozzi alle prese con una partita a biliardo nella quale si rende protagonista (nel bene per poi finire male, malissimo), uno sfavillante Diego Armando Maradona con i grandiosi 12 tocchi in 42 passi del gol più spettacolare della storia del calcio contro l’Inghilterra, un saggio Yoga in Guerre Stellari che forma il maestro jedi Luke Skywalker ed un folle Gene Wilder in Frankestein Junior, tutto corredato dall’emozionante colonna sonora del film Forrest Gump e chiuso dalle auliche parole del santo più amato d’Italia (nonchè patrono), San Francesco.

Non c’è che dire, un pot-pourri simpaticissimo ma abbastanza male assortito, nel quale manca Tafazzi per essere veramente completo: il PD prende in prestito lo slogan veltroniano “Si può fare” e l’ironia (poco efficace) del video “Lo smacchiamo”, nella speranza che la commistione delle due idee (poco) geniali abbia questa volta risultati elettorali più appaganti.

Spot elettorali: nel Pantheon del PD da Forrest Gump a San Francesco é stato pubblicato su Polisblog.it alle 11:20 di mercoledì 16 aprile 2014. Leggete le condizioni di utilizzo del feed.




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CASA: A ROMA SOTTO SGOMBERO L’OCCUPAZIONE DELLA MONTAGNOLA.

1959280_583171878446481_3040591808675611303_nA pochi giorni dal #12A, la repressione contro gli occupanti di casa continua, soprattutto a Roma. Nugoli di di poliziotti sono presenti da questa mattina, mercoledì 16 aprile, alle 7.30 in via Castiglione Baldassarri alla Montagnola, dove da lunedì 7 aprile è in corso un’occupazione del coordinamento cittadino per la lotta per la casa.

Gli agenti sono sul posto per sgomberare l’occupazione.

Immediata la reazione degli occupanti, saliti a decine sui tetti per impedire lo smantellamento dell’occupazione.
Sotto il palazzo si sono radunati molti solidali che stanno impedendo l’avvicinamento dei blindati polizieschi.

La corrispondenza delle 11 con Cristiano, Coordinamento cittadino di lotta per la casa di Roma.

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Discarica Val Pescara, Realacci-Cominelli (Pd), cambiare passo

Discarica Val Pescara, Realacci-Cominelli (Pd), cambiare passo PESCARA - "Troppi i ritardi accumulati è ora di cambiare passo e affrontare questa emergenza con maggiore impegno e determinazione, chiamando a risanare chi ha inquinato quest'area per decenni". Lo dichiarano in una nota gli on. Realacci, presidente della VIII Commissione Ambiente, e Cominelli , commentando la risposta del sottosegretario di Stato per l'Ambiente, Silvia Velo, alle interrogazioni parlamentari riguardanti la mega discarica della Val Pescara. "Bussi è l'esempio- proseguono-, purtroppo tutt'altro che isolato, di una industrializzazione che ha inquinato interi territori e messo in pericolo la salute dei cittadini. Un modello del passato che oggi va completamente abbandonato, bisogna pero' fare i conti con questa pesante eredita' risanando e proponendo un altro futuro, che punti alla riqualificazione industriale e alla riconversione dell'area con progetti economici compatibili con gli interventi di bonifica e la ,tutela dell?ambiente". leggi tutto l'articolo

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Discarica Val Pescara, Velo, valuta studio epidemiolologico

Discarica Val Pescara, Velo, valuta studio epidemiolologico PESCARA - "Il ministero della Salute ha riferito che è già in corso la richiesta dell'Istituto superiore di sanità di tutti gli elementi informativi utili alla valutazione dell'opportunita' di avviare uno studio epidemiologico dedicato all'accertamento dei danni sulla salute della popolazione dei territori in esame". E' uno dei passaggi salienti della risposta del sottosegretario per l'Ambiente, Silvia Velo, alle interrogazioni presentate dai deputati Gianni Melilla (Sel), Gianluca Vacca (M5s) ed Ermete Realacci (Pd), sulla vicenda riguardante la megadiscarica della Val Pescara, dove per molti anni sono state scaricate circa 500mila tonnellate di sostanze tossiche. "Seguiremo con grande attenzione, naturalmente - ha evidenziato il sottosegretario -, l'evolversi della vicenda e non mancheremo di intervenire prontamente laddove occorra per riportare alla normalita' le attuali condizioni di degrado ambientale e sanitario conseguente". Relativamente alle risorse finanziarie, Velo ha... leggi tutto l'articolo

