Re Giovanni, Donna, audite como

Donna, audite como
mi tegno vostro omo
e non d’altro segnore.
La mia vita fina
voi l’avete in dot[t]rina
ed in vostro tenore.
Oi chiarita spera!
la vostra dolze ciera
de l’altr[e] è genzore.
Così similemente
è lo vostro colore:
color non vio sì gente
nè ‘n tinta, nè ‘n fiore;
ancor la fior sia aulente,
voi avete il dolzore.
Dolze tempo e gaudente
inver[i] la pascore!
ogn’om che ama altamente
si de’ aver bon core
di cortese e valente
e le[a]l servitore
inver donna piagente,
cui ama a tut[t]ore.
Tut[t]ora de’ guardare
di fare fallanza
chè non è da laudare
chi non à leanza,
e ben de’ om guardare
la sua [o]noranza.
Certo be[n] mi pare
che si facc[i]a blasmare
chi si vuole orgogliare
là ove non à possanza.
E chi ben vuol fare,
sì si de’ umiliare
inver sua donna amare
e fare conosc[i]anza.
Or venga a rid[d]are
chi ci sa [ben] andare,
e chi à intendanza
si degia allegrare
e gran gioia menare
per [sua] fin[a] amanza;
chi no lo sa fare,
non si facc[i]a blasmare
di trarersi a danza.
Fino amor m’à comandato
ch’io m’allegri tut[t]avia,
faccia sì ch’io serva a grato
a la dolze donna mia,
quella c’amo più ‘n celato
che Tristano non facia
Isotta, como cantato,
ancor che li fosse zia.
Lo re Marco era ‘nganato
perchè ‘n lui si confidia:
ello n’era smisurato
e Tristan se ne godia
de lo bel viso rosato
ch’ Isaotta blond’ avia:
ancor che fosse pec[c]ato,
altro far non ne potia,
c’a la nave li fui dato
onde ciò li dovenia.
Nullo si facc[i]a mirato
s’io languisco tut[t]avia,
ch’io sono più ‘namorato
che null’altro omo che sia.
Perla, fior de le contrate,
che tut[t]e l’altre passate
di belleze e di bontate,
donzelle, or v’adornate,
tut[t]e a madon[n]a andate
e mercede le chiamate,
che di me agia pietate;
di que’, ch’ell’à, rimembranza
le degiate portare;
già mai ‘n altra [‘n]tendanza
non mi voglio penare,
se no ‘n lei per amanza,
chè lo meglio mi pare.
Dio mi lasci veder la dia
ch’io serva a madonna mia
a piacimento,
ch[e] io servire le vor[r]ia
a la fiore di cortesia
e insegnamento.
Meglio mi tegno per pagato
di madonna,
go che s’io avesse lo contato
di Bologna
e la Marca e lo ducato
di Guascogna.
E le donne e le donzelle
rendano le lor castelle
senza tinere.
Tosto tosto vada fore
chi non ama di bon core
a piacere.