Il datismo (terza e ultima parte)

” La narrazione non è il male. E’ vitale. Senza storie accettate da tutti su cose come il denaro, gli stati o le società per azioni, nessuna società umana complessa può funzionare. Non possiamo giocare a calcio a meno che ciascuno creda nelle stesse regole predefinite, e non possiamo godere dei benefici dei mercati e dei tribunali senza storie altrettanto inventate. Ma le storie sono soltanto strumenti. Non dovrebbero diventare i nostri obiettivi o i nostri parametri di riferimento. Quando dimentichiamo che si tratta solo di finzione, perdiamo il contatto con la realtà. Allora diamo inizio a guerre “per far guadagnare soldi all’azienda” o “per proteggere l’interesse nazionale”. Le aziende, il denaro e le nazioni esistono soltanto nella nostra immaginazione. Le abbiamo inventate perchè ci servissero; perchè ci troviamo nella condizione di sacrificare le nostre vite al loro servizio?

 

 

Nel XXI secolo creeremo narrazioni più potenti e religioni più totalitarie che in qualsiasi epoca precedente. Con l’aiuto della biotecnologia e degli algoritmi digitali queste religioni non soltanto controlleranno la nostra esistenza minuto per minuto, ma saranno in grado di  modellare i nostri corpi, cervelli e menti, e di creare interi mondi virtuali che includono inferni e paradisi.

 

 

Essere in grado di distinguere la finzione dalla realtà e la religione dalla scienza diventerà pertanto più difficile ma più indispensabile di quanto lo sia mai stato”.

 

 

(Yuval Noah Harari HOMO DEUS Breve storia del futuro )

 

 

In questo brevissimo passaggio estratto dal saggio del professor Harari è ben sintetizzato a nostro parere uno temi fondamentali in cui si dibatte la nostra società, alla ricerca di risposte o di scenari che ci portino in qualche modo a trovare parvenze di verità. Vogliamo definirle fake news o meglio e più scientificamente confirmation bias, fate Voi. Quello che vorremmo sottolineare con forza prendendo spunto dalle lucide riflessioni di Harari è che siamo, come sempre, Noi, a poter fare la differenza.  E le conferme a questo giudizio espresso dallo stesso Harari in più passaggi nel suo “Homo Deus” , il saggio che stiamo provando ad analizzare  su queste nostre pagine anche  in questo nostro conclusivo articolo, arrivano  semplici e dirette.   Ne avrete contezza se Vorrete proseguire la lettura degli ultimi passaggi del libro dello storico israeliano che abbiamo estratto qui di seguito. Ben ritrovati in questo nuovo anno di lavoro, vi aspettiamo per incontrarci dal vivo a #digit19 che si intitolerà – a buon intenditor poche parole – “In attesa di diventare dei”. Intanto grazie dell’attenzione e  buona lettura!

 

 

 

La rivoluzione umanista

 

se una multinazionale vuole sapere se è all’altezza del motto “Non essere malvagio”* è sufficiente che guardi l’ultima riga del bilancio. Se questa riporta un mucchio di denaro, significa che a milioni di persone piacciono i prodotti dell’azienda, e questo implica che è un fatto positivo. Se qualcuno avanza qualche obiezione in proposito e sostiene che la gente potrebbe fare scelte sbagliate, a costui sarà prontamente ricordato che il consumatore ha sempre ragione e che i sentimenti umani sono la fonte di ogni significato e autorità. Se milioni di persone scelgono liberamente di comprare i prodotti di questa azienda, chi siete voi per dire loro che stanno sbagliando?

 

 

Nel Medioevo l’origine da cui discendevano ogni senso e gerarchia era esterna, pertanto la pedagogia mirava a instillare obbedienza, far imparare le Scritture a memoria e a studiare le antiche tradizioni. Al contrario, la moderna pedagogia umanista vuole insegnare agli studenti a pensare con la propria testa. È giusto sapere che cosa hanno pensato Aristotele, Salomone e san Tommaso d’Aquino sulla politica, l’arte e l’economia, ma, poiché la fonte suprema del significato e dell’autorità risiede nelle pieghe più intime di ciascun individuo, è molto più importante sapere che cosa voi pensiate a proposito di queste materie.

 

 

Seguire la strada di mattoni gialli

 

 

Obiettivo supremo di una vita umanistica è sviluppare pienamente la conoscenza grazie a una moltitudine di esperienze intellettuali, emotive e fisiche. Agli inizi del XIX secolo Wilhelm von Humboldt — uno dei principali architetti del moderno sistema educativo — ha detto che lo scopo dell’esistenza è “una distillazione dell’esperienza di vita più ampia possibile in saggezza”. Egli ha anche scritto che “esiste soltanto una vetta da raggiungere nella vita — aver misurato con la sensibilità ogni cosa umana”. Questo potrebbe sicuramente essere il motto umanista. Secondo la filosofia cinese, il mondo si regge grazie all’interazione di forze opposte ma complementari chiamate yin e yang. Questo può non essere vero per il mondo fisico, ma è certamente vero per il mondo moderno che si è venuto a creare con il patto tra la scienza e l’umanesimo. Ogni yang scientifico contiene uno yin umanista, e viceversa. Lo yang ci fornisce il potere, mentre lo yin ci dota di senso e valori morali. Lo yang e lo yin della modernità sono la ragione e l’emozione, il laboratorio e il museo, la linea di produzione e il supermercato. La gente spesso vede soltanto lo yang e ritiene che il mondo moderno sia arido, scientifico, logico e utilitaristico — proprio come un laboratorio o una fabbrica. Ma il mondo moderno è anche uno stravagante supermercato. Nessuna cultura nella storia ha mai dato una tale importanza ai sentimenti, ai desideri e alle esperienze dell’uomo. La concezione umanista della vita come una successione di esperienze è divenuta il mito fondante di numerose industrie moderne, dal turismo all’arte. Gli agenti di viaggio e gli chef dei ristoranti non ci vendono biglietti aerei, soggiorni alberghieri o fantastiche cene — ci vendono esperienze inedite.

 

 

La scissione umanista

 

L’umanesimo si suddivide in tre filoni principali. Il filone ortodosso ritiene che ogni essere umano è un individuo unico che possiede una distintiva voce interiore e una serie irripetibile di esperienze. Ogni essere umano è un singolare raggio di luce che illumina il mondo da una diversa prospettiva e che aggiunge colore, profondità e significato all’universo. Pertanto dovremmo concedere tanta libertà quanto è possibile a ogni individuo affinché sperimenti il mondo, segua la sua voce interiore ed esprima la sua verità più autentica. In politica, nell’economia o nell’arte, l’individuo libero dovrà avere molta più importanza degli interessi dello stato e delle dottrine religiose. Maggiore è la libertà di cui godono gli uomini, più bello, ricco e sensato sarà il mondo. Grazie a questa esaltazione della libertà, il filone ortodosso dell’umanesimo è conosciuto come “umanesimo liberale” o semplicemente come “liberalismo”. La politica liberale crede che l’elettore sappia cosa è meglio votare. L’arte liberale ritiene che la bellezza risieda nell’occhio di chi osserva. L’economia liberale crede che il consumatore abbia sempre ragione. L’etica liberale ci consiglia di procedere per la nostra strada, se è questo che ci fa stare bene. La pedagogia liberale ci insegna a pensare in maniera autonoma, poiché troveremo tutte le risposte alle nostre domande dentro di noi. 

 

 

Le guerre di religione umaniste

 

 

Se un liberale si fosse addormentato nel giugno 1914 e si fosse risvegliato nel giugno 2014, lui o lei si sarebbe sentito a casa propria. Ancora una volta la gente credeva che solo concedendo agli individui più libertà il mondo sarebbe diventato un luogo in pace e prospero. L’intero XX secolo sembra un gigantesco errore. Ritornando alla primavera del 1914, il genere umano stava procedendo a tutta velocità sull’autostrada liberale, quando ha imboccato una strada sbagliata ed è finito in un vicolo cieco. Ci sono voluti otto decenni e tre spaventose guerre globali per ritornare sull’autostrada. Di sicuro questo lasso di tempo non è stato uno spreco totale; ci ha dato gli antibiotici, l’energia nucleare e i computer, e anche il femminismo, la decolonizzazione e il sesso libero. Inoltre, lo stesso liberalismo ha accusato il colpo ed è diventato meno presuntuoso rispetto a un secolo fa. Ha adottato varie idee e istituzioni dai rivali socialisti e fascisti, in particolare l’impegno a farsi carico delle necessità della popolazione nel campo dell’istruzione, della sanità e dell’assistenza sociale. Tuttavia il pacchetto fondamentale liberale è cambiato sorprendentemente poco. Il liberalismo sacralizza ancora le libertà individuali sopra ogni altro bene, e nutre ancora una salda fede nell’elettore e nel consumatore. Agli inizi del XXI secolo, questo è il solo spettacolo giù in città.

