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Medu: lo sfruttamento dei braccianti nella “California d’Italia’

24-lug-14

eboliE’ stata definita la “California d’Italia” per la ricchezza, la varietà e l’eccellenza dei prodotti della sua agricoltura. Il recente studio Piana del Sele – Eboli: lo sfruttamento dei braccianti immigrati (e non solo) nella “California d’Italia” di Medici per i Diritti Umani (Medu) si addentra però nelle condizioni di chi è impiegato nelle attività agricole di quei 500 chilometri quadrati di terreno fertile che si estende a sud di Salerno, a Piana del Sele.
Secondo una stima si tratta per il 60-80 % di lavoratori migranti. Il loro arrivo è da collocarsi intorno agli anni Novanta e si è intensificato in seguito alla contrazione dell’offerta della manodopera locale. Il sistema di grave sfruttamento ed emarginazione sociale ha resistito allo smantellamento del ghetto di San Nicola Varco, avvenuto nel 2009, che accoglieva oltre mille braccianti immigrati nei picchi stagionali. Da allora sono mutate le condizioni abitative, sono migliorate le condizioni igienico-sanitarie, è aumentato il numero di migranti in possesso di un regolare permesso di soggiorno ma dalle testimonianze e dai dati raccolti emerge che continuano a perpetuarsi caporalato, pratiche fraudolente, retribuzioni inferiori al salario minimo, irregolarità contributive, vendita di falsi contratti di lavoro, scarso accesso alle cure e al Servizio Sanitario Nazionale.

L’intervento di Medu
Nel gennaio 2014 Medu (Medici per i Diritti Umani) ha avviato il progetto “TERRAGIUSTA. Contro lo sfruttamento dei lavoratori migranti in agricoltura” in collaborazione con l’ Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione (ASGI) e il Laboratorio di Teoria e Pratica dei Diritti (LTPD) del Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università Roma Tre.
Nei mesi di maggio e giugno, un team di Medu ha intervistato 177 lavoratori migranti e prestato prima assistenza medica e orientamento socio-sanitario a 133 persone, attraverso l’ambulatorio mobile che rientra nel progetto Terragiusta e che ha operato presso la sede FLAI/CGIL di Santa Cecilia (Eboli) e lungo la litoranea Salerno-Paestum (zona di Campolongo). Gli intervistati sono soprattutto uomini con un’età media di 35-36 anni, impiegati in agricoltura, provenienti dal Marocco e titolari di un regolare permesso di soggiorno per motivi di lavoro.

Il lavoro, lo sfruttamento e l’illegalità
Il 62% dei lavoratori stranieri in possesso di un contratto di lavoro (il 75%) ha dichiarato di percepire una paga giornaliera di 30 euro al giorno (a fronte dei 48 euro previsti dai contratti collettivi vigenti) e il 64% ha affermato di vedersi riconosciuto un numero inferiore di giornate lavorative rispetto a quelle effettivamente svolte (il 17% ha dichiarato di non sapere se ha ricevuto versamenti contributivi mentre il 19% non ha risposto alla domanda). Il 12% dei migranti in possesso di un contratto di lavoro ha ammesso il ricorso al caporalato. Si rileva come il modello di agricoltura presente sia ancora basato sullo sfruttamento dei braccianti immigrati e sul caporalato anche in presenza di un regolare contratto di lavoro, presentando poche differenze in termini di adeguatezza salariale rispetto al lavoro nero. Si evidenzia come tale modello sia strutturalmente definito e faccia leva sulla paura e sulla condizione di vulnerabilità dei migranti: buste paga fittizie, vendita di falsi contratti di lavoro che possono arrivare a costare fino a 6000 euro in concomitanza ai decreti flussi stagionali, compravendita dei contratti utili al rinnovo del permesso di soggiorno.

La salute e la mancata integrazione
Le condizioni di salute dei braccianti sono strettamente dipendenti da quelle lavorative e sociali. Alle patologie propriamente conseguenti al tipo di lavoro svolto (allergiche, cutanee e dell’apparato muscolo-scheletrico) si aggiunge il mancato accesso al Servizio Sanitario Nazionale e alle cure. Dal Rapporto emerge che «il 15,6% dei lavoratori intervistati ha affermato di entrare in contatto diretto o indiretto con fitofarmaci e, nell’80% dei casi, di non fare uso della mascherina protettiva. Inoltre l’86% dei braccianti, pur utilizzando presidi di sicurezza come guanti e scarpe, è obbligato in quattro casi su cinque a procurarseli autonomamente poiché non gli vengono forniti, come sarebbe d’obbligo, dal datore di lavoro». Anche le condizioni abitative, pur avendo superato la conformazione del ghetto, rivelano la persistenza dell’esclusione e dell’isolamento.