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Torino, 10 maggio. Per la giustizia, con Chiara, Claudio, Mattia e Niccolò #NoTav

No Tav liberi

Anche noi saremo a Torino, il 10 maggio, per far sentire la nostra solidarietà a Chiara, Claudio, Mattia e Niccolò.

Chiara, Claudio, Mattia, Niccolò. E’ importante ripetere i nomi, è importante scandirli perché stiamo parlando di quattro vite, quattro esseri umani, quattro attivisti No Tav che dal 9 dicembre 2013 sono imprigionati, sparpagliati tra le carceri di Alessandria, Ferrara e Roma, sottoposti a un regime di alta sicurezza (AS2).

Per noi come per la popolazione della Val di Susa questi prigionieri sono fratelli e sorelle, parte della comunità che da più vent’anni resiste a una «grande opera» inutile e insensata, macchina mafiogena ed ecocida, meccanismo divorasoldi e divoramontagne imposto al territorio con prepotenza, ottusa arroganza e metodi prettamente autoritari.

Per noi prendere posizione è facile, è scontato. Ma anche chi non si è mai informato su questa lotta, e come molti è stato indotto a guardarla con sospetto, dovrebbe allarmarsi per quanto sta accadendo. E’ una vicenda che racconta una storia più grande, che rischia di ingrandirsi ulteriormente e coinvolgere sempre più persone. Tu che leggi, con quale certezza puoi dirti al sicuro? Come dice il motto latino: «de te fabula narratur». Forse questa storia parla già di te.

Chiara, Claudio, Mattia e Niccolò vengono spacciati per terroristi e, a poco più di vent’anni d’età, si trovano a rischiarne trenta di prigione. Il processo inizierà il 22 maggio. Di cosa sono accusati, esattamente?

Sono accusati di aver partecipato a una iniziativa durante la quale venne danneggiato un compressore. Cioè un oggetto inanimato. Una cosa, fatta di metallo e fili.
Quella notte, non un poliziotto né tantomeno un operaio del cantiere TAV furono sfiorati, nemmeno alla lontana.

L’accusa di terrorismo e il regime di alta sorveglianza trovano il loro appiglio nell’art. 270 sexies del codice penale, incartato nove anni fa dentro uno dei tanti «pacchetti sicurezza» propinati a un’opinione pubblica in cerca di facili rassicurazioni. Era il luglio 2005, c’erano stati da poco gli attentati alle metropolitane di Madrid e Londra.

Coincidenza: quello stesso anno il movimento No Tav conseguì la sua più importante vittoria sul campo, bloccando e scongiurando l’apertura del cantiere per il cunicolo geognostico previsto a Venaus. In apparenza non c’entra, e invece c’entra, perché nel 270 sexies si legge (corsivo nostro):

«Sono considerate con finalità di terrorismo le condotte che, per la loro natura o contesto, possono arrecare grave danno ad un Paese o ad un’organizzazione internazionale e sono compiute allo scopo di intimidire la popolazione o costringere i poteri pubblici o un’organizzazione internazionale a compiere o astenersi dal compiere un qualsiasi atto [...]»

Dato che il movimento No Tav vuole impedire il colossale sperpero del TAV Torino-Lione, ogni iniziativa in tal senso può essere ricondotta a «finalità di terrorismo».

Ecco perché nessuno è al riparo da questa accusa.

Per due PM e un GIP della procura di Torino, Chiara, Claudio, Mattia e Niccolò hanno cercato di «danneggiare l’immagine dell’Italia».
Proprio così, ripetiamolo: «danneggiare l’immagine dell’Italia».
Quale Italia sarebbe stata danneggiata nella sua immagine dai No Tav che stanno per andare a processo?

