Archivi tag: notte

R. A. Porati – Una notte fatale – ovvero il racconto dell’esiliato / bozzetti milanesi

EText-No. 18046
Title: Una notte fatale – ovvero il racconto dell’esiliato / bozzetti milanesi
Author: Porati, R. A.
Language: Italian
Link: cache/generated/18046/pg18046.epub

EText-No. 18046
Title: Una notte fatale – ovvero il racconto dell’esiliato / bozzetti milanesi
Author: Porati, R. A.
Language: Italian
Link: cache/generated/18046/pg18046.html.utf8

EText-No. 18046
Title: Una notte fatale – ovvero il racconto dell’esiliato / bozzetti milanesi
Author: Porati, R. A.
Language: Italian
Link: cache/generated/18046/pg18046.mobi

EText-No. 18046
Title: Una notte fatale – ovvero il racconto dell’esiliato / bozzetti milanesi
Author: Porati, R. A.
Language: Italian
Link: cache/generated/18046/pg18046.txt.utf8

EText-No. 18046
Title: Una notte fatale – ovvero il racconto dell’esiliato / bozzetti milanesi
Author: Porati, R. A.
Language: Italian
Link: 1/8/0/4/18046/18046-8.zip

1 Views

Giovanni Pascoli – La notte dei morti

I

La casa è serrata; ma desta:
ne fuma alla luna il camino.
Non filano o torcono: è festa.

Scoppietta il castagno, il paiolo
borbotta. Sul desco c’è il vino,
cui spilla il capoccio da solo.

In tanto essi pregano al lume
del fuoco: via via la corteccia
schizza arida… Mormora il fiume

con rotto fragore di breccia…

II

È forse (io non odo: non sento
che il fiume passare, portare
quel murmure al mare) d’un lento

vegliardo la tremula voce
che intuona il rosario, e che pare
che venga da sotto una croce,

da sotto un gran peso; da lunge
Quei poveri vecchi bisbigli
sonora una romba raggiunge

col trillo dei figli de’ figli.

III

Oh! i morti! Pregarono anch’essi,
la notte dei morti, per quelli
che tacciono sotto i cipressi.

Passarono… O cupo tinnito
di squille dagli ermi castelli!
o fiume dall’inno infinito!

Passarono… Sopra la luna
che tacita sembra che chiami,
io vedo passare un velo, una

breve ombra, ma bianca, di sciami.

6 Views

Giovanni Pascoli – Notte di vento

Allora sentii che non c’era,
che non ci sarebbe mai più…
La tenebra vidi più nera,
più lugubre udii la bufera…
uuh…uuuh…uuuh…

Venia come un volo di spetri,
gridando ad ogni émpito più:
un fragile squillo di vetri
seguiva quelli ululi tetri…
uuh…uuuh…uuuh…

Oh! solo nell’ombra che porta
quei gridi… (chi passa laggiù?)
Ohl solo nell’ombra già morta
per sempre… (chi batte alla porta?)
uuh…uuuh…uuuh…

2 Views

Olindo Guerrini – Era una notte come questa e il vento

Era una notte come questa e il vento
Scuoteva urlando la mia porta invano:
Lunga come un lamento
Mezzanotte battea lontan lontano,
Cadea la pioggia a rivi
Dalle gronde sonore e tu partivi.

Tu partivi per sempre ed io sul letto,
Col viso in giù, la còltrice mordea:
Mi strideva nel petto
Il singhiozzo del pianto e non piangea.
Così tu m’hai lasciato
E il bacio dell’addio non me l’hai dato.

Da quella notte non t’ho più veduta
E più nulla di te non seppi mai.
Forse tu sei caduta
Nel vitupero ed aspettando stai,
Seduta sulla porta,
Chi compri il bacio tuo; forse sei morta.

Forse, e questo pensier più mi tormenta,
Non ti ricordi più del tuo passato,
E godendo contenta
La casta pace d’un imen beato,
Baci col labbro pio
I figli d’un amor che non fu il mio.

Nel tempo anch’io sperai che pur conforta,
Che spegne pure ogni dolor più greve.
Ti volli creder morta
Perchè scordarsi degli estinti è lieve,
E dissi al cor mio gramo,
Dissi all’anima mia: dimentichiamo.

