AMERICA/STATI UNITI – Nella Settimana delle Migrazioni, il dramma dei profughi haitiani

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Washington – Sono scoppiate scene di rabbia e disperazione all’aeroporto principale di Haiti, a Port-au-Prince, all’arrivo dei migranti haitiani che, dopo aver speso migliaia di dollari in travagliati viaggi dalla nazione caraibica attraverso il Sud America, sperando in una vita migliore negli Stati Uniti, sono stati rimandati a casa, dopo essere stati trattenuti in uno squallido campo di confine texano, privi di tutto.
Il Presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, ha affrontato crescenti pressioni per fermare la politica delle espulsioni. Filippo Grandi, Capo dell’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati, ha affermato che le espulsioni statunitensi in una situazione così instabile potrebbero violare il diritto internazionale e potrebbero costituire un atto di respingimento, o esporre le persone che cercano rifugio a situazioni potenzialmente letali. Sempre ieri, martedì 21 settembre, il leader della maggioranza al Senato degli Stati Uniti, Chuck Schumer, ha chiamato Biden, dicendo che “sfida il buon senso” espellere i migranti ad Haiti e ha criticato le tattiche utilizzate dalle guardie di frontiera per controllare la folla nel campo.
Hanno destato clamore e indignazione nel mondo le scene diffuse dai media dove si vedono agenti di frontiera statunitensi a cavallo, che intimidiscono con violenza i migranti. Il segretario del Dipartimento per la sicurezza interna degli Stati Uniti, Alejandro Mayorkas, si è detto inorridito dalle immagini dei maattamenti, facendo eco a critiche sempre più incalzanti.
La vicepresidente degli Stati Uniti, Kamala Harris, ha affermato che la situazione è complessa e che gli Stati Uniti devono “fare molto di più” per sostenere i bisogni fondamentali delle persone ad Haiti, che certamente preferirebbero restare a casa loro.
La popolazione del campo ha raggiunto il picco di 14.000 persone nel fine settimana, secondo l’Agenzia per i rifugiati delle Nazioni Unite. Temendo le espulsioni, una parte della popolazione che si era accampata nel campo improvvisato sotto il ponte che attraversa il Rio Grande, dalla città texana di Del Rio a Ciudad Acuna, in Messico, si è spostata in un nuovo campo sulla sponda messicana del fiume.
Purtroppo la tensione sale anche al di là della frontiera, perché le autorità messicane hanno allestito voli e autobus diretti agli stati meridionali, dopo aver iniziato a raccogliere nei campi profughi gli haitiani a Ciudad Acuna, appena oe il confine con Del Rio. Lo spostamento sembra mirato a ridurre la concentrazione intorno ai campi, che è alta. Nel nuovo campo sul lato messicano, che è cresciuto notevolmente, i migranti sono aiutati da diversi organismi, tra cui la Croce Rossa e Medici senza frontiere, nonché l’Agenzia delle Nazioni Unite per i migranti, e anche dai residenti di Ciudad Acuna, che hanno portato del cibo per i profughi.
Tutto questo accade durante la Settimana Nazionale delle Migrazioni 2021, indetta dalla Conferenza Episcopale degli Stati Uniti . L’iniziativa, che prepara la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato del 26 settembre, ha come tema “Verso un ‘Noi’ sempre più ampio”, tratto dall’enciclica Fratelli Tutti di Papa Francesco. La nota inviata a Fides dai Vescovi statunitensi sottolinea il messaggio per la Giornata, che ci chiama a garantire di “non pensare più in termini di ‘loro’ e ‘quelli’, ma solo in ‘noi'” e questo “noi” universale deve divenire realtà anzitutto all’interno della Chiesa, chiamata a coltivare la comunione nella diversità.
L’annuale National Migration Week ha lo scopo di enfatizzare l’importanza della questione migratoria per la Chiesa cattolica negli Stati Uniti. “La storia della migrazione è una storia di compassione, accoglienza e unità” ha affermato Mons. Mario E. Dorsonville, Vescovo ausiliare di Washington e presidente della Commissione episcopale delle migrazioni.
“Si tratta di aprire i nostri cuori agli ai e, in questo momento critico, non dobbiamo guardare lontano per vedere la sua applicazione pratica o trovare coloro che hanno bisogno di migrare. Il Santo Padre ci chiama ad abbracciare ed esprimere la cattolicità della Chiesa, la sua universalità, «secondo la volontà e la grazia del Signore che ha promesso di essere con noi sempre, fino alla fine dei tempi». I cattolici degli USA dobbiamo essere uniti per rispondere alla sua chiamata ed esserne particolarmente consapevoli durante questa settimana”.