Luciana Bellini – C’è una volta la Maremma

C’è un vicolo a Scansano “che scende e va”. È il “Vicolo dell’Addobbi”, un nome che sa di festa. E c’era una volta una cittina che c’è nata e cresciuta. Ma senza di lei il vicolo non è più lo stesso, ha messo il muso, s’è ingrigito, non echeggia più gli schiamazzi e le rime di giochi lontani. L’infanzia di Luciana Bellini – è lei quella cittina – è tutta nelle pagine di questo libro dove si muovono, sotto i suoi occhi di piccola e sensibile spettatrice, personaggi che assomigliano a maschere felliniane: nonna Diomira, Checco col somaro, Nino il materassaio, il cenciaiolo, la Berciona, donne con le vestaglie infarinate, con le scarpe, le calze, le sottane tutte nere. Nere pure le forcelle nei capelli. Nero nero anche “Gesù ’n croce” soffocato nel buio delle tasche durante le Processioni dove le Madonne erano due, una “ricca”, inanellata e un po’ “spinosa”, l’altra, l’“Addolorata”, più “boncitta”, mamma umana e dolcissima. La scioltezza del dialetto esalta la descrizione, lucida e poetica, di persone e cose, azzera il tempo e ci riporta l’odore del vino, del pane, dello zucchero filato, della neve tinta da un goccio d’alchermes. Ogni pagina, da bianca e nera, si colora come il cielo riflesso nell’acqua della fonte: “E a me mi pareva di beve ’l cielo e ’nnicosa che dentro a quella pila c’entrava oltre all’azzurro, anche ’l bianco e ’l rosa de le nuvole”.

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Luciana Bellini, C’è una volta la Maremma
Collana Strade Bianche, Stampa Alternativa (fuori catalogo)
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