L’Italia che i poteri costituiti vedono «diffamata» dai No Tav è forse quella della dignità, della solidarietà, della partecipazione democratica? O è piuttosto quella di un certo «sviluppo» che serve solo il malaffare, della simbiosi tra partiti e cosche criminali, degli appalti sospetti, del lavoro con molti ricatti e pochi diritti, dei veleni e del biocidio?

Quella che stiamo descrivendo è solo la punta più avanzata di una strategia che la Procura di Torino ha avviato da tempo. Attivisti accusati di stalking, ambientalisti accusati di procurato allarme, ragazzi accusati di sequestro di persona, sindaci condannati a pagare cifre astronomiche, mesi di galera per la rottura di un sigillo, processi tenuti in aule-bunker…

La pretesa di affrontare un problema politico e tecnico come quello della Torino-Lione attraverso la repressione giudiziaria e poliziesca sta avendo e avrà sempre più conseguenze devastanti. Devastanti non solo per il vivere civile, ma soprattutto per quattro ragazzi che rischiano di passare la loro gioventù in prigione, perché qualcuno ha deciso di schiacciare la resistenza valsusina sotto un tallone di ferro.

Se sottoporre i quattro ragazzi al regime di Alta Sicurezza 2 doveva spezzare loro e far vacillare il movimento no tav, possiamo dire con certezza che non è servito.

Non è servito l’isolamento imposto ben oltre il periodo delle indagini, contro quel che si legge nell’articolo 33 dell’ordinamento penitenziario e nell’art. 3 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo.
Non sono servite la drastica limitazione delle ore d’aria, la censura della posta, la riduzione delle visite (permesse solo ai famigliari in senso stretto, quindi non a compagni/e di vita e conviventi).
Non è servita nemmeno la criminalizzazione mediatica.
Da dietro le sbarre, Chiara, Claudio, Mattia e Niccolò hanno spedito lettere mai rassegnate, spesso ironiche, provocatorie, briose. Hanno chiesto per sé più repressione, più isolamento e il divieto di mangiare, hanno chiamato a testimoniare per la difesa «mio cugino che mi vuole tanto bene»… Dulcis in fundo, hanno suggerito di aggiungere Dudù, il cagnolino di Berlusconi, alla surreale lista di «parti offese» stilata dai PM.

Lista che oggi include, senza il minimo intento umoristico, la Commissione Europea, il Consiglio dei Ministri, il III Reggimento Alpini di Pinerolo, i carabinieri di Sestriere, la P.S. di Imperia, la Guardia di Finanza di Torino…

Il 10 maggio si va in piazza.
A sostegno delle vere «parti offese».
Per la libertà di Chiara, Claudio, Mattia e Niccolò, e per la libertà di tutti.
Per l’aria, l’acqua, il suolo e la salute pubblica della Val di Susa, dell’Italia e del pianeta.
Contro l’oscena accusa di terrorismo.
A Torino, alle 14, in Piazza Adriano.

Noi ci saremo.

Marco Aime (antropologo e scrittore) - Paolo Cacciari  (giornalista) - Pino Cacucci (scrittore) – Massimo Carlotto (scrittore) - Giulietto Chiesa (Giornalista) - Girolamo De Michele (scrittore) - Valerio Evangelisti (scrittore) - Sabina Guzzanti (attrice e regista) - Loredana Lipperini (giornalista, conduttrice di Fahrenheit) - Valerio Mastandrea (attore e regista) - Maso Notarianni (giornalista – Peace Reporter) - Alberto Prunetti (scrittore) - Serge Quadruppani (scrittore) – Edoardo Salzano (Urbanista) – Vauro Senesi (editorialista e vignettista) - Cecilia Strada (presidente Emergency) - Guido Viale (economista) - Wu Ming (collettivo di scrittori) – Zerocalcare (fumettista)

Per aderire all’appello scrivere indicando nome e cognome a: appello10maggio@gmail.com

Ecco il misurato commento del senatore Stefano Esposito.

