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Alvarez Quintero, Joaquin – Doña Clarines y Mañana de Sol

EText-No. 16109
Title: Doña Clarines y Mañana de Sol
Author: Alvarez Quintero, Joaquin, 1873-1944;Alvarez Quintero, Serafin, 1871-1938
Language: Spanish
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EText-No. 16109
Title: Doña Clarines y Mañana de Sol
Author: Alvarez Quintero, Joaquin, 1873-1944;Alvarez Quintero, Serafin, 1871-1938
Language: Spanish
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EText-No. 16109
Title: Doña Clarines y Mañana de Sol
Author: Alvarez Quintero, Joaquin, 1873-1944;Alvarez Quintero, Serafin, 1871-1938
Language: Spanish
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EText-No. 16109
Title: Doña Clarines y Mañana de Sol
Author: Alvarez Quintero, Joaquin, 1873-1944;Alvarez Quintero, Serafin, 1871-1938
Language: Spanish
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EText-No. 16109
Title: Doña Clarines y Mañana de Sol
Author: Alvarez Quintero, Joaquin, 1873-1944;Alvarez Quintero, Serafin, 1871-1938
Language: Spanish
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Feijó, António Joaquim de Castro- Sol de Inverno – ultimos versos : 1915

EText-No. 19532
Title: Sol de Inverno – ultimos versos : 1915
Author: Feijó, António Joaquim de Castro, 1859-1917
Language: Portuguese
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EText-No. 19532
Title: Sol de Inverno – ultimos versos : 1915
Author: Feijó, António Joaquim de Castro, 1859-1917
Language: Portuguese
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EText-No. 19532
Title: Sol de Inverno – ultimos versos : 1915
Author: Feijó, António Joaquim de Castro, 1859-1917
Language: Portuguese
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EText-No. 19532
Title: Sol de Inverno – ultimos versos : 1915
Author: Feijó, António Joaquim de Castro, 1859-1917
Language: Portuguese
Link: 1/9/5/3/19532/19532-8.txt
Link: cache/generated/19532/pg19532.txt.utf8

EText-No. 19532
Title: Sol de Inverno – ultimos versos : 1915
Author: Feijó, António Joaquim de Castro, 1859-1917
Language: Portuguese
Link: 1/9/5/3/19532/19532-8.zip

Vittoria Colonna – Questo sol ch’oggi agli occhi vostri splende

Questo sol ch’oggi agli occhi vostri splende,
Quasi d’invidia tinto e d’alto scorno
Un tempo io vidi; or di sè il mondo adorno,
Vaga la terra e ‘l ciel lucido rende,
Perchè con l’altro mio più non contende,
Ch’or lassù nel celeste suo soggiorno
D’un ardor santo e d’un perpetuo giorno,
Dal vero sol s’alluma e si raccende.
Quei raggi caldi e quella chiara luce
M’ infiammaro e invaghir sì, che la vostra
Or sento e scorgo fredda e scolorita.
Caduchi effetti poi questa produce;
Ma la mia fa beata l’alma nostra,
Che ne mostrò la via che al ciel conduce.

Gaspara Stampa – Se voi poteste, o sol degli occhi miei

Se voi poteste, o sol degli occhi miei,
qual sète dentro donno del mio core,
veder coi vostri apertamente fuore,
oh me beata quattro volte e sei!
Voi più sicuro, e queta io più sarei:
voi senza gelosia, senza timore;
io di due sarei scema d’un dolore,
e più felicemente ardendo andrei.
Anzi aperto per voi, lassa, si vede,
più che ‘l lume del sol lucido e chiaro,
che dentro e fuori io spiro amor e fede.
Ma vi mostrate di credenza avaro,
per tormi ogni speranza di mercede,
e far il dolce mio viver amaro.