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Tratto dal blog cronachediordinariorazzismo.org

Rimpatrio volontario assistito

24-lug-14

images (2)Il Consiglio Italiano per i Rifugiati (CIR) insieme a CISP e Oxfam Italia presentano un progetto di Ritorno Volontario Assistito, finanziato dal Fondo Rimpatri 2013 – Az 3,azione che ha l’obiettivo di rendere sostenibile il ritorno nel paese di origine attraverso la pianificazione di micro-progetti. Il progetto si rivolge a 80 persone provenienti da Algeria, Ghana, Perù, Ecuador, Colombia.
Segnaliamo l’iniziativa ai cittadini provenienti da questi paesi, che desiderino tornare nel proprio paese di origine.

Qui le schede, in varie lingue, del progetto
Qui la locandina informativa

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Tratto dal blog cronachediordinariorazzismo.org

Uffici Presidenza Camera e Senato approvano documento su introduzione tetti retribuzioni dipendenti

24-lug-14
Giovedì 24 7 2014

Il Consiglio di Presidenza del Senato della Repubblica e l’Ufficio di Presidenza della Camera dei deputati hanno approvato, nella riunione odierna, un identico documento in tema di introduzione di tetti massimi alle retribuzioni dei dipendenti delle due Istituzioni in analogia con quanto disposto dal decreto-legge n. 66 del 2014 per il personale delle altre pubbliche amministrazioni.

Anche attraverso tale misura, Camera e Senato intendono contribuire allo sforzo di risanamento delle finanze pubbliche, proseguendo con decisione sul terreno del contenimento dei propri costi di funzionamento.

Sulla base degli indirizzi oggi approvati si avvierà immediatamente la fase di contrattazione con le relative organizzazioni sindacali al fine di giungere alle conclusive deliberazioni finali.

Il documento, in sintesi, prevede l’adesione ai princìpi dettati dal suddetto decreto-legge, adeguandoli alle specifiche caratteristiche del lavoro presso le istituzioni parlamentari che richiedono, tra l’altro, di salvaguardare i rapporti retributivi attualmente esistenti tra le diverse categorie professionali, stabilendo così un tetto alle retribuzioni per ciascuna di esse. Il documento oggi approvato prevede, inoltre, di incidere gradualmente anche sui trattamenti retributivi in essere attraverso una loro effettiva e strutturale riduzione, mediante l’applicazione di un contributo straordinario fino al raggiungimento dei tetti stabiliti.

Tali indirizzi si collocano nell’ambito di un contestuale e più generale processo di riforma delle amministrazioni parlamentari, volto ad omogeneizzare le condizioni giuridiche ed economiche del personale delle Camere nella prospettiva del ruolo unico dei dipendenti del Parlamento e di una complessiva riorganizzazione delle strutture.

Tratto da senato.it

Giovedì 24 Luglio 2014 – 291ª Seduta pubblica : Comunicato di seduta

24-lug-14
Seduta Pomeridiana
Ora inizio: 16:07

In apertura di seduta il presidente Grasso ha comunicato gli esiti della Conferenza dei Capigruppo che ha proceduto alla ripartizione dei tempi per la discussione del ddl costituzionale di riforma della seconda parte della Costituzione, al fine di giungere alla votazione finale l’8 agosto.

La sen. De Petris (Misto-SEL) ha evidenziato che le opposizioni si sono riunite per avanzare una proposta ragionevole, ma la maggioranza ha risposto in modo sprezzante con la ghigliottina, inapplicabile alla procedura di revisione costituzionale. L’arroganza del Governo è volta a nascondere la sua incapacità di affrontare le emergenze economico sociali del Paese e di ottenere risposte in Europa.

La sen. Comaroli (LN-Aut) ha proposto di inserire in calendario, lunedì 4 agosto, l’esame del bilancio interno del Senato.

Il sen. Paolo Romani (FI-PdL) ha precisato che sono stati avanzati molti tentativi di mediazione. La ghigliottina non consentirà di svolgere un dibattito vero: ha rivolto quindi un appello a ritirare gli emendamenti inutili per poter discutere e votare i punti più importanti, tra cui l’elettività del Senato e la ripartizione delle competenze tra Stato e Regioni.