PERCORSI NELLA SOLIDARIETÀ ATTIVA: 

Comitato Libero Dissenso
Molto materiale sul caso di Chiara, Claudio, Mattia e Niccolò. Ci sono anche le loro lettere dall’isolamento.

Let the Poker Free. Un gioco di magia per Chiara, Claudio, Mattia e Niccolò
di Mariano Tomatis.  Guardate il video, noi ci siamo commossi, e anche in valle si sono commossi.

Il terrorismo e gli universi paralleli. Per Chiara, Claudio, Mattia e Niccolò
Un fe-no-me-na-le fumetto di Zero Calcare.

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Scontri di Roma, spunta un altro video. Il viceministro Bubbico: "Li puniremo severamente"

Servizio Pubblico mostra immagini che ritraggono un agente in borghese che calpesta una manifestante a terra. Il capo della Polizia assicura chiarezza

16 aprile. Dall’analisi febbrile dei video girati da giornalisti, Polizia e manifestanti sabato pomeriggio emergono nuovi particolari violenze perpetrate dagli agenti.

Il video mostra la carica ed il fermo di un manifestante (vestito con una felpa chiara) sul quale tre agenti, una volta a terra, sferrano calci e manganellate: immagini che faranno indignare fortemente e che causeranno una ulteriore disinformazione, già in atto da sabato pomeriggio, atta a difendere una parte o l’altra. L’agente che si è “consegnato” ai colleghi della Questura di Roma intanto, indagato ufficialmente da ieri, è un artificiere che era presente in piazza: la questione che ancora nessuno ha posto è cosa ci facesse in piazza e in base a quale criterio di gestione delle risorse operative sia stato assegnato al reparto mobile l’artificiere, oltre che in base a quale addestramento.

E’ proprio questo il problema: punire i colpevoli ma mai i mandanti, chi cioè decide dalle stanze dei bottoni come devono andare le cose. Nel caso di sabato, ribadiamo quando abbiamo potuto osservare in piazza: il servizio d’ordine della Polizia è stato ben fatto, nonostante in situazioni del genere si preferisca focalizzarsi su alcuni evidenti, e punibili, episodi, tuttavia senza concentrarsi sui veri temi (le motivazioni della protesta, il perchè un artificiere venga dotato di manganello e mandato in piazza nonostante sia addestrato ad altro, la mancanza del numero di identificazione sui caschi e tanto altro ancora).

Intervistato oggi da Repubblica il viceministro dell’interno Filippo Bubbico ha garantito che i responsabili delle violenze saranno puniti severamente, ma non proferisce parola sui vertici della Polizia di Stato, che pure responsabilità devono averne; sul numero di identificazione, infatti, il viceministro risponde così:

“Si lo so, se ne parla spesso. Ci sono tante ragioni per sostenerne l’utilità, e altrettante per l’esatto contrario. Questo argomento comunque va affrontato con i sindacati di polizia. Penso che i mezzi per riconoscere in
queste situazioni i responsabili ci siano. E siano più che sufficienti.”

Intanto oggi alle 11 è previsto un presidio al carcere romano di Regina Coeli per chiedere la scarcerazione degli arrestati di sabato.

Scontri a Roma, indagato l’artificiere

15 aprile. È stato iscritto nel registro degli indagati l’agente che ha volontariamente e ripetutamente calpestato l’addome di una ragazza durante gli scontri di sabato a Roma durante il corteo per il diritto alla casa. Ieri il capo della Polizia Pansa aveva definito il responsabile “Un cretino”, e l’agente si è poi presentato dopo essersi riconosciuto nelle immagini.

Il pm Eugenio Albamonte, dopo aver ricevuto una relazione dalla Digos, ha avviato un’indagine per lesioni volontarie aggravate dall’abuso di potere.