Vittoria Colonna – A Carlo V – Nel mio bel sol la vostra aquila altera

Nel mio bel sol la vostra aquila altera
Fermando gli occhi, alla più alta meta
Sarebbe giunta: chè superba e lieta
Doppiava i vanni a quell’ardente spera.
Ma or che il lume suo mirar non spera
(Che nube spessa ne lo copre e vieta);
Vedete come il desio primo acqueta;
Chè ‘l volo audace suo non è qual era.
Le vittorie, i trofei di tante imprese
Riportati con gloria a lui d’intorno,
Fan la notte fuggir che gli altri adombra,
Più s’aprì ‘l suo splendor, quando il suo giorno
Ultimo chiuse; ma lei tanto offese,
Che, spiega l’ali ben, ma poggia all’ombra.

Vittoria Colonna – Mentre scaldò ‘l mio sol questo emispero

Mentre scaldò ‘l mio sol questo emispero,
Qual occhio fu da troppa luce offeso,
E qual da invidia tinto, onde conteso
A lor fu sempre il puro raggio intero.
Or c’ha lasciato il mondo freddo e nero,
D’onesta voglia ogn’altro spirto acceso
L’adora, e molti han con lor danno inteso,
Che ‘l proprio error non li scoperse il vero.
La morte fama al suo valore aggiunge,
E il tempo avaro che i bei nomi asconde,
Quella dal suo velen serba e prescrive.
L’opre chiare d’altrui non ben seconde
Seguon le sue, nè mai fia chi l’arrive:
Tanto volò dal veder nostro lunge!

Luis de Camoes – Quando o sol encoberto vai mostrando

Quando o sol encoberto vai mostrando
Ao mundo a luz quieta e duvidosa,
Ao longo de huma praia deleitosa
Vou na minha inimiga imaginando.
Aqui a vi os cabellos concertando;
Alli co’a mão na face, tão formosa;
Aqui fallando alegre, alli cuidosa;
Agora estando quêda, agora andando.
Aqui esteve sentada, alli me vio,
Erguendo aquelles olhos, tão isentos;
Commovida aqui hum pouco, alli segura.
Aqui se entristeceo, alli se rio:
E, em fim, nestes cansados pensamentos
Passo esta vida vãa, que sempre dura.

Isabella Morra – Non sol il ciel vi fu largo e cortese

Non sol il ciel vi fu largo e cortese,
caro Luigi, onor del secol nostro,
del raro stil, del ben purgato inchiostro,
ma del nobil soggetto onde v’accese.
Alto Signor e non umane imprese
ornan d’eterna fronde il capo vostro,
cose piú da pregiar che gemme od ostro,
che dai tarli e dal tempo son offese.
Il sacro volto aura soave inspira
al dotto petto, che lo tien fecondo
di glorïosi, anzi divini carmi.
Francesco è l’arco de la vostra lira,
per lui sète oggi a null’altro secondo,
e potete col sòn rompere i marmi.

Vittoria Colonna – Scrivo sol per sfogar l’interna doglia

Scrivo sol per sfogar l’interna doglia,
Di che si pasce il cor, ch’altro non vole,
E non per giunger lume al mio bel sole,
Che lasciò in terra sì onorata spoglia.
Giusta cagione a lamentar m’invoglia:
Ch’io scemi la sua gloria assai mi dole;
Per altra penna e più saggie parole
Verrà chi a morte il suo gran nome toglia.
La pura fè, l’ardor, l’intensa pena
Mi scusi appo ciascun, grave cotanto
Che nè ragion nè tempo mai l’affrena.
Amaro lagrimar, non dolce canto,
Foschi sospiri e non voce serena,
Di stil no, ma di duol mi danno il vanto.

Francesco Petrarca – Né così bello il sol già mai levarsi

Né così bello il sol già mai levarsi
quando ‘l ciel fosse piú de nebbia scarco,
né dopo pioggia vidi ‘l celeste arco
per l’aere in color’ tanti varïarsi,

in quanti fiammeggiando trasformarsi,
nel dí ch’io presi l’amoroso incarco,
quel viso al quale, et son nel mio dir parco,
nulla cosa mortal pote aguagliarsi.

I’ vidi Amor che ‘ begli occhi volgea
soave sí, ch’ogni altra vista oscura
da indi in qua m’incominciò apparere.

Sennuccio, i’ ‘l vidi, et l’arco che tendea,
tal Continua la lettura di Francesco Petrarca – Né così bello il sol già mai levarsi