Il sen. Petrocelli (M5S) ha sottolineato che il suo Gruppo ha presentato soltanto duecento emendamenti, tutti di merito. E’ il Governo a cercare il muro contro muro.

Il sen. Mario Mauro (PI) ha espresso rammarico per la mancanza di spirito costituente che si evince dall’assenza di risposte a questioni di principio rilevanti.

Il sen. Centinaio (LN-Aut) ha sottolineato che in Conferenza dei Capigruppo le opposizioni hanno fatto proposte concrete e sarebbero state disponibili a ritirare gli emendamenti: Governo e maggioranza, tuttavia, non hanno fornito risposte perché non vogliono discutere il merito ma assecondare la fretta del premier. Dopo il voto sul calendario, la Lega andrà al Quirinale.

Tratto da senato.it

Augusta: nudi nel porto

24-lug-14

31e287c4-c534-48b7-93f1-d46fc1c85c6f (1)Uomini nudi chinati sotto le tubature delle condotte idriche per lavarsi. L’immagine sta facendo il giro della rete. Sono uomini nel cortile del porto commerciale di Augusta, in Sicilia. Uomini – e donne – appena arrivati in Italia dopo uno dei tanti estenuanti e pericolosi viaggi in mare, passando prima per il deserto e il Maghreb.

A raccontarlo c’è l’articolo scritto da Rosa Tomarchio e pubblicato da webmarte.tvdove si vede anche la fotografia.
La giornalista riferisce diuomini e donne, senza distinzioni di età, completamente nudi. Senza alcuna distinzione di sesso e di luogo di pertinenza dove poter nascondere le proprie nudità. Non si può stare in piedi. Solo accovacciati sotto il getto d’acqua. Questo passa il governo. Tra le condotte idriche alte un metro da terra, [..] nessun separè tra la zona donne e la zona uomini. Tutti insieme nudi nello stesso cortile, a pochi metri le une dagli altri”.
Lo stile usato dalla giornalista nell’articolo lascia spazio a dubbi e possibile critiche sulle parole scelte e sui toni. Ma l’immagine, la situazione, se davvero corrispondono a verità, lasciano senza parole. “Uno spaccato di vita terribile, scioccante” commenta la giornalista. Almeno, così dovrebbe essere: l’immagine ha un precedente molto vicino, seppur non identico. Come non pensare infatti ai migranti nudi e irrorati dal getto del disinfettante antiscabbia, nel centro di “accoglienza” di Lampedusa (ne abbiamo parlato qui)? Una vergogna, uno scandalo, si disse. Ma, evidentemente, al peggio non c’è mai fine. Lontano dagli sguardi mediatici e dalle istituzioni, i centri siciliani sono totalmente al collasso. In situazioni come queste, troppo spesso l’umanità, il rispetto, la dignità passano in secondo piano. Le associazioni che operano sul campo da tempo parlano di una situazione totalmente ingestibile, dove avvengono continue violazioni (qui la testimonianza di Carmen Cordaro, avvocato del circolo arci Thomas Sankara a Messina, e le ultime info sui centri dall’associazione Sicilia Borderline).
Intanto, il centro di Lampedusa, proprio quello incriminato per i “getti antiscabbia”, è stato riaperto: venerdì scorso sul molo sono sbarcate 1400 persone, per lo più di origine eritrea, somala o siriana. Il centro è chiuso per dei lavori di ristrutturazione, ma viene riaperto d’urgenza, e ad occuparsene è ancora la cooperativa Lampedusa Accoglienza, proprio quella che aveva messo in atto i “getti” anti-scabbia.
Abbiamo cercato di contattare attivisti di Augusta per verificare ciò che è successo senza riuscirci. Cercheremo di farlo nelle prossime ore.

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Tratto dal blog cronachediordinariorazzismo.org

PHOTOS: Typhoon Glenda Left Trail of Destruction in the Philippines

24-lug-14

Typhoon Glenda (International name: Rammasun) damaged many structures in Southern Luzon, located south of Manila in the Philippines. Photos shared by Citizens’ Disaster Response Center.

Impact of typhoon Glenda in the Philippines. Photo from Facebook page of Citizens' Disaster Response Center

Impact of typhoon Glenda in the Philippines. Photo from Facebook page of Citizens’ Disaster Response Center

Written by Mong Palatino
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Open source education for lifelong learners

24-lug-14

In the world of the Internet, where everything is so easily available, it seems like all technology is a benefit to online learners. For those who aren’t able to use the available traditional resources for various reasons, open source technology specifically is a huge boon. Let me share my seven-year journey of using open source and how it helped me add more value to both my personal and professional lives.

