Anonimo della tenzone dello sparviere, Vis’ amoros’, angelico e clero

Vis’ amoros’, angelico e clero,
in cui regna savere e cortesia,
non v’apellate di tapin mestero
per creder cosa ch’esser non poria.
Ch’io partisse da voi core e penzero?
Inanti foss’io morto quella dia:
ch’io altra gioia non voglio né spero
se no la vostra gaia segnoria.
E ben confesso, sono alti salito,
pensando che cangiato son d’amare
da voi, cui sono fedele e gechito.
Chi altro vi fa credere o pensare
è disleale, larone e traìto,
che vuol la nostra gioia disturbare.