ASIA/INDIA – Il Gesuita premiato: “Intolleranza e insicurezza per le minoranze religiose, la politica agisca”

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New Delhi – “La violenza sociale a danno di cristiani e musulmani in India è preoccupante e va perseguita. Il governo federale non ha fatto abbastanza per fermare l’incitamento all’odio contro i cristiani e le altre minoranze”: lo dice all’Agenzia Fides padre Cedric Prakash, sacerdote e Gesuita indiano, giornalista, divulgatore e scrittore, appena insignito di un premio assegnato dalla Indian Catholic Press Association . Il 1° dicembre l’Associazione gli conferirà il prestigioso “Louis Careno Award for Excellence in Journalism”, apprezzando i suoi audaci scritti contro la violenza inter-comunitaria e il fondamentalismo, che guadagnano terreno nel subcontinente indiano. Prakash, fondatore ed ex direttore di “Prashant”, Centro culturale con sede ad Ahmedabad che sensibilizza sui temi legati a diritti umani, la giustizia e la pace, “nei suoi scritti incisivi e stimolanti su vari argomenti sociali, politici e religiosi ha aperto nuove strade. La sua analisi tagliente di questioni socio-culturali e politiche, ha generato dibattiti profondi nella società civile e nel mondo laico”, spiega una nota inviata a Fides dalla ICPA.
Rileva il Gesuita in un colloquio con Fides: “Da quando il Bharatiya Janata Party si è insediato al governo dell’India nel 2014, le minoranze religiose nel paese, soprattutto musulmani e cristiani, sono state oggetto di continue aggressioni. Sono intimidite, minacciate, discriminate, incarcerate illegalmente. Nel 2021 si registrano più di 300 aggressioni ai cristiani in tutta la nazione”:
Padre Prakash ricorda la triste vicenda del suo confratello Stan Swamy, arrestato ingiustamente nell’autunno 2020, e deceduto in ospedale a luglio scorso a causa del degrado della sua salute. Negli ultimi anni, osserva, i gruppi radicali legati che promuovono un nazionalismo religioso indù, fautori di violenza e intolleranza, “godono di maggiore impunità”, grazie a coperture nella politica, nella magistratura e nelle forze dell’ordine.
Spesso gli autori della violenza, spiega, “in modo falso e pretestuoso, accusano i cristiani o i missionari di convertire gli indù al cristianesimo tramite lusinghe, tramite il denaro o altre forme di aiuto”. Seguendo tale ideologia, otto Stati indiani hanno emanato leggi anti-conversione , provvedimenti che, “mirano a impedire agli indiani di abbracciare il cristianesimo o l’islam”. Questo approccio, aggiunge il sacerdote, viola la Costituzione indiana che sancisce libertà di predicare, praticare e professare la propria religione per tutti i cittadini.
Nella cerimonia di conferimento del Premio della ICPA, padre Prakash parlerà “dell’urgenza di tutelare a libertà religiosa, anche pensando al messaggio che il Primo Ministro Modi ha rivolto a Papa Francesco nel loro recente incontro in Vaticano, quando lo ha invitato a visitare il nostro paese”, dice, segnalando che questo è un “tema cruciale per la vita dei cristiani in India”.