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Il mare. C’è un prima e c’è un dopo.

24-lug-14

imagesPrima di prendere il mare. Dal reinsediamento alla missione umanitaria. Questo il titolo del convegno promosso dalla Presidenza della Camera Martedì 23 luglio, aperto oltre che ai rappresentanti delle istituzioni e alla stampa, anche alle organizzazioni della società civile.

Il convegno è stato organizzato su sollecitazione del sen. Luigi Manconi, Presidente della Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani del Senato e dell’associazione A buon diritto, a partire dal “Piano di ammissione umanitaria” presentato subito dopo la strage del 3 ottobre scorso. “Il cuore del piano- come ha spiegato lo stesso Manconi- è anticipare le richieste di protezione internazionale nei paesi di transito” grazie a una Rete diplomatica del servizio europeo di azione estera e con la collaborazione di Acnur e delle organizzazioni umanitarie internazionali. L’apertura di corridoi umanitari e la riforma del Regolamento Dublino III sono le altre proposte avanzate nel piano.
La sollecitazione effettuata con il convegno si colloca esplicitamente nel semestre di Presidenza italiana dell’Unione Europea perchè, ha ricordato il senatore, “la vera questione è la volontà politica“. E si tratta di vedere se il Presidente del Consiglio ne ha, aggiungiamo noi.
Che cosa fare prima che i migranti si avventurino in viaggi che mettono a rischio la loro vita? Cosa fare di Mare nostrum? Quali le politiche alternative che potrebbero essere adottate a livello nazionale ed europeo?
Che “nel Mediterraneo è in corso una guerra tra le persone e il mare” (parole pronunciate in apertura dalla Presidente della Camera) è purtroppo ormai noto a chiunque legga un giornale. Ma è una mezza verità. A questo bisogna aggiungere che nella guerra c’è un terzo attore ed è l’Europa, intesa come Unione Europea ma anche come sommatoria dei suoi stati membri.
Considerazione imbarazzante per un’alta carica dello Stato e dunque omessa ma più o meno implicita nelle sue parole: “il Mediterraneo è una frontiera europea, il salvataggio in mare deve essere una responsabilità condivisa”.
Purtroppo tra le proposte suggerite torna anche quella dell’affidamento all’agenzia europea Frontex della missione di salvataggio e soccorso in mare: “il mandato di Frontex è stato ampliato ma non è sufficiente”. Insomma l’unica strada possibile sembra quella della militarizzazione degli interventi di soccorso in mare.
Ma, ci chiediamo noi, come può un’agenzia istituita per altri fini (il controllo dei mari e delle frontiere esterne ai fini del contrasto dell’immigrazione irregolare) svolgere questo ruolo? Per altro l’Europa (in sede di Consiglio europeo) ha risposto negativamente, nonostante ciò che ha affermato di nuovo ieri il Ministro dell’Interno. Secondo la Commissaria Malstrom Frontex “è troppo piccola per svolgere questo ruolo”.
L’altra proposta chiave su cui si è soffermata la Presidente della Camera è quella delle operazioni di reinsediamento:le organizzazioni internazionali, insieme all’Easo, potrebbero intervistare i profughi nei paesi di transito e selezionare le persone da trasferire in Europa”.
Perchè ciò sia possibile serve la volontà politica ha ricordato la presidente, considerazione ribadita dal delegato Unhcr per il Sud Europa Lauren Jollens e da Christopher Hein, direttore del Cir.
Se il 2013 è stato un anno straordinario con il più alto numero di migranti forzati dalla seconda guerra mondiale in poi (51,2 milioni nel mondo, 6 milioni in più rispetto al 2012), la maggioranza di queste persone vive nel Sud del mondo (86%), in Occidente arriva solo il 14%. Dunque: il flusso di profughi e richiedenti asilo che arriva in Italia è sicuramente eccezionale, “siamo costretti a un grande sforzo, ma questo sforzo va inquadrato nel contesto internazionale”.