 

 

Elettricità, genetica e islam radicale

 

 

La Cina sembra lanciare una sfida molto più seria di quella dei contestatori sociali occidentali. Nonostante la liberalizzazione della sua politica ed economia, la Cina non è né una democrazia né un autentico libero mercato, circostanza che non le ha impedito di diventare il gigante economico del XXI secolo. Tuttavia questo colosso economico proietta un’ombra ideologica molto circoscritta. Nessuno sembra sapere in che cosa credano i cinesi ai giorni nostri — compresi i cinesi stessi. In teoria la Cina continua a essere comunista, ma in pratica non è niente del genere. Alcuni pensatori e leader cinesi si trastullano con un ritorno al confucianesimo, ma si tratta di poco più che un’utile operazione di facciata. Questo vuoto ideologico rende la Cina il più promettente terreno di coltura per le nuove tecno-religioni che stanno emergendo dalla Silicon Valley (e che discuteremo nei prossimi capitoli). Ma a queste tecno-religioni, con la loro fede nell’immortalità e nei paradisi virtuali, occorreranno almeno un decennio o due per organizzarsi e radicarsi. Pertanto, al momento, la Cina non rappresenta un’alternativa reale al liberalismo.

 

 

Nel 1881, in Sudan,  un leader religioso locale, Muḥammad Aḥmad ibn ‘Abd allāh, dichiarò di essere il Mahdi (il messia), inviato per stabilire la legge di Dio sulla terra. I suoi sostenitori sconfissero l’esercito anglo-egiziano e ne decapitarono il comandante — il generale Charles Gordon –, un gesto che sconvolse la Gran Bretagna vittoriana. I seguaci di ‘Abd allāh instaurarono allora in Sudan una teocrazia islamica retta dalla sharia, che è durata fino al 1898. Nel frattempo, in India, Dayananda Saraswati si metteva alla guida di un movimento tradizionalista indù, il cui principio fondamentale era che le Scritture vediche non sono mai in errore. Nel 1875 fondò la Arya Samaj (Società Nobile), dedicata alla diffusione della conoscenza dei Veda — benché occorra riconoscere che Dayananda spesso interpretasse i Veda in modo sorprendentemente liberale, sostenendo, per esempio, uguali diritti per le donne molto prima che l’idea diventasse popolare in Occidente. Un contemporaneo di Dayananda, papa Pio IX, nutriva invece idee molto più conservatrici sulle donne, ma condivideva l’ammirazione di Dayananda per l’autorità oltreumana. Pio IX promosse una serie di riforme nei dogmi cattolici e stabilì l’inedito principio dell’infallibilità papale, secondo il quale il papa non può mai sbagliarsi in materia di fede (quest’idea, apparentemente medievale, divenne dogma cattolico vincolante soltanto nel 1870, undici anni dopo che Charles Darwin aveva pubblicato L’origine delle specie).

 

 

Quando l’ingegneria genetica e l’intelligenza artificiale riveleranno tutto il loro potenziale, il liberalismo, la democrazia e il libero mercato potrebbero diventare obsoleti come i coltelli di selce, le musicassette, l’islam e il comunismo. Questo libro ha preso le mosse dalla previsione secondo cui nel XXI secolo gli uomini cercheranno di ottenere l’immortalità, la beatitudine eterna e la divinità. Questa previsione non è molto originale o lungimirante. Riflette semplicemente gli ideali tradizionali dell’umanesimo liberale. Poiché l’umanesimo ha a lungo sacralizzato la vita, le emozioni e i desideri degli esseri umani, non sorprende che una civiltà umanista voglia massimizzare la durata della vita media, la felicità e il potere dell’uomo. Tuttavia nella terza e ultima parte del libro si discuterà del fatto che tentare di realizzare questo sogno umanista minerà le fondamenta dell’ideologia liberale poiché si scateneranno gli effetti delle nuove tecnologie post-umaniste. La fede umanista nei sentimenti ci ha consentito di beneficiare dei frutti del patto della modernità senza pagarne il prezzo. Non abbiamo bisogno di alcun dio che limiti il nostro potere e dia un senso alle nostre vite — le libere scelte dei consumatori e degli elettori ci sostengono con tutto il significato di cui c’è bisogno. Che cosa accadrà, allora, quando comprenderemo che i consumatori e gli elettori non compiono mai libere scelte, e quando avremo a disposizione la tecnologia necessaria per calcolare, progettare e vincere in astuzia i loro sentimenti? Se l’intero universo è appeso all’esperienza umana, che cosa accadrà quando l’esperienza umana diventerà solo uno dei tanti prodotti da progettare, senza alcuna differenza essenziale rispetto a qualsiasi altra merce sugli scaffali di un supermercato?

 

 

PARTE TERZA HOMO SAPIENS PERDE IL CONTROLLO

 

 

Una bomba a orologeria in laboratorio

 

 

Che cosa mi induce a imboccare un sentiero piuttosto che un altro? Nel crocevia centrale del mio cervello, potrei essere spinto su un particolare sentiero argomentativo da processi deterministici, oppure potrei imboccarlo a caso. Ma non scelgo “liberamente” di pensare quei pensieri che mi faranno votare per i conservatori. Queste non sono solo ipotesi o speculazioni filosofiche. Oggi, grazie alla scansione cerebrale, è possibile prevedere i desideri e le decisioni di qualcuno molto prima che lui stesso ne sia consapevole. In uno di questi esperimenti, i partecipanti vengono introdotti in un grande scanner cerebrale: in mano hanno due pulsanti, uno a destra e uno a sinistra, e possono premerne uno dei due in qualsiasi momento lo desiderino. Osservando gli eventi neuronali, gli scienziati sono in grado di prevedere quale interruttore verrà premuto prima ancora che il soggetto lo faccia, e addirittura prima ancora che sia cosciente della propria intenzione. Gli eventi neuronali che rivelano la decisione di una persona iniziano da alcune centinaia di millisecondi ad alcuni secondi prima che lei sia consapevole della sua scelta. Indubbiamente, la decisione di premere il pulsante di destra o quello di sinistra riflette la scelta della persona. Eppure questa non è una scelta libera. La nostra fede nel libero arbitrio, infatti, deriva da una fallacia logica. Quando una reazione biochimica a catena mi fa desiderare di premere il pulsante destro, io sento di voler davvero premere il pulsante destro. Ed è così: voglio premerlo sul serio. Le persone, però, saltano a una conclusione sbagliata, e cioè che se io voglio premerlo, io scelgo di volerlo fare. Questo ovviamente è falso. Io non scelgo i miei desideri. Io mi limito a sentirli e ad agire di conseguenza. Ciò nonostante la gente continua a parlare di libero arbitrio perché sono gli stessi scienziati a usare fin troppo spesso concetti teologici obsoleti. Per secoli i teologi cristiani, musulmani ed ebrei hanno discusso del rapporto tra anima e volontà. Sono partiti dal presupposto che ogni essere umano sia dotato di un’essenza interiore, chiamata anima, che è il suo vero sé. Hanno poi sostenuto che il sé possieda vari desideri, proprio come possiede vestiti, automobili e case. Secondo questo punto di vista, io scelgo i miei desideri con gli stessi criteri con cui scelgo gli abiti da indossare, e il mio destino sarà determinato da queste scelte: se scelgo desideri buoni andrò in paradiso; se scelgo desideri cattivi sarò condannato all’inferno. A questo punto sorge una domanda: come scegliamo, esattamente, i nostri desideri? Perché, per esempio, Eva ha desiderato di assaggiare il frutto proibito che il serpente le ha offerto? Questo desiderio le è stato imposto? O le è balenato in mente per puro caso? Oppure l’ha scelto “liberamente”? E se non l’ha scelto liberamente, perché punirla? Tuttavia, una volta accettato il fatto che l’anima non esiste e che gli esseri umani non possiedono un’essenza interiore chiamata “sé”, non ha più senso chiedersi “Come fa il sé a scegliere i propri desideri?” Sarebbe come chiedere a uno scapolo: “Come fa tua moglie a scegliere che cosa indossare?” In realtà, non esiste altro che un flusso di coscienza all’interno del quale i desideri nascono e muoiono; ma non esiste alcun sé permanente che possieda i desideri, e quindi non ha senso chiedersi se scegliamo i nostri desideri in modo deterministico, arbitrario o libero. Se volete vedere la filosofia in azione, andate a visitare un laboratorio di robo-ratti. Un robo-ratto è un topo comune con una marcia in più: nelle aree cerebrali che controllano i sensi e il sistema della ricompensa gli sono stati impiantati degli elettrodi. Questo consente ai ricercatori di pilotare l’animale a distanza tramite un telecomando. Dopo brevi sessioni di training, gli scienziati sono riusciti non soltanto a far girare i ratti a destra o a sinistra, ma anche a far salire loro le scale, annusare cumuli di spazzatura e fare cose che normalmente i ratti non amano, come saltare da altezze estreme. Eserciti e grandi aziende stanno manifestando un forte interesse per i robo-ratti, nella speranza che si dimostrino utili per molte situazioni e attività. I robo-ratti, per esempio, potrebbero facilitare il ritrovamento di superstiti sotto le macerie di un edificio crollato, aiutare a localizzare bombe e mine antiuomo, mappare tunnel e grotte sotterranee. Gli animalisti hanno espresso preoccupazione per le sofferenze che questi esperimenti infliggerebbero ai ratti. Il professor Sanjiv Talwar della State University di New York, uno dei principali ricercatori sui robo-ratti, ha respinto le critiche, sostenendo che in realtà ai topi piacciono gli esperimenti. Dopotutto, spiega Talwar, essi “lavorano per piacere” e quando gli elettrodi stimolano i centri della ricompensa nel loro cervello “i ratti accedono al Nirvana”.