Invan. Da quella notte io porto in core
Come una piaga che guarir non vuole;
Chiuso nel mio dolore
Odio la terra, maledico il sole,
Maledico la vita,
Perchè non spero più; tu sei partita.

E partita per sempre! e pur se sento
La piova ancor che dalle gronde scroscia
E a mezza notte il vento
Sonar come un lontano urlo d’angoscia,
Dal mio guanciale il volto
Levo e le voci della notte ascolto.

Così mal desto le tue bianche forme,
Velate come in sogno, io veggo in mente:
Tace per poco e dorme
Il tarlo roditor che lentamente
La mia vita divora,
E mi par quasi d’aspettarti ancora.

Può la mente scordar tutto un passato,
Ma la mia carne non li scorda mai
I baci che m’hai dato,
I misteri d’amor che t’insegnai,
Le notti mie più liete,
E le tue voluttà le più segrete.

Ahi, ma dal mio sopor tosto destato,
L’atroce verità riveggo intera!
Ignudo e forsennato
Levo le braccia nella notte nera
E sulla coltre sola
Spasimo e il pianto mi s’annoda in gola.

Pianger non posso. Maledetto Iddio,
Se favola non è come l’amore,
Egli che il pianto mio
Come una pietra mi saldò nel core,
Egli che ci ha diviso
E che il pianto mi nega e il tuo sorriso!

Oh, se pianger la morte mi facesse,
Se una lagrima sola, un’ora sola
De’ gaudi tuoi mi desse,
Ricada sovra me la mia parola
Se la casa di grida
Non risonasse già pel suicida!

4 Views

Olindo Guerrini – Triste chi errando in quella notte cieca

…..Così nel mondo
Sua ventura ha ciascun dal dì che nasce
PETRARCA.

Triste chi errando in quella notte cieca
Col terror dell’ignoto alle calcagna
Per queste selve, udì strider la bieca
Voce del gufo ed ulular la cagna.

Tutti i fantasmi che la notte arreca
Sceser qui tutti, e dalla sua montagna
Solo il cupo ladron che al giorno impreca
Non calò quella notte alla campagna.

Come nembo di furie agitatrici
De’ satanici amplessi al rito immondo
Sceser le streghe dalle lor pendici.

Triste colui che in quel terror profondo
Trasse della sua vita i primi auspici!
In quella notte io son venuto al mondo.

1 Views

Giovanni Pascoli – La notte

I

Nella notte scrosciò, venne dirotta
la pioggia, a striscie stridule infinite;
e il tuono rotolò da grotta a grotta.

Egli, il capoccio, avvolto nel suo mite
tacito sonno, non udiva. Udiva
nascere l’erba. Vide le pipite

verdi. Il grano sfronzò, quindi accestiva.
Nevicava, in suo sogno, a fiocco a fiocco:
candido il monte, candida la riva.

No: quel bianco era fiori d’albicocco
e di susino, e l’ape uscìa dal bugno
ronzando, e il grano già facea lo stocco:

Anzi graniva; ch’era già di giugno.
La cicala friniva su gli ornelli.
Egli l’udiva, con la falce in pugno.

L’acqua veniva stridula a ruscelli.

II

L’acqua veniva, stridula, a ruscelli.
Rosa dormiva e non udiva: udiva
cantare al bosco zigoli e fringuelli.

Era nel bosco, nella reggia estiva
del redimacchia. Intorno udìa beccare.
gemme di pioppo e mignoli d’uliva.

E la macchia pareva un alveare,
piena di frulli e di ronzìi. Ma ella
sentiva anche un frugare, uno sfrascare,

un camminare. Chi sarà? Ma in quella
che riguardava tra un cespuglio raro,
improvvisa cantò la cinciarella.

E sonò d’ogni parte il bau bau chiaro,
come un tintinno, delle cincie; ed ecco
pronto all’orecchio risonar lo sparo.

Ma era un tuono, che rimbombò secco.

III

E tra il tumulto carezzò Viola
che s’era desta e che piangea. Pian piano
l’addormentava. E Rosa rifù sola.

Pensava… i licci della tela, il grano
della sementa, il cacciatore… e Rosa
lo ricercava. Dove mai? Lontano.

In una reggia. E risognò… Che cosa?

2 Views