Scontri di Roma, il capo della Polizia Pansa: “Cretino da identificare”. Il poliziotto si fa riconoscere

Aggiornamento 19.32 - Pochi minuti fa la questura di Roma ha emesso questo comunicato stampa:

“Dopo aver visionato le immagini che ritraggono un agente che calpesta una ragazza durante gli scontri verificatisi nel corso della manifestazione del 12 aprile scorso, in Questura era stata avviata un’inchiesta interna finalizzata alla ricostruzione dell’accaduto e all’individuazione del responsabile.

Nelle more di tale attività, un operatore della Questura di Roma si è presentato, essendosi riconosciuto.

I relativi atti saranno trasmessi all’Autorità Giudiziaria e valutati per gli aspetti disciplinari.”

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Ci risiamo: nell’eterno dualismo “guardie e ladri” la verità sfugge sempre di mano e rischia di appiattirsi su polemiche che altrove diventano mistificazione della realtà.

Negli scontri di sabato 12 aprile a Roma, dove si sono resi protagonisti alcuni blue-block e le forze dell’ordine, inscenando una vera e propria guerriglia urbana durata scarsamente 10 minuti (tutti ripresi nel video esclusivo che Polisblog ha pubblicato sabato sera), si sono verificate le classiche scene di barbarie (da ogni parte).

Da un lato, dicevamo, i blue-block, che dopo aver intensificato il lancio di oggetti sulle forze dell’ordine schierate su via Veneto si sono visti caricare da questi ultimi, una carica non così violenta come viene raccontata altrove ma decisamente funzionale al creare un deterrente. Una carica forse ritardataria ma che, di fatto, ha tutelato l’incolumità di quanti erano a Roma pacificamente, inizialmente schierati alla testa del corteo, da dove sono partite le schermaglie e le cariche.

Servizio Pubblico ha filmato (lo potete vedere in testa) una scena che fa sempre male al fegato vedere: un poliziotto in borghese, con casco antisommossa e manganello, che sale sul costato di una ragazza inerme a terra, una, due volte, prima di essere fermato da un collega.

Una delle immagini brutte che siamo purtroppo abituati a vedere, utilizzata in queste ore come pretesto per far montare polemiche che, francamente, sono piuttosto sterili e poco funzionali alla comprensione dei fatti di sabato: è un fatto, vero ed incontrovertibile, che sulla polizia è piovuto di tutto per decine di minuti (dalle bottiglie piene ai sanpietrini, dagli ortaggi alle uova); altro fatto è che la Polizia ha deciso di non caricare, di attendere un decorrere degli eventi: una scelta precisa, che ha evitato un massacro che sarebbe stato inevitabile visto che alla testa del corteo di via Veneto c’erano manifestanti che con le violenze non c’entrano nulla (almeno direttamente).

La dimostrazione è quanto accaduto in piazza Barberini, all’inizio di via del Tritone. Le immagini pubblicate da Blogo, che non hanno tagli e che riprendono dall’inizio delle cariche fino al primo, vero, momento di tranquillità, mostrano come le forze dell’ordine, arrivate a piazza Barberini, abbiano inizialmente titubato, rallentato, manganellato brevemente per poi fermarsi e far decorrere la folla lateralmente, rinunciando a perseguire incappucciati e violenti per salvaguardare l’incolumità degli altri. Manganellate, calcioni, schiaffi ne sono volati, ma parlare di “violenze in divisa” è un’esagerazione che allontana dalla verità, e dunque dalla comprensione dei fatti.

Rimangono, quelle si, le immagini di Servizio Pubblico, così commentate dal Capo della Polizia Alessandro Pansa:

manifes

“Abbiamo avuto un cretino che dobbiamo identificare e va sanzionato perchè ha preso a calci una ragazza che stava per terra. […] Tutti gli altri che hanno lavorato vanno invece applauditi per come hanno operato e agito, con grandissima correttezza e mantenendo l’ordine pubblico, non eccedendo nell’esercitare la forza nei limiti della correttezza come previsto dalla legge.”