 

Esperimenti condotti su Homo sapiens indicano che, come i topi, anche gli uomini possono essere manipolati, e che stimolando le giuste aree del cervello è possibile generare o sopprimere anche emozioni complesse come l’amore, la rabbia, la paura e la depressione.

 

 

Chi siamo io?

 

 

La scienza non minaccia soltanto la fede nel libero arbitrio, ma anche la fede nell’individualismo. I liberali sono convinti che noi abbiamo un unico e indivisibile sé. Essere un individuo significa essere in-dividuo (in-divisibile). Sì, il mio corpo è formato da circa 37 trilioni di cellule, e ogni giorno il mio corpo e la mia mente subiscono innumerevoli trasformazioni; eppure, se mi concentro e mi sforzo di entrare in contatto con me stesso, alla fine, nel profondo, scoprirò una sola, chiara e autentica voce, che è il mio vero sé e la fonte di ogni significato e autorità nell’universo. Affinché il liberalismo abbia un senso, devo avere per forza uno e un solo vero sé, perché se possedessi più di un’autentica voce, come farei a sapere quale ascoltare nella cabina elettorale, al supermercato e davanti agli annunci matrimoniali? Negli ultimi decenni, tuttavia, le scienze biologiche sono giunte alla conclusione che questa storia è pura mitologia. Un singolo e autentico sé non è più reale dell’anima eterna, di Babbo Natale o del Coniglietto Pasquale. Se guardo dentro me stesso, nel profondo, quell’apparente unità che davo per scontata si dissolve in una cacofonia di voci discordanti, nessuna delle quali è “il mio vero sé”. Gli esseri umani non sono individui, bensì “divisibili”. Il cervello dell’uomo è composto da due emisferi collegati tra loro da un grosso fascio di fibre chiamato corpo calloso. Ciascun emisfero controlla il lato opposto del corpo: l’emisfero destro controlla il lato sinistro del corpo, riceve informazioni dalla metà sinistra del campo visivo, è deputato a muovere il braccio e la gamba sinistri; e viceversa. Ecco perché chi è stato colpito da ictus nell’emisfero destro talvolta ignora la parte sinistra del corpo (pettinandosi solo il lato destro della testa o mangiando soltanto il cibo che si trova nella parte destra del piatto).  Tra i due emisferi esistono anche differenze emotive e cognitive, benché la divisione sia tutt’altro che netta. La maggior parte delle attività cognitive coinvolge entrambi gli emisferi, ma non allo stesso livello: per esempio, nella gran parte dei casi il sinistro svolge un ruolo più importante nel linguaggio parlato e nel ragionamento logico, mentre il destro è più dominante nell’elaborazione delle informazioni spaziali. Molte scoperte essenziali per comprendere le relazioni tra i due emisferi sono state possibili grazie allo studio di pazienti epilettici. Nei casi gravi di epilessia, tempeste elettriche si scatenano in una parte del cervello e si diffondono rapidamente ad altre aree, provocando violente convulsioni. I pazienti perdono il controllo del proprio corpo, e attacchi frequenti precludono loro la possibilità di mantenere un lavoro o condurre una vita normale. A metà del XX secolo, dato che ogni altra cura si era rivelata inefficace, i medici alleviavano il problema recidendo il corpo calloso, in modo tale che le tempeste elettriche scoppiate in un emisfero non potessero tracimare nell’altro. Per i neuroscienziati, i pazienti sottoposti a questo intervento si sono rivelati una miniera preziosa di informazioni sorprendenti.

 

 

Il senso della vita

 

 

È molto più facile vivere nell’illusione, perché l’illusione dà un senso alla sofferenza. I sacerdoti hanno scoperto questo principio migliaia di anni fa. Esso sottostà a numerosi riti e comandamenti religiosi. Se volete che le persone credano in invenzioni culturali come dèi e nazioni, dovete far sì che sacrifichino qualcosa di prezioso. Più doloroso è il sacrificio, più loro saranno convinte dell’esistenza del destinatario immaginario di quel sacrificio. Un povero contadino che sacrifica un prezioso toro a Giove si convincerà che Giove esiste davvero, altrimenti come potrebbe giustificare la propria stupidità? Il contadino sacrificherà un altro toro, e poi un altro, e un altro ancora, pur di non dover ammettere che tutti i tori precedenti sono andati sprecati. Esattamente per lo stesso motivo, se io ho scarificato un figlio per la gloria della nazione italiana o una gamba per la rivoluzione comunista, non servirà altro per trasformarmi in un fervente nazionalista italiano o in un comunista entusiasta. Infatti, se i miti nazionalisti italiani o la propaganda comunista fossero solo menzogne, sarei costretto ad ammettere che la morte di mio figlio o la mia invalidità sono del tutto insensate. E poche persone hanno il coraggio di ammettere una cosa del genere.

 

 

La stessa logica opera in ambito economico. Nel 1997 il governo scozzese decise di costruire un nuovo palazzo del parlamento. Secondo il progetto originale i lavori dovevano durare due anni e costare 40 milioni di sterline. Nella realtà durarono cinque anni e costarono 400 milioni di sterline. Ogni volta che i costruttori si imbattevano in un problema o in una spesa imprevista, chiedevano al governo scozzese altro tempo e altri soldi. E ogni volta il governo diceva a se stesso: “Be’, abbiamo già investito decine di milioni in questa impresa: perderemmo la faccia se ci fermassimo adesso e ci ritrovassimo con lo scheletro di un edificio costruito a metà. Autorizziamo l’esborso di altri 40 milioni.” Diversi mesi dopo andò in scena lo stesso copione, e nel frattempo l’ansia di rimanere con un edificio incompiuto era diventata ancora più pressante. A distanza di qualche mese la storia si ripeté, e così via finché i costi reali lievitarono a dieci volte quelli stimati in partenza. Non sono solo i governi a cadere in questa trappola. Spesso anche le aziende sprecano miliardi in imprese fallimentari, così come i privati cittadini restano aggrappati a matrimoni disfunzionali e carriere senza avvenire.

 

 

…una volta che le intuizioni scientifiche eretiche verranno tradotte in tecnologie di uso quotidiano, in attività di routine e in strutture economiche, diventerà sempre più difficile sostenere questo doppio gioco, e noi — o i nostri eredi — avremo probabilmente bisogno di un nuovo pacchetto di convinzioni religiose e istituzioni politiche. All’inizio del III millennio il liberalismo non è minacciato dall’idea filosofica che “gli individui liberi non esistono”, ma piuttosto da tecnologie concrete. Stiamo per essere sommersi da un diluvio di dispositivi, strumenti e strutture estremamente utili che non ammettono il libero arbitrio dell’individuo umano. La democrazia, il libero mercato e i diritti umani riusciranno a sopravvivere al diluvio?

 

 

La grande separazione

 

 

D’altra parte, nel XXI secolo la maggioranza degli uomini e delle donne potrebbe perdere valore militare ed economico. È finito il tempo delle coscrizioni di massa dei due conflitti mondiali. Gli eserciti più potenti del XXI secolo si affidano a tecnologie molto più avanzate. Invece di illimitata carne da macello, i paesi adesso hanno bisogno solo di quantità ridotte di soldati perfettamente addestrati, quantità ancora più piccole di forze speciali formate da superguerrieri e una manciata di esperti che sanno come produrre e impiegare tecnologie sofisticate. Le forze hi-tech composte da droni privi di pilota e virus informatici stanno prendendo il posto degli eserciti di massa del XX secolo, e i generali delegano sempre più decisioni critiche agli algoritmi.

 

 

I soldati umani uccidono, stuprano e saccheggiano, e anche quando cercano di comportarsi bene troppo spesso uccidono civili per errore. Computer programmati con algoritmi etici potrebbero conformarsi in modo assai più aderente alle più recenti disposizioni della Corte penale internazionale.