Le frontiere post seconda guerra mondiale sono saltate o si sono spostate in paesi di cui non sappiamo nulla”: constata infatti il sottosegretario agli affari Esteri Mario Giro. Dunque ciò che serve “sono una nuova politica estera comune a livello europeo e, a livello nazionale, nuovi strumenti di presenza diplomatica anche temporanei.” Non è chiarissimo a cosa si pensi.
Applicazione della direttiva europea sulla protezione temporanea (mai applicata), creazione di presidi internazionali nei paesi di origine e di transito, assunzione da parte dell’Unione Europea della competenza in materia di politiche migratorie (a tutt’oggi competenza riservata agli stati nazionali), apertura di corridoi umanitari (“non è vero che fungerebbero da attrazione, sono le condizioni in cui vivono a spingere le persone a partire”), protezione internazionale estesa ai figli dei rifugiati, ampliamento delle maglie dei ricongiungimenti familiari: queste le ricette proposte da Giro.
Meno, per così dire, nuove le parole del Ministro dell’Interno Alfano. Sebbene affermi che “sarei ipocrita se dicessi che vedere le 365 bare in fila a Lampedusa non mi ha fatto cambiare approccio per ciò che riguarda l’immigrazione”, sembra che il suo approccio sia purtroppo sempre e prevalentemente sicuritario. Il Ministro ha prevalentemente scaricato sul Ministero degli Affari Esteri le responsabilità del “cosa fare prima del mare” individuando nelle frontiere il tema centrale. “Neanche gli storici più esperti possono individuare nella storia una confederazione di stati che abbia eliminato le frontiere interne senza presidiare quelle esterne.” E quindi i circa 1,8 miliardi di euro a ciò destinati dall’Unione Europea tra il 2007 e il 2013, (518 milioni quelli destinati a Frontex tra il 2006 e il 2012) a cosa sarebbero serviti?
C’è qualcuno nelle stanze ministeriali che pensa seriamente che le frontiere europee esterne sono “aperte”?
C’è il rischio in Europa di una deriva xenofoba“. Come si combatte secondo il Ministro? “Selezionando i richiedenti asilo lì”. Lì dove? Come ha ben spiegato il Delegato dell’Unhcr Lauren Jollens (l’intervento migliore, capace di evidenziare l’impraticabilità attuale di alcune delle proposte avanzate nel convegno), “servono soluzioni commisurabili all’entità del problema da affrontare”.
Per Jollens “procedure di valutazione delle domande di asilo nei paesi di transito non sono possibili in mancanza di condizioni di sicurezza“. L’Unhcr ha dovuto lasciare la Libia, solo per fare un esempio non del tutto secondario.
D’altra parte, “l’accettazione delle domande di asilo nelle ambasciate europee rischia di non risultare gestibile a meno che non siano effettuati investimenti consistenti”. Le persone da reinsediare nel 2013, ricorda Jollens, erano 3 milioni. L’Unhcr ha lanciato un appello ai paesi europei; hanno risposto 22 paesi dando la disponibilità ad accogliere 35mila persone, di cui 25mila sono state accolte dalla Germania.
35mila su 3 milioni.
Il delegato ha concluso ricordando che serve un approccio globale: non è possibile concentrarsi solo su una singola fase (una critica implicita all’impostazione del convegno?). “Qualsiasi soluzione percorsa non può consistere in un tentativo di delegare la gestione del fenomeno ad altri paesi.” Più chiaro e trasparente non avrebbe potuto essere.
Per concludere, il convegno non è stato affatto inutile come spesso capita in iniziative simili. Ci sono proposte, a partire da quella di un’iniziativa italiana per la riforma del regolamento Dublino III, dalla richiesta di applicare la Direttiva Ue sulla protezione temporanea e dalla proposta di modificare (in senso favorevole agli interessati) la legislazione sui ricongiungimenti familiari che sono condivisibili.
Resta almeno a noi la sensazione che ieri nella Sala della Regina non si sia parlato, se non in via incidentale, del sistema di accoglienza che nel frattempo diventa urgente rafforzare. Qui. Ed ora.