E’ forse questo il motivo per cui ci si dovrebbe indignare, non tanto per qualche pestone rifilato ingenuamente, e stupidamente vista la presenza dei media, dall’agente in questione: proprio la dichiarazione del capo della Polizia fa capire che nulla cambierà e che l’agente, di fatto, è già salvo. Impensabile che la Polizia non sappia chi è, come insopportabile è la reazione del Capo della polizia che, invece che annunciare nuove e vere misure anti-violenza della Polizia (come il numero di identificazione sui caschi degli agenti, che l’Unione Europea richiede espressamente ma che il Ministro dell’Interno in persona, Angelino Alfano, respinge al mittente con una foga rara per il personaggio) parla di non meglio precisate “punizioni”, salvo poi ribadire il mantra biblico: la Polizia non si tocca.

Scontri di Roma, spunta un altro video. Il viceministro Bubbico: "Li puniremo severamente" é stato pubblicato su Polisblog.it alle 09:56 di mercoledì 16 aprile 2014. Leggete le condizioni di utilizzo del feed.




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Ucraina sull’orlo della guerra civile

16 aprile E’ quasi guerra civile in Ucraina, dopo i tragici sviluppi di ieri: questa mattina è iniziata ufficialmente l’”operazione antiterrorismo” decisa da Kiev su Donetsk, nella parte orientale del Paese e dove i filorussi hanno occupato diversi edifici istituzionali e proclamato l’indipendenza della Repubblica di Donetsk diversi giorni fa.

Secondo l’agenzia russa Ria Novosti truppe ucraine sono entrate ad est di Sloviansk, dove “truppe corazzate” starebbero entrando in città. La Casa Bianca ha definito la situazione “pericolosa” ma appoggia in toto le scelte militari del governo di Kiev, una posizione respinta al mittente con durezza dal Cremlino, che ieri ha intimato a Kiev di non muovere un solo soldato sui “ribelli” filorussi. La situazione è sempre più esplosiva. Ieri sera la cancelliera tedesca ha telefonato al Presidente russo Vladimir Putin, ribadendogli le preoccupazioni europee per l’escalation di tensione e violenze nel paese ex-Csi. Il Cremlino converrebbe, diplomaticamente, sui rischi derivanti da una guerra civile, pur respingendo le accuse di essere il manovratore dei ribelli russofoni e di rappresentare la miccia della bomba ucraina, e ribadendo l’importanza dell’incontro a 4 tra Russia, Usa, Ue ed Ucraina in programma a Ginevra venerdì.

La guerra civile come rischio imminente in Ucraina è stato anche tra i timori espressi ieri dal primo ministro russo Dimitri Medvedev in una conferenza stampa, proprio mentre il vicepremier ucraino accusava Mosca in una conferenza stampa a Kiev, sostenendo la presenza di truppe delle forze speciali russe tra i ribelli rossofoni a Donetsk.

In questo video si vede una colonna di blindati ucraini, questa mattina, aggregarsi ai filorussi a Kramators’k, nell’Ucraina orientale.

Ucraina: blitz di Kiev nell’est, almeno 4 morti

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15 aprile Operazione militare di Kiev contro gli indipendentisti filorussi che in alcune città dell’est del paese avevano manifestato intenzioni indipendentiste. Il bilancio del blitz è per ora di 4 morti, ma soprattutto c’è un nuovo precipitare della situazione tra Ucraina e Russia. Putin ha chiesto all’Onu di condannare il gesto di Kiev, mentre gli Usa hanno giustificato il blitz sostenendo che il governo ucraino “doveva reagire”.

L’operazione contro i separatisti era iniziata stamattina, ma solo in serata è arrivato un primo bilancio (altre fonti parlano di 11 morti).
Il comandante delle operazioni, il generale Vladimir Krutov ha dichiarato che chi non deporrà le armi “sarà liquidato”. Il premier russo Medvedev ha invece detto che il paese è sull’orlo della guerra civile.

Sale la tensione

19.59 Continua a salire la tensione tra Kiev e Mosca: il presidente ucraino, Turcinov, ha lanciato un nuovo ultimatum per consegnare le armi entro le 8 di domattina, dopo aver affermato di avere intenzione di usare l’esercito per le sue operazioni antiterrorismo. Mosca ha parlato di “un ordine criminale” e ha chiesto una riunione urgente del Consiglio di sicurezza dell’Onu. Kiev si è invece impegnata a fornire le prove del coinvolgimento dei servizi segreti russi nelle rivolte nel vertice di Ginevra del 17 aprile.