 

 

Gli uomini corrono il rischio di perdere il loro valore economico poiché l’intelligenza si sta separando dalla coscienza. Fino a oggi un’intelligenza acuta è sempre andata di pari passo con una coscienza evoluta. Soltanto esseri consapevoli potevano portare a termine compiti che richiedevano notevoli capacità intellettive, come giocare a scacchi, guidare automobili, diagnosticare malattie o identificare terroristi. Ma oggi stiamo sviluppando nuovi tipi di intelligenza non cosciente che possono portare a termine tali compiti in modo assai più efficace degli umani, poiché tutti questi compiti sono basati sul riconoscimento di pattern, e algoritmi incoscienti potranno presto superare la coscienza umana nel riconoscere i pattern.

 

 

Dovremmo ricordarci del destino dei cavalli durante la Rivoluzione industriale. Un qualunque cavallo da fattoria può odorare, amare, riconoscere facce, saltare oltre gli steccati e fare un migliaio di altre cose molto meglio di un modello T della Ford o di una Lamborghini da un milione di dollari. Tuttavia le auto hanno rimpiazzato i cavalli poiché esse riescono meglio in una serie limitata di compiti di cui il sistema ha davvero bisogno.

 

 

Alcuni economisti prevedono che prima o poi uomini non potenziati saranno completamente inutili. Robot e stampanti 3 D stanno già sostituendo operai in lavori manuali come la produzione di camicie, e algoritmi molto intelligenti faranno lo stesso con i colletti bianchi. Impiegati di banca e agenti di viaggio, che fino a poco tempo fa sembravano completamente al riparo dai processi di automazione, sono diventati specie a rischio. Di quanti agenti di viaggio abbiamo bisogno quando possiamo usare i nostri smartphone per comprare i biglietti dell’aereo da un algoritmo? Anche gli operatori di borsa sono a rischio. Già oggi la maggior parte delle transazioni è gestita da algoritmi informatici, che sono in grado di elaborare in un secondo più dati di quanti ne possa esaminare un uomo in un anno, e possono reagire in tempi più rapidi di un battito di ciglia umano. Il 23 aprile 2013, alcuni hacker siriani hanno violato l’account ufficiale su Twitter dell’Associated Press. Alle 13,07 hanno twittato che la Casa Bianca era stata attaccata e il presidente Obama era rimasto ferito. Algoritmi finanziari che monitorano costantemente i feed delle notizie hanno reagito all’istante e hanno cominciato a vendere azioni all’impazzata. Il Dow Jones è sceso in caduta libera e nel giro di 60 secondi ha perso 150 punti, l’equivalente di una perdita di 136 miliardi di dollari! Alle 13,10 l’Associated Press ha chiarito che il tweet era una notizia falsa. Gli algoritmi hanno invertito la marcia e alle 13,13 il Dow Jones aveva recuperato quasi tutte le perdite. Tre anni prima, il 6 maggio 2010, la Borsa di New York ha vissuto uno shock ancora più grave. Nel giro di cinque minuti — dalle 14,42 alle 14,47 — il Dow Jones è colato a picco di 1000 punti, bruciando mille miliardi di dollari. Poi è rimbalzato, ritornando sui livelli pre-crac in poco più di tre minuti. Questo è ciò che accade quando programmi informatici superveloci sono responsabili dei nostri soldi. Gli esperti stanno cercando di capire che cosa è avvenuto durante il cosiddetto Flash Crash. Sanno che gli algoritmi sono stati i colpevoli, ma non sono ancora sicuri di aver individuato esattamente ciò che non ha funzionato. Alcuni operatori negli USA hanno già fatto causa contro il trading basato sugli algoritmi, osservando che rappresenta una forma di concorrenza sleale nei confronti degli esseri umani, che semplicemente non possono reagire con la velocità necessaria per essere competitivi. Discutere se questo costituisca una violazione dei diritti potrebbe dar molto da lavorare, e da incassare, agli avvocati.

 

Considerate ora il famoso Watson della IBM , il sistema di intelligenza artificiale che nel 2011 ha vinto il gioco a premi televisivo Jeopardy! sconfiggendo gli ex campioni umani. Watson oggi è preparato a fare un lavoro più serio, in particolare nel diagnosticare le malattie.

 

 

Alcuni sostengono che se anche un algoritmo potesse superare le prestazioni dei dottori e dei farmacisti negli aspetti tecnici delle loro professioni, non potrebbe mai sostituire il contatto umano. Se il vostro apparecchio per la tomografia computerizzata indica che avete un cancro, preferireste ricevere la notizia da una fredda macchina o da un dottore umano sensibile al vostro stato emotivo? Be’, e che dire allora di ricevere la notizia da una macchina sensibile che scelga in maniera accurata le parole sulla base dei vostri sentimenti e personalità? Ricordatevi che gli organismi sono algoritmi, e Watson potrebbe rilevare le vostre emozioni con la stessa precisione con cui scopre i vostri tumori.

 

Questa idea è già stata in parte implementata da alcuni reparti che si occupano dei servizi al cliente, come quelli sperimentati dalla Mattersight Corporation, con sede a Chicago. Mattersight distribuisce il proprio prodotto con questo messaggio pubblicitario: “Avete mai parlato con qualcuno e avuto l’impressione che sia appena scattato qualcosa? La sensazione magica che provate è il risultato di una connessione personale. Mattersight crea questa sensazione ogni giorno, nei nostri call center in tutto il mondo.” 11 Quando telefonate al servizio clienti con una richiesta o una lamentela, entro pochi secondi la vostra chiamata è indirizzata a un rappresentante dell’organizzazione. Nei sistemi Mattersight la vostra chiamata è indirizzata a un algoritmo intelligente. Voi chiarite la ragione della vostra chiamata: l’algoritmo ascolta il vostro problema, analizza le parole che avete usato e il vostro tono di voce, e da ciò deduce non solo il vostro attuale stato emotivo, ma anche il tipo della vostra personalità — se siete introversi, estroversi, ribelli o gregari. Basandosi su queste informazioni l’algoritmo passa la chiamata all’operatore che meglio si adatta al vostro umore e personalità. L’algoritmo sa se avete bisogno di una persona empatica che ascolti con pazienza le vostre lamentele o di un individuo pragmatico e razionale che vi fornisca la soluzione tecnica nella maniera più veloce. Una buona corrispondenza significa sia clienti più felici sia minor tempo e denaro sprecati dal reparto assistenza.

 

 

La classe inutile

 

 

L’idea che gli uomini potranno contare sempre su una qualche abilità particolare che vada oltre le capacità che gli algoritmi incoscienti saranno in grado di raggiungere è una pia illusione.

La risposta che oggi la scienza fornisce a questa fantasiosa convinzione può essere sintetizzata in tre semplici principi:

 

  1. gli organismi sono algoritmi. Ogni animale — tra cui Homo sapiens — è un insieme di algoritmi organici modellati dalla selezione naturale nel corso di milioni di anni di evoluzione;

 

  1. i calcoli algoritmici non dipendono dai materiali con cui sono costruiti i calcolatori: se un abaco è realizzato in legno, ferro o plastica, due anelli più due anelli fa sempre quattro anelli;

 

  1. perciò non c’è ragione di pensare che gli algoritmi organici possano fare cose che gli algoritmi non organici non saranno mai in grado di replicare o superare. Finché i calcoli restano validi, che differenza fa se gli algoritmi si manifestano sotto le sembianze di atomi di carbonio o di silicio?

 

 

 

