Giovanni Pascoli – Nannetto

Su qualche tetto erano forse al sole
o in qualche prato, simili a vedere
a bianche pietre, in tanto verde, sole.

Io le cercava, una di queste sere,
guardando certe novità dell’orto
suo: peri nani con enormi pere.

Andavo su e giù come a diporto
col babbo suo, mentre cercavo intorno
le due colombe del fanciullo morto.

Le avea portate da Zurigo un giorno
e qui lasciate per tenergli il posto
nella sua casa fino al suo ritorno;

per aspettarlo fino al nuovo agosto;
no, per restare anch’esso tra i suoi monti
e veder tutto, dentro lor nascosto:

girare i boschi, bere ai puri fonti
della sua terra, e te godere ancora,
sole, che così bello oggi tramonti,

e, dopo ancor l’Avemaria, quest’ora
chiara e la sera che s’addorme e pare
sognar, sui monti, d’essere l’aurora.

A lui parrebbe d’esserci, e di fare
qualcosa anch’esso e d’aiutare un poco
i suoi compagni e lor sorelle care:

roncare insieme, ma così per gioco,
tirar la piena stridula carretta,
mettere al mucchio dell’erbacce il fuoco;

a un primo lampo, a un primo tuono, in fretta
correre tutti ad ammucchiare il fieno;
condurre a mano la vacca soletta;

e per la strada, sotto un ciel sereno
come ora, con qualcuno che s’arresta,
parlar di forivia, del più, del meno;

andare ad ogni sagra, ad ogni festa
de’ suoi villaggi, semplice e fedele,
con lo straniero berrettino in testa;

e contemplare il nuovo San Michele,
venuto insin d’America ad Albiano,
tra quel vapor d’incenso e di candele.

Oh! ci sarebbe, pur così lontano!
vedrebbe qui, sull’ali del suo paio
di colombelle, viti ulivi e grano:

e le ceragie prime, e il primo staio
delle castagne, e i primi fichi d’oro
vedrebbe, e il primo grispolletto vaio!

Dove son elle? Il cielo in vano esploro.
Dov’è il ricordo del fanciullo buono?
Ed ecco il padre un fischio dà sonoro.

Ed ecco un altro suono dietro il suono;
un lieve moto, un fischio, un volo, un rombo.
Ei non c’è più; ma elle ancor ci sono.

Vien la colomba accanto al suo colombo,
e tutti e due si posano su ‘n ramo,
snodando il collo del color di piombo.

Scattano il collo a rimirar chi siamo,
a lungo a lungo. Esse beveano al fiume,
quando le scosse il solito richiamo.

– Dov’è? – Guardano guardano nel lume
roseo. – Non c’è! – Riguardano. E non vanno.
Col becco intanto lisciano le piume.

No, che non c’è. Non tornerà quest’anno!
È il babbo solo… e tanto in cuor gli spiace
d’avervi fatto questo breve inganno.

Non c’è, per ora. Ite a dormire in pace.
Nannetto vostro è sempre via pel mondo,
ed, a quest’ora, anch’esso dorme, e tace.

Non più, colombe, ora a Zurigo, in fondo
di Magnusstrasse, ritto dietro il banco,
vede chi passa, il bel fanciullo biondo.

Vede bensì l’Eichhörnchen suo, che stanco
è d’aspettare, e siede sullo staggio
mostrando tutto il folto petto bianco.

Né prende i semi d’acero e di faggio
tra le zampine, e pensa che l’estate
finisce, ed ei non torna dal vïaggio

fatto in cercar le due compagne alate.