13 aprile Continua ad aggravarsi la situazione in Ucraina, in cui molte città della parte orientale del paese sono in subbuglio nel tentativo di imitare la Crimea e raggiungere la separazione dalla nazione con conseguente annessione alla Russia. Kiev ha però deciso di reagire, facendo salire parecchio la tensione. Un “operazione antiterrorismo” è iniziata a Sloviansk, città dell’est dell’Ucraina, dove ieri uomini armati filo-russi hanno preso edifici dei servizi di polizia e di sicurezza. Ad annunciarlo è stato il ministro degli Interni ucraino Arsen Avakov, sottolineando “che Dio sia con noi”.

Prosegue anche l’occupazione di edifici governativi nelle aree russofone dell’Ucraina Orientale. A Donetsk uomini armati hanno occupato la sede della procura, dopo aver preso il Palazzo del Governo e del Commissariato.

Ucraina: le ultime notizie

19:52 - Il ministro degli esteri russo Sergey Lavrov ha dichiarato che Mosca non ha alcun piano di annessione delle regioni sud-orientali dell’Ucraina. Durante un’intervista a una tv del suo paese, il capo della diplomazia russa ha detto:

“Noi non possiamo avere un tale desiderio, questo contraddice gli interessi della Federazione russa”

Intanto il parlamento della Crimea ha approvato all’unanimità la sua nuova costituzione e ha riconosciuto come lingue nazionali il russo, l’ucraino e il tataro.

12:28 - Il procuratore capo russo Iuri Ciaika ha detto che la Russia non concederà all’Ucraina l’estradizione del suo ex presidente Viktor Yanukovich che anzi è considerato “presidente legittimo”. Inoltre, Ciaika ha annunciato che Mosca ha chiesto all’Interpol di inserire Dmitro Iarosh, leader del movimento paramilitare Pravi Sektor, tra i ricercati internazionali. Iarosh è uno dei candidati alle elezioni presidenziali in Ucraina del 25 maggio.

10:12 - Il comando supremo della Nato ha diffuso delle foto satellitari che ritrarrebbero un numero di soldati compreso tra le 35mila e le 40mila unità vicino al confine tra Russia e Ucraina, equipaggiati con veicoli da combattimento di fanteria, carri armati, aerei da combattimento e artiglieria. Le foto sono date tra il 22 e il 24 marzo e una è del 2 aprile 2014, ma la Russia ha risposto che si tratta invece di immagini relative a esercitazioni dell’agosto 2013. Pochi minuti fa la Nato, attraverso il suo sito web, ha ribadito che le foto sono di queste ultime settimane e che dimostrano che quelle forze armate stanno destabilizzando la regione, perciò il Consiglio della Nato ha invitato più volte la Russia a ritirare le truppe dal confine con l’Ucraina. Ecco nella gallery le foto pubblicate dalla Nato

Foto Nato delle truppe russe al confine con l'UcrainaFoto Nato delle truppe russe al confine con l'UcrainaFoto Nato delle truppe russe al confine con l'UcrainaFoto Nato delle truppe russe al confine con l'UcrainaFoto Nato delle truppe russe al confine con l'UcrainaFoto Nato delle truppe russe al confine con l'UcrainaFoto Nato delle truppe russe al confine con l'UcrainaFoto Nato delle truppe russe al confine con l'UcrainaFoto Nato delle truppe russe al confine con l'UcrainaFoto Nato delle truppe russe al confine con l'Ucraina

Venerdì 11 aprile 2014 - Barack Obama, Presidente degli Stati Uniti, ha sentito telefonicamente Angela Merkel, cancelliera tedesca, e con lei ha parlato della necessità che gli Usa, insieme con l’Unione Europea e gli altri partner “si preparino a rispondere a una ulteriore escalation russa in Ucraina con nuove sanzioni“. Secondo i due leader la Russia deve ritirare le sue truppe dai confini con l’Ucraina. In base a quanto riferito dalla Casa Bianca, c’è la possibilità che molto presto si incontrino i ministri degli Esteri di Ucraina, Russia, Usa e l’alto rappresentante dell’Unione Europea.