Grazie ai suoi potenti algoritmi, Uber può gestire milioni di tassisti grazie a un drappello di individui. La maggior parte dei comandi è data dagli algoritmi senza alcun bisogno di supervisione umana. Nel maggio 2014 Deep Knowledge Ventures — un’azienda che si occupa di capitali di rischio, con sede a Hong Kong, specializzata nella medicina rigenerativa — ha aperto un nuovo orizzonte nominando un algoritmo, VITAL , membro del consiglio di amministrazione. VITAL suggerisce investimenti analizzando un’enorme quantità di dati concernenti la situazione finanziaria, test clinici e proprietà intellettuali di potenziali aziende. Come gli altri cinque membri del consiglio, l’algoritmo ha diritto di votare se investire o no su una specifica azienda. Esaminando le decisioni prese da VITAL finora, sembra che abbia già acquisito un tipico vizio manageriale: il nepotismo. Ha infatti raccomandato di investire in quelle aziende che garantiscono agli algoritmi maggiore autorità. Per esempio, con la benedizione di VITAL , la Deep Knowledge Ventures ha recentemente investito nella Pathway Pharmaceutical, che impiega un algoritmo chiamato OncoFinder che seleziona e valuta terapie oncologiche personalizzate. Quando gli algoritmi avranno estromesso gli umani dal mercato del lavoro, la ricchezza e il potere potrebbero risultare concentrati nella mani di un minuscola élite che possiede i potentissimi algoritmi, creando le condizioni per una disuguaglianza sociale e politica senza precedenti. Oggi milioni di tassisti, autisti di autobus e guidatori di camion godono di una significativa influenza, essendo ciascun gruppo a capo di una piccola porzione del mercato del trasporto. Se i loro interessi collettivi sono minacciati, essi possono unirsi in un sindacato, scioperare, organizzare azioni di boicottaggio e dare vita a un forte blocco sociale in funzione elettorale. Ad ogni modo, quando milioni di autisti umani saranno rimpiazzati da un singolo algoritmo, tutta quella ricchezza e quel potere saranno monopolizzati dalla società che possiede l’algoritmo, e dalla manciata di miliardari che possiedono la società. In alternativa, gli algoritmi potrebbero diventare essi stessi i proprietari. La legge umana già riconosce entità intersoggettive quali le società per azioni e le nazioni come “persone legali”. Benché la Toyota o l’Argentina non abbiano né un corpo né una mente, esse sono soggetti di diritto internazionale, possono possedere terreni e denaro, promuovere azioni legali ed essere chiamate in tribunale. Si può pensare di garantire uno status simile agli algoritmi. Un algoritmo potrebbe possedere un impero dei trasporti o un fondo di capitali di rischio senza dover rispondere ai desideri di alcun proprietario umano. Se l’algoritmo prende le decisioni giuste, potrebbe accumulare una fortuna, che quindi potrebbe investire come ritiene opportuno, forse comprando la vostra casa e diventandone il proprietario. Se violate i diritti legali dell’algoritmo — diciamo, non versandogli l’affitto dovuto — l’algoritmo potrebbe rivolgersi a uno studio legale e citarvi in giudizio. Se algoritmi del genere superano in maniera significativa le abilità dei capitalisti umani, potremmo ritrovarci con una classe superiore algoritmica che possiede la maggior parte del nostro pianeta. Questo potrebbe sembrare impossibile, ma prima di ricacciare l’idea, richiamate alla memoria il fatto che la maggior parte del nostro pianeta è già legalmente posseduta da entità intersoggettive non umane, ovvero nazioni e aziende. Per la verità, 5000 anni fa gran parte dei possessi dei Sumeri apparteneva agli immaginari dèi Enki e Inanna. Se gli dèi possono possedere terreni e dar lavoro alle persone, perché non potrebbero farlo gli algoritmi? Quindi che cosa farà la gente? Si dice spesso che l’arte rappresenta il nostro massimo (e unicamente umano) santuario. In un mondo dove i computer hanno sostituito i dottori, gli autisti, gli insegnanti e perfino i proprietari di immobili, ognuno di noi diventerebbe un artista? Tuttavia, non si comprende perché la creazione artistica dovrebbe fare eccezione e restare inaccessibile agli algoritmi. Perché siamo così fiduciosi che i computer non saranno mai in grado di superarci nella composizione musicale? Secondo le scienze biologiche, l’arte non è il prodotto di un qualche spirito incantato o anima metafisica, ma piuttosto l’esito di algoritmi organici in grado di riconoscere pattern matematici. Se così stanno le cose, non c’è motivo per cui gli algoritmi non organici non possano cimentarsi nell’attività artistica.

 

David Cope è un professore di musicologia all’Università della California a Santa Cruz. Egli è anche una delle figure più controverse nel mondo della musica classica. Cope ha elaborato programmi informatici in grado di comporre concerti, corali, sinfonie e opere. La sua prima creazione si chiamava EMI (Experiments in Musical Intelligence), specializzata nell’imitare lo stile di Johann Sebastian Bach.

 

I critici hanno continuato a sostenere che la musica di EMI è eccellente da un punto di vista tecnico, ma che le manca qualcosa. È troppo accurata. Non ha profondità. Non ha un’anima. Tuttavia, quando le persone hanno ascoltato le composizioni di EMI senza essere informate della loro origine, le hanno elogiate precisamente per la loro capacità di trasmettere emozioni e di farle entrare in risonanza con quelle di chi era all’ascolto. In seguito ai successi di EMI , Cope ha creato nuovi programmi ancora più sofisticati. Il coronamento dei suoi sforzi è stato Annie. Mentre EMI componeva musica secondo regole predeterminate, Annie si basa sull’apprendimento automatico. Il suo stile musicale cambia di continuo e si sviluppa in risposta a nuovi input ricevuti dal resto del mondo.

 

 

Un 87% di probabilità

 

 

La fede liberale nell’individualismo si fonda su tre importanti assunti che abbiamo discusso in precedenza:

 

  1. io sono un in-dividuo — ovvero, sono un’entità singola che non può essere divisa in parti o sottosistemi. Certo, questo nucleo interno è avvolto da molti strati esterni. Ma se faccio lo sforzo di rimuovere queste incrostazioni esteriori, troverò al fondo di me stesso una chiara e unica voce interiore, che è il mio autentico sé;

 

  1. il mio autentico sé è completamente libero;

 

  1. segue dalle prime due asserzioni che io posso sapere cose su di me che nessun altro può scoprire. Perché soltanto io ho accesso al mio spazio interiore di libertà, e soltanto io posso udire i sussurri del mio autentico sé.

 

Questa è la ragione per cui il liberalismo garantisce all’individuo così tanta autorità. Io non posso fidarmi di nessun altro che prenda decisioni per me, poiché nessun altro può sapere chi io sia realmente, come mi senta e che cosa desideri. Questo è il motivo per cui l’elettore sa cosa è meglio, il consumatore ha sempre ragione e la bellezza risiede nell’occhio di chi Osserva. D’altro canto, le scienze biologiche pongono sfide importanti a tutti e tre gli assunti. Secondo questi approcci interpretativi:

 

  1. gli organismi sono algoritmi e gli umani non sono individui — essi sono “divisibili”. Ovvero gli umani sono un assemblaggio di molti algoritmi differenti privi di un’unica voce interiore o di un singolo sé;

 

  1. gli algoritmi che costituiscono un umano non sono liberi. Sono plasmati dai geni e dalle pressioni ambientali, e prendono decisioni in maniera deterministica o a caso — ma non liberamente;

 

  1. ne consegue che un algoritmo esterno potrebbe teoricamente conoscermi meglio di quanto possa conoscermi io stesso. Un algoritmo che monitora ciascuno dei sistemi attivi nel mio corpo e nel mio cervello potrebbe sapere chi io sia realmente, come mi senta e che cosa desideri. Una volta sviluppato, un algoritmo del genere potrebbe sostituire l’elettore, il consumatore e l’osservatore. Allora l’algoritmo saprà cosa è meglio, l’algoritmo avrà sempre ragione e la bellezza risiederà nei calcoli dell’algoritmo.

 

 

D’altra parte, la tecnologia del XXI secolo può abilitare gli algoritmi esterni ad “hackerare l’umanità” e conoscermi di gran lunga meglio di quanto io conosca me stesso. Una volta che questo si realizzi, la fede nell’individualismo collasserà e l’autorità passerà dagli uomini a una rete di algoritmi. Le persone non si concepiranno più come esseri autonomi che conducono le loro vite secondo i loro desideri, ma si abitueranno invece a vedersi come una collezione di meccanismi biochimici che è costantemente monitorata e guidata da una rete di algoritmi elettronici. Perché questo accada non occorre che l’algoritmo mi conosca perfettamente e non commetta mai un errore; è sufficiente che mi conosca meglio di quanto possa fare io stesso e commetta meno errori di me. Allora sarà sensato fidarsi di questo algoritmo sempre di più per le mie decisioni e scelte di vita.

 

 

Le società biotecnologiche statunitensi sono sempre più preoccupate dal fatto che le rigorose leggi sulla privacy negli USA combinate con l’indifferenza cinese per la privacy degli individui possano offrire alla Cina il mercato della genetica applicata su un piatto d’argento. Se uniamo tutti i punti e concediamo a Google e ai suoi competitori libero accesso agli strumenti che misurano i nostri dati biometrici, agli esami del nostro DNA e alla nostra storia medica, otterremo un servizio sanitario onnisciente, che non solo combatterà le epidemie ma ci proteggerà anche dal cancro, dagli attacchi di cuore e dall’Alzheimer. Tuttavia, con un simile archivio a sua disposizione, Google potrebbe fare molto di più. Immaginate un sistema che, come recita una famosa canzone dei Police, osservi ogni vostro respiro, ogni vostro movimento e ogni legame che spezzate; un sistema che controlli il vostro conto in banca e il vostro battito cardiaco, i vostri livelli di zucchero nel sangue e le vostre avventure sessuali. Certamente vi conoscerà molto meglio di voi stessi. Google non cadrà vittima degli autoinganni e delle illusioni che intrappolano le persone in relazioni disfunzionali, in percorsi di carriera non proficui e in circoli viziosi dettati da abitudini nocive.

 

In cambio di tali solerti servizi di consulenza, dovremo soltanto rinunciare all’idea che gli umani sono individui e che ogni uomo è dotato della libera volontà di determinare che cosa è bene, che cosa è bello e qual è il significato della vita. Gli umani non saranno più entità autonome determinate dalle storie che inventano per se stessi. Al contrario, faranno integralmente parte di un’enorme rete globale.