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Tratto dal blog cronachediordinariorazzismo.org

How do team dynamics relate to open source?

24-lug-14

Recently I had the opportunity to watch a soccer game (football to the majority of the world). This game was one of the most amazing displays of team effort I’ve ever had the privilege of watching. (Here’s an obligatory link if you don’t know to which game I refer). Almost every score was predicated with a series of passes and touches by various players. There was a level of unselfish play and team spirit I don’t often see when observing professional sports.

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Pino Casamassima, Bandite! Brigantesse e partigiane – Il ruolo delle donne col fucile in spalla.

24-lug-14

C’è un filo rosso che unisce le storie delle brigantesse e delle partigiane. Le donne che a cavallo dell’Unità d’Italia imbracciarono il fucile, lo fecero dopo la rottura di un equilibrio domestico e umano determinato dall’uccisione o cattura del loro uomo o per seguirlo in un destino ribelle contro uno Stato che non riconoscevano.
Quelle che scelsero la lotta armata, unendosi ai partigiani durante la Repubblica sociale, risposero a un doppio richiamo: affettivo e civile, rivendicando la loro essenza di donne: «Non abbiamo fatto la guerra noi», dice una di esse. «Abbiamo fatto solo le donne».

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Pino Casamassima, Bandite! Brigantesse e partigiane – Il ruolo delle donne col fucile in spalla.
Collana Senza finzione, Stampa Alternativa, 2012
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L’opera viene rilasciata sotto licenza Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate.

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Teresa Valiani e Raffaella Viccei, Lupo. La vera storia del bandito Valerio Viccei – Passioni, ossessioni e scelte dell’“uomo d’oro”.

24-lug-14

Una vita dentro a un grido, l’ultimo, che concentra in un istante migliaia di emozioni, tutte a tinte forti. Teresa Valiani e Raffaella Viccei raccontano l’uomo che hanno conosciuto in momenti diversi, la sua sfrontatezza, l’intolleranza alle regole vissuta, come in un paradosso, per tanti anni dietro le sbarre. Ma anche il suo volto inedito,
di figlio, fratello, amico. Valerio Viccei andava avanti, solo avanti, troppo, per diventare “un bandito in pensione”. Così è il Lupo raccontato da chi lo ha visto vivere da capobranco e morire come chi brucia la candela da entrambe le parti.
La famiglia Viccei rompe il silenzio e racconta senza censure una vita “contro”, il viaggio all’inferno nei penitenziari di massima sicurezza italiani e inglesi e la profonda sofferenza di chi ha visto il proprio primogenito trasformarsi da un giorno all’altro nel pericolo pubblico numero uno.
Fino alla rivelazione finale.

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Teresa Valiani e Raffaella Viccei, Lupo. La vera storia del bandito Valerio Viccei – Passioni, ossessioni e scelte dell’“uomo d’oro”.
Collana Senza finzione, Stampa Alternativa, 2012
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Giovedì 24 Luglio 2014 – 290ª Seduta pubblica : Comunicato di seduta

24-lug-14
Seduta Antimeridiana
Ora inizio: 09:31

L’Assemblea ha ripreso l’esame del ddl costituzionale n. 1429, e connessi, recante disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, il contenimento dei costi delle istituzioni, la soppressione del CNEL e la revisione del titolo V della Costituzione.

E’ ripresa la votazione degli emendamenti volti ad inserire norme prima dell’articolo 1, riguardanti la circoscrizione estero.

Il sen. Mario Mauro (PI) ha invitato il Governo a sospendere l’esame del ddl costituzionale per passare all’esame della legge elettorale.

Il sen. Divina (LN-Aut) ha denunciato la deriva cesarista legata all’atteggiamento del premier che aizza i cittadini contro le istituzioni. Ha ricordato inoltre che le minoranze stanno difendendo non i loro privilegi, bensì il diritto dei cittadini di scegliersi i propri rappresentanti.

Secondo il sen. Morra (M5S), agitando la minaccia di elezioni anticipate per ridurre al silenzio la minoranza, il premier conferma quel piglio autoritario che lo induce a rifiutare ogni mediazione politica per sbloccare l’impasse.

Il sen. De Cristofaro (Misto-SEL) ha invitato il Governo a riflettere: nonostante la demolizione sistematica dell’immagine del Parlamento, i cittadini non apprezzano il Senaticchio non elettivo prefigurato dal ddl. Sarebbe meglio abolire il Senato.

Secondo Minzolini (FI-PdL) il vero ostruzionista è il premier: se ascoltasse l’opinione pubblica e il Parlamento, accettando un Senato elettivo anziché nominato, la riforma costituzionale sarebbe approvata rapidamente.

Secondo il sen. D’Anna (GAL) non si comprende attraverso quale mutazione un PD che avversava la riforma costituzionale del 2004 e non perdeva occasione per denunciare l’autoritarismo di Berlusconi, si acconci, per interessi di partito, ad assecondare un progetto restrittivo della libertà che umilia il Senato e prevede un meccanismo elettorale simile alla legge Acerbo.

Il sen. Zanda (PD), constatato l’andamento dei lavori, ha chiesto al Presidente Grasso di convocare una nuova Conferenza dei Capigruppo per rendere il dibattito costruttivo ma anche conclusivo.

La seduta è sospesa.

Tratto da senato.it