Amnistia per filorussi che consegnano le armi

Giovedì 10 aprile 2014 - Il presidente a interim dell’Ucraina, Olexsandr Turcinov, ha assicurato che ci sarà un’amnistia per gli insorti filorussi che consegneranno le armi e lasceranno liberi gli edifici amministrativi che sono ancora occupati. Poche ore prima, però, il ministro degli Interni Arsen Avakov aveva usato toni più duri: “Qualora i negoziati con i militanti separatisti dovessero fallire, useremo la forza”. L’ultimatum scadrà tra 48 ore, ma al momento sembra difficile che si possa trovare un accordo.

Repubblica di Donetsk

23:33 - La Cnn ha riferito, citando come fonte l’ufficio del presidente ucraino Olekasender Turchinov, che le forze speciali di Kiev hanno ripreso in controllo del quartier generale delle forze armate a Donetsk che stamattina erano state occupate da manifestanti filorussi che hanno proclamato la Repubblica di Donetsk e indetto un referendum per l’11 maggio.

18:55 - Il portavoce della Casa Bianca Jay Carney ha affermato che gli Stati Uniti hanno chiesto a Vladimir Putin di mettere fine ai tentativi di destabilizzazione dell’Ucraina e hanno sottolineato la loro preoccupazione sulle occupazioni che i manifestanti filorussi stanno portando avanti nelle sedi del governo di Donetsk, Luhansk e Khariv. Washington ha avvertito che in caso di nuove violazioni ci saranno delle sanzioni per la Russia.

Lunedì 7 aprile 2014 - Gli attivisti filorussi che da ieri occupano alcuni edifici pubblici nella parte orientale dell’Ucraina hanno proclamato oggi la nascita della Repubblica del popolo di Donetsk. I manifestanti hanno letto un documento in cui si spiega che la nuova Repubblica costruirà i suoi rapporti sulla base del diritto internazionale e dei principi di uguaglianza. Secondo l’agenzia Itar-tass, inoltre, hanno anche annunciato un referendum per sancire l’annessione alla Russia, proprio come avvenuto in Crimea. La data scelta per il referendum è domenica 11 maggio 2014. Gli autori del blitz hanno anche chiesto al presidente della Federazione Russa Vladimir Putin di inviare nella regione orientale dell’Ucraina dei peacekeeper.

Tutta la zona è in agitazione e anche l’attuale governo ucraino si è mosso per cercare di tenere sotto controllo la situazione. In particolare il ministro dell’Interno Arseni Avakov ha raggiunto Kharkiv, una delle città occupate dai filorussi, mentre il vice-premier Vitaliy Yarema è andato a Donetsk dove arriverà anche Iulia Timoshenko, candidata alla presidenza, che sospetta che sotto le azioni dei manifestanti filorussi che hanno occupato numerosi luoghi della zona Est dell’Ucraina, ci sia l’influenza dei servizi segreti di Mosca.
Intanto Putin ha partecipato a una riunione degli 007 russi e ha detto che non si deve permettere che in Russia le Ong sia usate per scopi distruttivi come è avvenuto in Ucraina.

Il segretario generale dell’Osce Lamberto Zannier ha detto che se quello che sta succedendo in Ucraina fa emergere evidenti spaccature e concreti rischi di guerra civile, per questo è indispensabile trovare un terreno di accordo anche a livello internazionale, altrimenti c’è la possibilità che si crei una frattura tra Est e Ovest.

Filorussi proclamano Repubblica di Donetsk

Ucraina sull'orlo della guerra civile é stato pubblicato su Polisblog.it alle 09:27 di mercoledì 16 aprile 2014. Leggete le condizioni di utilizzo del feed.




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