 

 

Abitudini liberali come le elezioni democratiche diventeranno obsolete, poiché Google sarà in grado di rappresentare perfino le mie personali opinioni politiche meglio di me. Quando varco la tendina della cabina elettorale, il liberalismo mi istruisce di consultare il mio sé autentico e scegliere qualunque partito o candidato rifletta i miei desideri più profondi. Tuttavia le scienze biologiche mettono in evidenza che, quando varco quella tendina, io non mi ricordo davvero ogni cosa abbia provato e pensato negli anni che sono intercorsi dall’ultima elezione. Inoltre, sono bombardato da una raffica di messaggi propagandistici, interpretazioni manipolate e ricordi casuali che potrebbero distorcere le mie scelte.

 

Una recente ricerca commissionata dalla nemesi di Google — Facebook — ha rilevato che già oggi l’algoritmo di Facebook è un giudice delle personalità e inclinazioni umane perfino migliore della propria cerchia di amici, genitori e consorti. La ricerca è stata condotta su 86.220 volontari che hanno un account Facebook e che hanno completato un questionario con una batteria di un centinaio di domande sulla personalità. L’algoritmo di Facebook ha previsto le risposte dei volontari sulla base dei controlli effettuati sui loro “Like” — pagine web, immagini e filmati che essi hanno taggato con il pulsante omonimo. Più Like sono a disposizione, più accurate risultano le previsioni. Le previsioni dell’algoritmo sono state messe a confronto con quelle dei colleghi di lavoro, degli amici, dei membri della famiglia e dei consorti. In maniera stupefacente, l’algoritmo aveva bisogno di un insieme di soli dieci Like per battere le previsioni dei colleghi di lavoro. Aveva bisogno di settanta Like per superare i risultati forniti dagli amici, centocinquanta Like per fare meglio dei membri familiari e trecento Like per sconfiggere i coniugi. In altri termini, se avete cliccato trecento Like sul vostro account Facebook, l’algoritmo di Facebook può predire le vostre opinioni e desideri meglio di quanto possano fare vostro marito o vostra moglie!

 

Da una prospettiva più sinistra, la stessa ricerca implica che nelle future elezioni presidenziali statunitensi Facebook potrebbe conoscere non solo le opinioni politiche di decine di milioni di americani, ma anche quelle di chi rappresenta la frazione elettorale decisiva, e come questi elettori potrebbero essere influenzati. Facebook potrebbe dire che in Oklahoma la competizione tra repubblicani o democratici è sul filo di lana, identificare i 32.417 elettori che sono ancori indecisi e determinare che cosa ciascun candidato ha bisogno di dire per inclinare la bilancia a suo favore. Come potrebbe Facebook ottenere queste preziosissime informazioni politiche? Gliele diamo gratis. Al culmine dell’imperialismo europeo, i conquistatori e i mercanti compravano intere isole e paesi in cambio di perline colorate. Nel XXI secolo è probabile che i nostri dati personali siano la risorsa di maggior valore che la maggior parte degli umani avrà ancora da offrire, e noi la stiamo cedendo ai giganti tecnologici in cambio di servizi e-mail e divertenti video con i gattini.

 

Da oracolo a sovrano

 

 

Strumenti come il Kindle di Amazon sono in grado di raccogliere dati sui loro utilizzatori mentre stanno leggendo. Il vostro Kindle può, per esempio, controllare quali parti di un libro avete letto velocemente e quali lentamente; su quale pagina vi siete presi una pausa, e su quale frase avete abbandonato il libro, senza mai riprenderne la lettura. (È opportuno suggerire all’autore di riscrivere quel pezzo.) Se il Kindle è potenziato con sensori biometrici e dotato di uno scanner per il riconoscimento facciale, saprà come ogni frase che avete letto ha influenzato il vostro battito cardiaco e la vostra pressione sanguigna. Saprà che cosa vi ha fatto ridere e che cosa vi ha immalinconiti, e che cosa vi ha fatto arrabbiare. Presto i libri vi leggeranno mentre voi leggete loro. E mentre voi dimenticherete rapidamente la maggior parte di ciò che avete letto, Amazon non dimenticherà mai alcunché. Questi dati abiliteranno Amazon a scegliere i libri per voi con stupefacente precisione. Abiliteranno Amazon anche a sapere esattamente chi siete voi, e come accendervi e spegnervi.

 

 

La crescita della diseguaglianza

 

 

Se le scoperte scientifiche e gli sviluppi tecnologici divideranno l’umanità in una massa di uomini inutili e in una piccola élite di superuomini potenziati, o se l’autorità sarà trasferita dagli esseri umani agli algoritmi dotati di un’intelligenza superiore, allora il liberalismo collasserà. Quali nuove religioni o ideologie potranno riempire il risultante vuoto e guidare la conseguente evoluzione dei nostri divini discendenti?

 

 

L’oceano della conoscenza

 

 

Il tecno-umanesimo è d’accordo con chi afferma che Homo sapiens così come lo conosciamo ha ormai esaurito il suo percorso storico e in futuro non sarà più rilevante; ma conclude che proprio per questo motivo dovremmo utilizzare la tecnologia al fine di creare Homo Deus, un modello di umano molto superiore. Homo Deus conserverà alcune caratteristiche umane essenziali, ma potrà anche contare su abilità fisiche e mentali avanzate, che gli permetteranno di tenere testa anche ai più sofisticati algoritmi privi di coscienza. Dal momento che l’intelligenza si sta dissociando dalla coscienza, e che l’intelligenza priva di coscienza si sviluppa a una velocità vertiginosa, gli esseri umani devono aggiornare attivamente le loro menti se vogliono rimanere della partita.

 

 

Aprire un varco nella mente

 

 

Proprio come lo spettro visibile e quello sonoro sono molto più ampi rispetto a ciò che gli esseri umani riescono a vedere e a sentire, così la gamma degli stati mentali è ben più estesa di quanto un essere umano medio percepisca. La luce a noi visibile ha una lunghezza d’onda compresa tra i 400 e i 700 nanometri. Al di sotto della ristretta banda del visibile si estendono i vasti domini dell’ultravioletto, dei raggi X e dei raggi gamma; al di sopra, quelli altrettanto vasti dell’infrarosso, delle microonde e delle onde radio. Similmente, lo spettro dei possibili stati mentali potrebbe essere infinito, ma la scienza ne ha studiato solo due minuscole porzioni: quella della subnormalità e quella che rientra nella categoria descritta dall’acronimo WEIRD. Per più di un secolo gli psicologi e i biologi hanno condotto estese ricerche su persone che soffrivano di vari disordini psichiatrici o malattie mentali, dall’autismo alla schizofrenia. Di conseguenza, oggi abbiamo una mappa accurata — sebbene ancora imperfetta — dello spettro mentale subnormale: la zona dell’esistenza umana caratterizzata da capacità inferiori alla norma di provare sentimenti, pensare o comunicare. Allo stesso tempo, gli scienziati hanno studiato stati mentali delle persone considerate sane e nella norma. Tuttavia, gran parte delle ricerche scientifiche sulla mente e sull’esperienza umana è stata condotta su persone appartenenti alle società WEIRD (acronimo di Western, Educated, Industrialised, Rich and Democratic — ovvero occidentali, istruite, industrializzate, ricche e democratiche), che non costituiscono affatto un campione rappresentativo dell’umanità.

 

 

Sento l’odore della paura

 

Ma anche mentre stiamo insieme di rado dedichiamo al nostro amico un’attenzione esclusiva, perché siamo costantemente preoccupati di controllare lo smartphone e l’account Facebook, nella convinzione che qualcosa di molto più interessante stia con ogni probabilità accadendo altrove. L’umanità moderna è malata di quella che, con un acronimo, si definisce FOMO (Fear Of Missing Out), cioè la paura di essere tagliati fuori — e pur avendo una possibilità di scelta più ampia che in passato, abbiamo perso l’abilità di prestare veramente attenzione a quello che scegliamo, di qualsiasi cosa si tratti.

 

 

Il chiodo a cui è appeso l’universo

 

 

Il progresso tecnologico segue un programma del tutto differente. Non vuole che prestiamo ascolto alle nostre voci interiori: vuole controllarle. Una volta compreso il sistema biochimico che produce tali voci, possiamo giocare con gli interruttori, alzare il volume da una parte e abbassarlo dall’altra, e rendere l’esistenza molto più facile e comoda. Daremo il Ritalin all’avvocatessa che fatica a concentrarsi, il Prozac al soldato che si sente in colpa, il Cipralex alla moglie insoddisfatta. E non è che l’inizio. Gli umanisti sono spesso inorriditi da tale approccio, ma sarebbe bene evitare di pronunciarsi troppo frettolosamente su tale questione. Il precetto umanista di ascoltare se stessi ha rovinato le vite di molte persone, mentre il corretto dosaggio del farmaco giusto ha migliorato enormemente il benessere e le relazioni di milioni di individui. Per riuscire davvero ad ascoltarsi, molti devono prima poter abbassare il volume delle proprie grida e diatribe interiori. Secondo la psichiatria moderna, molte “voci interiori” e “desideri autentici” non sono altro che il prodotto di squilibri biochimici e malattie neurologiche. Chi soffre di depressione clinica manda all’aria carriere promettenti e relazioni sane una dopo l’altra perché una disfunzione biochimica lo spinge a vedere tutto attraverso lenti colorate di nero. Invece di ascoltare queste voci autodistruttive, potrebbe essere una buona idea cercare di metterle a tacere. Quando, nel 2012, la giornalista Sally Adee ha sperimentato uno speciale casco neurale per tacitare le voci nella sua testa, non solo si è trasformata in una tiratrice scelta, ma si è sentita anche molto più a proprio agio con se stessa.

 

 

Per questo motivo una tecno-religione più audace cerca di recidere del tutto il cordone ombelicale umanista. Prevede un mondo che non ruoti attorno ai desideri e alle esperienze di nessun essere — umano, o modellato a sua immagine e somiglianza. Che cosa potrebbe rimpiazzare i desideri e le esperienze come fonte di tutto il significato e l’autorità? Ad oggi, nella sala d’aspetto della storia c’è solo un candidato per questo colloquio di lavoro: ed è l’informazione. La religione emergente più interessante è il datismo, che non venera né gli dèi né l’uomo — ma venera i dati.

 

 

La religione dei dati

 

 

Il datismo sostiene che l’universo consiste di flussi di dati e che il valore di ciascun fenomeno o entità è determinato dal suo contributo all’elaborazione dei dati.

 

Per i politici, gli uomini d’affari e i comuni consumatori, il datismo offre tecnologie all’avanguardia e nuovi immensi poteri.

Secondo il datismo, la Quinta sinfonia di Beethoven, una bolla finanziaria e il virus dell’influenza sono soltanto tre pattern di un flusso di dati che può essere analizzato usando gli stessi concetti di base e gli stessi strumenti.

 

I datisti credono che gli umani non siano più in grado di gestire gli immensi flussi di dati, perciò non possono distillare da questi le informazioni, per non parlare di elaborare la conoscenza o tesaurizzare la saggezza. Inoltre il lavoro di elaborazione dei dati dovrebbe essere affidato agli algoritmi digitali, le cui capacità eccedono di gran lunga quelle del cervello umano. In pratica, questo significa che i datisti sono scettici riguardo alla conoscenza e alla saggezza umane, e preferiscono riporre la loro fiducia nei Big Data e negli algoritmi computerizzati.

 

Potete non concordare con l’idea secondo cui gli organismi sono algoritmi e le giraffe, i pomodori e gli esseri umani rappresentano soltanto differenti metodi per elaborare i dati. Ma non dovreste ignorare che questo è l’attuale dogma scientifico, che sta cambiando così in profondità il nostro mondo da renderlo irriconoscibile.

 

La borsa governa l’economia globale e registra qualsiasi avvenimento che accada in tutto il pianeta — e addirittura al di là del pianeta. I prezzi sono influenzati da riusciti esperimenti scientifici, da scandali politici in Giappone, da eruzioni vulcaniche in Islanda e perfino da attività irregolari sulla superficie del Sole. Perché il sistema funzioni senza impedimenti, occorre che il maggior numero possibile di informazioni fluisca nella maniera più libera possibile. Quando milioni di persone sull’intero pianeta hanno accesso a tutte le informazioni rilevanti, esse determinano nel modo più accurato il prezzo del petrolio, delle azioni della Hyundai e delle obbligazioni governative svedesi comprando e vendendo questi beni. È stato stimato che alla borsa occorrano soltanto quindici minuti di trattazioni per riflettere un titolo del New York Times sui prezzi della maggior parte dei titoli azionari.

 

 

Il capitalismo sconfisse il comunismo non perché era più etico, perché le libertà individuali erano sacre o perché Dio era furente con quei miscredenti dei comunisti. Piuttosto, il capitalismo vinse la guerra fredda perché l’elaborazione dei dati distribuita funziona meglio di quella centralizzata, almeno nei periodi di innovazione tecnologica che ne accelerano il flusso. Il comitato centrale del partito comunista stentava a tenere il passo del mondo che mutava rapidamente verso la fine del XX secolo. Quando tutti i dati sono accumulati in un unico bunker segreto e qualsiasi decisione è presa da un gruppo di vecchi burocrati di partito, essi possono produrre bombe nucleari in quantità, ma di certo non qualcosa come Apple o Wikipedia.

 

 

Dove è andato a finire tutto il potere?

 

 

Tuttavia mescolare tecnologie dai poteri quasi divini con politiche miopi comporta anche svantaggi. La mancanza di una visione non è sempre una benedizione, e non tutte le visioni sono necessariamente cattive. Nel XX secolo la visione distopica nazista non è venuta meno in modo spontaneo. È stata sconfitta dalle grandi visioni socialista e liberale. È pericoloso affidare il nostro futuro alle forze del mercato, poiché queste forze fanno ciò che è buono per il mercato piuttosto che ciò che è buono per il genere umano o per il mondo. La mano del mercato è cieca tanto quanto è invisibile, e lasciata libera a operare secondo le sue modalità potrebbe evitare di fare qualsiasi cosa a proposito del riscaldamento globale o dei pericoli potenziali dell’intelligenza artificiale. Alcuni credono che qualcuno sia pur sempre responsabile. Non i politici democratici o i despoti autocratici, ma piuttosto una piccola consorteria di miliardari che segretamente governano il mondo. Ma tali teorie cospiratorie non sono mai state verificate, poiché sottostimano la complessità del sistema. Un drappello di miliardari che fumano sigari e bevono whisky in qualche stanza appartata non può assolutamente comprendere quanto sta accadendo sul globo, per non parlare di controllarlo. Miliardari spietati e piccoli gruppi di interesse prosperano nel mondo caotico contemporaneo non perché essi leggono la mappa meglio di chiunque altro, ma perché hanno obiettivi molto ravvicinati. In un sistema caotico una visuale limitata ha i suoi vantaggi, e il potere dei miliardari è strettamente proporzionale ai loro obiettivi. Quando i tycoon più ricchi del mondo vogliono guadagnare un altro miliardo di dollari, essi possono ingannare il sistema al fine di ottenere questo risultato. Al contrario, se si cimentassero con la questione della riduzione della diseguaglianza globale o il problema del riscaldamento globale, non ne sarebbero capaci, poiché il sistema è troppo complesso. Tuttavia i vuoti di potere di rado durano a lungo. Se nel XXI secolo le strutture politiche tradizionali non sono più in grado di elaborare i dati abbastanza velocemente da produrre visioni dotate di un ampio orizzonte, allora nuove e più efficienti strutture evolveranno al loro posto. Queste nuove strutture potranno essere molto differenti da qualsiasi precedente istituzione politica, sia democratica sia autoritaria. Resta solo da capire chi costruirà e controllerà queste strutture. Se il genere umano non è più adatto al compito, forse qualcun altro potrebbe essere pronto a raccogliere la sfida.

 

 

La storia in breve

 

 

Se l’umanità è in effetti un unico sistema di elaborazione dati, qual è il suo risultato? I datisti direbbero che il suo risultato sarà la creazione di un sistema nuovo e ancora più efficiente di elaborazione dati, chiamato “Internet-di-Tutte-le-Cose”. Quando la missione sarà compiuta, Homo sapiens svanirà.

 

 

Le informazioni vogliono essere libere

 

 

Il datismo non si limita a produrre profezie oziose. Come ogni religione, ha i suoi comandamenti pratici. Innanzitutto un datista dovrebbe massimizzare il flusso dei dati connettendo un numero crescente di media, producendo e consumando sempre più informazioni. Come altre religioni di successo, anche il datismo ha un’attitudine missionaria. Il suo secondo comandamento è connettere ogni cosa al sistema, inclusi gli eretici che non vogliono essere coinvolti. E “ogni cosa” significa molto più che i soli esseri umani. Significa ogni cosa. I nostri corpi, certamente, ma anche le automobili nelle strade, i frigoriferi nelle cucine, i polli nei loro pollai e gli alberi nella giungla — tutto dovrebbe essere connesso a “Internet-di-Tutte-le-Cose”. Il frigorifero controllerà il numero di uova nel portauova e informerà l’allevamento di polli quando è necessaria una nuova fornitura. Le auto comunicheranno tra di loro e gli alberi nella giungla invieranno report sul tempo e sui livelli di anidride carbonica. Non dobbiamo lasciare alcuna parte dell’universo disconnessa dalla grande rete della vita. Al contrario, il più grave peccato sarebbe bloccare il flusso dei dati. Che cos’è la morte se non una condizione in cui le informazioni cessano di fluire? Pertanto il datismo sostiene la libertà delle informazioni come il bene più importante.

 

L’11 gennaio 2013 il datismo ha trovato il suo primo martire quando Aaron Swartz, un hacker ventiseienne americano, si è ucciso nel suo appartamento. Swartz era un genio raro. A quattordici anni prese parte allo sviluppo del cruciale protocollo RSS . Swartz credeva fermamente nella libertà delle informazioni. Nel 2008 pubblicò il Guerilla Open Access Manifesto, che chiedeva un flusso di informazioni libero e illimitato. Swartz ha detto che “dobbiamo acquisire le informazioni, ovunque siano archiviate, farne copie e condividerle con il mondo. Dobbiamo prendere ciò che è fuori dal diritto d’autore e caricarlo su Internet Archive. Dobbiamo acquistare banche dati segrete e metterle sul web. Dobbiamo scaricare riviste scientifiche e caricarle sulle reti di condivisione. Dobbiamo lottare per la Guerilla Open Access”. Mantenne fede a quanto detto. Era indignato per il fatto che la libreria digitale JSTOR facesse pagare ai suoi utenti i servizi offerti. JSTOR possiede milioni di articoli scientifici e studi, e crede nella libertà di espressione degli scienziati e delle riviste, che include la libertà di far pagare una tariffa per leggere i loro articoli. Secondo JSTOR se voglio essere pagato per le idee che ho elaborato è un mio diritto farlo. Swartz la pensava diversamente. Credeva che l’informazione volesse essere libera, che le idee non appartengono alle persone che le hanno generate, e che è sbagliato bloccare i dati dietro muri per poter esigere un’imposta all’ingresso. Egli usò la rete dei computer del MIT per accedere a JSTOR , e scaricò centinaia di migliaia di articoli scientifici che intendeva pubblicare su Internet, cosicché chiunque avrebbe potuto leggerli gratuitamente. Swartz fu arrestato e processato. Quando comprese che con ogni probabilità sarebbe stato ritenuto colpevole e mandato in prigione, si impiccò. Gli hacker reagirono facendo petizioni e attaccando direttamente le istituzioni accademiche e governative che avevano perseguitato Swartz e che trasgredivano la libertà di informazione. A causa di queste pressioni, JSTOR si scusò per il suo ruolo nella tragedia e oggi consente un libero accesso a molti, anche se non a tutti, dei suoi dati.

 

 

Registra, carica, condividi!

 

 

L’umanesimo ritiene che le esperienze accadano dentro di noi, e che proprio lì dovremmo trovare il significato di tutto quello che accade, permeando in tal modo l’universo di significato. I datisti credono che le esperienze siano senza valore se non sono condivise, e che non abbiamo bisogno di — in effetti non possiamo — trovare il significato in noi stessi. Abbiamo soltanto bisogno di registrare e connettere le nostre esperienze al grande flusso dei dati, e gli algoritmi scopriranno il loro significato e ci diranno come agire. Vent’anni fa i turisti giapponesi erano lo zimbello del villaggio globale poiché andavano sempre in giro armati di macchine fotografiche e fotografavano qualunque soggetto gli capitasse a tiro. Ora tutti fanno così. Se andate in India e vedete un elefante, non osservate l’elefante e vi chiedete “Che cosa sto provando?” — siete troppo occupati a cercare il vostro smartphone, fare una foto all’elefante, postarla su Facebook e poi controllare il vostro account ogni due minuti per vedere quanti Like avete ricevuto. Scrivere un diario segreto — una pratica umanista comune per le generazioni precedenti — sembra a molti adolescenti contemporanei del tutto privo di senso. Perché scrivere qualcosa se nessun altro può leggerla? Il nuovo motto dice: “Se sperimentate qualcosa — registratela. Se registrate qualcosa — caricatela. Se caricate qualcosa — condividetela”.  Nelle pagine di questo libro ci siamo costantemente domandati che cosa renda gli uomini superiori agli altri animali. Il datismo offre una risposta nuova e semplice. Le esperienze umane in se stesse non sono affatto superiori alle esperienze dei lupi o degli elefanti. Un bit di dati vale come qualsiasi altro bit di dati. D’altro canto, gli umani possono scrivere poemi e blog a proposito delle loro esperienze e postarli in rete, arricchendo così il sistema globale di elaborazione dati. Ed è per questa ragione che i loro bit valgono. I lupi non possono fare questo. Pertanto tutte le esperienze dei lupi — per quanto profonde e complesse possano essere — sono prive di importanza. Non c’è quindi da stupirsi se siamo così occupati nel convertire le nostre esperienze in dati. Non si tratta di essere alla moda. È una questione di sopravvivenza. Dobbiamo dimostrare a noi stessi e al sistema che valiamo ancora qualcosa. E il valore non consiste nel vivere esperienze, ma nel trasformare queste esperienze in dati che fluiscono liberamente. (A proposito, i lupi — o almeno i loro cugini cani — non sono un caso senza speranza. Un’azienda di nome No More Woof sta sviluppando un casco per leggere le esperienze canine. Il casco monitora le onde cerebrali del cane e usa algoritmi informatici per tradurre semplici sensazioni come “Sono affamato” in linguaggio umano.  Il vostro cane potrebbe presto avere un proprio account Facebook o Twitter — forse con più Like e follower di voi.)

 

 

 

Conosci te stesso

 

 

“Volete sapere chi davvero siete?” chiede il datismo. “Dimenticate allora le montagne e i musei. Avete mai fatto analizzare la sequenza del vostro DNA ? No?! Che cosa state aspettando? Andate a farlo oggi stesso. E convincete anche i vostri nonni, i vostri genitori e i vostri fratelli a fare l’analisi del DNA — i loro dati sono molto importanti per voi. E avete mai sentito parlare di questi strumenti biometrici indossabili che misurano la pressione sanguigna e il battito cardiaco ventiquattro ore al giorno? Bene — compratene uno, indossatelo e connettetelo al vostro smartphone. E mentre state facendo acquisti, comprate una videocamera e un microfono, registrate ogni cosa che fate e mettetela online. E permettete a Google e a Facebook di leggere tutte le vostre e-mail, di controllare tutte le vostre chat e tutti i messaggi e di registrare tutti i vostri Like e clic. Se fate tutto questo, allora i potenti algoritmi di ‘Internet-di-Tutte-le-Cose’ vi diranno chi sposare, quale carriera intraprendere e se dare inizio a una guerra.” Da dove vengono questi potenti algoritmi? Questo è il mistero del datismo. Proprio come secondo il cristianesimo noi umani non possiamo comprendere Dio e il Suo piano, così il datismo dichiara che il cervello umano non può in alcun modo comprendere il nuovo signore degli algoritmi. Al momento, di certo, gli algoritmi sono per lo più elaborati da hacker umani. Tuttavia algoritmi decisamente importanti — come il motore di ricerca di Google — sono sviluppati da complessi gruppi di ricerca. Ogni membro comprende soltanto una parte del puzzle e nessuno comprende davvero l’algoritmo nel suo insieme. Inoltre, con l’ascesa degli algoritmi ad apprendimento automatico e delle reti neurali artificiali, un numero sempre maggiore di algoritmi si evolve in maniera indipendente, migliorando se stesso e apprendendo dai propri errori. Gli algoritmi sono in grado di analizzare quantitativi astronomici di dati che nessun umano potrebbe mai affrontare anche nella migliore delle ipotesi, e imparano a riconoscere pattern e ad adottare strategie che sfuggono alla mente umana. All’inizio il germe algoritmico può essere sviluppato dagli umani, ma quando cresce segue il proprio percorso, andando dove nessun uomo è mai andato prima — e dove nessun uomo potrà seguirlo.

 

 

Un increspatura nel flusso dei dati

 

 

Se il datismo conquisterà il mondo, che cosa accadrà a noi umani? Probabilmente all’inizio il datismo accelererà la ricerca umanista nel campo della salute, della felicità e del potere. Il datismo si diffonde grazie alla promessa di esaudire le aspirazioni umaniste. Per ottenere l’immortalità, la beatitudine eterna e i divini poteri della creazione, abbiamo bisogno di elaborare immensi quantitativi di dati, di gran lunga superiori alle capacità del cervello umano. Quindi gli algoritmi lo faranno al posto nostro. Tuttavia quando l’autorità sarà trasferita dagli umani agli algoritmi, i progetti umanisti diventeranno irrilevanti. Quando abbandoneremo la visione del mondo antropocentrica in favore di quella datocentrica, la salute e la felicità umana potrebbero apparire molto meno importanti. Perché darsi tanta pena per macchine che elaborano dati ormai obsolete, quando modelli assai più avanzati sono già disponibili? Stiamo lottando per ingegnerizzare “Internet-di-Tutte-le-Cose” nella speranza che faccia godere a tutti buona salute, una gioia sempiterna e un potere illimitato. Tuttavia quando  “Internet-di-Tutte-le-Cose” sarà in funzione e governerà il mondo, gli umani potrebbero passare dalla condizione di ingegneri a quella di chip, e poi a quella di dati, e alla fine potrebbero dissolversi in un fiume di dati come una zolla di terra dentro un corso d’acqua impetuoso.

 

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Tratto da: www.lsdi.it
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